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 Introduction

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giuseppe Guarino

Verità o Tradizione ?

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INDICE

 

Introduzione all'edizione del 2013

Introduzione

1. La Bibbia e la Tradizione 

    La Bibbia: la Parola di Dio

    La Tradizione

2. Il Capo della Chiesa

    La Chiesa: Tempio di Dio e corpo di Cristo. Gesù suo fondamento e capo

    Il Papa

    Il tragitto storico del papato

3. Il clero - il Magistero della Chiesa Cattolica - i Concili 

4. La Messa: il sacrificio 

5. La salvezza per grazia - Il Battesimo - il Purgatorio

    La salvezza del grazia mediante la fede

    La certezza della salvezza - il battesimo - il Purgatorio

6. La Madonna - i Santi - statue ed immagini

    Maria

    Madonna

    Immacolata Concezione - Assunta - Regina del Cielo

    Madre della Chiesa

    Comediatrice e Corredentrice

    I santi - le statue - le immagini - le preghiere loro rivolte

7. Cambiamenti del Cattolicesimo teorico - Cattolicesimo pratico

Conclusione

 

Introduzione all'edizione del 2013

Ho riletto e sistemato questo libro fra dicembre 2012 e gennaio 2013. E non me ne vogliamo i miei amici e lettori cattolici se lo ripropongo senza modifiche sostanziali. Quello che pensavo oltre vent'anni fa quando ho buttato giù la sua prima stesura è sostanzialmente quello che penso oggi.

In questo libro la polemica verso il cattolicesimo è forte e molto sentita - allora la sentivo più di oggi a dire il vero. Quello che mi muoveva era un sentimento misto fra voglia di scuotere le coscienze religiose intorpidite della mia gente e spiegare l'essenza del mio dissenso - ma, più in generale, del mondo evangelico e protestante - nei confronti della Chiesa Cattolica Romana.

Alcuni diranno che un libro come questo è anacronistico. Io mi permetto di dissentire.

E' verissimo che il cattolicesimo ha fatto molti passi in avanti, che non è più quello del concilio tridentino e che il Concilio Vaticano II, come lo dimostra il recente Catechismo della Chiesa Cattolica, (opera sostanzialmente di Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI, che allora presiedeva la commissione incaricata di redigerlo) che presenta diverse importanti aperture ed una teologia più rispettosa delle altre confessioni cristiane e del popolo ebraico. Ma da protestante mi permetto di dire che ciò non basta. E se la protesta delle chiese evangeliche e la loro allarmante espansione serve - oltre che a risvegliare la spiritualità di molti avvicinandoli ad una più consapevole conoscenza di Cristo - da sprone per "costringere" la chiesa romana ad avvertire la necessità di cambiamento, allora la cristianità intera è costretta ad ammettere quanto importante - anzi irrinunciabile - sia il nostro apporto.

Sul finire del Medioevo le voci di vari uomini di Dio si alzarono contro la corruzione della Chiesa Cattolica e contro le false dottrine che propinava alle masse ignoranti. Alcuni, incuranti dei rischi che correvano sfidando le autorità ecclesiastiche del tempo, osarono abbandonare il latino per predicare la Parola di Dio liberamente nella lingua dei fedeli - Ian Hus pagò con la vita per questo! Altri osarono tradurre la Bibbia e porgerla al popolo, reclamando il diritto di ognuno di leggere e comprendere la Parola di Dio. La Chiesa Cattolica seppe rispondere soltanto mettendo la Bibbia all'indice dei libri proibiti, affidando poi alla spada, con l'inizio della "santa" Inquisizione, il compito di convincere i popoli della terra che la Chiesa Cattolica era l'unica vera Chiesa di Cristo - evidentemente lo Spirito Santo da solo non bastava in quella circostanza.

E' vero che noi protestanti abbiamo contribuito a dividere il mondo cristiano, ma è anche vero che siamo stati noi i primi a proclamare il diritto alla libertà di religione ed ad adoperarci per la sua diffusione fra i popoli. E' anche vero che con la dottrina del libero esame e cioè che ognuno ha diritto (ma anche il dovere) di leggere la Parola di Dio e la possibilità, con l'aiuto dello Spirito Santo, di comprenderla, le nazioni protestanti promossero l'alfabetizzazione del popolo.

In parole povere, visto che la concorrenza migliora sempre il mercato, ritengo che parte del merito dei miglioramenti nella dottrina e nella prassi cattolica siano proprio di noi evangelici e protestanti. Quindi, proprio adesso che tanto è stato fatto, visto che ancora tanto si può e si deve fare, non ha senso accontentarsi dei progressi ottenuti, ma dobbiamo spingere perché si vada ancora avanti e si faccia di più, non per l'unità della Chiesa (perché la Chiesa non è mai stata divisa) ma per una migliore e più diffusa autentica conoscenza del nostro Signore Gesù, per condurre sempre un numero maggiore di individui alla salvezza in Cristo, per spronare ogni uomo a non sottostare, nell'ignoranza, alla tirannide spirituale di nessun individuo o organizzazione, ma per servire Dio con gioia ed intelligenza della Parola di Dio.

Con questi sentimenti in cuore, ripresento il mio libro sugli insegnamenti della Chiesa Cattolica alla luce della Parola di Dio ai visitatori del mio sito nell'anno 2013. 

 

Introduzione

“l’ignoranza delle Scritture è l’ignoranza di Cristo”

S. Girolamo, autore della Vulgata, traduzione latina ufficiale della Bibbia cattolica

 

Ho scritto questo libro espandendo l’opuscolo che porta lo stesso titolo. Sebbene alcuni lo potranno ritenere inutile o ripetitivo, per me rappresenta qualcosa di particolarmente importante. E’, infatti, più che una semplice la raccolta di informazioni o di opinioni, quanto il tentativo di condividere con il lettore un'esperienza autentica e profonda, la straordinaria scoperta della Verità che ha determinato l’indirizzo dell’intera esistenza di chi scrive.

Ero poco più che un ragazzino quando un pastore evangelico mi regalò una Bibbia, invitandomi a leggerla per conoscere meglio la persona e la volontà di Dio. Lì, in quel libro, io ho trovato la Verità e la salvezza. In quelle pagine io ho trovato elementi sufficienti per poter finalmente giudicare se quello che mi era stato insegnato in materia di religione era la Verità, era realmente conforme alla Parola di Dio.

La Bibbia è il libro unanimemente considerato sacro, autoritario, degno di fede e, quindi, regola e metro anche per la Chiesa Cattolica. Questo era un ottimo punto di partenza datomi dalla stessa mia fede cattolica per avvicinarmi alla Sacra Scrittura. Leggendo la Bibbia io scoprii che alcune dottrine della Chiesa Romana erano false, infondate, contrarie all’insegnamento di quegli apostoli, dai quali essa dice di derivare il suo credo. Leggendo la Bibbia imparai la Verità. Una Verità tanto grande e tanto importante che non poteva lasciare spazio a compromessi.

Rimasi molto colpito dalla lettura del “Decalogo”, i Dieci Comandamenti, che nella Bibbia non erano come me li avevano ancora piccolissimo fatti mandare a memoria. Non trovai nessun fondamento per la confessione auricolare al prete, o per il celibato del clero, per la messa intesa come sacrificio e per tanti altri insegnamenti - i dettagli nelle pagine a venire - che invece mi erano stati proposti come Parola di Dio.

Questo per quanto concerne la scoperta del significato della prima parola del titolo che ho dato a questo libro, “Verità”.

Cosa dire invece della “tradizione”? Questa tradizione non è la Tradizione, dottrina e norma di fede cattolica. L’interrogativo che pongo con questo mio studio non riguarda complicate sottigliezze dottrinali, quanto la scelta da fare davanti all'evidenza degli errori negli insegnamenti religiosi che ha ricevuto. Una scelta che “impone” una rottura con il passato, con la propria tradizione, in buona sostanza un rinnegare se stessi, ciò che si è sempre pensato o creduto. In verità, rinnegare se stessi per dare a Dio, senza compromessi, il primo posto nella nostra vita, è la sostanza stessa della fede cristiana.

L’approccio al cattolicesimo di questo libro non sarà squisitamente dottrinale, sebbene possa sembrare così. Il cattolicesimo messo in discussione è quello di ogni giorno, vissuto anni fa da chi scrive e che riguarda il cattolico italiano medio. Perché parlare di “verità” vuol dire anche mettere da parte la teoria e le belle parole per la sostanza e la realtà vissuta delle cose. Il cattolicesimo considerato non è, quindi, quello ufficiale del Catechismo della Chiesa Cattolica, che gli stessi cattolici in buona parte ignorano, quanto la concreta esperienza religiosa che io ho vissuto e che forse il lettore sta vivendo. 

Spero che questo scritto trasmetta più che la conoscenza teorica di chi lo ha prodotto e sia stimolo perché chi non lo ha fatto già, cominci ad accostarsi alla conoscenza della Verità rivelata in Cristo e tramandata dalle Sacre Scritture.

Possa il Signore utilizzare questo mio lavoro per la sua gloria.

 

 

La Bibbia: Parola di Dio

  Cos’è la Bibbia? Che valore ha per i cristiani?

  Cosa vuol dire che la Bibbia è la Parola di Dio?   

  Rispondere a questi quesiti è l’indispensabile punto d’inizio per la nostra discussione e persino perché questa possa avere un senso.

  Due gli aspetti delle Sacre Scritture che più ci interessano in questo contesto: il suo significato storico e quello religioso.

  Da un punto di vista storico, la Bibbia è la raccolta di libri ritenuti sacri dai cristiani. Si divide in Antico e Nuovo Testamento. L'Antico Testamento è stato composto molto tempo prima della venuta di Gesù e racchiude il patto fatto da Dio col popolo di Israele. Il Nuovo Testamento racchiude gli insegnamenti del cristianesimo, come tramandati dagli apostoli di Gesù in forma scritta.

  I primi cinque libri della Bibbia, denominati anche Pentateuco o Legge, sono stati scritti da Mosè e narrano la storia dell’umanità dalle sue origini fino al patto che Dio strinse con Mosè ed Israele sul Sinai e le Leggi date in virtù di quel patto.

  Seguono, nella raccolta cristiana, i libri "storici": Giudici, I e II Samuele, ecc., che narrano la storia politico-sociale e religiosa della nazione ebraica dal suo insediamento in Palestina, fino al ritorno dalla cattività babilonese.

  Ultima parte, quella dei "profeti", divisi in maggiori e minori, a seconda delle dimensioni dei loro scritti. I profeti hanno accompagnato il cammino di Israele parlando al popolo in vece di Dio, mostrando la strada che Dio voleva che si percorresse e invitando al ravvedimento quando il popolo trascurava il volere di Dio.

  Sebbene nel canone, nella lista dei libri sacri, ispirati, gli ebrei e i cristiani annoverino gli stessi libri, i cristiani usano una disposizione diversa rispetto all’uso ebraico. Nulla di rilevante, visto che i libri del canone sono i medesimi - almeno secondo il canone accettato dai protestanti.

  Era con l’intento di richiamare l’interezza delle Scritture ebraiche, facendo riferimento alla sua naturale divisione, che Gesù disse ai discepoli: “Poi, disse loro: Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella Legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi, fossero adempiute.” (Luca 24:44)

  Per i primissimi cristiani, quelli dell’era apostolica, la Bibbia comprendeva, ovviamente, solo l’Antico Testamento. L’apostolo Filippo dimostrò all’eunuco Etiope, di fede ebraica, che Gesù era il Messia  attraverso la lettura dell’Antico Testamento, del libro di Isaia (Atti 8:26-40).

  Molto presto, però, acquistarono valore di Parola di Dio anche gli scritti degli apostoli, che vennero affiancati alle Scritture ebraiche. Nacque, quindi, la distinzione fra Antico e Nuovo Testamento.

  Il Nuovo Testamento comprende i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le epistole e il libro dell’Apocalisse.

  I Vangeli sono delle narrazioni della vita e degli insegnamenti di Gesù. Sono scritti  autorevoli perché provenienti da individui che erano stati testimoni oculari del ministero di Gesù in prima persona o discepoli degli apostoli.    

 Matteo, autore del primo vangelo, era uno degli apostoli, come Giovanni, autore del quarto. Marco, invece, autore del secondo vangelo, sembra abbia raccolto le memorie di Pietro. Luca discepolo di Paolo, precisa egli stesso d’avere ricercato con cura presso fonti attendibilissime, mostrando uno spirito di indagine tipico del mondo greco, dal quale questo autore sembra provenisse. Lo stesso Luca scrive gli Atti degli Apostoli, la storia dei primi passi della Chiesa, dalla Pentecoste alla prigionia di Paolo a Roma.

  Nelle diverse epistole indirizzate a varie chiese, gli apostoli confermano alle chiese locali la fede ricevuta da loro direttamente da Gesù. Uno dei brani più significativi del Nuovo Testamento che sintetizza il suo significato storico e religioso, lo troviamo proprio nelle epistole, quando Pietro afferma: “Perchè non è andando dietro a favole artificiosamente composte che vi abbiamo fatto conoscere la potenza  e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà. ” (2 Pietro 1:16)

  In ultimo, l’Apocalisse, scritta da Giovanni, unico libro prettamente profetico del Nuovo Testamento.

  All’Antico Testamento, ancora prima della metà del II sec. d.C. i cristiani avevano sommato il Nuovo, nella struttura da tutti accettata di: Vangeli, Atti, Epistole, Apocalisse.

  Il valore storico di questi scritti è subito evidente: morti gli apostoli, i testimoni oculari, i loro scritti, ritenuti autentici dalla Chiesa, diventavano i custodi della autentica dottrina apostolica.

  Ma il significato storico delle Sacre Scritture, per il cristiano almeno, va solo ad affiancarsi e passa in secondo piano quando si considera il loro significato religioso, spirituale.

  L’idea dell’apostolo Paolo e, quindi, della Chiesa apostolica, a riguardo era chiara: In 2 Timoteo 3:16, scrive: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio utile a insegnare, a riprendere, a correggere ad educare alla giustizia, affinché l'uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni buona opera.

  Il termine “ispirata” fa comprendere l’intervento determinante di Dio nella composizione delle Scritture talché in esse Dio stesso ha parlato e parla all’uomo. Il valore dell’affermazione che segue possiamo benissimo estenderlo a tutte le Scritture:: “Ben parlò lo Spirito Santo ai vostri padri per mezzo del profeta Isaia...” (Atti 28:25)

  Anche Pietro parla apertamente dell’ispirazione della Sacra Scrittura in termini inequivocabili: “non è dalla volontà dell’uomo che venne mai alcuna profezia, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.”, (2 Pietro 1:21)

  Nella Bibbia, allora, Dio stesso parla, si rivela all'uomo. Il suo Spirito ha guidato gli autori sacri affinché ciò che essi scrivevano fosse realmente ed in ogni senso Parola di Dio.

  Per questo motivo, i cristiani hanno bisogno e “debbono” conoscere le Sacre Scritture. Per apprendere da Dio e conoscere la sua volontà.

  Diciamo subito che la Chiesa Cattolica dispensa i suoi fedeli dalla lettura della Bibbia, sostituendo ad essa il catechismo.

  Molto diverso l’uso della Chiesa primitiva. Paolo stesso, ad esempio, raccomandava lo scambio e la lettura delle sue epistole fra le diverse comunità. Scriveva, infatti, alla fine della sua prima epistola ai Tessalonicesi, “Io vi scongiuro per il Signore a far si che questa epistola sia letta a tutti i fratelli.” (1 Tessalonicesi 5:27). Quanti cattolici conoscono il contenuto di questi scritti che l’apostolo addirittura scongiurava di leggere?

  Sempre Paolo, scrive nella conclusione della sua epistola indirizzata alla chiesa della città di Colosse, “E quando questa epistola sarà stata letta fra voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi e che anche voi leggiate quella che vi sarà mandata da Laodicea.” (Colossesi 4:16)

  La conoscenza della Parola di Dio è elemento indispensabile della vita cristiana. E non vi può essere esitazione nell’affermare con S. Girolamo che “l’ignoranza delle Scritture è l’ignoranza di Cristo”.

  La conversione stessa a Dio origina dalla Parola di Dio:

  “...poiché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, mediante la parola di Dio vivente e permanente...e questa è la parla della Buona Novella (l'Evangelo) che vi è stata annunciata.”, (1 Pietro 1:23-25)

  Nessuno può dirsi veramente cristiano se non ha sperimentato quel ravvedimento, la fede che origina dal credere il messaggio dell’Evangelo che troviamo nella Bibbia.

  Nella Parola di Dio il cristiano trova il cibo spirituale necessario per la sua crescita spirituale. La lettura, la meditazione della Bibbia, lo sforzo di mettere in pratica quanto Dio stesso ci insegna, sono essenziali, un’esperienza personale che riguarda ogni vero credente.

  Gesù stesso disse: “Non di pane soltanto vivrà  l'uomo ma da ogni parola che procede dalla bocca di Dio”, citando l'Antico Testamento in Matteo 4:4.

  Le parole di Dio le troviamo nella Sacra Scrittura, ispirata dallo Spirito Santo.

  “Io ho riposto la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te. Tu sei benedetto, o Eterno; insegnami i tuoi statuti. Ho raccontato con le mie labbra tutti i giudizi della tua bocca. Io gioisco nella via delle tue testimonianze, come se possedessi tutte le ricchezze. Io mediterò sui tuoi precetti e considerò i tuoi sentieri. Io mi diletterò nei tuoi statuti, non dimenticherò la tua parola.” (Salmo 119: 11-16)

  “La tua parola è una lampada al mio piede, ed una luce sul mio sentiero.” (Salmo 119:105)

  Nella Bibbia troviamo le parole che ci guidano in questa vita e alla vita eterna.

  “Da allora molti dei suoi discepoli si ritrassero indietro e non andavano più con lui. Perciò Gesù disse ai dodici: Non ve ne volete andare anche voi? Simon Pietro gli rispose: Signore, a chi ce ne andremo noi? Tu hai le parole di vita eterna." (Giovanni 6:66-68)

  In verità, la risposta data dagli apostoli a Gesù dev’essere il sintomo del bisogno suscitato dallo Spirito Santo in ogni vero credente.

  L’aspetto più sconfortante del cattolicesimo pratico è la totale deresponsabilizzazione del fedele laico nei confronti del proprio ruolo nella comprensione ed anche nella messa in pratica della Rivelazione. Nella Chiesa romana sembra che solo il clero abbia delle responsabilità, come anche i privilegi di potere avere diretto accesso ai dati della Parola di Dio. Il laico sa ciò che la Chiesa gli fa sapere, compie i riti previsti dalla Chiesa, ma a volte, ho constatato, non ne comprende nemmeno del tutto il loro significato.

  La diffusa ignoranza dei cattolici sulla Bibbia è la triste eredità dell’assolutismo del clero cattolico in materia spirituale - ne parlerò meglio più avanti quando discuterò del Magistero della Chiesa Cattolica - che nella pratica ha allontanato i fedeli dalla Bibbia, come da un libro di formule arcane riservato a pochi iniziati.

  I cristiani che si professano tali e sconoscono la Bibbia si illudono soltanto, a qualunque confessione appartengano o dicano di appartenere.

