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testo senza commento

per chi volesse leggere il vangelo senza il mio intervento

 

 

Giuseppe Guarino

Il Vangelo di Marco

 

Introduzione (versione breve)

Presento qui una traduzione, in alcuni punti quasi una parafrasi del Vangelo di Marco. Non è una versione nel senso classico, quindi prego il lettore di non giudicarla come se tale pretendesse di essere; bensì di ritenerla un tentativo di trasposizione in lingua italiana della mia comprensione dell'originale greco del vangelo secondo Marco. In questa versione abbandono tutti i criteri che di solito adotto nel tradurre - che sono ben visibili nelle mie precedenti versioni di Colossesi e 1 Giovanni. Lo faccio per fornire al lettore un testo di facile lettura, semplice e scorrevole, come deve essere stato Marco per i suoi primi destinatari. In un certo senso cercherò di trasporre la semplicità ed immediatezza di questo vangelo, ma anche il contrasto che crea la comparsa qua e là di alcuni dettagli e precisazioni davvero interessanti e forse anche inaspettati.

Ovviamente il testo critico che utilizzo è quello Maggioritario. Per sapere il perché, invito il lettore a dare un'occhiata al mio libro "Il testo del Nuovo Testamento" disponibile sul sito.

Il vangelo di Marco è composto da 16 capitoli ed è il vangelo più breve. Ma come dicevo ad un mio amico, esperto di computer, che lamentava la brevità delle narrazioni evangeliche, la Bibbia è come un file zippato, molto zippato: all'apparenza breve ma con un'infinità di significati per ogni pagina. In questa prospettiva la Bibbia è un libro unico: si può riassumere tutto in meno di una pagina (accostando Genesi 1:1 e Giovanni 3:16 ad esempio) oppure si possono scrivere centinaia di pagine per un suo capitolo o persino per un solo verso.

Non dimentichiamo la password per sperare di comprendere cosa si trova realmente all'interno di questa cartella zippata: lo Spirito Santo! Provare a comprendere la Parola di Dio senza invocare l'assistenza dello Spirito Santo è un'impresa davvero rischiosa. Più avanti vado negli anni e negli studi più mi rendo conto che quel poco che capisco della Bibbia è lo Spirito che lo insegna al mio spirito. E' vero, c'è lo studio e la voglia di imparare, ma non servirebbero a nulla, in se e per se, se non fosse per l'aiuto concreto dello Spirito Santo.

Pubblicherò il mio lavoro progressivamente, rivedendolo, se lo riterrò necessario, anche alla luce dei preziosi suggerimenti dei fruitori del mio sito.

 

Il Vangelo secondo Marco

 

 Marco.  Capitolo 1                                                            

 

"Comincia così il vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Accadde che, come era stato scritto nei libri dei profeti (dove si legge: "Ecco, io mando il mio angelo, il mio messaggero, a precederti - il quale spianerà la strada davanti a te: sarà la voce di uno che grida nel deserto e dice: preparate la via del Signore, spianate i suoi sentieri") vi fu Giovanni, il quale battezzava in luoghi disabitati predicando affinché la gente si ravvedesse per essere perdonata dei propri peccati e fosse battezzata.  Tutti venivano da lui da ogni parte della Giudea e da Gerusalemme e lui li battezzava nel fiume Giordano, mentre questi ammettevano pubblicamente il loro stato di peccatori.

Giovanni era vestito di pelo di cammello ed aveva una cintura di pelle ai fianchi. Si nutriva di locuste e di miele selvatico.

Predicava e diceva: "Sta arrivando qualcuno dopo di me che è molto più importante di me al quale io non sono degno nemmeno di chinarmi a sciogliergli i calzari. Io vi ho battezzato immergendovi nell'acqua, ma lui vi battezzerà immergendovi nello Spirito Santo".

Accadde poi in quei giorni che dalla città di Nazareth, che si trova in Galilea, venne Gesù per farsi battezzare da Giovanni nel fiume Giordano. E mentre Gesù usciva dall'acqua si aprì il cielo e lo Spirito Santo scese su di lui, in forma di colomba, e si udì una voce dal cielo che disse: "Tu sei il mio figlio diletto, nel quale io trovo il mio compiacimento".

Subito lo Spirito portò Gesù nel deserto, dove rimase quaranta giorni, messo alla prova da Satana, con intorno a lui soltanto bestie feroci e gli angeli di Dio che lo servivano.

