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Giuseppe Guarino
 

Corrispondenza con Leonardo

 

Ho scambiato delle mail con un mio lettore di nome Leonardo che trovo davvero degne di essere conservate ed anche lette.

Ovviamente Leonardo, mi ha dato l'autorizzazione - senza nemmeno esitare - a presentare qui la nostra breve ma interessante corrispondenza. Lo rendo noto espressamente perché vorrei rassicurare chi mi scrive che non pubblicherò, come non ho mai pubblicato, lettere che mi vengono inviate privatamente!

Grazie Leonardo.

 

Lettera di Leonardo del 17 giugno 2013

Oggetto: Solo una domanda


Gentile Signore, mi scuso se la disturbo. Vorrei solo chiederle aiuto per un problema che mi disturba non poco.
Anni fa, presentando la mia tesi sui profeti dell'ottavo secolo presso ISSR dell'Università della Santa Croce, non mi chiesi se l'esegesi appresa dall'autorevole voce del compianto professor Bonora fosse una sorta di studio di serie B relativo alla sacra scrittura in traduzione. Certo mi resi conto che la conoscenza delle lingue bibliche non potesse che essere fondamentale; ma ora, a distanza di tanti anni, ho l'impressione che non conoscere l'ebraico, per esempio ( per il greco biblico non ho grossi problemi ), sia un impedimento ad uno studio serio e dunque all'esegesi veterotestamentaria stessa.
Ora, considerando che la Parola non può essere oggetto di conoscenza solo di un ristretto circolo di esperti, e questo per la sua natura di messaggio universale, le chiedo: non conoscere l'ebraico ( oppure il greco o le due lingue bibliche ) pregiudica la conoscenza scientifica della parola di Dio, quindi la sua teologia?
La ringrazio se vorrà rispondermi e nell'attesa la saluto.
Leonardo S.
 

La mia risposta:
 

Buongiorno.
Grazie per la sua lettera. Io ritengo la teologia la complicazione della nostra Fede cristiana che è semplice quanto il messaggio del Cristo: ama il prossimo tuo come te stesso. Infatti tutto il mondo vede la fede di Madre Teresa o di Martin Luther King e capisce il senso del Vangelo; ma ascoltano i teologi e rimangono come diciamo qui in Sicilia "più confusi che persuasi". (come capirà dai miei studi, parlo contro me stesso)
La Verità della Sacra Scrittura è una verità spirituale e lo Spirito Santo ci illumina ma sono convinto che per non farci impazzire, accecarci anziché illuminarci, lo faccia rispettando le nostre capacità, anche culturali. Qui in Sicilia, dove vivo, si usa ancora che passano i furgoncini la mattina con le granite e a me piace molto comprarla in estate. C'è uno di questi venditori ambulanti che è un mio confratello evangelico. Mi ha confessato che sa leggere a malapena, ma è sempre lì che cita a memoria passi della Scrittura e la comunica a tutta la gente cui vende la sua granita - io la chiamo una granita "evangelica", accompagnata dalla Parola di Dio.
E io rimango stupito perché vedo la Parola di Gesù avverarsi davanti ai miei occhi: non ai saggi, ai sapienti, ma ai semplici è dischiusa la Verità dell'Evangelo! E con quale libertà: io invece che so tanto, troppo spesso tengo la bocca chiusa quasi come se la mia fede fosse un segreto!
Se l'ebraico fosse così indispensabile tutti gli ebrei sarebbero cristiani - non trova? Indispensabile è lo Spirito di Dio, che ci ha detto Gesù, ci guida in tutta la Verità. Indispensabile è l'Amore, che copre i nostri peccati. Indispensabile è la nostra Fede viva e operante che apre il canale di comunicazione con il nostro Padre Celeste.
Da studioso della Parola di Dio sono d'accordo con lei. Da cristiano più studio più ammiro chi sa poco ma fa tanto.
Quindi se mi posso permettere un tono tanto saccente con chi mi può essere maestro, direi che l'ebraico è indispensabile per una seria esegesi dell'Antico Testamento che possa vantare l'appellativo di scientifico, ma non è indispensabile per conoscere Dio ed è per questo scopo che lo Spirito Santo ci ha donato le Sacre Scritture.
Sono in ufficio ma non ho resistito alla tentazione di risponderle di getto. Potrei pubblicare la sua domanda e farne uno spunto di riflessione? E se vuole la sua risposta a questa mia risposta veloce o altre domande che ha da porre. Ovviamente tratterò i suoi dati personali come lei meglio desidera e ritiene opportuno.
Spero di non essere stato troppo vago e mi riservo ulteriori riflessioni su questa questione davvero importante.
Buona giornata.
Giuseppe - mi dia del tu se vuole, io mi chiamo Giuseppe.
 

