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Giuseppe Guarino

 

DIVORZIO

 Peccato imperdonabile ?

 

 INDICE

 1. Introduzione

 2. Il matrimonio

 3. Il divorzio

 4. Prevenire è meglio che curare

 5. Conclusione

 

1. Introduzione

Mi trovo a scrivere di un argomento per il quale non provo nessun interesse. Lo faccio per necessità di cose, visto che all’interno di un divorzio mi sono trovato mio malgrado: è il mio. E spesso, purtroppo, (lo rimprovero a me stesso!) si diventa sensibili o interessati a molte problematiche soltanto quando ci riguardano in prima persona.

Io stesso non provavo alcun interesse per le questioni matrimoniali e, preso com’ero dalla dottrina e da uno studio più profondo della Parola di Dio, avvertivo pochissimo o nessun interesse per un argomento per me così semplice. La mia idea era che due cristiani si sposavano, avevano figli insieme, obbedivano alla Parola di Dio e servivano Dio di comune accordo sostenendosi a vicenda.

Ma cosa accade quando questo non succede?

Non ci avevo nemmeno pensato. Era una domanda che non mi ero posto, finché non mi sono trovato immerso in prima persona in un profondo dramma familiare.

Voglio giustificare o peggio legittimare il divorzio Bibbia alla mano? No. Ma vorrei argomentare la facilità con la quale del matrimonio si sottolinea una sola qualità: la sua “indissolubilità”, a danno di tutte le altre.

Sono certo che l’argomento venga troppo spesso e frettolosamente liquidato con un lapidario:“il matrimonio è uno e per sempre”, solo quando non vi è un coinvolgimento personale in seri problemi coniugali.

Bisogna essere protagonisti di un divorzio per capire di quale lacerante evento nella vita di una persona stiamo parlando; questo è particolarmente vero se quella persona è un cristiano: tutta l’intera esistenza viene messa in dubbio per un crollo dalle fondamenta di ogni certezza. Il divorzio è uno dei più grandi fallimenti possibili per un cristiano e porta con sé una inevitabile crisi di identità, spirituale e religiosa. Tutto viene rimesso in discussione e succede proprio mentre si perde la persona che è stata il punto di riferimento, il coniuge e - se ci sono figli e non si è genitori affidatari - mentre ci si trova di colpo allontanati anche dagli affetti più cari. D’un tratto in chiesa vieni guardato in modo strano. E se non è così, si ha lo stesso l’impressione che sia così. Ci si sente soli, abbandonati, confusi; increduli per quello che sta accadendo; persi nei meandri di liti e discussioni continue con l’ex coniuge; in mano agli avvocati, che vedono le cose in maniera fredda e distaccata; mentre amici comuni si schierano; mentre sempre più spesso ci si ritrova soli con il proprio dolore e, per evitare di dovere raccontare e spiegare tutto a tutti, si preferisce isolarsi ancora di più.

In mezzo a tanti guai ci sono anche dei confratelli che cambiano marciapiede quando ti vedono o se ti passano vicino fanno finta di non vederti; o peggio abbassano lo sguardo per non salutarti.

In quei momenti, come quando porti in te un cancro, ti chiedi: perché a me? E non trovi risposta.

Poi, ciliegina sulla torta, vengono quelli che sanno tutto e ti dicono che devi tornare con il tuo ex coniuge o Dio non perdonerà mai il tuo peccato.

Con questo peso in cuore una persona che sta divorziando – perché in Italia il dolorosissimo processo del divorzio dura oltre 3 anni, nella migliore delle ipotesi! – si trascina avanti senza meta, come persona e soprattutto come cristiano.

Eppure chi scrive, con altri che possono testimoniare di essere usciti fuori dalla schiavitù della droga, dell’alcol, ecc… può dire di avere ritrovato nella Parola di Dio la gioia del peccato perdonato e della libertà assoluta che solo Cristo può dare.

Ringrazio il Signore per la sua immensa grazia e per il suo perdono. Ringrazio il Signore perché Lui è il mio giudice e nessun uomo!

Nelle pagine a venire esporrò la mia comprensione della questione matrimonio e divorzio come ne ho letto nella Parola di Dio.

 

2. Il matrimonio

Cos’è il matrimonio?