  Leggendo il Nuovo Testamento esso risulterà molto semplice alla comprensione, edificante e di benedizione alla lettura fatta con fede. Scopriremo, poi, che più ci dedicheremo con impegno, più chiederemo a Dio di illuminarci, più sarà facile e bello far nostre le parole del Signore rendendole vive in noi, mettendole in pratica.

  Prima che il cristianesimo apparisse i libri dell’Antico Testamento venivano regolarmente letti e spiegati nella sinagoga ebraica  - equivalente della chiesa locale nella religione cristiana -la parrocchia cattolica. Gli apostoli stessi non erano uomini istruiti eppure conoscevano la Bibbia. Anche i più umili del popolo ebraico - Pietro era un pescatore - potevano avere accesso alla Parola di Dio ed erano stimolati in tal senso.

  Molti cattolici, sebbene istruiti, sono ignoranti quando si parla di Bibbia.

  Nella chiesa primitiva, la lettura della Parola di Dio era essenziale quanto nella sinagoga ebraica. Ciò a dispetto delle difficoltà del tempo: esistevano pochi manoscritti, spesso custoditi dalla comunità come autentici tesori; forse non tutti i libri del Nuovo Testamento erano a disposizione di tutti. Le persecuzioni dell'impero romano inoltre tentarono persino di distruggere l'eredità cristiana e per preservarla molti pagarono la loro fedeltà a Dio con la vita. E’, quindi, vergognoso che i cristiani di oggi lascino marcire in bellissime librerie quel libro per la preservazione del quale alcuni loro confratelli  hanno persino dato la vita.

  Nelle pagine che seguiranno scopriremo l’aperto contrasto esistente  fra l’autentica dottrina cristiana come riportata dal Nuovo testamento, come vissuto dalla chiesa primitiva e insegnato direttamente dagli apostoli e  l’insegnamento, le dottrine e la prassi cattolico-romane.

  La Bibbia risulterà allora incredibilmente chiara, così come comparirà la sua importanza quale strumento per appurare il vero insegnamento apostolico e distinguerlo dall’invenzione umana.

  Persino le parole dell'apostolo Paolo furono pesate dalle prime comunità  alla luce della Bibbia. In Berea, una città greca, i neocredenti “...ricevettero la parola con ogni premura, esaminando tutti i giorni le Scritture per vedere se le cose stavano così.” (Atti 17:11)

  Fare altrettanto è un dovere ed un diritto che nessuno che si reputi veramente cristiano può delegare ad altri.

  Quanto sia importante non il “credere” astratto in “qualcosa”, bensì all’Evangelo della grazia che rinveniamo nella Parola di Dio, lo apprendiamo dalla forte affermazione dell’apostolo Paolo: “Fratelli, io vi rammento l'Evangelo che vi ho annunziato, che voi ancora avete ricevuto, nel quale state saldi, e mediante il quale siete salvati, se pur lo ritenete quale ve l'ho annunziato; a meno che non abbiate creduto in vano.” (1 Corinzi 15:2)

  

  La Tradizione: spina dorsale del cattolicesimo.

  La divergenza maggiore fra la dottrina cattolica e protestante o evangelica è l'importanza attribuita alla Tradizione a discapito dell’autorità esclusiva della Parola di Dio scritta.

  Nella chiesa romana il Papa ed i Concili sono anch’essi infallibili in materia dottrinale quanto la Bibbia. A loro si affianca il cosiddetto Magistero della Chiesa, unica infallibile interprete della Verità rivelata.

  La Tradizione cattolica, si affianca alla Rivelazione “scritta” ed ha senso in quanto concorre a tramandare in maniera fedele l’insegnamento apostolico,  completando quanto troviamo nella Sacra Scrittura.

  “Per la Chiesa cattolica la Sacra Scrittura non è che uno dei fondamenti della conoscenza religiosa. L’essenziale è la Tradizione, insieme di verità incluse o meno nella Bibbia ma insegnate dall’autorità della Chiesa. La Sacra Scrittura non è per così dire che il primo anello della Tradizione, evidentemente il più importante; non esiste il <<libero esame>>  dei testi sacri, come per la maggior parte dei protestanti; la Chiesa ne dà una interpretazione ufficiale a tal punto che solo le edizioni della Bibbia annotate ed approvate dalla gerarchia ecclesiastica possono essere lette dai fedeli. Per il cattolico il libro che fa fede non è tanto la Bibbia, testo spesso oscuro e che può essere interpretato in modi molto diversi, quanto il catechismo, che è una sintesi concisa e didattica della Tradizione.”, Jean-Baptiste Duroselle, Jean-Marie Mayeur, “Storia del Cattolicesimo”, Edizione Tascabili Economici Newton, pag.10.

  Nell'introduzione della Bibbia della CEI si legge: "La comunità cristiana, dalle origini ad oggi, ha considerato la Sacra Scrittura, insieme alla Tradizione, regola suprema della fede ... "

  In realtà la Tradizione prova a dare un significato autenticamente cristiano a quel processo storico che nella prassi cattolica ha visto sommarsi al semplice dato evangelico una serie di usi e pratiche che non provengono dalla Bibbia, quindi, dalla forma più autentica e vera del cristianesimo.

  La Tradizione ha creato degli aperti contrasti fra la dottrina della chiesa romana e quella biblica.

  Qualcosa di molto simile era accaduto alla religione ebraica dei tempi di Gesù. Quest’ultimo, infatti, censurò apertamente il clero ebraico perché aveva dato vita ad un sistema rigorosissimo di regole che non provenivano dalla Bibbia, trascurando e contrastando l’essenza stessa della Rivelazione. Il giudaismo dei tempi di Gesù era scaduto in un apparato religioso basato sul formalismo, il legalismo, il ritualismo, a discapito dell’amore, della giustizia, della vera essenza della Parola di Dio data a Mosè ed ai profeti.

  Ma leggiamo quanto Gesù stesso dice loro.

Marco 7:Allora si radunarono presso di lui i Farisei ed alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. E videro che alcuni de’ suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate. Poiché i Farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono con gran cura lavate le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi; e quando tornano dalla piazza non mangiano se non si sono purificati con delle aspersioni. E vi sono molto altre cose che ritengono per tradizione: lavature di calici, d’orciuoli e di vasi di rame. E i Farisei e gli scribi domandarono: Perché i tuoi discepoli non seguono essi la tradizione degli antichi, ma prendon cibo con mani impure? Ma Gesù disse loro: Ben profetò Isaia di voi ipocriti, com’è scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il cuor loro è lontano da me. Ma invano mi rendono il loro culto insegnando dottrine che son precetti d’uomini. Voi, lasciato il comandamento di Dio, state attaccati alla tradizione degli uomini. E diceva loro ancora: Come ben sapete annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! Mosè infatti ha detto: Onora tuo padre e tua madre; e: Chi maledice padre o madre, sia punito di morte; voi, invece, se uno dice a suo padre od a sua madre: Quello con cui potrei assisterti è Corban (vale a dire, offerta a Dio), non gli permettete più di far cosa alcuna a pro di suo padre o di sua madre; annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. E di cose consimili ne fate tante!

  Anche nel cattolicesimo, lo sfarzo, la complessa ritualità, le infinite regole, un crescente atteggiamento camaleontico, hanno finito per tradire la semplicità e la vera essenza, prettamente spirituale, dell’autentico messaggio cristiano.

  La Tradizione cattolica non trova alcuna giustificazione scritturale e non può semplicemente sommarsi alla Rivelazione scritta, come è facilmente dimostrato dal fatto che questa non solo non si trova nella Bibbia, ma addirittura contrasta con l'insegnamento della Parola di Dio.

  Ciò sarà dimostrato nelle pagine a venire.

 

  

     La Chiesa: Tempio di Dio e corpo di Cristo. Gesu’ suo fondamento e capo.

   L’uso improprio, del termine “chiesa”, rischia di far perdere di vista all’uomo medio il reale significato di questa parola ed è fondato il timore che non pochi considerino “chiesa” un locale consacrato, adibito al culto a Dio.

  E’ chiaro, però, dal significato letterale e dall’uso del termine, nel greco originale del Nuovo Testamento, ma comprensibilissimo anche nella traduzione italiana, che per Chiesa bisogna intendersi l’insieme di coloro che abbracciano la fede in Cristo e sono stati rigenerati dallo Spirito Santo di Dio.

  La Chiesa non è quindi un luogo. 

  Non è neanche una struttura gerarchica fra Dio e l’uomo, perché composta da tutti coloro che hanno creduto.

  Il Nuovo Testamento ci parla della Chiesa come il Tempio di Dio e il Corpo di Cristo.

  Secondo le credenze giudaiche Dio abitava nel Tempio visibile edificato da Salomone a Gerusalemme. Ed in un certo senso era vero. Quel luogo Dio aveva scelto per mostrare ad Israele, attraverso delle figure materiali, delle realtà spirituali celesti.

  Gli apostoli usano un linguaggio che viene dall’Antico Testamento, ma che ne rivela il carattere transitorio nel profondo significato della nuova dispensazione.

  Scrive perciò Paolo: “Non sapete voi che siete il Tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Corinzi 3:16-17)

  “... noi siamo il Tempio dell'Iddio vivente, come disse Iddio: io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo.” (2 Corinzi 6:16)

  “Voi dunque non siete più né forestieri né avventizi; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. Ed in lui voi pure entrate a far parte dell'edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito (Santo).” (Efesini 2:19-22)

  Scrive l’apostolo Pietro: “Accostandovi a lui - Gesù -, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per esser un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Poiché si legge nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa; e chiunque crede in lui non sarà confuso.”, (1Pietro 2:4-5)

  Ecco che la Chiesa, Tempio di Dio, è l’avverarsi d’una promessa realtà spirituale riguardante l’era messianica: Dio abita adesso con noi ed in noi, tramite lo Spirito Santo, promesso a tutti coloro che credono, il quale ci rigenera, ci ammaestra, ci guida, ci conforta, ci sigilla. Le parole di Pietro richiamano tutte il culto giudaico, il tempio, il sacerdozio, i sacrifici mosaici, per confermarne l’adempimento spirituale nella Chiesa, dimora spirituale di Dio.

  Di questo edificio santo, di questa casa spirituale Gesù è il fondamento, la pietra angolare; su di lui esso è edificato.

  La Chiesa è anche chiamata il Corpo di Cristo.

  “Ogni cosa egli gli ha posta sotto i piedi, e l'ha dato per capo supremo alla Chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.” (Efesini 1:22-23)

  “Ed egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa.” (Colossesi 1:18)

  La Chiesa, edificio spirituale di Dio, è il corpo di Cristo, e quest'ultimo ne è il capo.

 

  Il papa

  Il linguaggio della Bibbia è davvero molto diretto e semplice. La Chiesa cattolica romana ha, però, un capo che non è Cristo, il Papa; un capo definito visibile; ciò facendo va al di là di quanto la Sacra Scrittura insegna.

  La figura del Papa e le sue prerogative di Sommo Pontefice, Vicario di Cristo, Successore di Pietro nella sede apostolica romana, Capo della Chiesa,  erano sconosciute nel periodo apostolico e tali rimasero per diversi secoli. Furono le particolari circostanze della sede romana, il suo prestigio, a dare inizio ad  un processo culminato nell’infallibilità papale decretata dal Concilio Vaticano I nel XIX secolo.

  La lettura del Nuovo Testamento rivelerà un silenzio totale su quella che è la figura più importante del cattolicesimo! Ciò è impensabile se questa fosse stata riconosciuta dai primi cristiani.

  San Paolo elenca i ministeri necessari alla sopravvivenza della Chiesa, per ben due volte:

  “ ... or voi siete il corpo di Cristo, e membra d'esso, ciascuno per parte sua. E Dio ha costituito nella cosa primieramente degli apostoli; in secondo luogo dei profeti; in terzo luogo dei dottori ...” (1 Corinzi 12:28)

  “Ed è lui - lo Spiritp Santo - che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri come profeti; gli altri come evangelisti; gli altri come pastori (o vescovi) e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo.” (Efesini 4:11)

  Come poteva omettere l’apostolo il ministerio che avrebbe dovuto essere il più importante, persino più importante di tutti quelli da lui citati messi insieme se la dottrina apostolica l’avesse previsto?

  Lo stesso Paolo non fa, significativamente, nessun cenno ad un "papa" nella  narrazione del suo primo viaggio a Gerusalemme; in particolare, ci rendiamo conto che Pietro è posto allo stesso livello degli altri apostoli: “Ma quelli che godono di particolare considerazione (quali già siano stati a me non importa; Iddio non ha riguardi personali), quelli, dico, che godono maggior considerazione non m’imposero nulla di più; anzi, quando videro che a me era stata affidata la evangelizzazione degli incirconcisi, come a Pietro quella de’ circoncisi (poiché Colui che aveva operato in Pietro per farlo apostolo della circoncisione aveva anche operato in me per farmi apostolo dei Gentili), e quando conobbero la grazia che m’era stata accordata, Giacomo e Cefa e Giovanni, che sono reputati colonne, dettero a me ed a Barnaba la mano d’associazione perché noi andassimo ai Gentili, ed essi ai circoncisi; soltanto ci raccomandarono di ricordarci dei poveri; e questo mi sono studiato di farlo.” (Galati 2:6-10)

  Pietro, che secondo la Tradizione Cattolica avrebbe dovuto essere il primo "Papa", è nominato con gli altri due apostoli Giacomo e Giovanni e con loro definito “colonna”. Le decisione non sono prese e imposte da lui soltanto, ma dalla comunità. Paolo specifica un ruolo particolare rivestito da Pietro, il suo apostolato presso i Giudei. Se fa attenzione a citare un dettaglio del genere sulla figura di Pietro, come poteva trascurare il fatto che l’apostolo rivestisse  la carica più importante della Chiesa?

  A dimostrazione della inesistenza della superiore autorità di Pietro sugli altri apostoli, la nota che riporta lo stesso incidente nel libro degli Atti, al capitolo 15 dal v.22. Poco prima, nello stesso libro, è detto: “or gli apostoli che erano a Gerusalemme, avendo inteso che la Samaria aveva ricevuto la Parola di Dio, vi mandarono Pietro e Giovanni.” (Atti 8:14)

  Pietro è inviato dagli altri apostoli, certo la credenza che egli sia stato il primo "Papa" non viene dalla Bibbia, che anzi prova il contrario. Ciò non per sminuire il significato della figura di Pietro, ma per dargli i giusti contorni, che lui non tentò mai di prevaricare.

  Matteo 16:16-18 è il passo biblico usato di solito dai credenti cattolici per dimostrare che su Pietro Gesù fondò la sua Chiesa.

  Ma esaminiamo questo brano da vicino e alla luce dell’intera Rivelazione e trarremo tutt'altre conclusioni.

  “Poi Gesù, venuto nelle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: Chi dice la gente che sia il Figliuol dell’uomo? Ed essi risposero: Gli uni dicono Giovanni Battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti. Ed egli disse loro: E voi, chi dite ch’io sia?

Simon Pietro, rispondendo, disse: Tu sei il Cristo, il Figliuol dell’Iddio vivente.

E Gesù, replicando, gli disse: Tu sei beato, o Simone, figliuol di Giona, perché non la carne e il sangue t’hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato ne’ cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto ne’ cieli.” (Matteo 16:13-19)

  Gesù non dice a Pietro: Vai a Roma e fonda lì la mia Chiesa della quale tu e i tuoi successori sarete a capo. Egli annuncia all’apostolo che Lui - Gesù - edificherà la Sua Chiesa su quella confessione di fede che Pietro ha fatto poco prima, sulla verità di Gesù, “Cristo, il Figliuolo dell'Iddio vivente”, su se stesso. La Chiesa infatti è edificata su Cristo, non su di un uomo.

  Cristo è il centro e il fondamento di tutta l'opera di Dio che è la nuova dispensazione e la Chiesa è edificata da lui e su di lui.

  Pietro non è la Pietra. Paolo lo definisce, con gli altri "sommi apostoli", "colonna" dell'edificio di Dio che è la Chiesa; ma non "fondamento", "pietra angolare" perché quel ruolo è di Gesù.

  E’ ovvio che il brano di Matteo non è di facile lettura, ma è solo una conoscenza superficiale della Rivelazione che può indurre a credere che sia stato su Pietro che Gesù abbia edificato la sua Chiesa. I brani più semplici e immediati che abbiamo esaminato prima  ci mostrano Gesù come Pietra Angolare, fondamento della Chiesa,  edificio che è il Tempio di Dio spirituale, nonché come Capo della Chiesa, intesa come suo corpo, non lasciano spazio per alcuna speculazione di sorta.

  Come avviene in altri punti della Bibbia, conviene ricorrere a passi più semplici ed immediati per interpretare con sicurezza quelli più oscuri.

  Lo stesso Gesù si riferisce a se stesso come la pietra angolare, in Matteo 21:42-44: “Gesù disse loro: Non avete mai letto nelle scritture: “La pietra che gli edificatori hanno riprovata è quella che è divenuta pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri"? Perciò io vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato ad una gente che ne faccia i frutti. E chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed ella stritolerà colui sul quale cadrà.

  Anche qui Gesù parla della pietra in terza persona, sebbene parli chiaramente di se stesso. 

  L'uso di un linguaggio figurato e di un affiancarsi di parole simili o uguali è caratteristico di molti detti di Gesù e non deve stupirci, è una caratteristica delle lingue ebraica ed aramaica usate da Gesù e dagli apostoli, che lascia il segno anche nella costruzione delle frasi nel greco originale del Nuovo Testamento, quanto nella sua traduzione.

  E’ un linguaggio figurato anche quello delle “Chiavi” di cui Pietro sarebbe stato depositario.

  Gesù dirà più avanti nello stesso Vangelo di Matteo al clero giudaico:

Ma guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente, poiché né vi entrate voi né lasciate entrare quelli che cercano di entrare.” (Matteo  23:13)

  Nel Vangelo di Luca le parole di Gesù contro i giudei diventano ancora più significative: “Guai a voi, dottori della legge, poiché avete tolta la chiave della scienza! Voi stessi non siete entrati, ed avete impedito quelli che entravano.” (Luca 11:52)

  “Io ti darò le chiavi”, dice Gesù a Pietro in Matteo. Quindi in quell'occasione Pietro non riceve le “chiavi” del regno dei cieli, ma ha la promessa. Promessa ribadita dallo stesso Gesù a tutta la Chiesa in Matteo 18:18: “Io vi dico in verità che tutte le cose che avrete legate sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra, saranno sciolte in cielo.

  Secondo il significato che le parole di Gesù negli altri brani che abbiamo esaminato ci impongono, capiamo che Pietro fece uso di queste chiavi, quando aprì, lui per primo, la porta della salvezza ai Giudei nel giorno della Pentecoste (Atti 2) e più tardi ai Gentili, i non ebrei (Atti 10).

  Il silenzio totale della Bibbia sulle prerogative papali è definitivo e, inevitabile, se si considera il dato storico.

  La storia infatti ci spiega come il papato, nella forma in cui lo conosciamo ora, sia originato da un processo storico legato alle vicende politico-sociali di Roma.

  Agli albori della cristianità la comunità romana godeva di grande prestigio, come conferma l’epistola di San Paolo ai romani che troviamo nella Bibbia.

  Sul finire del I secolo questo prestigio è ancora immutato, come si capisce dalla lettera della comunità romana a quella di Corinto, comunemente chiamata I Clemente.

