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Giuseppe Guarino

CHI PRATICA LO ZOPPO...
 

C'è un detto dalle mie parti, in quel meraviglioso idioma che è il siciliano: "cu pratica u zoppu all'annu zuppia". Tradotto in italiano sarebbe più o meno: "chi pratica lo zoppo entro l'anno zoppicherà anche lui". Questo proverbio perde qualcosa nella traduzione, mentre è molto efficace nel mio dialetto. In italiano c'è comunque un detto simile: "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei"; anche se devo riconoscere che quest'ultimo non è così efficace come il primo. In inglese si usa dire: "birds of a feather flock together", "uccelli con le stesse penne fanno stormo insieme"; anche qui la traduzione fa perdere qualcosa.

Spesso i detti popolari tramandano una saggezza che deriva dall'esperienza del popolo che li produce e sono davvero preziosi nel cammino della vita. Salomone ne raccolse diversi nel suo libro chiamato appunto dei Proverbi. Sullo stesso argomento, egli scrisse: "Chi va con i saggi diventa saggio, ma il compagno degli insensati diventa cattivo", Proverbi 13:20.

Scrivo questa riflessione dopo avere discusso della questione con mio figlio. Ha un'età particolare ed è importante che impari, nelle scelte che fa nella vita, a regolarsi alla luce dell'insegnamento dei propri genitori, ma soprattutto della Parola di Dio. Quindi quando mi chiede se la Bibbia ci insegna o meno se dobbiamo o possiamo "stare", "frequentare", "essere amici", con un certo tipo di persone piuttosto che un altro, la domanda è degna di seria considerazione e la risposta - per non cadere nel fraintendimento e in una superficiale generalizzazione che invaliderebbe la vera sostanza dell'insegnamento che ci trasmette la saggezza popolare ed anche la Bibbia - deve essere all'altezza della complessità della questione.

Purtroppo nel mio percorso di vita mi sono potuto avvalere della tragica esperienza di un mio coetaneo. Avevo 15 anni circa. Ero alle superiori. Un mio compagno di classe - me lo ricordo come fosse ieri - mi parlò di amici nuovi che stava frequentando. Mi disse: "io non sono d'accordo sul fatto che bisogna emarginare certe persone e solo perché fanno uso di droghe non posso frequentarli". Devo dire che allora, dall'alto dei miei pochi anni, il suo discorso filava: non è giusto emarginare una persona solo perché ha un problema! Mi ricordo quell'anno, dopo qualche mese, Salvatore - mi pare di ricordare che si chiamasse così - cominciò a non venire più a scuola. Le sue sorelle più grandi erano nello stesso istituto e ci informarono sul perché: aveva cominciato a drogarsi anche lui! Per me quella fu una lezione di vita che mi si stampò nella mente "a caratteri di fuoco", per utilizzare una colorita espressione che era tipica del mio professore di Tecnica Bancaria.

Torniamo, però, a quello che dice la Bibbia. In 1 Corinzi 15:33 l'apostolo Paolo scrive: "Non v'ingannate: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi.»". Paolo cita un detto di Euripide (485-407 a.C.) ripreso da Menandro, commediografo greco vissuto fra il 342 ed il 291 a.C. nella sua raccolta di scritti morali utilizzata nelle scuole.

La premessa "non vi ingannate" è molto significativa. Spesso siamo convinti di essere immuni, di potere attraversare la vita saldi come rocce, inamovibili nelle nostre convinzioni. Ma non è così. Siamo esseri umani. Sbagliamo. Ci lasciamo trascinare. Ci convinciamo di cose sbagliate. Cambiamo opinione. Nutriamo dubbi. Ci lasciamo influenzare. Frequentare un certo tipo di persone le cui scelte di vita non condividiamo alla luce della Parola di Dio, è, sempre alla luce della Parola di Dio, ma anche della saggezza popolare come abbiamo visto, almeno non consigliabile. L'esperienza di vita conferma che "le cattive compagnie corrompono i buoni costumi". Chi crede che non è così, molto verosimilmente finisce per ricredersi solo quando è troppo tardi.

Il Signore ci comanda di amare il prossimo come noi stessi. Ma questo non significa che sia saggio fare comunella con ogni tipo di persona con questo pretesto. Ho avuto conoscenti che si sono rivelati con le mani un po' "lunghette", visto che se c'era qualcosa che potevano portare via da un negozio senza pagare lo facevano. Personalmente non ho ritenuto utile entrare più da nessuna parte con tale persona, né averne una frequentazione particolare. Questo significa disobbedire al comandamento dell'amore verso il prossimo? Al contrario, se chi ruba vede che è trattato come chi non ruba non capirà mai che rubare non è giusto. Poi stare accanto ad una persona che fa certe cose potrebbe condurre a dei guai inaspettati. Immaginate se quando ero con lui lo prendevano mentre rubava qualcosa. Come sarei riuscito a convincere anche la persona più ingenua che io non ero lì a rubare con lui?