In Italia ci sposiamo con rito civile e con rito religioso. Dopo questa prassi, due persone di sesso opposto si dicono sposati, hanno contratto matrimonio.

Civilmente il matrimonio è un negozio giuridico. Due persone concordano di sposarsi, di dare vita ad una nuova azienda che è la famiglia e per farlo in maniera pubblica e con impegno formale, si sposano. Si concordano le regole di questa famiglia: coabitazione, amore, fedeltà; si stabilisce anche la durata di quest’accordo e si concorda che vincola le parti “vita natural durante”, cioè, se più ci aggrada una definizione familiare a tutti: “finchè morte non ci separi”.

La legge dello stato italiano consente il divorzio. Da poco tempo, visto che il Paese, in stragrande maggioranza cattolico – mia personalissima opinione, che ritengo comunque che il lettore non potrà non ritenere priva di ovvio fondamento! - ha subito l’influenza della dottrina cattolica, che per eccellenza su tutte le altre confessioni cristiane afferma l’indissolubilità del matrimonio.

La posizione del cattolicesimo nella visione del matrimonio, vale la pena ricordarlo, è solo all’apparenza simile a quella delle confessioni di fede non cattoliche. Infatti è doveroso ricordare che il matrimonio è per la chiesa romana un sacramento. Il concetto stesso di sacramento non trova molto spazio nelle chiese protestanti o non cattoliche in genere. Troppo lungo e inutile discutere sul significato di una premessa all’apparenza così semplice che invece risulta in una differenza tanto marcata.

Mi si consenta di avanzare l’ipotesi che l’opinione delle chiese evangeliche italiane sull’importanza dell’indissolubilità del matrimonio sia influenzata anche dalla cultura cattolica del nostro Paese. Insomma, non difendendo ad ogni costo l’indissolubilità del matrimonio, c’è forse la paura di far sembrare le nostre chiese e la nostra morale spiritualmente inferiori a quella cattolica?

Cos’è il matrimonio nella Bibbia, nostro metro di comportamento e regola di vita?

Una cosa voglio farla subito: demolire una certa concezione del matrimonio.

Vogliamo riflettere un attimo?

Se si dovesse applicare la concezione monolitica e assolutamente teorica del matrimonio sostenuta da molti cristiani oggi:

- Adamo ed Eva non si sarebbero mai sposati.

Infatti non hanno mai contratto matrimonio davanti ad un ministro di Dio. Non hanno mai contratto matrimonio civile. Il loro matrimonio consistette nella loro unione fisica.

Oggi sarebbero due conviventi!

- Abramo era sposato a Sara. Quest’ultima però non poteva avere figli, quindi Abramo ebbe dei rapporti sessuali con la sua serva per assicurarsi una progenie.

Oggi Abramo sarebbe un adultero, perché ebbe dei figli con una donna che non era sua moglie! E per giunta, consenziente la moglie!

Del resto Abramo non aveva mai contratto matrimonio con Sara, né civilmente, né religiosamente. Era un convivente?

- Giacobbe ebbe molte mogli. Ma allora quale era la moglie vera? Poteva essere una soltanto e le altre erano “amanti”. O no? Non poteva produrre nessuna documentazione ufficiale circa nessuno dei suoi supposti matrimoni. Forse oggi lo avremmo semplicemente definito un uomo dissoluto. Che opinione avreste voi del vostro vicino se sapeste che ha 5 mogli e che con ognuna ha qualche figlio?

Lo stesso vale per Davide, che aveva più mogli. Per Salomone. E così via.

Questo non per screditare il matrimonio, istituito e voluto da Dio proprio alla creazione dell’uomo e della donna; bensì per scuotere, per dare uno scossone alle certezze di alcuni che liquidano spesso molte questioni semplicemente rapportando l’universo al loro microcosmo.

Dio è molto più elastico ed accomodante degli uomini. E spesso i religiosi vogliono essere più attenti di Dio all’applicazione della Sua Legge o di quella che ritengo avere compreso, interpretato, come tale.

Non voglio dare una definizione di matrimonio. Voglio che il lettore prenda coscienza di quella che è la sua idea. Sarebbe troppo facile per lui assentire o dissentire. Rifletta invece e tragga le conclusioni su cosa lui crede sia il matrimonio. Lascio volutamente un po’ di spazio in questo foglio perché egli stesso aggiunga per iscritto la sua definizione di matrimonio prima di proseguire nella lettura.