  Ma ciò che accadrà nei secoli a venire è una triste storia di arroganza e di bramosia di potere, che, con il pretesto del bisogno di unità della cristianità, finisce per sfociare nelle prerogative papali del Medio-evo.

  L’irrigidimento dottrinale e gerarchico della Chiesa era stato causato dalle molte eresie sorte fra il I e II secolo. In particolare la “gnosi” aveva messo in crisi l’interpretazione ortodossa del dato cristiano, grazie alla sua complessità ed elaborata interpretazione del Nuovo Testamento e già Ireneo, nel II secolo, intuendo la difficoltà di una risoluzione solo sul campo biblico, nel suo famoso “Contro le Eresie”, parla della tradizione apostolica, come un fedele tramandarsi dell’insegnamento biblico nella Chiesa, per sostenere e convalidare la sua posizione. Ma quando scriveva Ireneo, nonostante le ingenuità e gli errori, non generalizzati, comunque, da nessuna imposizione centralizzante, la Chiesa era ancora fedele al dato evangelico.

  Non scevra da errori, dicevo. Se leggiamo I Clemente, composta tra il 95 e il 96 d.C., comprendiamo benissimo perché lo Spirito Santo non abbia permesso che questo scritto fosse a lungo e nemmeno per breve tempo unanimemente catalogato fra le Scritture Sacre. Sebbene Clemente sia ben fondato, e si suppone con lui tutta la comunità di Roma, sulla sana dottrina, prende uno strafalcione che in virtù di nessuna tradizione si potrebbe oggi sostenere. Grazie ad un possibile fraintendimento di un brano della traduzione greca dell'Antico Testamento dei Settanta, Clemente nutre l’idea che la Bibbia avvalori la leggenda dell’araba fenice.

  Errori di questo genere possono evitarsi concentrandosi sul vero significato, approfondendolo, del dato biblico.

 

  Il tragitto storico del papato

  Roma sede imperiale, centro dell'impero. Roma che perseguita i cristiani. Ciò fino all'editto di Costantino. Da qui in avanti Roma spalleggierà i cristiani, nella persona stessa del suo imperatore.

  Costantino convoca il primo concilio ecumenico a Nicea, per la risoluzione della questione ariana, dove il futuro "Papa", allora semplice vescovo di Roma, non partecipa nemmeno in prima persona. Diverrà solo in seguito facoltà esclusiva del Sommo Pontefice romano convocare i Concili nella Chiesa cattolica.

  Ancora nel III secolo il termine "papa", che vuol dire "padre", non era riferito esclusivamente per quello che all’epoca era ancora soltanto il vescovo di Roma.

  Dalla pace con l’impero romano e l’infiltrarsi di usi e costumi pagani nel cristianesimo, la figura del vescovo di Roma comincia ad assumere connotati più definiti.

  Il titolo di Sommo Pontefice, ad esempio, non viene dalla Bibbia, è un titolo pagano (Pontifex Maximus) che era riferito agli imperatori romani. Lo stesso appellativo di "papa", "padre", utilizzato in maniera assoluta e distintiva non viene dal Nuovo Testamento, dove è persino proibito. L’uso del termine "Santo Padre" per definire il "Papa" romano, conclude il tragitto del crescendo di questa terminologia. In verità un cristiano dovrebbe riservare l’uso d’un termine tanto forte e significativo quale “Santo Padre” a Dio il Padre soltanto.

  Leone I (440-461) rafforza la posizione della sede romana e quella del pontefice, successore di Pietro e quindi depositario dello stesso primato concesso da Gesù all’apostolo.

“..la funzione di Leone Magno fu importante soprattutto in materia disciplinare: egli riuscì ad estendere e precisare il potere del papa rispetto ai vescovi.

Nei primi secoli il papa era soltanto il vescovo della piccola diocesi di Roma, eletto come tutti i suoi colleghi dal popolo e dal clero, spesso non senza contrasti. All'inizio del IV secolo egli fu anche il metropolita dell'Italia suburbicaria (Italia peninsulare ed isole) di cui consacrava i duecento vescovi. Lo si considerava ancora come il patriarca di Occidente. Infine rivendicò, come successore di San Pietro, il primato universale: la  tradizione della fondazione della Chiesa romana da parte di San Pietro era molto viva all'inizio del V secolo. Egli pretese con risultati alterni di essere al di sopra degli altri patriarchi, di prendere, in materia di dogmi, decisioni valide per tutta la Chiesa e di avere diritto di giudicare in ultima istanza in materia disciplinare.”, Storia del Cattolicesimo, pag.24.

  Da qui in avanti sarà una scalata al potere che dapprima era solo prestigio, poi diviene autorità spirituale, e nel Medioevo finirà per divenire potere temporale vero e proprio.

  Abbandonando in maniera sempre più definita l'insegnamento apostolico, la semplicità degli apostoli, il Papa comincia ad assumere sempre di più i connotati dell’imperatore romano che ormai non esisteva più.

  Sebbene l’Evangelo e la tradizione primitiva richiedesse povertà e modestia, dalla Roma pagana il clero assimilò sfarzo e ritualità. Gli onori richiesti dal Pontefice erano gli onori dei Cesari; gli sfarzi in cui questi cominciò sempre di più ad essere immerso ricordavano più le corti imperiali che non la sede di un autentico successore di Pietro.

  Nonostante la semplicità dell’apostolo al quale diceva di succedere, ed in suo nome, si cominciarono a pretendere reverenze ed inchini, ossequi ad una autorità che andò sempre più definendosi ed ampliandosi.

  Si comprende come la figura del pontefice romano sia molto suggestiva, ma la semplicità e povertà dell'apostolo sono i requisiti che Dio richiedeva ad un suo vero servitore.

  Nonostante sia stato iniziato e continuato l’uso del bacio del piede della supposta statua di San Pietro, l’unico episodio nella Bibbia che ci parla di un mite tentativo fatto da qualcuno di rendere omaggio all’apostolo, non suscita la reazione che è stata ed è dei pontefici romani.

  “E come Pietro entrava, Cornelio, fattoglisi incontro, gli si gettò ai piedi e l'adorò. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: Alzati, anch’io sono uomo.” (Atti 10:25-26)

  Pietro non aveva dimenticato le parole del suo maestro. La bramosia e l’arroganza dei suoi supposti successori non lo riguardavano. Pietro obbedì all’insegnamento di Gesù, comprendendone il significato spirituale che riguardava l’intera dispensazione del Nuovo Patto. I papi preferirono trascurarlo.

  Ben presto le pretese spirituali si tramutarono in pretese materiali, come la storia ci racconta.

 Comparve quel documento che la sede romana utilizzò per estendere la sua supremazia persino sulle autorità civili: la lettera con cui Costantino affidava al pontefice cristiano tutti i territori dell'impero. Considerato autentico per molto tempo, questo documento è finito poi per rivelarsi un clamoroso falso. Ciononostante, i privilegi ottenuti  anche per mezzo d’esso non furono mai rinunciati.

  Nel Medioevo, affermato indiscutibilmente il suo primato in occidente, il Papa proseguì indisturbato la sua politica regnando spiritualmente e politicamente.

  Gli eccessi di cui la sede papale si rese colpevole in quel periodo sembrano oggi dimenticati.

  La sede romana inaugurò fra l'altro quel terribile capitolo della storia dell'umanità che è l'inquisizione. In nome di Dio, di Cristo, di Maria e dei santi, cominciò una caccia all’eretico che per ferocia superò persino la persecuzione romana dei cristiani. Migliaia le vittime. Atroci le torture cui questi vennero sottoposti per rinnegare le loro teorie contro la Chiesa Cattolica.

Cito da un testo di Scuola Media Superiore, “Dal Comune alle Monarchie Nazionali” di Augusto Camera e Renato Fabietti: “Linquisizione era un tribunale creato dalla Chiesa alla fine del XII secolo allo scopo di ricercare gli eretici e condannarli; al tempo di (Papa) Innocenzo III la condanna poteva giungere alla pena capitale mediante abbruciamento. In alcuni paesi, come la Spagna, il Tribunale dell'Inquisizione funzionò fino al sec. XVIII.”

E circa gli eccessi raggiunti:

“Nel 1208 Innocenzo III (Papa) incoraggiò addirittura la preparazione di una crociata contro i catari, detti anche Albigesi perchè particolarmente numerosi nella città di Alby, in provenza, dove godevano della protezione dei signori della regione. Un grosso esercito guidato da avidi feudatari francesi e tedeschi, tra il 1209 e il 1213, si gettò su questa fiorente e disgraziata contrada che venne letteralmente devastata; tutti gli abitanti della città di Alby, eretici e cattolici, uomini e donne, vecchi e bambini, vennero passati a fil di spada.”, pag. 20

  Fu in quegli anni che morirono uomini del calibro di Wicliffe, Hus, Tyndale, finiti al rogo perché avevano osato porgere la Parola di Dio al popolo nella sua autentica semplicità, andando contro la corruzione papale allora dilagante, e avevano “osato” tradurre la Bibbia e leggerla al popolo.

  In quegli anni , la Bibbia stessa venne messa all’indice come libro proibito e le sue traduzioni in volgare, - non in latino - furono proibite! Andando apertamente contro l’insegnamento di quegli apostoli che la sede romana pretendeva di seguire, facendo peggio del clero ebraico censurato da Gesù, nella sua determinazione a mantenere il suo potere ad ogni costo, chiudeva la porta della salvezza a milioni di individui, curandosi soltanto che gli fossero soggetti.

  Il papato finì per mettere da parte la Parola di Dio imponendosi, con un clero potentissimo (e ricchissimo), come unica fonte autentica di ogni ammaestramento religioso.

  Non bisogna confondere gli uomini con gli ideali, mi diceva la mia professoressa di italiano delle superiori. Ma cosa fare quando sono gli uomini a creare gli ideali? Fu il Concilio di Trento ad impedire che i vari movimenti di rinnovamento  cambiassero la Chiesa cattolica. Fu il concilio di Trento ad irrigidirsi, a proibire le traduzioni della Bibbia. Fu la Chiesa che inquisiva a prendere la più importante decisione per il cattolicesimo. E' dalla Chiesa cattolica che inquisiva che la chiesa romana ha ereditato la sua fede. Quegli uomini che non potevano essere ispirati se non da demoni a perseguitare, a torturare ad uccidere, entravano in camera conciliare e subito diventavano agenti dello Spirito Santo?

  E’ la Chiesa cattolica al servizio di Dio, o Dio, comunque, qualunque cosa essa faccia, a sua disposizione?

  La corruzione del papato per secoli non può essere trascurata, non se il Papa deve essere considerato Vicario di Cristo ed infallibile. Quegli stessi uomini che affermavano di essere successori di Pietro, si macchiarono d’una condotta amorale e corrotta, avendo molti come unico cui vero fine l’arricchimento personale e il potere. Le cariche ecclesiastiche venivano vendute. I papi avevano figli illegittimi, spesso beneficiari di loro personali favori. Le indulgenze venivano vendute con enormi profitti carpendo la semplicità delle persone e disprezzando la grazia di Dio[4].

  Nonostante tutto, il papato ha continuato la sua ascesa, culminata nel secolo scorso con la decisione del Concilio vaticano I che ha confermato ed ampliato persino, se era possibile, le prerogative del pontefice romano.

  La sede romana e l'ufficio papale sta ancora oggi godendo i massimi consensi, grazie alla propria strategica capacità di adattamento ai tempi. E’ ovvio che gli eccessi e le pretese del passato non si conciliano con un’era illuminata quale è la nostra. Quindi nessuno si sognerebbe più di ribadire le pretese temporali del Papa o ribadire che l’obbedienza al pontefice romano è essenziale per la salvezza dell’anima. Ma è un brutto segno che ciò non sia stato voluto da Roma in prima persona, ma che delle contingenze abbiano richiesto questi cambiamenti e che il potere temporale gli sia stato tolto a forza.

  Gesù non ha istituito l’ufficio di Pontefice Massimo per la religione cristiana. Non ha edificato la sua Chiesa su alcun fondamento umano. Pietro non è stato il primo Papa. Nessuna autorità viene trasmessa ai suoi supposti successori. Il vescovo di Roma non è il Vicario di Cristo, Cristo in terra.

  Gesù stesso è ancora il Capo della Sua Chiesa; sono ancora vere in ogni senso le sue parole: “Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra.” (Matteo 28:18)

 

 

   Abbiamo già visto quali sono i ministeri che lo Spirito Santo ha voluto nella Chiesa. Non vi abbiamo trovato nessuna menzione di sacerdoti o preti, cardinali, ecc... In buona sostanza di una gerarchia come quella che ci propone il cattolicesimo. E’ sul principio di una ripartizione di compiti che la Bibbia enumera diversi ministeri, non con l’intento di costituire una scala gerarchica. Difatti aveva specificato Paolo che questi ministeri erano dati ”per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo”, in altre parole per l’unico fine del bene comune ed avanzamento dell’Evangelo. Rimaneva poi sempre valido il monito di Gesù: “Voi sapete che i principi delle nazioni li signoreggiano, e che i grandi usano podestà sopra di esse. Ma non è così tra voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore.” (Matteo 20:25-26)

  Ma procediamo con ordine.

  Nell’antico patto stretto con Israele, Dio ordinò una casta sacerdotale per offrire a Dio quei servigi divini che il Levitico descrive nei dettagli. I sacerdoti erano veramente distinti dal popolo e in un certo senso fungevano da tramite fra il popolo e Dio. A loro soltanto, ed in determinate circostanze, era permesso accedere alle zone del tempio chiamate Luogo Santo e Luogo Santissimo (ovvero Santo dei Santi), figura del cielo stesso, della dimora di Dio.

  Il loro compito più importante era offrire i sacrifici richiesti dalla Legge mosaica per l’espiazione dei peccati e perciò erano chiamati sacerdoti.

   Col Nuovo Testamento questa situazione è drasticamente mutata.

   La Legge di Mosè, ci insegna il Nuovo Testamento, prefigurava le realtà spirituali del Nuovo patto in Gesù.

  “Poiché la legge (mosaica), avendo un'ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose...” (Ebrei 10:1)

Grazie all’opera perfetta di redenzione compiuta da Gesù l’accesso alla presenza di Dio è stato dato a tutti coloro che credono in lui.

Avendo dunque, fratelli, libertà d'entrare nel santuario in virtù del sangue di Gesù, per quella via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne.” (Ebrei 10:19-20)

Quando Gesù morì la cortina del tempio ebraico che divideva il Luogo Santo dal Luogo Santissimo si fendé in due, come riportano il Vangelo di Matteo, indirizzato in particolare agli ebrei che potevano ben comprendere il significato d’un tale evento. Con il sacrificio perfetto di Cristo, la riconciliazione con Dio prefigurata dai servizi ebraici era stata compiuta e l’accesso a Dio garantito a chiunque avesse creduto. Più avanti ne parlerò in dettaglio. Non vi era previsione nel Nuovo Patto di servizi divini nel senso veterotestamentario, o di una casta sacerdotale che mediasse fra Dio e l’uomo.

Tutti i veri cristiani sono sacerdoti di Dio, in un senso spirituale, e a nessuno si può riferire questo termine in senso restrittivo e nel significato che era per l’Antico Patto.

Scrive l’apostolo Pietro: “Accostandovi a lui, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per essere un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo.” (1Pietro 2:4-5)

Eppure è in senso esclusivo e attribuendo al termine un significato restrittivo che la Chiesa cattolica intende l’ufficio del "sacerdote".

A capo della chiesa locale, secondo l’insegnamento di Paolo, sta il pastore, o vescovo, termini che designano la stessa figura che soprintende alla comunità, nessuna menzione è fatta di una casta sacerdotale, di preti o dei loro compiti.

Scrive Paolo a Timoteo e poi a Tito:

Certa è questa parola: se uno aspira all’ufficio di vescovo, desidera un’opera buona. Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, assennato, costumato, ospitale, atto ad insegnare,  non dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non amante del danaro che governi bene la propria famiglia e tenga i figlioli in sottomissione e in tutta riverenza (che se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?), che non sia novizio, affinché, divenuto gonfio d’orgoglio, non cada nella condanna del diavolo. Bisogna inoltre che abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, affinché non cada in vituperio e nel laccio del diavolo. Parimenti i diaconi debbono esser dignitosi, non doppi in parole, non proclivi a troppo vino, non avidi di illeciti guadagni; uomini che ritengano il mistero della fede in pura coscienza. E anche questi siano prima provati; poi assumano l’ufficio di diaconi se sono irreprensibili. Parimenti siano le donne dignitose, non maldicenti, sobrie, fedeli in ogni cosa. I diaconi siano mariti di una sola moglie, e governino bene i loro figlioli e le loro famiglie. Perché quelli che hanno ben fatto l’ufficio di diaconi, si acquistano un buon grado e una gran franchezza nella fede che è in Cristo Gesù.”, (1 Timoteo 3:1-11)

Per questa ragione t’ho lasciato in Creta: perché tu dia ordine alle cose che rimangono da fare, e costituisca degli anziani per ogni città, come t’ho ordinato; quando si trovi chi sia irreprensibile, marito d’una sola moglie, aventi figlioli fedeli, che non siano accusati di dissolutezza o insubordinati. Perché il Vescovo bisogna che sia irreprensibile, come economo di Dio...” (Tito 1:5-7)

Badate a voi stessi - dice Paolo ai responsabili (anziani) della Chiesa di Efeso - e a tutto il gregge, in mezzo del quale lo Spirito Santo vi ha costituiti Vescovi, per pascere la Chiesa di Dio...” (Atti degli Apostoli 20:28)

Scrive Pietro: “Io esorto dunque gli anziani che sono fra voi, io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo e che sarò pure partecipe alla gloria che ha da essere manifestata: Pascete il gregge di Dio che è fra voi, non forzatamente, ma volenterosamente secondo Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo; e non signoreggiando quelli che vi sono toccati a sorte, ma essendo gli esempi del gregge.”, (1 Pietro 5:1-3)

Nessuna descrizione dell'ufficio di sacerdote per il nuovo patto, nessuna menzione a riguardo.

Nessuna menzione delle caratteristiche del sacerdote cattolico.

Nessuna menzione del celibato, pietra portante del sacerdozio cattolico. Al contrario, Paolo specifica che il vescovo può essere sposato.

Ma c'è un'altra cosa che è doveroso aggiungere: sebbene la Bibbia non proibisca il celibato, condanna senza riserve la sua imposizione.

1 Timoteo 4:1-3: “Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori, e a dottrine di demoni per via della ipocrisia di uomini che proferiranno menzogna, segnati di un marchio nella loro propria coscienza; i quali vieteranno il matrimonio e ordineranno l'astensione da cibi che Dio ha creati...

Nessun motivo biblico costringe il clero in generale a non prendere moglie. Paolo non era sposato, ma per sua scelta personale. Pietro lo era e sua moglie lo seguiva: Non abbiamo noi il diritto di mangiare e di bere? Non abbiamo noi il diritto di condurre attorno con noi una moglie, sorella in fede, come fanno gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa (Pietro).” (1 Corinzi 9:5)

Il celibato è stato imposto al clero dal Concilio di Elvira (in Spagna) nel 360 d.C.

“Nel III secolo, tanto in Occidente quanto in Oriente, si nota l’affermarsi del celibato del clero e, contemporaneamente, della progressiva determinazione delle norme per la scelta e la formazione dei ministri, che si distinguono sempre più dai semplici fedeli. Dell'obbligo del celibato si parlerà per la prima volta nel concilio provinciale di Elvira (Granata), in Spagna, verso il 360: inizierà così la disciplina caratteristica della Chiesa latina.”, Storia della Chiesa, pag. 90.

