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Giuseppe Guarino

LA NOSTRA FATICA

 

Comincio questa mia riflessione con una buona notizia: "Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore". 1 Corinzi 15:58.

Credo che una delle cose più brutte che possa accadere ad una persona sia accorgersi di avere faticato tanto per niente. E' successo un po' a tutti immagino. A me si, più d'una volta.

Dopo qualche anno che gestivo questo sito ero un po' scoraggiato dal fatto di non ricevere e-mail da parte dei miei ipotetici lettori. Cominciai a pensare sempre di più che il silenzio potesse significare che nessuno leggesse quello che pubblicavo. Ora, per potere presentare i miei studi non solo dovevo scriverli, ma, visto che non avevo soldi per pagare nessuno perché lo facesse, né ero riuscito a trovare qualcuno che sposasse la mia causa, avevo dovuto imparare io stesso a creare un sito per poterli pubblicare su internet. Non è stata cosa da poco ed ha richiesto tempo ed impegno. Ma ringrazio Dio perché ce l'ho fatta. Una volta realizzato il sito, il lavoro non finiva certo lì. Dovevo scrivere e sistemare quello che avevo scritto, raccoglierlo nella maniera migliore e, possibilmente, aggiornare il tutto più spesso che potevo. Anche questa non è stata - e non è - poca fatica. Quindi, quando il silenzio della mia posta elettronica mi spinse a considerare che forse tutto quel lavoro era stato inutile, per me fu una vera e propria delusione. Per diverso tempo non feci aggiornamenti, sebbene continuavo a tenere la proprietà dei due domini tutt'oggi attivi. Pregai il Signore che mi facesse capire cosa dovevo fare. Questa mia "mania" di scrivere era realmente un mettere a frutto un dono per la Chiesa o l'espressione di un desiderio di protagonismo, come qualcuno mi aveva detto una volta? In buona sostanza, ero lì lì per mollare.

Veramente il Signore ci risponde. E risponde come solo Lui sa fare. Ci aspettiamo una voce divina dal cielo, ma spesso ci guida dolcemente utilizzando le nostre stesse facoltà. Io credo che con me lo abbia fatto dandomi una semplice intuizione: aggiungere un contatore di entrate. Era qualcosa di ovvio, ma spesso l'ovvio, le semplici risposte che abbiamo sotto al naso, ci sfuggono.

Così aggiunsi un contatore di visite e mi resi conto che il mio lavoro non passava inosservato, che c'erano un numero di ingressi superiore a quelli che mi aspettavo, visto che il mio era ed è un sito di studio e soprattutto di studi biblici. Quasi nello stesso periodo cominciai a ricevere e-mail da diversi fruitori. Chi chiedeva consigli, chi mi ringraziava, chi condivideva la propria esperienza, chi mi esortava a continuare.

Il fatto è che siamo esseri umani e abbiamo bisogno di certezze. Eppure Mosè guidò il popolo di Israele solo per obbedienza alla Parola di Dio, senza avere certezze. Il popolo fece crollare le mura di Gerico semplicemente obbedendo al "folle", all'apparenza folle, comandamento del Signore. Abbiamo così tanti esempi nella Bibbia. Ed in proposito leggiamo nell'epistola agli Ebrei: "Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono". Ebrei 11:1. E Gesù disse: "beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!". Giovanni 20:29.

Spesso il Signore ci chiama a compiere un'opera della quale non vediamo immediatamente i frutti. Potrebbe addirittura succedere che non ne vedremo mai del tutto i frutti. Ma questo non ci deve scoraggiare o fare smettere di testimoniare di Cristo, di operare in obbedienza alla chiamata che abbiamo ricevuto da Dio e di mettere a frutto i doni, i talenti, che Egli ci ha dati per utilizzarli alla Sua Gloria.

Immaginiamo Noè, il quale il Signore chiamò a costruire un'arca sull'asciutto e che dovette aspettare anni prima di vedere il significato del proprio lavoro; anni durante i quali fu esposto al ridicolo dai propri simili, per quella che all'apparenza era un'impresa senza senso.

Che dire di Paolo! L'apostolo dedicò tutta la sua vita a Cristo, a testimoniare di lui, a fondare e coordinare a distanza chiese in ogni dove. E rimase fedele alla sua chiamata anche quando, anziché essere acclamato da tutti come un grande maestro ed un santo (noi al suo posto ci saremmo aspettati questo come minimo, dopo tanta fatica) come giusto ringraziamento, gli uomini lo misero in catene e lo trascinarono in un tribunale. Eppure Paolo aveva questa certezza: che il suo dovere era obbedire all'Evangelo, al mandato specifico che gli aveva dato il Signore e che tutto il resto non lo riguardava nemmeno, perché il Signore sa ogni cosa! Sapeva inoltre che non era un Tribunale di uomini che doveva temere, bensì il giudizio di Dio. "Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male". 2 Corinzi 5:10

Lui non lo vide, e difficilmente avrebbe potuto immaginare che la sua opera per il Signore sarebbe stato il fondamento della Chiesa come noi oggi la conosciamo.

Eppure il Signore spesso ci aiuta nelle nostre debolezze. A volte guardo indietro negli anni trascorsi. Alle cose di buono che ho fatto, a quelle che avrei potuto fare ma non ho fatto e, in ultimo, nota dolente, a quelle cattive che avrei fatto meglio a non fare - troppe in percentuale rispetto alle altre due precedenti categorie. In queste riflessioni, constato che, spesso, anche per delle cose buone che ritengo di avere fatto, non ho mai avuto il bene di vedere alcun frutto e spesso, visto che sono umano, penso che forse siano state inutili e che, alcuni miei sforzi, non abbiano avuto nessun risultato concreto.

Poi invece capitano delle cose che mi ridanno fiducia e ringrazio il Signore che mi fa capire che la mia fatica non è vana anche quando i frutti non li vedo subito e persino anche quando non li vedrò affatto.

Il 9 Novembre ho ricevuto una mail di un mio amico di vecchissima data. Eravamo insieme alle superiori, poi, come spesso accade, ci siamo persi di vista. Sono trascorsi oltre dieci anni ormai dall'ultima volta che l'ho visto. E' riuscito a rintracciarmi grazie al mio sito internet. Ecco cosa mi ha scritto nella sua lettera, dalla quale ovviamente ho tolto i dettagli personali:

"Carissimo Giuseppe ... da martedì ho ripreso a lavorare. Per questo devo ringraziare veramente il SIGNORE. Sai che oltre a rivolgermi in preghiera leggo qualche passo della Bibbia. Conservo ancora quella che mi hai regalato (credo di avergliela regalata una ventina di anni fa se non ricordo male) nella quale in qualche pagina si trovano le sottolineature o i tuoi appunti a margine. E' un ricordo tuo che mi sono portato con piacere e al quale sono veramente affezionato ... Per quanto mi riguarda sono molto colpito dalle lettere di S. Paolo. Il passo dove mi sento pervaso di energia è nella lettera ai Filippesi 4,13 "tutto posso in Colui che mi da forza".
Ciao alla prossima."

In Sicilia sentirete spesso dire dalla gente: "è tuttu pessu!". E' un detto che tradotto significa "è tutto perso" e sottintende che fare del bene, comportarsi bene, è tempo sprecato, non porta a niente.

Ebbene non è vero, non è così, non è "tuttu pessu", non per noi credenti almeno, perché la nostra fatica non è vana nel Signore e quello che facciamo annunciando la Parola di Dio lascia un segno positivo nelle persone che incrociano il nostro cammino anche quando non lo vedremo nell'immediato.

Ciao Gino!