Il matrimonio è…

 

 

 

 

Perché non scrivo cosa penso io del matrimonio? Perché vorrei che il lettore, specialmente quello che a priori considera il divorzio come una violazione della legge di Dio, si accerti di avere capito di cosa sta parlando, cioè sappia cos’è veramente il matrimonio. Se non sa cos’è il matrimonio e non riesce a darne una definizione, gli chiedo di non essere poi così rigido circa le sue posizioni su certi argomenti, senza avervi attentamente riflettuto.

La Bibbia non ritiene il matrimonio indispensabile. Il cristiano è completo senza bisogno del matrimonio. Lo scrive Paolo[1] in quel famoso brano dell’epistola ai Corinzi che più avanti esamineremo in dettaglio. Però il matrimonio è un rimedio per coloro che non riescono a contenersi e vogliono una vita sessuale regolare. L’unione legittima, tra uomo e donna, oltre ad avere questo valore pratico, viene innalzata dalla Scrittura ad una dignità tale da essere raffigurata come un tipo dell’unione fra Cristo e la Chiesa[2].

Per dirsi tale, un matrimonio deve essere in possesso dei seguenti requisiti:

·       Deve avvenire fra un uomo e una donna.

Premessa che non è mai stata tanto necessaria quanto ai giorni nostri.

Nel libro della Genesi 2:18, 21-24, leggiamo:

“Poi l'Eterno Iddio disse: 'Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che gli sia convenevole'…Allora l'Eterno Iddio fece cadere un profondo sonno sull'uomo, che s'addormentò; e prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d'essa.

E l'Eterno Iddio, con la costola che avea tolta all'uomo, formò una donna e la menò all'uomo.

E l'uomo disse: 'Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall'uomo'.

Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne.”

Mi si permetta di aggiungere che ci troviamo davanti ad un brano di bellezza poetica, dove, nella sua semplicità ed universalità, ma anche grande profondità di significato, troviamo in poche parole descritta con somma magnificenza l’essenza stessa dell’amore coniugale.

 

·       Deve esservi un’unione sessuale fra i due.

Sembra una affermazione anche questa superflua. Non lo è invece. Accanto alla poesia dell’amore coniugale, troviamo la certezza della sua valenza pratica. Scriveva infatti Paolo, “Or quant'è alle cose delle quali m'avete scritto, è bene per l'uomo di non toccar donna; ma, per evitar le fornicazioni, ogni uomo abbia la propria moglie, e ogni donna il proprio marito.” I Corinzi 7:1-2.

 

·       I ruoli all’interno della coppia debbono essere rispettati secondo le regole che la Bibbia enuncia in maniera molto chiara.

La donna è “un aiuto” all’uomo. Genesi 1:18.

“Il marito è il capo della moglie”, Efesini 5:23. “Come la Chiesa è soggetta a Cristo, così debbono anche le mogli essere soggette ai loro mariti”, Efesini 5:24.

L’uomo deve amare la donna con lo stesso amore con il quale Cristo ha amato la Chiesa, un amore che quindi è un dono totale di se stessi, un amore deve essere un sacrificio totale e quotidiano di se stesso. Efesini 5:25.

I mariti debbono amare la propria moglie come le loro stesse persone. Efesini 5:28, 33.

L’uomo deve nutrire e curare teneramente la propria moglie, come Cristo fa con la Chiesa. Efesini 5:29. 

La moglie deve rispettare il marito. Efesini 5:33.

Se tali requisiti non sussistono, non sussiste nemmeno il matrimonio. In Comune si è sposati. Agli occhi della gente si è sposati. Ma in realtà vi sono soltanto due persone che condividono una casa e degli interessi e non due coniugi nel senso pieno della parola.

Mi si lasci dire ancora qualcosa circa i ruoli voluti da Dio all’interno della coppia.

Molti scambiano la differenza di ruoli e compiti come motivo di superiorità o inferiorità. La Bibbia viene spesso e ingiustamente accusata di misoginia. Non è così.