Certamente questa pratica non viene dalle Sacre Scritture, non può essere stata trasmessa dagli apostoli, perché tutt’altra era la regola apostolica. L’uso della Chiesa cattolica è frutto d’un estremismo che non trova sostegno nell’autentico insegnamento del Nuovo Testamento.

Nessuna menzione nel Nuovo testamento anche della Confessione Auricolare al prete.

“Tra il sec. VIII e IX si generalizza la pratica della confessione segreta, con penitenza segreta, per tutti i peccati. Tale pratica è iniziata nei monasteri irlandesi. Introdotta nel continente europeo dai monaci missionari, è stata poi generalizzata, mentre la confessione e la penitenza pubbliche, con la riconciliazione pubblica, cadevano in disuso, prima in Occidente e poi in Oriente.”, Storia della Chiesa, nota di pag. 95.

Ci dice la Scrittura della Confessione: “Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo ("riconosciamo", "ammettiamo" non enumeriamo) i nostri peccati, egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato lo facciamo bugiardo e la Verità non è in noi.” (1 Giovanni 1:8-10)

Il silenzio completo della Scrittura sulla Confessione come è intesa nella Chiesa Cattolica non poteva essere più significativo ed eloquente.

Non troviamo nessuna menzione di cerimoniali o formule che la riguardino; non è detto che debba essere fatta al prete, ma è chiaro che è a Dio che bisogna rivolgersi; niente è detto di penitenze.

L’unica affermazione che troviamo nel Nuovo Testamento è il sunto dell’amore di Dio verso la creatura che torna a lui: ravvedimento ed  efficacia dell'opera di Cristo: “il sangue di Gesù suo Figlio ci purifica da ogni peccato.” (1 Giovanni 1:8)

Il ruolo di mediazione fra l’uomo e Dio compiuta dal prete non è nemmeno preso in considerazione nel Nuovo Testamento, dove al contrario ci viene insegnato che Dio può e vuole ascoltare gli uomini e che tutti i credenti hanno in Cristo libero accesso alla presenza Dio.

Mi è stato chiesto una volta: “Ma come si fa a sapere che Dio ci ha perdonato?” E io chiedo allora: come hanno fatto i cristiani per secoli a sapere d’essere stati perdonati da Dio?

Nella chiesa romana il ritualismo ha sostituito l’opera dello Spirito Santo e la penitenza un autentico ravvedimento e sottomissione alla Parola di Dio.

La pratica della confessione auricolare comincia a diffondersi fra l’VIII e il IX secolo.

E’ il Concilio Lateranense nel 1215 d.C. a formalizzare l’obbligo della confessione al prete almeno una volta l’anno - obbligo per molti cattolici oggi caduto nel dimenticatoio.

Vengono di solito addotti dei passi biblici a difesa della confessione auricolare al prete. Ma se questi parlassero della Confessione cattolica, ciò implicherebbe che per secoli la Chiesa non li avesse realmente compresi. Li aveva compresi benissimo, invece, ed è solo un allontanamento dagli ideali che propongono ed una forzatura del testo che permette al clero cattolico di addurli a motivo delle sue innovazioni.

La complessa ritualità della Messa, dei sacramenti e delle cerimonie solenni in genere che vedono i sacerdoti come protagonisti nella prassi della Chiesa Romana non vengono dal Nuovo Testamento. Più avanti parlerò in un capitolo a parte della Messa e del suo significato visto in relazione all'insegnamento apostolico.

Anche la figura del prete è nata da uno sviluppo della Chiesa, da una evoluzione che, però,  ancora assume più i caratteri di una  involuzione, visto l’inconciliabile distacco con l’ideale della Chiesa primitiva.

L’ “evoluzione” che ha portato alla nascita della figura del prete, ha anche creato la gerarchia cattolica come noi la conosciamo. Nella Bibbia infatti non esistono cardinali e neanche vescovi nel senso cattolico del termine. L'abbiamo già detto.

L’importanza del clero nella chiesa cattolica, il divario netto che esiste fra questo e i laici, sfocia in importanti conseguenze che avranno a sua volta delle ripercussioni nella dottrina della chiesa di Roma.

Il Concilio, che riguarda esclusivamente il clero e cui nessun laico può mai opporsi, è stato determinante per la formazione della chiesa romana come noi la conosciamo. Sebbene la Scrittura ci offra l’esempio di qualcosa che è molto simile ad un Concilio, i connotati che questo assume nella Chiesa cattolica non vengono certo dalla Bibbia. Come il Papa, e, forse, con una autorità persino superiore, il Concilio è infallibile; sostanzialmente cioè le sue affermazioni sono alla stessa stregua delle affermazioni della Bibbia, Parola di Dio.

Ancora nel IV secolo la Chiesa, però, sconosce il sistema assolutistico del clero romano.

Il primo Concilio Universale è convocato da Costantino, a Nicea, 325 d.C., per deliberare sulla questione ariana. Il “papa” non vi parteciperà nemmeno in prima persona.

Il seme è stato gettato, però, e negli anni a venire il Concilio si autoattribuirà un potere maggiore e persino inappellabile.

Una volta affermatosi sul popolo, sui laici, era ovvio che il clero mirasse a guadagnare sempre maggiore potere, o, per meglio dire, che persone senza scrupoli potessero utilizzare le alte cariche ecclesiastiche per i propri fini. La Riforma protestante giunse proprio quando la corruzione del clero cattolico, indisturbato, era al suo più sfacciato culmine.

Oggi viviamo chiaramente in un periodo dove questo processo è addirittura invertito - alcuni conservatori della chiesa cattolica non vedono difatti di buon occhio le recenti aperture. Ma di questo ne parleremo più avanti.

Con questa solida struttura gerarchica ormai ben definita, il clero romano finisce per porsi fra l’uomo e Dio. La Chiesa cattolica diventa il tramite per arrivare a Dio; gli sforzi hanno senso solo se compiuti attraverso lei. Il concetto del Nuovo Testamento è completamente stravolto, con un danno alla spiritualità del cattolico medio a tutt’oggi evidente.

La Chiesa diviene sinonimo della gerarchia clericale e i fedeli sono come tagliati fuori dall’accesso diretto a Dio.

La Chiesa Cattolica Romana, istituzione organizzata in una struttura gerarchica che ricorda più un corpo militare che il corpo di Cristo, anziché fungere da ponte, finisce per porsi fra Dio e l’uomo. La Parola di Dio non può essere esaminata liberamente dai cristiani, è la Chiesa che la insegna in maniera infallibile, ed a questo magistero nessuno può opporsi. La gerarchia cattolica finisce per identificarsi con la Chiesa, non a rappresentarla soltanto.

Se il Papa ed i Concili sono infallibili, a completare il quadro viene a sommarsi il cosiddetto Magistero della Chiesa, anch’esso infallibile.

A questa tirannia dottrinale, la Riforma e il movimento protestante opposero la teoria del libero esame. Che vuol dire?

Il Magistero infallibile della Chiesa romana implica che corrisponda a Verità infallibile solo quello che è ratificato dalla Chiesa Cattolica e per logica conseguente che tutto ciò che non è conforme ad esso è eresia. Per quanto insegna, la Chiesa Cattolica chiede ai suoi fedeli fede come come parola di Dio, in quanto, per l’autorità che Dio ha dato alla Chiesa Romana, essa sostiene di non poter errare in materia dottrinale.

Alla domanda “Che cosa bisogna credere?”, risponde così Giuseppe De Rosa nel suo “Fede Cristiana Tecnica e secolarizzazione”, pag.41: “devono essere credute con fede divina e cattolica (= l’assenso di fede che meritano Dio come infallibile e la Chiesa come depositaria, custode ed annunciatrice della sua Parola) tutte quelle cose che sono contenute nella Parola di Dio scritta o tramandata  e che la Chiesa propone alla fede dei cristiani come divinamente rivelate sia con una definizione solenne sia nel magistero ordinario ed universale. Cioè, i cristiani devono dare l'assenso di fede alle verità contenute nella Sacra Scrittura e nella Tradizione, che sono proposte dalla Chiesa come rivelate da Dio non soltanto nelle solenni definizioni dogmatiche, pronunciate dai Concili ecumenici o dal papa parlante ex cathedra, ma anche nel magistero ordinario ed universale, cioè quando il papa ed i vescovi moralmente unanimi, pur non uniti in Concilio ma sparsi per il mondo, insegnano una verità rivelata da Dio.”    

Da qui consegue l’assoluto disinteresse in materia spirituale del cattolico medio. Se la Bibbia non può interpretarsi, se l’ultima parola spetta ai preti, perché leggerla, può concludere cinicamente il cattolico medio? Basta ascoltare quello che dice il catechismo – ma in verità oggi non esiste nemmeno questa pressante preoccupazione.

L’errore di questa concezione, è chiaro, e risiede ancora nell’idea troppo restrittiva di ciò che è veramente la Chiesa e l'ingiustificata esaltazione del ruolo del clero.

Tutti coloro che fanno parte della Chiesa hanno ricevuto lo Spirito Santo. E da questo sono guidati nella comprensione della verità. Lo Spirito Santo non è una prerogativa di pochi, ma di tutti coloro che hanno veramente creduto: “In lui (in Cristo) voi pure, dopo avere udito la parola della verità, l'evangelo della vostra salvezza, in lui avendo creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso.” (Efesini 1:13). Ancora lo stesso apostolo Paolo spiega ai romani: “...tutti quelli che sono condotti dallo Spirito di Dio, sono figliuoli di Dio.” (Romani 8:14)  

Dio non ci ha lasciati soli. Quando Gesù promise lo Spirito Santo, ci spiegò perché egli doveva abitare in noi.

... io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore, perché stia con voi in perpetuo, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi.

... Queste cose v’ho detto, stando ancora con voi;  ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quello che v’ho detto

... quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati meco fin dal principio.

... Pure, io vi dico la verità, egli v’è utile ch’io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vo, io ve lo manderò."

Da questi brani è chiaro come nessun uomo sia il Vicario (sostituto terreno di Gesù), bensì lo Spirito Santo!

(Consiglio un'attenta lettura del vangelo di Giovanni, capitoli 14, 15 e 16, da dove tratto le citazioni su riportate)

Tutti i cristiani hanno non solo il diritto ma anche e forse soprattutto il dovere di accedere ai dati della Rivelazione. Se lasciano che Dio li guidi, se sono pronti a sottomettersi a Lui, Dio è fedele, li illuminerà, tramite il suo Spirito.

Il problema di fondo che la creazione della complessa struttura Chiesa Cattolica voleva risolvere è l’unità della Chiesa. Ma l’unità voluta da Cristo è spirituale, nella Verità e non un vuoto uniformarsi a parole a regole imposte dall’esterno. Certo la Chiesa Romana è veramente unita: un unico credo, un unico capo, gli stessi riti e gli stessi usi in tutto il mondo, la stessa dottrina imposta da Roma. Ma è un’unità fittizia, apparente, che risulta in un inaridimento del fedele medio, più spettatore che partecipe alla vita della Chiesa, identificata con il clero e distinta dai credenti in genere. Unità fittizia, ho detto, perché in pratica non ho mai conosciuto due cattolici che la pensassero esattamente alla stessa maniera (ma è umano che sia così) o che avessero cura di uniformarsi al magistero cattolico. Non ho conosciuto nessuno che mi ha detto: ci credo perché la Chiesa Cattolica lo insegna ed io obbedisco alla sua autorità. Molti invece propongono un quasi rassegnato: mi hanno insegnato così.

L’unità esistente fra le comunità dei primi secoli e quelle evangeliche di oggi sia nel credo che nello Spirito, è quindi più concreta e vera dell’unità voluta dalla Chiesa cattolica, sebbene non corrisponda ad una piatta o artificiale uniformità.

Nella Chiesa originaria, è chiaro leggendo le epistole di Paolo, esistevano diverse comunità locali, ognuna indipendente dall’altra. E' impensabile che fra queste esistesse l’uniformità in tutte le dottrine credute – non parlo certamente dei fondamenti della fede dell’Evangelo. Ma nessuna si imponeva sull'altra, arrogandosi una supremazia di qualsivoglia genere.

Lo stesso accade oggi nei movimenti evangelici e protestanti in genere.

Le chiese valdesi, metodiste, pentecostali, battiste, e così via, sono tutte l’espressione della libertà dell’individuo nell'indagine della Parola di Dio ... Nessuna di queste denominazioni osa arrogarsi la perfezione, ma vive con convinzione il suo credo nel rispetto di chi ha delle differenze di vedute su dettagli minori. Fra tutte le confessioni evangeliche, comunque, va evidenziato, vi è consenso sui dettami principali della fede.

Per noi la Bibbia è l’unica fonte per le dottrine cristiane, Gesù l’unico Salvatore ed è stupefacente come la libertà del credente, nell'autentica guida dello Spirito Santo, operi in queste diverse chiese in maniera diversa ma con i medesimi risultati.

La Bibbia non è un libro difficile. E’ piuttosto un libro pericoloso, scomodo, perché annuncia la Verità senza mezzi termini. E la Verità non è sempre piacevole. Specie quando questa cozza contro gli interessi degli uomini, ancora oggi più naturalmente interessati alla ricerca del prestigio e del potere piuttosto che della vita al servizio della semplicità dell'Evangelo di Cristo.

 

 

E’ stato il Concilio di Trento a stabilire con suo decreto infallibile che la Messa cattolica è un sacrificio, ribadendo il dogma della transustanziazione, secondo il quale l’ostia e il vino “offerti” dal prete sull'altare si tramutano realmente in corpo e sangue di Cristo e viene rinnovato in questo modo il suo sacrificio.

La celebrazione di questo rito è molto  fastosa, segue un rituale ben definito, elaborato durante i secoli, e può essere officiata solo dal clero - sebbene sembra che di recente vi siano state delle aperture in questo senso.

Leggiamo comunque cosa ci dice la Bibbia della Cena del Signore, della sua istituzione e della sua celebrazione nella Chiesa primitiva.

E quando l’ora fu venuta, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Ed egli disse loro: Ho grandemente desiderato di mangiar questa pasqua con voi, prima ch’io soffra; poiché io vi dico che non la mangerò più finché sia compiuta nel regno di Dio. E avendo preso un calice, rese grazie e disse: Prendete questo e distribuitelo fra voi; perché io vi dico che oramai non berrò più del frutto della vigna, finché sia venuto il regno di Dio. Poi, avendo preso del pane, rese grazie e lo ruppe e lo diede loro, dicendo: Questo è il mio corpo il quale è dato per voi: fate questo in memoria di me. Parimente ancora, dopo aver cenato, dette loro il calice dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, il quale è sparso per voi.” (Luca 22:14-20)

Scrive l’apostolo Paolo ai Corinzi, 11:23-26: “Poiché ho ricevuto dal Signore quello che anche v’ho trasmesso; cioè, che il Signor Gesù, nella notte che fu tradito, prese del pane; e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. Parimente, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. Poiché ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finch’egli venga.

Sebbene la chiesa romana non porga il calice ai fedeli, in nessun modo può parteciparsi alla Santa Cena in maniera vera senza avere parte anche al calice. La Bibbia non ci tramanda formule particolari, né obbliga la celebrazione un certo numero di volte al giorno o la settimana.

Ma l'aspetto della Messa cattolica su cui mi voglio particolarmente soffermare è il fatto che questa sia una vera e propria ripetizione del sacrificio di Cristo. E questo, lo dico subito, non trova nessuno spunto dai brani biblici che ho appena citato, dove è presente l'ordine del Signore "fate questo in memoria di me" ed è spiegato che la Cena del Signore è ripetuta dai credenti per annunciare la morte del Signore e ciò fino al suo ritorno. E' seguendo la semplicità del dettato biblico che gli evangelici celebrano il ricordo di quell'ultima cena di Gesù con gli apostoli, partecipando tutti sia al calice che al pane.

Nell'antico patto Dio aveva ordinato a Mosè dei sacrifici, da offrirsi periodicamente e con dei riti ben precisi. Questi, però, in se stessi non avevano alcuna reale efficacia ed erano soltanto un “tipo”, una “figura” del sacrificio che un giorno sarebbe stato compiuto da Gesù, l’ “ombra” delle cose che si sarebbero compiute in Cristo, per utilizzare la terminologia biblica.

L’epistola agli Ebrei, proprio perché rivolta a degli ebrei convertiti al cristianesimo, stabilisce la relazione fra il sacrificio di Gesù e i sacrifici previsti dall'Antico Patto.

"Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione,  e non mediante il sangue di becchi e di vitelli (il cui sacrificio era previsto dalla Legge mosaica), ma mediante il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna. Perché, se il sangue di becchi e di tori e la cenere d’una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità della carne, quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente? Ed è per questa ragione che egli è mediatore d’un nuovo patto, affinché, avvenuta la sua morte per la redenzione delle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa. [...] Era dunque necessario che le cose raffiguranti quelle nei cieli fossero purificate con questi mezzi, ma le cose celesti stesse dovevano esserlo con sacrifici più eccellenti di questi. Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi;  e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo; perché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de’ secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio. E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l’aspettano per la loro salvezza. Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrifici, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, rendere perfetti quelli che s’accostano a Dio. Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrifici è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati;  perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. Perciò, entrando nel mondo, egli (Gesù) dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo;  non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà. Dopo aver detto prima: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici, né offerte, né olocausti, né sacrifici per il peccato (i quali sono offerti secondo la Legge), egli dice poi: Ecco, io vengo per fare la tua volontà. Egli toglie via il primo per stabilire il secondo. In virtù di questa "volontà" noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati, questi (Gesù), dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici siano ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati. E anche lo Spirito Santo ce ne rende testimonianza. Infatti, dopo aver detto: Questo è il patto che farò con loro dopo quei giorni, dice il Signore: Io metterò le mie leggi ne’ loro cuori; e le scriverò nelle loro menti, egli aggiunge: E non mi ricorderò più de’ loro peccati e delle loro iniquità.

Ora, dov’è remissione di queste cose, non c’è più luogo a offerta per il peccato.

(dall'epistola agli Ebrei, capitoli 9 e 10. Consiglio vivamente, però, l'intera lettura di questa epistola)

Il sacerdozio dell’Antico Testamento era solo un’immagine del sacerdozio di Cristo. Il Tempio era un’immagine del Cielo. Le offerte e i sacrifici previsti dalla Legge mosaica miravano al perfetto sacrificio di Cristo sulla croce. L’Antico Patto annunciava il Nuovo. Il Nuovo completava ogni cosa e Gesù poté così dire sulla croce: “E’ finita!”

Ciò che era tipologico e visibile nell’antico patto, transitorio, diviene ora nel nuovo vero e spirituale, definitivo.

La Chiesa cattolica sembra aver perso di vista questo fatto e dietro la bellezza della sua complessa ritualità sia tornata indietro al vecchio anziché gioire nella completezza del nuovo.

Più che partecipare alla Cena del Signore i cattolici, infatti, sembrano esserne spettatori soltanto. E bisogna ricordare a riguardo che fino a non molti anni fa la messa veniva officiata in latino soltanto. E' come se alla stessa stregua dell' Antico Testamento i cattolici non possano entrare alla presenza di Dio e deleghino il sacerdote per farlo al posto loro.