Lettera di Leonardo

Caro Giuseppe, se dobbiamo darci del tu, osiamo la familiarità, non sei d'accordo?
Dunque, caro Giuseppe, prima di tutto grazie per la cortese e veloce risposta. Non mi aspettavo tanta solerzia e per questo mi sento autorizzato non solo a darti del tu, come tu stesso hai suggerito, ma anche ad approfittare del tuo sapere: ho già registrato il tuo indirizzo nella mia rubrica ... Certo, lo confermo, il tanto parlare intorno alle lingue originali, mi urta non poco, soprattutto perché ho l'impressione che chi ne parla vuol farti fuori dal discorso, come se fosse lui il solo depositario della verità. Ed immagino mia madre con la sua Bibbia in mano che legge e medita. Ma cosa leggeva e meditava se per conoscere la Parola doveva saperla leggere in ebraico, in aramaico ed in greco? E cosa ho studiato io stesso, per cinque lunghi anni se allora conoscevo solo qualche rudimento di greco classico? Eppure, come mi confermi, la Parola si è fatta carne, ha usato sì un linguaggio umano ma ha anche voluto nutrire i gentili, gli altri, l'intero universo. L'ebraico? D'accordo, l'ebraico serve, e tanto, per uno studio filologico, per un primo approccio al testo, per una più profonda e successiva aderenza alla Parola stessa, ma questo esclude la gran parte dei fedeli? Esclude un intero universo di credenti perché latini, slavi o amerindi?
Ecco, la tua risposta centra il problema: il messaggio che passa non può nascondersi dietro le grammatiche, deve rivelarsi, farsi carne per ognuno, latino, slavo o amerindo che sia. Anche perché, e dimmi se non ho ragione, a voler essere davvero onesti, occorre dire che se la Parola si riveste di segni, ogni segno rivela la Parola. Altrimenti non avrebbe senso, non credi?
E dunque sono d'accordo, lo Spirito mi rivela quanto io posso capire, il messaggio, cioè, che il Signore ha affidato ad ogni uomo.
Io leggo a stento l'ebraico, ma lo leggo; non trovo seducente il suo suono, però. In poche parole, non mi piace, devo essere sincero. E quando leggo Isaia o il mio amato Qoelet, devo farlo nella mia lingua, la lingua che fin da bambino mi ha rivelato il messaggio delle salvezza. Con il greco ho un rapporto diverso, infatti trovo questa lingua molto musicale e molto spesso torno sui testi originali per poter verificare, confrontare, stupire me stesso ... Ma il discorso resta il medesimo: se la Parola si fa carne, ogni parola deve e può rivelare la Parola.
Caro Giuseppe, mi conforti. Lo studio fatto con il mio professor Bonora non è stato uno studio di serie B della Scrittura. E' stato uno studio appassionato e profondo, uno studio che ha nutrito la mia anima ed il mio intelletto. Grazie ancora. [...]
Puoi fare delle mie mail ciò che ritieni opportuno, ti autorizzo anche a citare il mio nome per esteso, parlando di Dio non ci si può nascondere.
Ti saluto fraternamente
Leonardo S.

 

Il mio commento finale

Lettere così mi sistemano la giornata!

Non pubblico il cognome per esteso, ma prendo atto e mantengo la volontà di non nascondersi di questo nuovo caro amico in Cristo.