Dio ha voluto all’interno della coppia un ordine ed una divisione dei ruoli che è quella che lui, istitutore del matrimonio, ha voluto per il buon funzionamento di questo organismo. La differenza di ruoli, nemmeno l’avere o meno affidato il comando, significa nella Parola di Dio, stabilire una superiorità ed un’inferiorità. La Bibbia riconosce eguale dignità all’uomo ed alla donna, eguali diritti e doveri nel vivere il proprio ruolo, come li riconosce ad ogni uomo nei confronti di qualsiasi altro uomo.

Non credete che la ribellione dei nostri tempi sia soltanto nella donna che non vuole più sottomettersi al proprio marito[3]. Oggi anche gli uomini fuggono dal loro compito di “capo” della casa! Perché è vero che molte donne non si sottomettono al marito, ma è anche vero che molte donne sono costrette a prendere in mano le redini della casa a causa di un uomo troppo debole che non sa gestire il proprio ruolo, fuggendo implicitamente alla responsabilità che ne comporta.

L’invertirsi dei ruoli o l’assenza di ruoli definiti all’interno della coppia è causa di sfacelo nelle coppie moderne, anche cristiane.

La soluzione, mi si permetta di dirlo è più semplice di quanto non possa sembrare. Non bisogna infatti sforzarsi di essere buoni mariti o buone mogli o cercare di comprendere cosa dice la Bibbia sul matrimonio e sforzarsi di metterlo in pratica. La questione è tutt’altra. Ognuno deve sforzarsi di essere più cristiano, più obbediente alla Parola di Dio ed in comunione con Lui, ripieno di Spirito. Ed allora sarà naturale, sia per uomini che per donne, capire il piano di Dio anche nella famiglia e vivere i ruoli che Dio ci ha assegnato, nella nostra casa, nella nostra chiesa, nella nostra vita. Un matrimonio sano è possibile solo fra due autentici cristiani obbedienti alla Parola di Dio.


3. Il divorzio

La Bibbia consente il divorzio?

Sono convinto di una cosa: la Bibbia è a favore del matrimonio e condanna il divorzio. Ma indubbiamente, in determinati casi, consente il divorzio.

Due semplici affermazioni voglio subito sottoporre all’attenzione del lettore:

·       Il matrimonio è anche una convenzione, un accordo, un patto, una unione fra un uomo e una donna con dei fini pratici. In tale prospettiva, a volte il divorzio può diventare inevitabile, quando quei fini per i quali il matrimonio è stato concepito sono impossibili da raggiungere o l’unione diventa addirittura un ostacolo al raggiungimento di tali fini.

·       Il divorzio portato a termine e dove vengono innestati meccanismi dai quali non si può più tornare indietro, non è un peccato imperdonabile!

Preferisco discutere per prima la seconda affermazione. Io parlo dell’ovvio. Non sempre chi divorzia ha dei motivi validi. A volte i motivi sono futili e sbagliati. E il divorzio è davvero frutto solo di un capriccio, di stanchezza e di rinuncia, di mancanza di spirito di sacrificio, o di uno sbandamento.

A volte ci si può ravvedere di tale errore, tornare sui propri passi e ricostituire l’unione matrimoniale.

Ma se si sono innestati dei processi dai quali non c’è più possibilità di ritorno e l’errore non è rimediabile? Dio non perdona chi ha divorziato e non può più tornare dal proprio coniuge?

Ricordo al lettore che vi è un solo peccato che non sarà perdonato agli uomini e non è il divorzio[4].

E se si pensa che un uomo o una donna che abbiano divorziato dalla moglie o dal marito e che non possono più rimediare a quanto è successo tornando con il loro legittimo coniuge[5], non possano contrarre un nuovo matrimonio, si limita soltanto il potere della grazia di Dio!

Spesso chi si sente schiacciato dai sensi di colpa, è più condannato dagli uomini che da Dio. Dio non perdona solo i peccati ai quali possiamo porre rimedio. Ad alcuni peccati che abbiamo commesso, per vari motivi, non si può porre rimedio. Per questo Dio non li perdonerà anche se c’è un autentico ravvedimento?

Chi ha ucciso una persona non ha possibilità di perdono solo perché non può porre rimedio al male fatto?