Questo tradisce la sostanza del nuovo patto.

Con la morte di Gesù sulla croce col suo sacrificio gradito a Dio, egli ha riconciliato a sé l’umanità, sicché chiunque ha creduto possa avere libero accesso al Luogo Santissimo, al Cielo stesso, la presenza di Dio. Se noi non siamo degni, Gesù ci ha reso degni per la sua opera di redenzione.

Avendo dunque, fratelli, libertà d'entrare nel santuario (nel cielo stesso) in virtù del sangue di Gesù, per quella via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne...” (Ebrei 10:19)

La cosiddetta cortina del tempio di Gerusalemme separava il luogo santo dal luogo santissimo. Con l'evidente significato spiegato dall'epistola agli Ebrei, ecco cosa descrive l'evangelista Matteo. "E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono ... " (Matteo 27:50-51). Il luogo santissimo, come abbiamo letto, era figura del cielo stesso, della vera dimora di Dio; in Cristo, grazie al suo perfetto sacrificio gradito a Dio, l'inimicizia fra l'uomo e Dio ha fine e chi crede in Gesù,  proprio in virtù della sua perfetta ed unica opera di redenzione, può avere accesso alla presenza di Dio stesso. Non vi è bisogno di alcun intermediario, di nessuno che offre al posto nostro sacrifici per i nostri peccati, noi stessi possiamo avere accesso al cielo, da dove ... offriamo del continuo a Dio un sacrificio  di lode: cioè, il frutto delle labbra confessanti il suo nome.” (Ebrei 13:15)

Il sacrificio di Gesù perfetto, proprio in quanto tale, non ha alcun bisogno di essere ripetuto. La messa cattolica, il sacrificio, non ha alcun senso nel nuovo patto. La devastante semplicità della Parola di Dio e le meravigliose realtà spirituali alle quali ci invita a partecipare, non li troviamo nella fastosa ritualità dell'inutile ripetizione di un sacrificio irripetibile che è la messa cattolica.

Proprio perché nel nuovo patto non sono previsti alcuni sacrifici, il Nuovo Testamento non parla di un sacerdozio, se non riferendosi a tutti i credenti i quali offrono i sacrifici spirituali della propria lode.

"Accostandovi a lui (a Cristo), pietra vivente, rifiutata dagli uomini, ma davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo." (1 Pietro 2:4-5)
 

 

 

 La salvezza per Grazia mediante la Fede

Il concilio di Trento prese una storica decisione, quando contro le idee dei protestanti, affermò in maniera definitiva che per la Chiesa cattolica non bastava la fede soltanto per essere giustificati davanti a Dio, ma occorrevano anche le opere.

Il risultato della cultura cattolica in questo senso, ha portato persino ad una totale distorsione del significato autentico del cristianesimo e della stessa persona di Cristo. La filosofia di base del cattolico medio ha finito per bandire il Cristo dalla sua vita e trascurare la sua opera salvifica. “L'importante è comportarsi da brava persona, non fare male a nessuno, fare il bene quando si può, ecc...”, sono le frasi che ci sentiamo ribattere quando parliamo di salvezza dell’anima, di peccato e di condanna per gli impenitenti.

Questa filosofia spiccia non è la logica del cristianesimo, neppure del cattolicesimo, grazie a Dio - quantunque il clero cattolico non  si sforzi poi tanto per correggere gli strafalcioni in materia spirituale dei suoi fedeli. Forse per loro è più importante che i fedeli siano fedeli a loro, qualunque cosa credano o pensino, vivano o sentano?

La Bibbia ci dice che “La ricompensa del peccato è la morte ...” (Romani 6:23). Ci dice anche che tutti gli uomini hanno peccato “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23) e che “Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi.(1 Giovanni 1:8)

Solo dopo aver compreso il nostro stato di peccatori, possiamo comprendere che abbiamo bisogno di una salvezza dal peccato. Dio stesso ha provveduto una via per la redenzione dell’uomo. Nel suo Figlio Gesù Cristo egli provvede il perfetto riscatto da pagare per liberare dalla prigionia del peccato coloro che riporranno la loro fede in Lui.

Gesù è la perfetta Rivelazione di Dio, un esempio da seguire, un maestro, ma è soprattutto il nostro Salvatore!

Scrive l'apostolo Paolo: “In lui abbiamo noi abbiamo la redenzione” (Efesini 1:7)

Il cristianesimo non getta le basi per una nuova religione che dica ciò che bisogna fare per giungere al Paradiso, per scampare alla condanna che l'uomo immagina debba esistere per i malvagi al termine di questa esistenza terrena. Il cristianesimo diffonde la buona notizia, tecnicamente definita come l’Evangelo, che Dio ha dato agli uomini un modo per salvarsi dal peccato e dalle sue inevitabili conseguenze e che questa salvezza è in Gesù, Figlio di Dio.

Iddio ha tanto amato il mondo che egli ha dato il suo unigenito figliuolo affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)

Dio stesso tramite la sua Parola ci dice che credendo in lui, in Gesù, il Figlio di Dio inviato dal Padre per pagare per i nostri peccati sulla croce abbiamo vita eterna. Ma questa semplice verità abita male nella mente dell’uomo che ancora una volta non vuole comprendere le vie di Dio, e preferisce fare di testa propria: “se c’è una salvezza io riuscirò a guadagnarmela.”, è l’atteggiamento naturale dell’uomo.

La Chiesa Cattolica asseconda questo bisogno di sentirsi “remunerato” dell’uomo, partecipe, anzi protagonista della sua vita, anche futura.

I primi cristiani credevano, però, che la salvezza fosse per fede soltanto, come ci confermano le parole del Nuovo Testamento in diversi punti.

La Chiesa Cattolica, stabilitasi come sistema gerarchico assoluto, ritenne utile per consolidare il suo potere sul popolo e la dipendenza dei laici dalla sua opera mediatrice di stabilire che la fede soltanto non bastasse. La fede quindi passava per la Chiesa. Bisognava partecipare, ad esempio, ai sacramenti – che solo la Chiesa ha il potere di impartire. In altri tempi, si potevano persino comprare delle indulgenze. Ancora oggi, abusando della credulità popolare e del radicato culto dei morti della nostra tradizione, è diffuso l’uso delle messe offerte a suffragio per i defunti, per abbreviarne il soggiorno in Purgatorio ed ingrossare la borsa della Chiesa. In generale, una serie di obblighi lega il cattolico all'istituzione gerarchica, stabilendo la sua totale dipendenza da essa per la salvezza.

Ma questo non è il semplice evangelo della Bibbia: è una religione fatta a misura d’uomo. Dov’è l'amore di Dio di cui abbiamo letto nella Sacra Scrittura? E’ stato sostituito da dei miseri sforzi umani.

La salvezza ci insegna lo Spirito Santo, è un dono di Dio:

... perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 6:23)

L’unica maniera per accedere a questo meraviglioso dono, la maniera voluta e rivelata da Dio è la fede, anzi per essere ancora più esatti la grazia mediante la fede:

... tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, e sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.” (Romani 3:24)

Vediamo in che termini stabilisce la questione la Parola di Dio.

L’intera epistola di Paolo ai Galati è stata scritta dall’apostolo perché quella comunità si era convertita a Cristo attraverso l’ascolto dell’autentico Evangelo della Grazia in Gesù Cristo, ma adesso, stava per ricadere nel formalismo giudaico  attribuendo troppa importanza dell’osservanza dei precetti stabiliti dalla Legge mosaica per la salvezza.

Paolo non usa mezze parole. “Avendo pur nondimeno che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù affin d’essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge, poiché per le opere della legge nessuna carne  (nessun uomo) sarà giustificata.” (Galati 2:16)

Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottiene per mezzo della legge (delle sue opere), Cristo dunque è morto inutilmente” (Galati 2:21)

Certamente se Cristo è morto, è morto per i nostri peccati e se siamo salvati per via delle nostre opere, perché è morto Cristo?

Nessuno sarà considerato giusto davanti a Dio, sarà salvato, per le sue opere: è l’insegnamento della Parola di Dio.

Perché siete tutti figlioli di Dio, per mezzo della fede in Cristo Gesù” (Galati 3:26)

Con dei termini più tecnici dice l’apostolo: “in Cristo Gesù, né la circoncisione né l'incirconcisione hanno valore alcuno; quel che vale è la fede operante per mezzo dell'amore.” (Galati 5:6)

Oggi diremmo, che poco contano i precetti e le regole se non c’è stato un cambiamento nello spirito, se non c’è una fede autentica in Dio, uno zelo ad obbedire alla Verità che passa per fal Fede e che diviene buone opere per l'amore che Dio mette nei nostri cuori: le opere quindi non salvano, ma sono evidenza della salvezza.

Osservare la Legge, l’idea dell’operare per ottenere la propria salvezza, al tempo degli apostoli fatto da alcuni secondo le regole dell’Antico testamento, oggi fatto secondo le nuove regole del cattolicesimo o quelle di altri movimenti religiosi, cozzano contro la libertà ottenuta con il sacrificio di Cristo, mediante la Grazia salvifica di Dio, che ci ha liberato anche dal peso di osservare regole senza fine.

Ispirato dallo Spirito Santo, spiegò in questi termini la questione l'apostolo Pietro: “Ma alcuni della setta de’ Farisei che avevano creduto, si levarono dicendo: Bisogna circoncidere i Gentili, e comandare loro d’osservare la legge di Mosè. Allora gli apostoli e gli anziani si radunarono per esaminare la questione. Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiamo potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro." (Atti 15:5-11)

Nessuno può costringere alcun uomo Bibbia alla mano a fare questo o fare quello, qualsiasi cosa sia, per ottenere la salvezza, perché l’unica cosa che ci è richiesta è la fede.

Gesù disse: “Adoperatevi per il cibo che non perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, il quale il figliolo dell'uomo vi darà; poiché su di lui il Padre, cioè Dio, ha apposto il proprio sigillo. Essi dunque gli dissero: Che dobbiamo fare per operare le opere di Dio? Gesù rispose e disse loro: Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato.” (Giovanni 6:27-29)

Gesù non si sofferma coi discepoli ad impartire le regole della nuova religione, non da dei nuovi precetti da osservare alle folle.

Chi crede nel Figlio ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio dimora sopra di lui.” (Giovanni 3:36)

In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.”, (Giovanni 5:24)

Tante affermazioni circa l'importanza della fede in Giovanni per il motivo che ci spiega lo stesso autore del vangelo: “... queste cose sono scritte, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figliolo di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.” (Giovanni 20:31)

Credendo in Gesù abbiamo vita eterna.

Poco spazio per i miseri tentativi dell'uomo all'interno del piano di salvezza di Dio, unico Salvatore. L’incredulità è il più grande peccato verso Dio. Dio stesso non può nulla - nel suo rispetto per la libertà dell’uomo - dove vi è incredulità. Gesù stesso, ad esempio, ci narra la Scrittura non poté operare a causa dell’incredulità degli uomini: “... e non fece qui – in Capernaum - molte opere potenti  a causa della loro incredulità.” (Matteo 13:58)

Prima di operare un qualche miracolo Gesù richiedeva una cosa soltanto: la fede. Era la fede che permetteva a Gesù di operare la guarigione, non qualche merito particolare del guarito che lo rendeva degno di essere salvato. Anche oggi per operare una guarigione spirituale nella nostra vita egli non chiede altro che la nostra fede.

L’affermazione che segue, fatta da Paolo nella sua epistola agli Efesini è autoconclusiva, in quanto non rimprovera nulla alla comunità destinataria della sua epistola, ribadisce soltanto un credo ormai consolidato e definito: “... è per grazia che siete salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non in virtù d'opere, affinché nessuno si glori.” (Efesini 2:8-9)

Altrove l’apostolo mette in chiaro, contro le aspirazioni dei giudei del tempo, che Dio non vuole salvare alcuno per mezzo delle opere, anche se queste sono una scrupolosa osservanza della Legge mosaica, bensì per la grazia e ciò mediante la fede. Scrive infatti Paolo alla Chiesa di Roma: "Ora, però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata una giustizia di Dio, attestata dalla legge e dai profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti; poiché non v’è distinzione; difatti, tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù, il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; per dimostrare, dico, la sua giustizia nel tempo presente; ond’Egli sia giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù. Dov’è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede; poiché noi riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede, senza le opere della legge." (Romani 3:20-28)

L’argomentazione dell’apostolo è sostenuta in maniera talmente semplice, che basta soltanto leggere senza preconcetti perché la Rivelazione di Dio si schiuda davanti ai nostri occhi!

L’orgoglio dell’uomo deve arrendersi davanti a Dio, perché quest'ultimo possa operare.

 

  Il ruolo delle opere nella vita del cristiano salvato per grazia.

Ma se basta la fede per essere salvati, quale è il ruolo delle opere nella vita cristiana, se ne hanno alcuno?

Intanto chiariamo che non si può essere salvati per fede ed opere insieme, perché l’una cosa esclude l’altra: l’operare per la salvezza esclude l’essere salvati per grazia e l'essere stati salvati per fede esclude il bisogno di operare per essere salvati - ma, attenzione, non esclude operare il bene, anzi lo impone.

Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti grazia non è più grazia.” (Romani 11:6). Perché “a chi opera, il salario non è messo in conto di grazia ma di debito; mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli è messa in conto di giustizia.” (Romani 4:4-5). I salvati  non possono vantarsi di alcunché davanti a Dio, ma solo  ringraziarlo ed adorarlo per il suo grande amore.

Ma le opere sono consequenziali in chi ha veramente creduto, inevitabili quasi, perché prodotte sotto l’impulso dello Spirito Santo che ora guida l’esistenza del cristiano.

... è per grazia che siete salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non in virtù d'opere, affinché nessuno si glori; perché noi siamo fattura di lui, essendo stati creati in Cristo Gesù per le buone opere, le quali Iddio ha innanzi preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:8-10)

Chi ha veramente gustato l’amore di Dio, chi ha veramente creduto, opera secondo la sua fede e le sue opere, in osservanza dei comandamenti di Dio, non possono che essere buone. Le opere che i cristiani compiono sono la prova che hanno creduto realmente ed hanno in loro la vita che viene da Dio.

E da questo sappiamo che l'abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice io l'ho conosciuto e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, l’amor di Dio è in lui veramente compiuto.”, (1 Giovanni 2:3-5)

Se abbiamo già gustato l’amore di Dio, siamo già stati salvati dalla sua grazia. Operare secondo il suo volere è inevitabile - se abbiamo creduto veramente, se possediamo quella fede che permette alla grazia di Dio di avere operato e di operare in noi.

Lo stesso apostolo Giovanni dirà: “Figlioletti, non amiamo a parole e con la lingua, ma a fatti e in verità.” (1 Giovanni 3:18)

Paolo mette in guardia i cristiani di Roma - dopo aver spiegato loro la salvezza per fede - perché la libertà donataci da Cristo non sia motivo per fare ciò che non è lecito, piuttosto per servire la giustizia di Dio.

... essendo stati liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.” (Romani 6:18-19)

Le opere compiute dal cristiano secondo la Legge di Dio, dimostrano che l’amore di Dio dimora in lui, che lui è già un figliolo di Dio. Non sono opere meritorie che acquistano la salvezza, ma dimostrano che si è veramente creduto e si è stati veramente salvati.

Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi.” (Giacomo 1:22)

L’apostolo Giacomo è spesso frainteso. Alcuni vogliono vedere nei suoi scritti la giustificazione per sostenere che la salvezza si ottenga per opere, o anche per opere. Leggendo la sua epistola con vero desiderio di comprendere e con in mente l’interezza dei dati della Rivelazione di Dio nel Nuovo Testamento, sarà chiaro che è vero il contrario. Egli infatti scrive:

Che giova, fratelli miei, se uno dice d’aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella sono nudi e mancanti del cibo quotidiano, e un di voi dice loro: Andatevene in pace, scaldatevi e satollatevi; ma non date loro le cose necessarie al corpo, che giova? Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta. Anzi uno piuttosto dirà: Tu hai la fede, ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. Tu credi che v’è un sol Dio, e fai bene; anche i demoni lo credono e tremano. Ma vuoi tu, o uomo vano, conoscere che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu egli giustificato per le opere quando offrì il suo figliuolo Isacco sull’altare? Tu vedi che la fede operava insieme con le opere di lui, e che per le opere la sua fede fu resa compiuta; e così fu adempiuta la Scrittura che dice: E Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia; e fu chiamato amico di Dio. Voi vedete che l’uomo è giustificato per opere, e non per fede soltanto. Parimenti, Raab, la meretrice, non fu anch’ella giustificata per le opere quando accolse i messi e li mandò via per un altro cammino? Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.” (Giacomo 2:14-26)

La fede è vista dall’esterno, è la “fede” che si rivela essere vera, evidente, per mezzo delle opere che produce. E’ la fede ad essere morta senza opere, non le opere ad essere vane perché compiute senza fede; è la fede ad essere mostrata al terzo per mezzo delle opere; è la fede ad essere compiuta per mezzo delle opere. E’ la salvezza per fede ad essere protagonista del discorso di Giacomo. Il suo monito è d'accertarsi che questa fede sia vera, salvifica, in quanto visibilmente evidente nelle opere che ci spinge a compiere: "mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede" è il senso del suo discorso. La fede vera, quindi, stiamo attenti a non illuderci, è il monito dell’apostolo e della Parola di Dio, non è un “credo in Dio” soltanto, ma una fede viva, vera, che non può non agire, non concretizzarsi in una condotta coerente con l'insegnamento della Parola di Dio. Quella fede emotiva, momentanea, fatta solo di parole, il vuoto temporaneo affermare "credo in Dio" o il diffusissimo credere in "qualcosa" non potrà salvare alcuno, per il semplice fatto che non è una vera fede. E' di questo credere a parole soltanto che scrive l'apostolo: “può la fede - questa fede che lui dice di avere - salvarlo?

La vera fede non può non palesarsi. "Gesù gli rispose: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l'amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato." (Giovanni 14:23-24)
 

Ho parlato fin qui di grazia, di fede e di credere. "Fede in cosa? E credere cosa?" - potrebbe chiedere il lettore. Rispondo con un passo della Bibbia: "perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati. Difatti la Scrittura dice: "Chiunque crede in lui, non sarà deluso". (Romani 10:9-11).

Per il resto invito alla lettura del Nuovo Testamento chiunque voglia veramente comprendere il messaggio della salvezza annunciato dagli apostoli e dalla Chiesa al mondo.
 

  La certezza della salvezza - il Battesimo - il Purgatorio

 Il Concilio di Trento lanciò un anatema contro tutti gli “arroganti” che asserivano di possedere la certezza della loro salvezza.

La Parola di Dio lancia, però, un monito contro tutti coloro che sono tanto presuntuosi da credere di potere ottenere la salvezza mediante le proprie opere, da una parte, e, dall’altra, consola i cuori di coloro che hanno creduto accertandoli sul loro destino futuro.

   Scrive l'apostolo Giovanni: “Io vi ho scritto queste cose affinché sappiate di avere la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio.” (1 Giovanni 5:13)

  Come i patriarchi e coloro che ci hanno preceduto nella fede non possiamo dubitare della certezza delle promesse di Dio (Ebrei 11).

