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Giuseppe Guarino


Vita eterna ed ibernazione
 



Non guardo Voyager, il programma serale in onda su RAIDUE, ma ne ho sentito parlare. La scienza mi interessa, mi attrae e mi affascina. Ma programmi dove si mira più al sensazionalismo che all’attendibilità Scientifica mi lasciano indifferente.

Sono un appassionato di storia antica, egiziana e mesopotamica in particolare. Spesso mi imbatto in testi che parlano degli antichi sumeri e degli egiziani e dei supposti contatti che hanno avuto con civiltà aliene comprovati secondo alcuni persino dai ritrovamenti archeologici. Capisco che studi di questo genere possano attrarre il lettore medio o il profano molto di più degli studi storici ortodossi, ma è chiaro che è in quest’ultimi che vanno ricercate le verità storiche sul nostro passato.

Lo stesso dicasi per la scienza. A volte risulta un po’ pesante o noiosa; può essere difficile da comprendere. In questa prospettiva, l’opera divulgativa di Piero Angela e adesso di suo figlio, proprio attraverso il mezzo televisivo, risulta di particolare valore e significato.

Il 9 maggio 2011 Voyager ha parlato di ibernazione, di individui che si sono fatti ibernare o che si ripropongono di farlo. L’ibernazione consiste, in parole molto povere, nell’abbassamento della temperatura corporea in modo conservare il corpo e i suoi organi nel tempo anche dopo la morte. La speranza è quella di essere risvegliati in un futuro dove la scienza consentirà una vita più lunga, con la cura per malattie oggi letali. Il commentatore televisivo diceva che questi tentativi sono espressione del desiderio dell’umanità di ogni tempo: la ricerca della vita eterna.

Ora volendo fare dell’umorismo potrei dire che vivere per sempre nell’Italia di oggi non è che sia un sogno così attraente. Ne dovrebbero cambiare di cose; soprattutto, nella prospettiva di una vita lunghissima - se non addirittura eterna - il sistema pensionistico!

Facendo invece meno spirito, immagino una società dove la gente sarebbe praticamente immortale o giù di lì e penso: ma se nemmeno la paura della transitorietà della condizione umana riesce ad arrestare la cattiveria dell’uomo, cosa accadrebbe se non vi fosse più nemmeno questo freno? In questa prospettiva e volendo analizzare la questione da una prospettiva biblica - sono qui per questo - acquistano un senso le parole di Dio all'indomani del peccato dei nostri progenitori: “Ecco, l'uomo è diventato come uno di noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'albero della vita, ne mangi e viva per sempre.” – Genesi 3:22.

Per questo nell’economia cristiana la vita eterna è una realtà che passa dalla resurrezione. In 1 Corinzi 15:50 l’apostolo Paolo lo dice chiaramente: “Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l'incorruttibilità.”

Sarà al ritorno di Cristo che il Signore ci darà un corpo che può vivere eternamente e soprattutto che lo farà in armonia – finalmente – con il suo Creatore. Filippesi 3:20-21 dice: “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa.”

Questa la fede della Chiesa. Questa la speranza di ogni cristiano.

E allora mi chiedo – e questo interrogativo lo giro al lettore: Com’è possibile che una intera nazione come la nostra si professi cristiana e, appena due settimane dopo avere festeggiato la resurrezione di Cristo e beatificato un pontefice, stia lì a contemplare la vita eterna come un mito o come un miraggio che appartiene alle conquiste della scienza dell'uomo di un lontano futuro?

Personalmente sono almeno perplesso.