Personalmente, da uomo divorziato e cristiano, avrei voluto poter porre rimedio al male fatto e riconciliarmi al mio ex coniuge; ma mi è impossibile. Dio non perdonerà il mio peccato per questo? O se non mi ricongiungerò al mio ex coniuge non potrò mai più contrarre matrimonio? Ma allora se il perdono di Dio non ci libera, non ci da la possibilità di ricominciare il nostro cammino nonostante gli errori commessi, qual è il suo scopo?

Analizziamo adesso la prima affermazione, andando a considerare dei passi della Scrittura.

La Bibbia ammette il divorzio? O per la Bibbia il matrimonio è indissolubile ed unico?

Esaminiamo le parole di Gesù in proposito.

Matteo 19:1-12.

“Or avvenne che quando Gesù ebbe finiti questi ragionamenti, si partì dalla Galilea e se ne andò sui confini della Giudea oltre il Giordano. E molte turbe lo seguirono, e quivi guarì i loro malati.

E de' Farisei s'accostarono a lui tentandolo, e dicendo: È egli lecito di mandar via, per qualunque ragione, la propria moglie?

Ed egli, rispondendo, disse loro: Non avete voi letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse: Perciò l'uomo lascerà il padre e la madre e s'unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne? Talché non son più due, ma una sola carne; quello dunque che Iddio ha congiunto, l'uomo nol separi.

Essi gli dissero: Perché dunque comandò Mosè di darle un atto di divorzio e mandarla via?

Gesù disse loro: Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio non era così.

Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un'altra, commette adulterio.

I discepoli gli dissero: Se tale è il caso dell'uomo rispetto alla donna, non conviene di prender moglie.

Ma egli rispose loro: Non tutti son capaci di praticare questa parola, ma quelli soltanto ai quali è dato.

Poiché vi son degli eunuchi, i quali son nati così dal seno della madre; vi son degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi son degli eunuchi, i quali si son fatti eunuchi da sé a cagion del regno de' cieli. Chi è in grado di farlo lo faccia.”

La questione riguardava la pratica diffusa ai tempi di Gesù di divorziare per qualsiasi motivo. Infatti la domanda dei Farisei è posta con enfasi sul motivo del divorzio. Chiedono infatti: “è lecito…per qualunque ragione” ?

Gesù risponde di no. Matteo 19:4-6.

I farisei allora lo interrogano chiedendogli perché Mosè “comanda” di dare un atto di divorzio alla moglie ripudiata. Gesù precisa che Mosè non comanda, ma “permette” il divorzio, v.8.

Quindi riconosce un motivo valido di divorzio: la fornicazione. In caso di fornicazione il matrimonio può essere sciolto.

Ma cosa intendeva Gesù con il termine “fornicazione”? Perché non parla di adulterio, come sarebbe più naturale se si riferisse a dei rapporti extra coniugali? E’ probabile che la fornicazione alla quale egli faccia riferimento è quella sospettata da Giuseppe quando si accorse che Maria era incinta[6] e non il caso di infedeltà coniugale. In questo caso il divorzio non sarebbe ammesso nemmeno per infedeltà del coniuge? Non se prendiamo alla lettera le parole di Gesù. Ma attenti alle interpretazioni troppo letterali, viceversa potremmo essere tentati di renderci fisicamente eunuchi per il regno dei cieli!

Io personalmente sono convinto che Gesù rifiutasse energicamente la facilità con la quale i suoi contemporanei – come i nostri – si disfacevano del coniuge per rivendicare la sagralità e l’origine divina dell’unione fra uomo e donna e stabiliva che solo gravi e concreti motivi potevano giustificare un divorzio. Certo su un argomento così vasto, pratico, Gesù non poteva enumerare tutti i casi in cui un divorzio era possibile, giustificato. Stabilisce una norma generale che la coscienza, il buon senso, la guida dello Spirito di Dio, dovrebbero permettere di applicare al proprio caso.

Del resto se il matrimonio fosse indissolubile in senso assoluto, senza possibilità di cessazione del rapporto matrimoniale senza commettere peccato al quale non si può porre rimedio se non con la riconciliazione, come si giustificano le parole di Paolo che riporto di seguito?

I Corinzi 7:15, “Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono vincolati…”

Paolo sta considerando un caso di divorzio che non è la fornicazione menzionata da Gesù. Questo rafforza la nostra idea che Gesù non stabiliva una regola e limitazione assoluta, bensì un principio basato sulla effettiva gravità dei motivi che conducono ad un passo tanto estremo.