La certezza della fede deriva dall’oggetto della nostra fede, che è Dio; dalla natura della fede che ci fa credere nelle promesse di Dio; dalla fedeltà di Dio che ci ha resi Suoi figli in Cristo.

Come Paolo ogni cristiano che ha veramente creduto e sperato in Dio per la sua salvezza può e deve dire: “io so in chi ho creduto(2 Timoteo 1:12)

Per ogni cristiano può e deve essere concreta la certezza di Paolo: “...per me il vivere è Cristo, e il morire guadagno.” (Filippesi 1:21). Se non è così è bene rivedere il proprio stato spirituale.

  Ludovico Geymonat spiega così la forza dei primi (veri) cristiani: “Qui sta la radice dell'umiltà cristiana, e, nel contempo, della sicurezza che il credente sente dentro di sé: la forza che lo porterà alla salvezza  non è qualcosa di fragile e umano, ma la forza di dio stesso.”, Storia del Pensiero Filosofico e Scientifico, Vol. I, pag.441.

Questa è la certezza dei veri credenti che Dio e nessun altro stesso compirà in loro l’opera di salvezza.

La Chiesa Cattolica, prevede, però, oltre alle opere meritorie i cosiddetti sacramenti, che solo la Chiesa Romana può conferire e che, essendo essenziali per ricevere la grazia di Dio, vincolano la salvezza alla sottomissione al clero cattolico.

Nella Chiesa Romana il battesimo è il primo ed il più importante dei sacramenti, essenziale per la salvezza ed è praticato anche ai bambini per evitare che questi muoiano in peccato mortale.

Un tempo veniva detto che i bambini morti senza battesimo finivano in un luogo chiamato Limbo, neppure nominato nella Sacra Scrittura. Nel più recente catechismo cattolico questo insegnamento è comunque scomparso, e, come abbiamo sempre asserito noi evangelici, per quanto riguarda i bambini non battezzati, essi vengono rimessi alla grazia di Dio.

Il battesimo amministrato agli infanti non ha alcuno spazio nelle dottrine bibliche. Alcuni lo giustificano mettendolo in relazione alla circoncisione dell’Antico Testamento praticata sui neonati ebrei. Ma la circoncisione era stato ordinata da Dio all’ottavo giorno dopo la nascita e, comunque, non aveva in sé alcun “potere magico” di cancellare i peccati, era soltanto un segno.

Il battesimo precede il cristianesimo, è più antico di lui. Giovanni il battista battezza prima ancora che Gesù cominciasse il suo ministero. Negli Atti è narrata la storia di due persone ribattezzate nel battesimo cristiano sebbene avessero ricevuto già il battesimo di Giovanni. Il battesimo era in uso presso gli ebrei e veniva impartito a quegli individui che volevano entrare a far parte della religione ebraica pur non essendo per nascita giudei.

Il cristianesimo non “inventa” il battesimo, lo adotta.

Come impariamo dal Nuovo Testamento il battesimo è per coloro che hanno creduto, i quali, appunto avendo creduto, sono già stati salvati, i loro peccati sono già stati rimessi da Dio in Cristo, e sigillano la loro fede col battesimo dando testimonianza al mondo della meravigliosa opera che Dio ha fatto nella loro vita ed entrando a tutti gli effetti a far parte della Chiesa, corpo di Cristo, spiritualmente e visibilmente.

Il battesimo, secondo il comando del Signore, va amministrato soltanto a delle persone adulte e coscienti.

I brani biblici che ce lo attestano sono molti.

Marco 16:16 : “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato...”. E ancora, Atti 2:41, 8:12, 16:30-33, 18:8.

Il battesimo non purifica dai peccati, semmai è, come dicevo, una figura della purificazione operata nel credente dallo Spirito Santo.

Nella epistola ai Romani, Paolo spiega il simbolismo del battesimo cristiano: “Che diremo dunque? Rimarremo noi nel peccato onde la grazia abbondi? Così non sia. Noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in esso? O ignorate voi che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Noi siamo dunque stati con lui seppelliti mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. Perché, se siamo divenuti una stessa cosa con lui per una morte somigliante alla sua, lo saremo anche per una risurrezione simile alla sua, sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, affinché il corpo del peccato fosse annullato, onde noi non serviamo più al peccato;  poiché colui che è morto, è affrancato dal peccato. Ora, se siamo morti con Cristo, noi crediamo che altresì vivremo con lui, sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non lo signoreggia più. Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio.” (Romani 6: 1-11)

Vale la pena evidenziare che sebbene sia ormai uso consolidato della Chiesa Cattolica battezzare per aspersione, il battesimo è un rito di immersione. "Immergere" è la traduzione letterale del termine utilizzato nell’originale greco del Nuovo Testamento, dal quale deriva la nostra traduzione “battesimo”.

Nelle Chiese non cattoliche, in ossequio alla volontà di Dio e per non svuotare il comandamento del Signore del suo significato simbolico, si battezza (immerge) per immersione.

In questa maniera fu battezzato Gesù, così battezzavano gli apostoli e i primi cristiani.

Il battesimo simboleggia nell'immersione la vecchia vita, la vita vissuta nel peccato, l'emersione la rinascita a Cristo, la nuova vita che ci si impegna a vivere con Cristo.

Il battesimo non rigenera lo spirito, ma simboleggia quell’opera di rigenerazione che lo Spirito Santo ha già operato in chi ha creduto, e credendo il primo passo concreto che è richiesto è l'obbedienza a Dio nel battesimo.

Scrive ancora Paolo: “Egli ci ha salvati non per opere giuste che noi avessimo fatte, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha copiosamente sparso su di noi per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore, affinché giustificati per la sua grazia, noi fossimo fatti eredi secondo la speranza della vita eterna.” (Tito 3:5-7)

La rigenerazione operata dallo Spirito Santo è essenziale, senza di essa non si può far parte della Chiesa.

Gesù gli rispose dicendo: In verità in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio. Nicodemo gli disse: come può un uomo nascere quand’è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere? Gesù rispose: In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne, quello che è nato dallo Spirito è spirito.” (Giovanni 3:3-6)

  L’uomo nel suo stato naturale è lontano da Dio, non comprende le cose spirituali. Con la fede, che permette a Dio di intervenire personalmente nelle nostre vite, Dio ci dà una vita spirituale, mediante il suo Santo Spirito che viene a dimorare in noi.

Lo stesso Gesù dirà in altri termini: “In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, anzi è passato dalla morte alla vita.” (Giovanni 5:24)

Quando la Bibbia parla di morte non si riferisce a quella fisica soltanto. La prima morte dalla quale Gesù ci ha liberati è stata quella spirituale in cui ci tenevano i nostri peccati. “E voi pure ha vivificati, voi ch'eravate morti nei vostri falli e nei vostri peccati.” (Efesini 2:1) 

E' lo Spirito Santo opera la rigenerazione per la fede nella Parola di Dio e non un atto esteriore.

Nel libro degli Atti vediamo delle persone ripiene di Spirito Santo prima ancora d’essere  battezzate in acqua.

E’, lo ribadisco, la fede che apre la porta a Dio e permette allo Spirito Santo di operare nella nostra vita quel meraviglioso cambiamento che è la “nuova nascita.” - Efesini 1:13.

Basta avere fede, credere nell’evangelo della grazia in Gesù Cristo, nella sua opera salvifica e Dio adempirà la sua promessa, verrà a dimorare in noi, rigenererà il nostro spirito, ci farà delle nuove creature, dei figlio di Dio, pronti e capaci di compiere la sua volontà - Giovanni1:12.

Allora se lo Spirito Santo abita nel cuore del credente, Egli gli rende testimonianza della sua salvezza. Se lo Spirito Santo abita nel suo cuore egli è il tempio di Dio, una pietra spirituale dell’edificio che il Signore sta costruendo, la Sua Chiesa.

Ho già citato i passi che attestano queste verità.

Altro metodo per vincolare il fedele alla fedeltà della Chiesa romana e - perché non dirlo, visto che è vero- ottima fonte di guadagno, sono le messe di suffragio per i defunti. Certo se la salvezza si ottiene per mezzo delle opere, c’è pericolo che in vita non si sia fatto abbastanza. Si può rimediare a patto che si paghino delle messe che abbrevino il tempo che il defunto trascorre in un luogo di passaggio definito Purgatorio. Di questo luogo temporaneo di pena, però, non esiste il minimo cenno in tutta la Bibbia: è totalmente un’invenzione.

Che significato può avere il Purgatorio se Gesù ci ha già “purgati”, cioè purificati dai nostri peccati. Forse l’opera di Gesù è incompleta, insufficiente?

Non è questo che ci insegna la Bibbia.

...ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui -Gesù-, per mezzo della sua morte, per farvi comparire davanti a se santi ed immacolati e irreprensibili.”  (Colossesi 1:22)

...con un'unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che sono santificati.”  (Ebrei 10:14)

Non i nostri miseri sforzi, ma la grazia di Dio, il suo amore, ci ha salvato in maniera completa e definitiva.

Se Cristo ha pagato per noi, qual è ancora la nostra condanna?

La risposta data alla domanda di del carceriere di Filippi da Pietro non ha oggi meno senso di allora. Egli chiese: “Che debbo fare per essere salvato?” (Atti 16:30). Pietro rispose: “Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato...” (Atti 16:31).

Dio vuole soltanto che l’uomo accetti il suo dono, riconoscendo Gesù come suo Salvatore personale, come l’agnello di Dio che, offrendo se stesso, ha pagato il riscatto per la nostra liberazione dal peccato. Ciò, ho visto con l’esperienza, è talmente semplice da essere per molti irrimediabilmente difficile a credersi - è la mancanza di quella fede che invece Dio esige da noi.


 

 

Eccoci a quella che è certamente la nota dolente della nostra discussione: la devozione per Maria e i santi.

Molti cattolici trovano in questo punto un motivo di insormontabile disaccordo con gli evangelici.

Chiariamo subito che non è che gli evangelici non “credano” ai santi; è soltanto che questi non ne fanno oggetto di culto alcuno, di venerazione, di adorazione, non li pregano, non li servono.

I cristiani dell’era apostolica credevano in Dio soltanto, pregavano soltanto Dio, esaltavano e servivano soltanto Dio, mostrandoci ancora la via giusta per la salvezza dell’anima.

Nessuna valida ragione può addursi per giustificare questo allontanamento dalla fede originaria dei cristiani.

 

  Maria

 La Madonna della Chiesa cattolica ha davvero pochissimo in comune con la figura della madre di Gesù come ricordata dalla Sacra Scrittura.

E’ stato un lungo accumulo di storie totalmente inventate, di favole, di fantasie umane a creare nei secoli quello che oggi è divenuto un oggetto di vera e propria adorazione, a fare di Maria la madre di Gesù, La Madre di Dio, la Regina dei Cieli... L’unica fonte che ci possa fornire dati certi sulla vita di Maria e il suo ruolo rispetto al figlio è la Sacra Scrittura. Tutto il resto insegnato dalla Chiesa Cattolica non è attendibile e il fatto che cozzi letteralmente con quanto detto nella Bibbia conferma che ci troviamo davanti a null’altro che invenzioni,  fantasie umane e non Verità rivelate.

Il titolo di madre di Dio, ad esempio, fu conferito a Maria per la prima volta dal Concilio di Efeso nel 431 d.C. E’ superfluo dire che sebbene la dichiarazione conciliare avesse come fine il ribadire la divinità di Gesù, i suoi risultati sono almeno discutibili. Maria non è chiamata dalla Bibbia Madre di Dio neanche una sola volta. Ma Gesù non era Dio?

Certamente. Ma Maria era madre dell’uomo Gesù, genitrice della natura  umana di Gesù, del suo corpo, del suo essere fisico, non certo della sua natura divina!

L’aggiunta più antica al dato biblico, comunque, è la credenza nella perenne verginità di Maria, la credenza cioè che Maria sia rimasta vergine anche dopo avere partorito Gesù. E’ molto antica, come attestano antichi documenti quale il cosiddetto Protovangelo di Giacomo -un vangelo apocrifo mai riconosciuto dalla Chiesa come ispirato -  ma certamente non viene dalla Bibbia.

La Bibbia tace in proposito. Ma solo perché, ed è significativo, tutta l’attenzione degli autori sacri è per Gesù, non certo per sua madre.

La verginità di Maria, la verginità della madre del Messia era stata predetta dal profeta Isaia secoli prima che Gesù nascesse. Matteo scrive: “Or tutto ciò avvenne, affinché si adempiesse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta Isaia: “Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figliolo, al quale sarà posto nome Emmanuele”, che interpretato vuol dire Dio con noi.” (Matteo 1:22-23)

  Lo scopo dell'evangelista non è esaltare Maria, quanto evidenziare il segno messianico della nascita di Gesù; né più né meno come quando afferma che Gesù nacque a Betlemme, non intende parlare d'un posto santo degno d'essere visitato o degno in modo particolare, ma far risaltare che Gesù era il Messia promesso in quanto in lui si avverava anche quella profezia. Anche nell’affermazione dell’evangelista in Matteo 1:25, Cristo è il tema centrale: la sua miracolosa nascita attesta la sua natura di Figlio di Dio.

Più avanti la narrazione dello stesso evangelo si sofferma sulla visita dei magi. Questi si prostrano davanti a Gesù, ma la Bibbia non ci dice di alcun onore reso a sua madre.

Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi lo adorarono...” (Matteo 2:11)

Gesù è il centro della narrazione – e come avrebbe potuto essere altrimenti?

La Bibbia, comunque, ci parla apertamente di fratelli e sorelle di Gesù che sembrano doversi intendere veramente come figli di Maria e Giuseppe, sebbene il fatto che anche questo dato ha poco significato all'interno dell'opera di Gesù lo rende secondario nelle narrazioni dei vangeli e, quindi, non sufficientemente approfondito da consegnarci dei dati certi. La Chiesa Cattolica insegna che il termine “fratelli” è da intendersi nel senso ampio della parola possibile nella lingua ebraica,  e che si tratta non di "fratelli" di Gesù in senso stretto, bensì di suoi cugini. Se la verginità perenne di Maria era tanto importante, Luca greco scrivendo in lingua greca e rivolgendosi a dei non ebrei avrebbe dovuto evitare ogni fraintendimento, tanto più che non chiama Elisabetta “sorella” di Maria, sua cugina, ma definisce la loro parentela con un vocabolo più appropriato atto a non creare confusione. Se Luca si prende la briga di specificare che Maria ed Elisabetta erano non sorelle, bensì cugine, tanto più avrebbe dovuto essere chiaro per evitare fraintendimenti circa i fratelli e le sorelle di Gesù. Invece parla chiaramente di fratelli e sorelle di Gesù.

Lo stesso dicasi per Paolo che conosce benissimo il greco e sa di scrivere a delle persone che non sono ebrei; eppure pur conoscendo la parola “cugino”, parla invece di "fratelli" di Gesù.

Se si trattava d’una dottrina tanto importante perché tale noncuranza da parte degli autori sacri?

Nei primi secoli, quando si parlava di Giacomo si credeva che egli fosse veramente fratello di Gesù, non suo cugino, perché così si capiva dai brani biblici. Persino Flavio Giuseppe, storico ebreo del I secolo, conosce Giacomo come fratello di Gesù.

Quando cominciano a nascere le teorie che vorrebbero fare di Gesù il figlio unico di Maria, per giustificare il fatto che la Scrittura parlasse di fratelli di Gesù viene avanzata l’ipotesi che Giuseppe fosse vedovo ed avesse avuto già dei figli dalla sua prima moglie, tra i quali vi era appunto Giacomo. E’ così che il Protovangelo di Giacomo difende la perenne verginità di Maria.

Nel II secolo Egesippo, storico cristiano, parla di Giacomo, quale primo vescovo di Gerusalemme e fratello di Gesù, al quale sarebbe succeduto il cugino di Gesù. E' fuori dubbio che nel II secolo fosse credenza diffusa quella che Gesù avesse dei fratelli. Ancora nel IV secolo, Eusebio nella sua storia Ecclesiastica, parla di Giacomo fratello di Gesù. E visto il carattere di questa opera è verosimile che questo fosse riconosciuto da buona parte se non da tutta la comunità cristiana di allora.

Sarà Girolamo, con le sue manie sul celibato e sulla verginità a volere che anche Giuseppe fosse vergine come Maria e a proporre la teoria a tutt'oggi accreditata dalla Chiesa Romana dei fratelli-cugini.       

Ma anche in Girolamo, comunque, la figura di Maria non è concepita come la dipinge oggi la Chiesa Cattolica, né Maria è esaltata, ma Gesù. Lo spostarsi dell’attenzione da Gesù a Maria è lontano molti secoli dagli apostoli.

La preghiera cattolica dell’ “Ave Maria” sintetizza benissimo lo sviluppo dell’esaltazione di Maria, sviluppatasi nei secoli al di fuori e contro il dato biblico.

La prima parte della preghiera recita:

“Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei la benedetta tra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù.”

Questo brano è chiaramente tratto dal vangelo di Luca - Luca 1:26-45.

Il centro del brano è l'opera di Dio. Maria non è esaltata, è “benedetta tra le donne”, in quanto ha “trovato grazia presso Dio”, avendo ricevuto il grande onore di diventare la madre del messia atteso da Israele.

Il tono della preghiera, però, cambia drasticamente nella seconda parte, che non viene dalla Bibbia ma è palesemente un’ aggiunta molto posteriore.

“Santa Maria (ecco l'esaltazione di Maria assente nella prima parte) Madre di Dio (attributo non biblico) prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte.”

  La seconda parte è stata aggiunta verso il XIII o XIV secolo d.C. e non può quindi essere altrettanto autorevole come le parole dell'evangelista Luca.

Così come la cosiddetta “Ave Maria” non viene dalla Bibbia ma è frutto d'un discutibilissimo “sviluppo” del cattolicesimo che può benissimo definirsi come involutivo, lo stesso vale per molti dei titoli o attributi che la Chiesa Cattolica riferisce a Maria, quali: Madonna, Immacolata Concezione, Assunta, Regina del Cielo, Madre della Chiesa, Comediatrice, Corredentrice.

 

  Madonna

“Madonna” significa “Signora”. L’uso d’un tale termine in maniera esclusiva nei confronti di una creatura, sia pure essa la madre di Gesù, non è giustificato dalla Parola di Dio, non è in armonia con l’esclusività del culto richiesto da Dio.

Molti infatti si definiscono mariani, servitori di Maria, mentre Dio ci insegna per bocca dello stesso Gesù: “adora il Signore Iddio tuo, e servi a lui solo.” (Matteo 4:7)

 

  Immacolata Concezione – Assunta - Regina del Cielo

 Che Maria sia stata concepita senza peccato, che sia stata assunta in cielo, che sia stata incoronata Regina del cielo, non sono verità che vengono dalla Bibbia. Se sono dati della rivelazione tanto importanti come dimostrerebbe la venerazione dei fedeli cattolici e della chiesa romana, perché la Parola di Dio tace su di esse in maniera tanto definitiva?

Gli apostoli non ne sapevano nulla, eppure erano loro i testimoni oculari delle Verità del cristianesimo. La chiesa primitiva li ignora completamente e per diversi secoli, come attestano i molti scritti di quelle epoche. E’ concepibile un tale unanime silenzio, se la figura di Maria dovesse realmente avere il rilievo che le si attribuisce nella Chiesa Romana?

 

  Madre della Chiesa.