Dall'altra parte avere amicizie con credenti e con persone che vivono una vita retta, renderà il nostro percorso cristiano molto più sicuro. Rimango sempre edificato da una conversazione con un fratello o una sorella in Cristo, quando si parla delle meraviglie del Signore e della Parola di Dio, quando ci si esorta e sostiene a vicenda. Quando si chiede un consiglio ad un credente, si ha buone speranze di ricevere una parola saggia che sia fondata sull'insegnamento della Parola di Dio.

Ho letto da qualche parte un'obiezione mossa da alcuni: ma Gesù non stava proprio con i peccatori? Si, certo. Ed è vero che per quaesto era anche criticato dal clero giudaico? E' un'obiezione al nostro ragionamento che va attentamente valutata, visto ha la parvenza di un certo valore come quel "non è giusto emarginare nessuno" del mio compagno di classe. Gesù, è vero, stava anche in mezzo ai peccatori. Ma perché ad un certo punto del suo ministero si trovò quasi da solo? Mentre le masse lo circondavano se faceva miracoli, quando predicava apertamente la Verità "molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui". Giovanni 6:66. Gesù stava anche tra i peccatori perché annunciava loro il regno di Dio. Quanti stanno fra i non credenti e lì riescono a dare una testimonianza efficace della Verità? Quanti invece stanno zitti per paura che - come Gesù - testimoniando alla Verità possano perdere i loro "amici"? Facciamoci un bell'esame di coscienza. Non ci inganniamo, "le cattive compagnie CORROMPONO i buoni costumi". Stando sempre in mezzo a dei non credenti che operano in maniera contraria alla Parola di Dio è molto più probabile che saremo noi ad essere pian piano trascinati lontano dalla Fede, piuttosto che loro convinti dalla nostra presenza a convertirsi al Signore. Se rimaniamo in mezzo a certa gente è infatti soltanto in virtù del fatto che tacciamo sulla Verità per non perderne la compagnia. Ho notato spesso quanto sia facile convincere della gente ad andare in un ristorante nuovo, in un locale, in viaggio... mentre quanto è frustrante vedere le loro facce quando gli chiedi di unirti a te in chiesa!

Visto che abbiamo citato diversi proverbi, in chiusura del mio ragionamento ne tiro in questione un altro: "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". E' un detto molto comune e secondo me molto vero. Guardando la serie TV Ally Mcbeal - mi piacevano molto i primi episodi - mi sono reso conto di una cosa che alla fine è molto ovvia. Se vuoi essere un avvocato, stai insieme ad avvocati. Imparerai a parlare come un avvocato, a ragionare come un avvocato, a pensare e muoverti persino come un avvocato. In realtà non ho conosciuto nei miei anni di esperienza lavorativa nessun professionista di successo che non fosse amico o frequentasse colleghi professionisti dello stesso ramo. Mia moglie ed io facciamo lo stesso lavoro ed è interessante a volte confrontarsi anche su questioni professionali. Allo stesso modo sento un senso di cameratismo per i colleghi che fanno il mio stesso lavoro anche se per società diverse dalla mia. Per farla breve, se si vuole essere un cristiano di successo, pensare e parlare come un cristiano, agire come un cristiano, vivere come un cristiano, è altrettanto ragionevole supporre che ciò possa avvenire molto più naturalmente quando si è attorniati da cristiani, da gente che ha i medesimi ideali e si prefigge gli stessi nostri scopi.

Il Signore ci ha detto: "Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe". Matteo 10:16. Perché siamo pecore in mezzo ai lupi? Perché cerchiamo il regno di Dio, le buone opere. Siamo miti, ci studiamo di fare il bene. Mentre il mondo che ci circonda è malvagio e vuole solo trascinarci nel suo vortice di perdizione. Ma il Signore ci dice, ci raccomanda, ci consiglia di essere "prudenti" come serpenti. E il monito della Parola di Dio è davvero molto chiaro perché lo si possa ignorare sperando di non averne conseguenze negative.

La saggezza orientale, tramandata nella Scrittura negli scritti di Salomone; quella greca, ripresa da Paolo nel Nuovo Testamento; quella italiana, quella anglo-sassone e persino quella siciliana sono tutte concordi a darci il medesimo insegnamento di vita. E' proprio da stolti non prestare la dovuta attenzione.

13 Luglio 2011