Paolo dice inoltre che in tale situazione, la persona lasciata non è “vincolata”. E’ facile dedurre che ciò sottintenda che la persona è libera di risposarsi.

Se le parole di Paolo fossero vissute dalle coppie sposate, fra cristiani il divorzio sarebbe praticamente impossibile. Visto, però, che oggi tali semplici direttive vengono ignorate per lasciare il posto agli insegnamenti ricevuti via etere da teleromanzi e telefilms che ben altri modelli di matrimoni ci propongono, anche le unioni fra cristiani risentono dell’atmosfera dei nostri giorni che così bene si presta alla distruzione delle coppie.

Anziché guardare ed assorbire dalla tv tutti i modelli sbagliati di questo mondo per ore ed ore, sarebbe importante che ogni moglie e ogni marito fossero a conoscenza dei propri doveri come la Scrittura ce li descrive e si sforzassero di vivere di conseguenza.

Vale ancora la pena di notare un dettaglio della discussione di Paolo: il matrimonio non è lo stato ideale del cristiano, bensì il celibato. Il matrimonio è per “evitare la fornicazione”, I Corinzi 7:2. Ancora una volta è sottolineato l’aspetto squisitamente pratico dell’unione matrimoniale.

La semplice conclusione è che la Bibbia sostanzialmente permette per certe particolari circostanze il divorzio.

 

4. Prevenire è meglio che curare

Il divorzio rimane una decisione estrema. Estrema conseguenza di situazioni estreme. Non è una regola. Non è ammissibile fra cristiani. E mi avventuro oltre: sostengo infatti che è impossibile che due cristiani che come tali abbiano contratto matrimonio e che come tali realmente vivano, possano divorziare.

Il divorzio fra credenti deve per forza di cose originare da un profondo malessere spirituale di uno o entrambi i coniugi. Due cristiani sani spiritualmente non possono non dare vita che ad un matrimonio sano.

Il divorzio fra credenti ha luogo quando si dimenticano quei precetti della Parola così semplici, ma anche così forti e autorevoli.

Le coppie cristiane che si sfaldano sono cristiane solo all’apparenza, di nome. Uno dei due membri della coppia o entrambi non vivono la fede. Se nella coppia ciascuno mette Cristo a capo della propria vita, come Signore e Maestro e fa della Parola di Dio la propria regola quotidiana, la coppia sarà forte ed inossidabile.

Se la coppia abbraccia gli stereotipi dei nostri giorni a discapito della insegnamento della Bibbia, il fallimento è quasi certo.

La Bibbia insegna: “non vi private l’uno dell’altro…”, 1 Corinzi 7:5.

Oggi si crede: “io faccio quello che mi pare e quando mi pare…”

La Bibbia insegna: “La moglie non ha potestà sul proprio corpo, ma il marito; e nello stesso modo il marito non ha podestà sul proprio corpo, ma la moglie.”, 1 Corinzi 7:4.

Oggi si crede: “io ho bisogno del mio spazio”

La Bibbia dice: “Mogli siate soggetti ai vostri mariti, come al Signore; poiché il marito è il capo della moglie”, Efesini 5:22-23.

Oggi si crede: “io faccio quello che mi pare e nessuno mi può comandare”

La Bibbia dice: “Mariti amate le vostre mogli”, Efesini 5:25.

Oggi si crede: “l’uomo è nato cacciatore: ogni lasciata è persa!”

E non si scandalizzi il lettore per quello che dico: non possiamo chiudere gli occhi davanti alla  realtà: il Diavolo ci vuole ignoranti sulle sue macchinazioni, non Dio.

Che il mondo viva lontano da Dio e dai suoi precetti è naturale. Che i cristiani dimentichino la loro identità è preoccupante.

Posso lanciare un grido di allarme?

Le chiese evangeliche sono pronte ad accogliere coppie o singoli divorziati?

E’ vero rifiutiamo il divorzio. Va benissimo. Rifiutiamo anche il peccato. Ma non il peccatore e ci equipaggiamo per potere accogliere il peccatore e portarlo al ravvedimento.