 Visto che il titolo sottintende “Chiesa Cattolica”, potrebbe anche interessarci poco. Prima di provarsi fondato bisognerebbe provare che la Chiesa Cattolica incarni in esclusiva la vera Chiesa di Cristo. Maria non è Madre della Chiesa, quest’ultima intesa in senso autenticamente biblico. Sembra assurdo ribadirlo, ma Maria è stata la madre del Messia, dell’uomo Gesù Cristo. Ciò non la rende una semi divinità.

La motivazione biblica che è usata di solito per dare un fondamento all’uso d’un tale titolo è il brano biblico riportato da Giovanni nel suo Vangelo, quando sulla croce Gesù affida Maria all'apostolo Giovanni. Quest'ultimo, va adesso evidenziato, cugino di Gesù.

Gesù dunque, vedendo sua madre e presso a lei il discepolo ch’egli amava, disse a sua madre: Donna, ecco il tuo figlio! Poi disse al discepolo: Ecco tua madre! E da quel momento, il discepolo la prese in casa sua.” (Giovanni 19:26-27)

L’interpretazione della Chiesa romana è una forzatura del testo, una prodezza di retorica e persino fantasia, come dimostra il silenzio della Scrittura in merito ad una maternità oggi invece tanto sottolineata. La Chiesa Cattolica anziché raccogliere o custodire, come dice lei, la verità evangelica, sembra trascurarla e travisarla.  Se i significati di questo brano, evidenziati dall’esegesi cattolica, riempiono pagine e pagine, generando forme di venerazione tanto appariscente e incontenibile, se la Scrittura è capace di dire così tanto in così poche parole - tanto da farci credere invece che venga svuotata del suo autentico significato, come interpreteremo le parole di Gesù nel brano biblico che riporto qui di seguito?

Mentre Gesù parlava ancora alle turbe, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli. E uno gli disse: Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono la fuori che cercano di parlarti. Ma egli, rispondendo, disse a colui che gli parlava: Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli? E, stendendo la mano sui suoi discepoli, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è ne’ cieli, esso mi è fratello e sorella e madre.”  (Matteo 12:46-50)

E, ancora, altrettanto significativo un altro passo: “Or avvenne che, mentre egli diceva queste cose, una donna fra la moltitudine alzò la voce e gli disse: Beato il seno che ti portò e le mammelle che tu poppasti! Ma egli (Gesù) disse: Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e l'osservano!” (Luca 11:27-28)

 

   Comediatrice e Corredentrice.

 Quanto finora detto è soltanto un preludio all’ultimo stadio dell’esaltazione di Maria. Senza che alcuna speculazione biblica, storica o altro lo giustifichi, la Chiesa Cattolica proclama Maria Comediatrice, cioè mediatrice con Cristo in un senso più ampio di quello che intende la mediazione quale intercessione soltanto, e cioè tramite fra Dio e l’uomo.

Sembra che la Chiesa Cattolica ami mettere degli ostacoli, delle tappe, fra Dio e l’uomo. La Chiesa (intesa come organizzazione gerarchica), i sacramenti che solo questa può somministrare validamente, Maria, i santi, tutti mezzi preposti teoricamente per arrivare a Dio, ma che essendo imposti come tramiti necessari, finisco per  diventare invece dei veri e propri ostacoli.

Così non è la mediazione di Cristo. La mediazione di Cristo ci ha dato libero accesso alla presenza del Padre, come ci spiegano gli apostoli più volte nel Nuovo Testamento. Gesù ci ha riconciliati con Dio e ci ha adottati a Dio, per mezzo della sua perfetta opera redentrice.

Giustificati dunque per fede abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore...” (Romani 5:1)

…mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del suo Figlio.” (2 Corinzi 5:18)

...Dio...ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo.” (Efesini 2:18)

...per mezzo di lui...abbiamo accesso al Padre...” (Efesini 3:12)

Le  favole che fanno di Maria la “Madre misericordiosa”, attraverso la quale si può avere accesso a Dio, “Padre irato” non le troviamo nella Bibbia. Al contrario, da questa apprendiamo che Dio ci ha amati prima ancora che Maria fosse nata e ha preparato la salvezza compiuta attraverso il suo Figlio. Il Lui e per mezzo di Lui, i credenti hanno libero accesso alla presenza del Padre.

La Bibbia ci dice che Gesù Cristo è l'unico mediatore fra Dio e l’uomo: “Poiché v'è un sol Dio ed anche un sol mediatore fra Dio e gli uomini, Gesù Cristo uomo, il quale ha dato se stesso qual prezzo di riscatto per tutti.” (1 Timoteo 2:5-6) 

Com’è vero che vi è un solo Dio, vi è ancora un solo mediatore fra Dio e l’uomo: Gesù Cristo. La Bibbia ci ribadisce ancora una volta che Gesù è l’unica via di salvezza che Dio ha provveduto, necessaria e sufficiente per salvare appieno l’uomo. Questa è l’essenza stessa del Vangelo di Cristo che la Chiesa è chiamata ad annunciare.

E in nessun altro è la salvezza; poiché non vi è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad essere salvati.” (Atti 4:12). Il soggetto della frase è Gesù!

Gesù gli disse: Io sono la Via, la Verità e la Vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6)

Il Nuovo Testamento intero rende testimonianza all’unica opera di salvezza e di perfetta mediazione di Gesù, tanto che da ogni pagina di esso ciò traspare come la vera essenza dell’autentica predicazione apostolica, quello che gli studiosi chiamano tecnicamente il Kerygma, ma che più correttamente possiamo definire Evangelo, cioè la "buona notizia".

La Chiesa oggi è chiamata a predicare lo stesso Evangelo che annunciavano gli apostoli, al quale nessuno ha diritto d’aggiungere o togliere alcunché. Insegnare che esista un’altra via a Dio, che Gesù non abbia permesso d’avere libero accesso alla presenza del Padre, significa rinnegare il credo apostolico, sconfessare la fede vera che, è chiaro, solo la Bibbia, la Parola di Dio, tramanda fedelmente.

  

   I Santi - le statue - le immagini - le preghiere loro rivolte

 Secondo il credo romano, non soltanto Maria intercede per noi presso Dio. Sono affiancati a lei in questo compito i santi, cioè quei cristiani che per meriti particolari in vita la Chiesa Cattolica crede che stiano già al cospetto di Dio.

Chiariamo, innanzi tutto, che nel Nuovo Testamento sono chiamati “santi” tutti i credenti quando ancora in vita. Citiamo quindi subito un brano che lo dimostra. “Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso ed ai fedeli in Cristo Gesù.” (Efesini 1:1) All’inizio di molte delle epistole di Paolo e in alcun anche all’interno, i credenti sono chiamati santi. Ed in realtà il vero credente è “santo”, già in vita, e, come abbiamo visto, ciò non è presunzione, perché è Dio che ci santifica, ci rende santi, e non le nostre opere.

Per quanto riguarda l’ opera di intercessione dei santi già morti, quindi alla presenza di Dio, la Bibbia non ne fa alcuna menzione. E’ vero i cristiani possono - anzi debbono continuamente - intercedere presso Dio quando sono in vita, ma certamente non è biblico credere che dopo morti in cielo si aspettino le suppliche di chi è vivo per rapportarle a Dio.

La Bibbia ci dice che Gesù è in cielo, alla destra del Padre ed intercede per noi. Credo che sia capace di svolgere tale compito senza avere bisogno dell’aiuto di alcuno.

Chi accuserà gli eletti di Dio? Iddio è quel che li giustifica. Chi sarà quel che li condanni? Cristo Gesù è quel che è morto; e, più che questo, è resuscitato; ed è alla destra di Dio; ed anche intercede per noi.” (Romani 8:34)

Nessuno può intercedere per noi presso Dio se non Gesù, colui che ha pagato per il nostro peccato affinché in lui fossimo riconciliati con Dio.

Vale la pena vedere più da vicino quel brano biblico di solito usato dai cattolici per giustificare un'intercessione che non sia quella di Gesù.

Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. E venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: Non hanno più vino. E Gesù le disse: Che v’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta. Sua madre disse ai servitori: Fate tutto quel che vi dirà. Or c’erano quivi sei pile di pietra, destinate alla purificazione de’ Giudei, le quali contenevano ciascuna due o tre misure. Gesù disse loro: Empite d’acqua le pile. Ed essi le empirono fino all’orlo. Poi disse loro: Ora attingete, e portatene al maestro di tavola. Ed essi gliene portarono. E quando il maestro di tavola ebbe assaggiata l’acqua ch’era diventata vino (or egli non sapeva da dove venisse, ma ben lo sapevano i servitori che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: Ognuno serve prima il vin buono; e quando si è bevuto largamente, il meno buono; tu, invece, hai serbato il vin buono fino ad ora. Gesù fece questo primo de’ suoi miracoli in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria; e i suoi discepoli credettero in lui.” (Giovanni 2:1-11)

  Non c'è alcun altro simile incidente nella vita di Gesù ed è significativo che questo occorra all’inizio del suo ministero. La risposta di Gesù a Maria la chiama a non esulare dai suoi compiti, a non interferire. Maria comprende e si fa da parte: da qui in avanti, infatti, non interferirà più con l’opera di Gesù!

Nessuna menzione nella Bibbia di preghiere a santi o a Maria.

Gesù al contrario fu molto chiaro a spiegarci: “In verità, in verità, vi dico che quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra allegrezza sia completa.” (Giovanni 16:23-24)

Perché andare ad un altro quando la Parola di Dio, le parole di Gesù, ci dicono che il Padre ci darà tutto ciò che gli chiederemo nel suo nome?!     

Un altro dettaglio piuttosto evidente: sappiamo che Dio ascolta tutte le nostre preghiere in quanto onnisciente ed onnipresente; sappiamo che Gesù, in quanto Dio, può adempiere alle sue promesse che ci assicurano la sua presenza nella vita comunitaria; sappiamo che lo Spirito Santo, in quanto anch'egli Dio, è con noi e dentro di noi ed opera in tutti i credenti. Ma come possono Maria ed i santi ascoltare le preghiere loro rivolte dai fedeli cattolici di tutte le parti del globo allo stesso momento? Sebbene in cielo, Maria e tutti i veri credenti morti in Cristo - non possiamo dubitare che il loro spirito sia adesso alla presenza di Dio - non sono certo divenuti onnipotenti o onnipresenti.

E’ presente, poi, nell’uso cattolico comune, una evidente tendenza a perdere di vista l’insegnamento cattolico sul tipo di culto da rendere ai santi ed a Maria,  che fa sfociare la devozione dei cattolici  in qualcosa che va ben oltre la semplice venerazione. I "santi" il cui culto è promosso dalla Chiesa Cattolica sembrano assumere dei connotati che li avvicinano agli "dei" del pantheon pagano di cui hanno preso il posto, gradualmente, nell'espressione popolare della fede. Possono accompagnare, proteggere, fare grazie, miracoli, guarire, ecc… tutte credenze che sono tipiche del credo cattolico pratico e che il clero cattolico ha interesse ad assecondare.

Il culto di  Maria e dei santi è intimamente connesso all’uso di statue e di immagini.

Le Chiese Cattoliche sono piene di statue. Statue che si trovavano nell’impero romano, nei fastosi templi romani; ma non nelle modeste sinagoghe ebraiche o nelle prime comunità cristiane. Nella Bibbia è apertamente proibito l’uso e l’adorazione di statue ed immagini. Il vero e proprio servizio che si rende loro con addobbi dorati o processioni, l’uso di inginocchiarsi davanti a queste e di pregare rivolti verso loro, non è in armonia con la Parola di Dio.  

I dieci comandamenti, come li troviamo nella Bibbia - anche nelle edizioni cattoliche ovviamente - non sono esattamente come la Chiesa Cattolica li insegna ai suoi fedeli. Essa preferisce evitare di menzionare per esteso il comandamento “Non avere altri dii nel mio cospetto”, perché nel libro dell'Esodo, cap. 20, questo prosegue così:

Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servire loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso.

  Ancora in Levitico 26:1 leggiamo: “Non vi farete idoli, non vi eleverete immagini scolpite né statue, e non collocherete nel vostro paese alcuna pietra ornata di figure per prostrarvi dinanzi ad esse; poiché io sono l'Eterno, l’Iddio vostro.

Quando con l'editto dell'imperatore Costantino il cristianesimo fu dichiarato religione di stato e terminarono le persecuzioni, si cadde nell’estremo opposto ed essere cristiano divenne utile per avanzare nelle cariche statali e nei privilegi imperiali. Fu così che molti divennero “cristiani” solo di nome e per interesse, senza un vero coinvolgimento spirituale. Il cristianesimo, così semplice e immediato, ma spirituale, andò a scontrarsi con lo sfarzo del paganesimo, con la sua complicata struttura religiosa. Convivendo con esso, la prassi dei cristiani, spesso tali solo di nome, finì per assorbirne usi e costumi.

La Storia del Mondo Medievale, Garzanti, Vol. I, pag.142, afferma: “La chiesa cattolica romana, trovò il modo di conciliare molte festività care al popolo, con il dominante sentimento cristiano. Se era peccato festeggiare Bacco e Cerere, non c'era nulla di male nel celebrare pubblicamente la vendemmia ed il raccolto. E persino i “Lupercalia” furono trasformati da Papa Gelasio in una festa cristiana. Molti numi tutelari divennero santi patroni, e il popolo conservò le sue processioni rustiche, le sue feste...”

Non fu una vittoria del cristianesimo, quanto del paganesimo. Quanti cattolici sanno che la devozione ai santi patroni, le processioni, non sono usi cristiani, ma pagani incorporati e “cristianizzati” dalla chiesa romana? E’ un dato storico incontrovertibile, ma il silenzio è assoluto e la Chiesa di Roma non mostra il minimo cenno a voler tornare indietro.

Atenagora è uno scrittore cristiano del II secolo. Sono arrivate sino a noi due sue “apologie” del cristianesimo del suo tempo.  E’ davvero degno di nota il modo in cui attacca l’idolatria pagana. “Perché il volgo, incapace come è di distinguere tra la materia e Dio e di comprendere l’enorme differenza che passa tra le due cose, si avvicina agli idoli che sono fatti di materia, anche noi per assecondarlo, dovremmo avvicinarci alle statue per adorarle, mentre sappiamo distinguere e separare l’increato dal creato, l'essere dal non essere, l’intelligibile dal sensibile e ad ogni cosa attribuiamo un nome che si conviene?”, Supplica XV.

Parole attualissime di un cristiano che non accetta compromessi nella sua fedeltà a Dio, molto lontane dalla retorica e dalle scuse della Chiesa Cattolica dei secoli a venire. Atenagora esprime il cristianesimo del suo tempo, un cristianesimo non scevro da colpe, ma senz’altro ancora fedele alla chiamata di Dio ed all’insegnamento apostolico.

Continua così nel suo scritto contro le obiezioni dei pagani del tempo.

“...alcuni sostengono che queste sono soltanto delle immagini e che sono dei quelli cui esse sono dedicate, che le processioni e i sacrifici fatti in loro onore si riferiscono agli dei e per essi...er dimostrare che la cosa sia così, presentano come prova le meravigliose operazioni di alcuni idoli...”

Ho proposto questo autore perché 1800 anni fa lui cristiano, si è sentito rivolgere le medesime obiezioni che oggi io evangelico mi sento muovere costantemente dai cattolici.

L’avversione della Chiesa primitiva verso gli idoli era estrema.

Or mentre Paolo li aspettava in Atene, lo spirito gli si inacerbiva dentro a vedere la città piena di idoli.” (Atti 17:16)

Gesù ci insegna nel vangelo di Giovanni: “Ma l'ora viene, anzi è già venuta che i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede.” (Giovanni 4:23-24)

Vogliamo imparare da Dio come egli vuole essere adorato e non da alcuna tradizione. Vogliamo comprendere che l’amore di Dio e la sua Divina Maestà richiedono un culto esclusivo. Vogliamo gioire con i cristiani che ci hanno preceduti ed imitarli, come loro lodare il Creatore di ogni cosa e nessun altro.

 

 

Che il cattolicesimo stia cambiando è un dato di fatto che sta sotto gli occhi di tutti. Che questo cambiamento sia in meglio è anche questo indubbio.

Alla luce del suo passato, anche non tanto remoto, non è azzardato ritenere, comunque, che le manovre della Chiesa Cattolica stanno soltanto confermando il suo opportunismo storico. Messo da parte l’assolutismo degli anni passati, il cattolicesimo, nella persona del pontefice romano, si propone oggi come garante internazionale della pace e della giustizia, è in prima linea per la difesa dei più deboli e nel collaborare agli sforzi delle nazioni per la pace nel mondo.

Anche dal punto di vista dottrinale sono stati fatti diversi cambiamenti, che  mirano a rendere più accettabile il credo romano all’uomo del ventunesimo secolo. In verità il Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica mostra delle aperture e delle sfumature che lo rendono senz’altro più apprezzabile del catechismo insegnato nella nostra stessa terra fino a non più di quarant’anni fa.

Alcuni cambiamenti, però, per quanto si cerchi di evitarlo, non possono non creare grandi contraddizioni con il passato.

Se da una parte vi è una crescente tendenza favorevole all’apertura verso i protestanti, o verso le religioni non cristiane, con il favore del cattolicesimo più “liberale”; dall’altra, per non sconvolgere chi vuole un cattolicesimo conservatore, si mantiene l’autorità del Papa, dei vescovi, l’efficacia e l’indispensabilità dei sacramenti, l’unicità della Chiesa Cattolica quale sola vera Chiesa di Cristo.

La contraddizione è evidente: se si sostiene che il papa è infallibile, se si sostiene che la Chiesa Cattolica è l’unica mediatrice fra l’uomo e Dio, che il Magistero della Chiesa romana è l’unico vero interprete dei dati della Rivelazione, se si sostiene che i sacramenti sono indispensabili per la salvezza, come può ammettersi che anche dei non cattolici siano salvati ?

Una presa di posizione netta come in passato provocherebbe il riso d’una generazione come la nostra, troppo imbevuta e compiaciuta del suo acceso spirito sincretista ed umanista. D’altro canto, rinnegare del tutto il passato vorrebbe dire svuotare di significato l’esistenza dell’apparato gerarchico cattolico.

Diamo concretamente uno sguardo indietro e vediamo cosa insegnava il catechismo della Chiesa romana in proposito della salvezza e dell’appartenenza alla Chiesa Cattolica:

“Non tutti quelli che di nome si dicono cristiani, sono nella Chiesa di Gesù Cristo; ma soltanto i veri cristiani. Per essere “vero cristiano” sono necessarie tre cose: 1) essere battezzato; -2) credere a tutte le verità insegnate da Gesù Cristo; -3) obbedire al Padre (il Papa) e ai vescovi uniti con lui.", Scienza Vera del sac. Luigi Locatelli, Torino 1952, pag.123.

E’ spontaneo chiedersi: quanti sono i cattolici oggi che, pur battezzati, sanno persino di dovere credere a tutte le verità insegnate da Cristo? Quanti sono quelli che sanno cosa ha insegnato Cristo? Quanti sono i cattolici che obbediscono al Papa, al vescovo o ai preti?