Quindi rifiutiamo il divorzio, ma non possiamo rifiutare il divorziato. E se non siamo in grado di assistere spiritualmente un individuo che ha attraversato un’esperienza tanto traumatizzante e lacerante, è meglio che cominciamo ad equipaggiarci. Visto infatti l’incremento esponenziale dei divorzi nel nostro Paese in questi ultimi anni, non è fuori luogo auspicare che le chiese si attrezzino ad una emergenza “divorzio” che conosceranno presto anche loro, per assistere in maniera concreta e costruttiva le persone che vengono da simili esperienze o che le stanno vivendo.

Per quanto riguarda il prevenire, che, lo sappiamo tutti, è meglio che curare, credo che le chiese abbiano il dovere di preparare le coppie che devono sposarsi, informandole a sufficienza su quello che stanno per fare. Si suppone che i giovani sappiano tutto di un’esperienza che invece non hanno mai vissuto, ed è un assurdo. La chiesa dovrebbe assicurarsi che i suoi membri che contraggono matrimonio abbiamo le idee chiare su cosa sia il matrimonio, religioso e civile; dovrebbero anche assicurarsi che la coppia abbia compreso quali sono gli obblighi che la Parola di Dio impone loro e che siano davvero convinti di volerli vivere. Annunciarli al momento della celebrazione della nozze è troppo tardi: in quel momento non si pensa a nulla e si capisce meno.

Il mio è un monito affinché tutta la Chiesa si adoperi alla creazione di nuove coppie cristiane forti e fondate sulla Parola di Dio. E’ un compito fondamentale!

 

5. Conclusione

Cosa ho voluto dire con questo scritto?

·       Che è meglio non essere troppo affrettati nel giudizio quando si parla di drammi personali tanto profondi, che incidono sulla parte più intima della persona coinvolta. Il divorzio può segnare una persona più del decesso di una persona cara!

·       E’ meglio Evitare di mettere pesi addosso al prossimo che non gli mette la Parola di Dio. Legare una persona dicendogli che Dio non lo perdonerà se non torna con il proprio coniuge può essere disastroso per la spiritualità di quell’individuo ed è un limite alla grazia di Dio che non siamo autorizzati dalla Parola di Dio a porre. Gesù ci ha detto che tutti i peccati saranno rimessi all’uomo tranne la bestemmia contro lo Spirito Santo. E non abbiamo bisogno che la persona sia moralmente tenuta ad esporre i fatti personali della sua vicenda per giustificare ai nostri occhi quanto accadutogli. Se veramente si convertirà a Dio sarà lo Spirito Santo ad istruirlo sul da farsi.

·       La preoccupazione per chiunque si dice veramente cristiano non deve essere sulle motivazioni che hanno spinto a certe scelte (quello è un dovere che riguarda i conduttori delle chiese!), bensì condannare la condotta immorale, ovvio, richiamare i valori della nostra fede, ma stare anche vicini a chi sta attraversando o ha attraversato e si porta ancora dietro gli strascichi di un divorzio ed incitarlo, in questa come è vero in ogni altra circostanza della vita, a cercare il volto di Dio certo dell’amore e del sostegno dei propri confratelli.

Sono certo che Dio sa come guidare i suoi pastori nel giudizio sulle circostanze dei fratelli e delle sorelle affidati da Dio alla loro custodia. Quello che ho scritto non deve fare pensare che chi scrive non approvi dei provvedimenti disciplinari ove fossero necessari. Anzi, li ritiene indispensabilli dove la Parola di Dio sia stata violata. Viceversa il colpevole silenzioso assentire, tollerare, della chiesa potrebbe facilitare l’immoralità ed essere complice di un lassismo morale inconcepibile nella Chiesa di Cristo.

Ad esempio, chi abbandona moglie e figli per un’altra relazione, va energicamente ripreso, anche se con amore. Questo per dare l’occasione di fare comprendere l’errore a chi lo ha commesso ed invitarlo al ravvedimento.

E lasciatemi ponderare ulteriormente un caso tanto estremo proprio per capire come sia difficile liquidare questioni tanto delicate con dogmi mentre ogni caso è un casò a sé.

Se il coniuge abbandonato dell’esempio fatto contrae un nuovo matrimonio? E poi in seguito l’altro coniuge si ravvede e torna a Dio con pianto e un cuore sinceramente pentito. E se dalla sua “scappatella” ha avuto dei figli?