"Altri tempi" - si dirà. Ma la Chiesa Cattolica non è infallibile? Se lo era anche allora, quanto insegnava deve essere vero e vincolante per i cattolici anche oggi.  Perché è ovvio e risaputo che il più importante di tutti i pronunciamenti conciliari e papali e fondamento della Chiesa Cattolica, è quello che vuole l’infallibilità della Chiesa di Roma, sostenuta ancora oggi nonostante le grandi incongruenze storiche che non possono, se la questione viene debitamente ponderata, darle il minimo significato religioso e storico.

  “...Gesù Cristo, - proprio e solo, a S. Pietro e al suo successore continuato - diede: -il Primato - e la Infallibilità...avere il “Primato”  significa:  - essere primo - su tutti - per tutto - in tutto", Scienza Vera, pag. 128.

  “Gesù Cristo, quindi, diede alla S. Chiesa l’infallibilità nell’insegnare la Religione. Infallibilità significa: - che il Papa, e i Vescovi uniti con lui, quando insegnano verità e cose di Religione non possono sbagliare: - perché, in tutto ciò, è lo Spirito Santo che insegna, per mezzo di essi. I Vescovi riuniti in Concilio, sono infallibili, solamente se uniti al Papa, e solamente in quanto uniti al Papa. Il Papa, invece, è infallibile - in sé - e da solo.”, Scienza vera, pag. 129

  E ancora: “La sola vera Chiesa di Gesù Cristo è - la S. Chiesa cattolica Romana, - unica custode degli insegnamenti di Gesù Cristo, - unica arca di salvezza di tutti gli uomini.”, Scienza Vera, pag. 124.

  Mi chiedo quanti cattolici credono in questo?

 Qui, nell’autorità attribuita alla struttura gerarchica della Chiesa e nell’identificare le due cose, sta la maggiore differenza fra cattolicesimo e movimenti evangelici.

  Vittorio Subilia nel suo “I tempi di Dio” considera la concezione di Chiesa Cattolica intesa come “Istituzione di Dio”. Se la Chiesa Cattolica è stata istituita e voluta da Dio, ne consegue che essa sia comunque e sempre  la Chiesa di Cristo, assistita sempre in tutti i suoi pronunciamenti dallo Spirito Santo. Egli scrive giustamente: “Se non si comprende questa concezione, non si comprende il Cattolicesimo e non si comprendono le ragioni di fondo del contrasto istituzionale.”, pag. 230.

Questa “istituzionalizzazione dello Spirito Santo e di Dio”, il considerare quasi Dio a disposizione della Chiesa e non il contrario, non è accettata dagli evangelici.

Paolo VI ha affermato: “La Chiesa è qui. Noi siamo qui la Chiesa... Ora se qui è la Chiesa, qui è lo Spirito Paraclito, che Cristo ha promesso ai suoi apostoli.” La deduzione: noi siamo la Chiesa quindi abbiamo lo Spirito, rinnega l’insegnamento della Bibbia, diametralmente opposto: dov'è lo Spirito, lì è la Chiesa di Cristo!

  L’unico vero successo di questa politica, è l’unità “fittizia” dei fedeli attorno al pontefice romano e la conseguenza, l’inaridimento spirituale del cattolico medio che lascia completamente nelle mani del clero la sua spiritualità.  La Chiesa Cattolica allora è una istituzione alla quale il fedele aderisce con il battesimo e gli altri sacramenti ed essere cristiano diviene sinonimo di aderenza e fedeltà alla Chiesa Romana, in quanto voluta da Cristo. 

Inevitabile lo scandalo avvertito dal cattolico medio, per la molteplicità delle denominazioni esistenti negli ambienti evangelici. Ma per questi ultimi non è importante tanto la denominazione cui si appartiene, sebbene questa esprima un credo, delle opinioni, ecc., quanto il rapporto personale del fedele con Dio, la sua spiritualità, la sua conoscenza biblica e condotta personale. La semplice appartenenza a questa o quella "denominazione", a questa o quella chiesa, non ci renderà parte del corpo di Cristo. Ma tutti coloro che hanno veramente riposto in Cristo la loro fiducia per essere salvati, sono stati rigenerati spiritualmente dallo Spirito Santo e vivono una condotta degna dell’Evangelo, qualsiasi denominazione appartengano, formano tutti insieme il corpo spirituale di Cristo e il tempio di Dio che è la vera Chiesa.

  Oggi si parla molto di unità, di recuperare l’unità della Chiesa. Ma quello che gli istituzionalisti di Dio trascurano è che la Chiesa di Cristo non è mai stata divisa e mai potrà essere divisa, perché l’unione della Chiesa non è nella sottomissione ad un uomo o nell’appartenenza ad un movimento religioso, bensì nella fede in Gesù Cristo, il Salvatore. 

  L'insegnamento che ha sempre caratterizzato le chiese evangeliche - e che non compare adesso per mero opportunismo - lo zelo per la Parola di Dio che le ha mantenute fedeli alla Verità biblica, col solo scopo di glorificare Dio come Lui vuole essere glorificato, evitano un esclusivismo ed un assolutismo ingiustificabile: nessuno ha il monopolio di Dio e dello Spirito Santo!

  “Voi tutti siete figli di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo”, abbiamo letto. Allora non è l’appartenenza ad una organizzazione, qualunque essa sia, persino evangelica, a renderci membri della Chiesa di Cristo, bensì la nostra fede, la fede di cui abbiamo parlato fin qui, nel Cristo della Parola di Dio, Salvatore e Signore.

  Se molte sono le denominazioni, la fede è una sola, e nessuno ha il monopolio del cielo. L’aderenza del cattolico alla Chiesa intesa come istituzione, mediante il battesimo, la comunione, la cresima, lo rende cattolico, ma troppo spesso non ne fa un cristiano. Il torpidore spirituale e l’ignoranza del cattolico medio, spesso persino sui fondamenti della fede cristiana, sono a volte a dir poco disarmanti. Troppo spesso mi sono imbattuto in cattolici battezzati e comunicati che ignorano che la Bibbia è la Parola di Dio, che non credono nella realtà del peccato, quindi nella salvezza dell’anima, che per logica conseguenza ignorano lo scopo della venuta di Gesù su questo mondo, che non sanno che parte del credo cristiano è l’attesa per il ritorno di Cristo, che vi sarà una condanna e una beatitudine, non per chi si comporta bene o chi si comporta male, bensì per chi crede o meno al sacrificio di Cristo per essere salvato, ecc...

Vale la pena perciò puntualizzare qualche fondamento della fede cristiana che gli evangelici condividono con il cattolicesimo, perché il cattolico medio che si imbattesse in questo scritto e lo disapprovi non si scopra ad essere in disaccordo anche con il credo cattolico. Se così fosse, lo stesso ipotetico lettore farebbe meglio a riconsiderare attentamente la sua condizione spirituale e la propria coerenza di vita.

  Se Dio non avesse Lui stesso parlato, allora gli uomini veramente sarebbero stati in balia di se stessi, non potremmo parlare di Rivelazione di Dio, di Parola di Dio, e ogni opinione su Dio sarebbe buona. Ma Dio ha parlato. C’è stato un momento storico ben preciso, in Giudea, quando un uomo ha detto di essere stato inviato da Dio per dirci chi è Dio e cosa intende fare per riparare allo stato in cui la sua creatura è caduta. Quell’uomo ha confermato che la conoscenza religiosa del Dio unico dei Giudei era più che un'intuizione, proveniva da Dio stesso e che lui era venuto per completarla ed adempierla con lo scopo di salvare l’uomo.

  L’apparizione di Gesù di Nazareth ha chiuso qualsiasi dibattito su Dio. Dio stesso ha parlato in lui. Agli uomini non resta che ascoltare.

  “Iddio, dopo avere in molte volte e in molte maniere parlato anticamente ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi mediante il suo Figlio.” (Ebrei 1:2)

  Da qui l’essenza del vangelo e l’obbligo di adempiere al mandato di Cristo: “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato, ma chi non avrà creduto sarà condannato.” (Marco 16:15-16). E’ Parola di Dio, sono parole uscite dalla bocca di Gesù, il nostro Maestro.

  L’obbedienza a tutto l’Evangelo e solo all’Evangelo è richiesta al cristiano. E non è in ballo una questione morale o sociale, ma la nostra salvezza stessa. Per dirlo con le parole dell'apostolo Paolo: "Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l'ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano ..." (1 Corinzi 15:1-2)

L’Evangelo della salvezza in Cristo Gesù è difficile da accettare per l’uomo dei nostri giorni, irrazionalmente imbevuto di razionalità o di ciò che vuole passare come tale. Ma è nostro obbligo insegnarlo come lo rinveniamo nella Scrittura e non adattarlo al pensiero dei nostri contemporanei, rischiando di svuotarlo della sua essenza. La Chiesa del nostro tempo subisce lo stesso attacco che le è stato fatale nel IV secolo, l'attacco dell'ottimismo greco, dei compromessi, del tutto va bene, tutto è giusto e nulla è veramente sbagliato, quel relativismo che disconosce Dio e rinnega la Sua Parola. Per noi vale quello che diceva Paolo: “Ma noi predichiamo Cristo crocifisso che è scandalo per i Giudei e pazzia per i gentili (i non ebrei).” (1Corinzi 1:23)

Questo Evangelo la Chiesa di Roma ha già smesso da un bel po’ di annunciarlo; ad esso preferisce - a discapito della salvezza delle anime di chi le presta fiducia - una dottrina che le garantisca maggiore favore da parte dell'opinione pubblica, un evangelo "sociale" che contribuisce al bene dell'umanità. Ma non è questo il mandato che Gesù ha dato alla sua Chiesa. "E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: "Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente". (Matteo 28:18-20)

Il cristianesimo non è un'altra religione, buona quanto le altre. L'insegnamento di Gesù non è buono quanto quello di altri profeti o santoni. Comportarsi bene non basta, non basta credere in "qualcosa". Questo è l'Evangelo dell'uomo, non di Dio.

Gli altri prelati e buona parte del clero cattolico riescono a leggere le parole di Cristo al clero giudaico e non sentirsi compunti dalla Parola di Dio? "Ma guai a voi scribi e farisei ipocriti, perché chiudete il regno dei cieli dinanzi alla gente, poiché non vi entrate voi e non permettete che entrino quelli  che cercano di entrare."

 

 

Perché gli evangelici o i protestanti in genere  si sono separati dalla Chiesa di Roma? Perché hanno creato questa frattura nel mondo cristiano ?

  La ricerca e il mantenimento dell’unità nella Chiesa è una delle preoccupazioni maggiori della Chiesa Cattolica Romana; ma è l’unità di una chiesa sottoposta ad un'inappellabile autorità della gerarchia cattolica, uniformata all’infallibile Magistero papale e conciliare. La preoccupazione degli evangelici, è invece l’obbedienza alla Parola di Dio, senza compromessi. Quando il cristianesimo si accorse che la religione ebraica del suo tempo non voleva accettare il Messia, non vi fu spazio per compromessi. Quando gli apostoli furono portati davanti agli organi religiosi giudaici, non ebbero esitazione e risposero così alle autorità religiose che volevano loro proibire di parlare di Gesù al popolo: “Giudicate voi se è giusto nel cospetto di Dio, di ubbidire a voi anzi che a Dio.” (Atti 4:19). Fecero ciò, nonostante questo comportasse una frattura definitiva con il mondo ebraico, per amore dell'Evangelo che il Signore aveva loro comandato di predicare.

Gli apostoli avevano deciso di abbandonare la loro tradizione per abbracciare la Verità. Lo stesso chiedo di fare al lettore: se la sua tradizione religiosa non è conforme alla Verità, egli ha l’obbligo morale, verso Dio e verso se stesso, di abbandonarla per abbracciare e vivere la Verità come Gesù l’ha insegnata e l’ha fatta  arrivare fino ai nostri giorni, nella Sacra Scrittura, la Bibbia, Antico e Nuovo Testamento.

Mi rendo conto che questo è molto più facile a dirsi che a farsi.

Il cattolicesimo, con il suo sfarzo nei riti e nelle varie cerimonie, con l’inquietante grandezza dei suoi monumenti, con la complessità dei suoi riti ed usi, mette in particolare risalto l’esteriore della religiosità. Così il cattolico medio finisce per confondere la religione con un insieme di atti da compiere: recitare le preghiere, dire il rosario, seguire il prete nella liturgia della Messa, festeggiare i santi o determinate ricorrenze, ecc.

Vi sono, è vero, anche dei comportamenti esteriori nel cristianesimo, ma questi non possono soppiantare gli atteggiamenti e le condizioni spirituali che essi debbono soltanto simboleggiare e non sostituire. Il battesimo, ad esempio, è un atto esteriore, ma non rigenera in sé; simboleggia la meravigliosa opera di rigenerazione compiuta dallo Spirito Santo, ma non la compie. Invece il "sacramento" della Chiesa Romana è quasi un rito magico, per il quale, la “Chiesa” (istituzione) conferisce la grazia. Se il battesimo cattolico ha forza in sé, allora ciò vuol dire che qualunque sia l’atteggiamento della persona, Dio la rigenera? Se, però, la sua efficacia è subordinata alla fede dell'individuo, la fede non può essere risposta nell’acqua, nel rito, o in una gerarchia, ma in Dio; perché allora è fondamentale e non si può essere rigenerati prima del battesimo? La rigenerazione avviene anche nei bambini battezzati? Ciò implica che Dio ha mutato la natura sottoposta al peccato di quei neonati per renderli "figli di Dio", a prescindere da chi saranno e cosa faranno una volta adulti? Ma se è vero che dall’albero si riconoscono i frutti, basterà darsi un’occhiata intorno per capire che il battesimo da se non ha alcuna virtù “magica” di rendere cristiani.

Se poi la nostra comunione con Dio l’abbiamo grazie ad un’ostia consacrata, allora dove si compiono le parole degli apostoli che abbiamo letto e che ci descrivono ogni vero credente come la dimora dello Spirito Santo e di Gesù, il Tempio stesso di Dio senza nemmeno citare la liturgia della Messa?

Non mi fraintenda il lettore cattolico sincero. Sono convinto che anche tra i cattolici vi siano dei cristiani autentici - perché il giudizio appartiene a Dio e a nessun uomo. Quanto voglio sottolineare qui, però, è la facilità con la quale l’esteriorità ha soppiantato l’autentica spiritualità nel cattolico medio, dandogli l’illusione di potersi ritenere cristiano per ciò che fa e non che crede, conosce o è in Cristo. Eppure se non possiamo fare nostre le parole di Paolo: “Sono stato crocifisso con Cristo, e non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me.” (Galati 2:20), nessun’ostia potrà far si che ciò diventi realtà! E se le parole dell'apostolo non ci riguardano, come possiamo dirci veri cristiani? Forse stiamo solo illudendoci.

Voglio offendere? No! Ma scuotere la coscienza di chi legge si; per spingerlo, se ve n'è bisogno, non verso questa o quella religione, ma per spronarlo ad avere una consapevolezza maggiore sulla vera essenza della propria fede. Perché sento il dovere di dire che se non mangiamo carne il Venerdì, se recitiamo il rosario ogni giorno, se ci flagelliamo, se andiamo a Messa ogni domenica, se facciamo tutte le buone opere che possiamo, pure se frequentiamo la chiesa evangelica sette giorni su sette, se facciamo queste e altre mille cose per conquistarci la  salvezza, ma trascuriamo l’autentica conoscenza di Dio rivelata da Dio stesso agli apostoli e, quindi, fedelmente riportata nella Sacra Bibbia, tutto ciò sarà inutile agli occhi di Dio.

Scrive Paolo parlando del suo popolo: “...io rendo loro testimonianza che hanno lo zelo per le cose di Dio, ma zelo senza conoscenza. Perché ignorando la giustizia di Dio, e cercando di stabilire la propria, non si sono sottoposti alla giustizia di Dio.” (Romani 10:2-3)

Chi crede nel Figlio ha vita eterna, ma chi rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita.” (Giovanni 3:36). I nostri sforzi allora non ci condurranno a Dio, perché non siamo noi a dover decidere come, stabilendo la nostra giustizia, ma è stato Dio a rivelarci il modo, tramite la sua Parola. Ogni sforzo per raggiungere Dio che trascuri Dio, non ha senso.

Alla volontà di Dio non abbiamo nessun diritto di sostituire la nostra religione.

Ammetto di aver usato un linguaggio forte. Stento a volerlo mettere per iscritto, perché so che mi renderà antipatico al lettore cattolico medio. Anche Gesù, però, non va per il sottile quando afferma: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?" Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!" (Matteo 7:21-23)

Sono convinto che quanto ho scritto in questo mio piccolo libro sia la Verità. So che dire le cose come stanno non rende simpatici a tutti. Ma tacere sulla realtà dei fatti mi renderebbe colpevole verso il mio prossimo e questo è ancora peggio che stargli antipatico.

Io stesso sono stato un cattolico per molti anni. Da piccolo sono stato battezzato; poi, quando ancora non capivo nemmeno cosa volesse dire cristianesimo, ignoravo la sola esistenza della Bibbia, sapevo a mala pena che era esistito un uomo di nome Gesù, ho preso la prima comunione. Io so cosa vuol dire essere cattolici. Adesso so pure cosa significhi essere un vero cristiano e la grande differenza che c'è fra le due cose. Ho provato sconforto e rabbia quando mi hanno mostrato i dieci comandamenti come sono nella Bibbia e ho dovuto riscontrare mio malgrado delle differenze sostanziali col decalogo imparato a memoria fino da piccolo. Mi sono sentito ingannato quando non ho trovato nella Bibbia il cattolicesimo: ma cosa mi avevano insegnato? Nella Bibbia, però, ho trovato qualcosa di molto più grande di una religione; vi ho trovato Cristo! E non è la rabbia o la voglia di polemica che mi hanno spinto a scrivere questo libro, piuttosto l’amore per coloro ai quali la Verità è taciuta.

E’ per me indubbio, infatti, che la Chiesa Cattolica ha chiuso la porta della salvezza davanti a molti dei suoi fedeli. Molti cattolici infatti con i quali ho avuto modo di parlare non capiscono nemmeno cosa voglia dire "salvezza", ignorano la condanna definitiva del peccato dopo la morte, non hanno mai sentito predicare l’Evangelo della Grazia in Gesù Cristo; sono stati colpevolmente illusi che il loro credere in un Essere Superiore sia sufficiente, che basta essere fedele agli insegnamenti della chiesa.

Fratelli io vi rammento l’Evangelo che vi ho annunciato, che voi ancora avete ricevuto, nel quale ancora siete stati saldi, mediante il quale siete salvati, se pur lo ritenete quale ve l’ho annunciato.” (1 Corinzi 15:1-2)

Bisogna avere udito la predicazione dell’Evangelo e crederla per essere salvati. Questo evangelo, del quale parla l’apostolo, l’unico che salva, lo troviamo nella Sacra Scrittura. L’ho già descritto al lettore: Dio ha amato il mondo e gli ha dato Gesù, che è morto per i nostri peccati ed è resuscitato dai morti al terzo giorno; credendo in lui abbiamo la vita eterna.

Un altro evangelo che non sia questo, non può salvare, come è chiaro da quel "se" che ho messo in evidenza nella citazione. Quindi, al di là della polemica o della mera questione teorico-dottrinale, vorrei esser riuscito non a convincere il lettore delle mie idee, bensì a stimolarlo a non affidarsi ad alcuno per la propria salvezza, neanche a se stesso, ma solo a Dio, l'unico che lo può veramente illuminare e salvare in Cristo.

Spero vivamente di essere riuscito in questo intento.