Per essere perdonato da Dio il tale dovrebbe lasciare la sua nuova “compagna” per ricongiungersi al precedente coniuge. Ma quello è sposato e non è credente o non è disposto a perdonare e riprendere il suo vecchio coniuge.

E se il nuovo compagno del nostro ipotetico soggetto si convertisse anch’esso all’evangelo? Non sarebbe più logico che convogliassero a giuste nozze e vivessero da quel momento in avanti certi del perdono di Dio per le loro vite passate?

Un’infinità di casi possono proporsi tanti quante sono le coppie divise.

Affidiamoci a Dio per un sicuro perdono di qualunque nostro peccato[7]. Fuggiamo dal legalismo e dallo sguardo distaccato dall’alto verso il basso per chi pecca: siamo tutti peccatori davanti a Dio! La nostra giustizia davanti a Dio è solo un panno sporco. Crediamo nel Dio della seconda e della terza possibilità[8]; nel Dio che in Cristo perdona il mondo e lo riconcilia a sé[9].

Preoccupiamoci di vivere una vita secondo l’Evangelo, il resto verrà da sé. Con amore stiamo vicino l’uno all’altro: aiutiamoci e sosteniamoci l’un l’altro certi che non è per la nostra “giustizia” che il mondo ci riconoscerà come discepoli di Cristo, bensì per l’amore che avremo gli uni per gli altri[10]

 

Catania, 15 Agosto 2005.

__________________________________________________

[1] I Corinzi 6:12-7

[2] Efesini 5:22-33

[3] Gli abusi da parte degli uomini a danno delle donne, non giustificano gli eccessi dei nostri giorni, dove i ruoli sembrano del tutto invertiti. Entrambe le cose, la dispoticità dell’uomo e la ricerca di indipendenza assoluta della donna moderna sono condannati dalla Parola di Dio. Nel mondo si è soltanto passati da un peccato all’altro, da un vivere distorto del ruolo che Dio ci ha assegnato ad un altro. Del resto il potere vivere una vita piena e vera, secondo i ruoli e i comportamenti voluti da Dio, riguarda veramente soltanto chi si sforza di obbedire alla Parola di Dio.

[4] Matteo 12:31-32, “Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Ed a chiunque parli contro il Figliuol dell'uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello avvenire.

[5] Un neoconvertito è un uomo divorziato. Adesso credente, quell’uomo vuole tornare con la moglie alla quale magari annuncia l’Evangelo. Ma quella non ne vuole sapere. Cosa terrà legato quell’uomo ad una non credente? Cosa gli impedirà di vivere una nuova vita accanto ad una credente che sia la sua legittima moglie?

Un coniuge che ha visto la propria moglie o il proprio marito fuggire di casa, sarà a vita vincolato dall’infedeltà altrui o potrà divorziare da quella persona che ha unilateralmente violato il matrimonio e rinunciato ad esso svuotando di significato promesse e voti fatti un tempo, o dovrà rimanere solo a soffrire per il peccato di un’altra persona con il solo torto di essersi fidato di lei o lui e di avere creduto al suo amore ed alle sue promesse?

Mi piace poi quando leggo di un famoso scrittore cristiano, che vive in prima persona il dramma di persone divorziate, quando chiede a chi sostiene l’indissolubilità del matrimonio a qualsiasi costo: ditelo voi alla moglie di un uomo che la ammazza di botte e che vedi i figli picchiati che non può divorziare da quell’uomo e che dovrà a vita ad ogni costo stare sposato con lui, adempiendo lei (viceversa non sarebbe matrimonio e sarebbe anche lei mancante) a tutti i suoi obblighi matrimoniali e non potendo divorziare.

Perché tanti riferimenti ad esempi, a fatti quotidiani?

Il problema di fondo è semplice. Facciamo teoria e vogliamo elevare a dogma un evento tanto pratico e terreno quale il matrimonio. Ma non possiamo: il matrimonio è fondamentalmente una questione pratica e dal punto di vista pratico va considerato!

[6] Matteo 1:18-20,

[7] I Giovanni 1:5 – 2:2.

[8] Matteo 7:21-22.

[9] Colossesi 1:19-20.

[10] Giovanni 13: 34-35