Quando presero Giovanni per imprigionarlo, Gesù cominciò a percorrere la Galilea predicando l'evangelo, cioè la buona notizia del regno di Dio e diceva: "Il tempo è giunto, il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete a quest'annuncio".

Camminando lungo il mare della Galilea, Gesù vide Simone e suo fratello Andrea. Simone stava gettando le reti in mare, perché lui e suo fratello erano pescatori di professione. Per questo Gesù gli disse: "Seguitemi ed io farò di voi dei pescatori d'uomini". Questi allora lasciarono subito le reti e lo seguirono.

Un po' più in là Gesù vide Giacomo figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello che stavano in una barca a pulire le reti. Egli li chiamò e questi, lasciato il loro padre nella barca con i suoi operai, lo seguirono.

Quindi Gesù ed i suoi discepoli andarono nella città di Capernaum. Di sabato entrarono in una Sinagoga e qui Gesù prese ad insegnare.

Ascoltandolo la gente si meravigliava per il suo modo di insegnare, perché non lo faceva come gli scribi, bensì con autorità.

Quel giorno nella sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale gridava dicendo: "Che ci fai qui, Gesù nazareno, sei venuto a distruggerci? Lo sappiamo chi sei tu, tu sei il Santo di Dio". Gesù quindi lo rimproverò e gli disse: "taci ed esci fuori da lui". Lo spirito immondo allora straziò quell'uomo e, gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono stupiti e cominciarono a chiedersi l'un l'altro: "Ma cosa succede? Che nuova dottrina è questa? E con quale autorità costui comanda anche gli spiriti immondi e questi gli ubbidiscono?

Fu così che velocemente si sparse la sua fama per tutta la Galilea.

Subito dopo essere uscito dalla sinagoga Gesù andò a casa di Simone ed Andrea, insieme a Giacomo e Giovanni.

La suocera di Simone giaceva malata con una febbre e subito gli fecero sapere la cosa. Gesù si avvicinò e prendendo la mano di lei la fece alzare e la febbre la lasciò immediatamente. Quindi lei cominciò a servirli.

Fattasi sera, calato che era il sole, gli portarono tutti quanti erano malati  e coloro che erano posseduti da demoni. L'intera città si era radunata davanti la porta di casa. Allora Gesù guarì molti che erano afflitti da diverse malattie e liberò da molti demoni. Ed a quest'ultimi egli non permetteva di parlare perché lo conoscevano.

La mattina dopo, molto presto, quando era ancora buio, prima del sorgere del sole, Gesù uscì per recarsi in una località isolata e lì pregò. Simone e quelli che erano con lui lo cercavano e quando l'ebbero trovato gli dissero: "Ti cercano tutti". Ma Gesù disse loro: "andiamo per le contrade dei villaggi, affinché io possa predicare anche lì, perché per questo sono venuto".

Gesù predicava nelle sinagoghe dei giudei, in tutta la Galilea e liberava dai demoni.

Ad un certo punto si fa avanti un lebbroso, il quale inginocchiandosi lo implorava dicendogli: "Se tu vuoi, tu puoi purificarmi". Gesù allora mosso a compassione per lui, stese la mano e lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii puro". Alle parole di Gesù, subito la lebbra lo lasciò e fu puro.

Dandogli delle precise raccomandazioni, fu allontanato dicendogli: "bada bene di non dire niente a nessuno. Piuttosto vai e mostrati ai sacerdoti, in testimonianza a loro, dopo aver fatto quanto prevede per la purificazione la Legge di Mosè". Ma quegli invece cominciò a divulgare la cosa e a raccontare l'accaduto, al punto che Gesù non poteva più entrare in città.

Gesù preferiva rimanere in zone disabitate, dove la gente andava comunque da lui da ogni luogo".

Fine del Capitolo Uno di Marco

 

Osservazioni

L'inizio del vangelo di Marco è sconvolgente: è così essenziale! E' un titolo, eppure è anche un'introduzione. Sembra che questo stile, così fondamentalmente brusco nella nostra lingua, fosse invece in armonia con i testi del suo periodo.

E' bellissima la precisazione immediata che Gesù è "Figlio di Dio". Per noi cristiani questa affermazione ha un significato in un certo senso più ampio di quello che poteva avere per i primi convertiti. Il titolo infatti doveva subito far capire al lettore che a Gesù andava riferito l'attributo messianico di Figlio di  Dio. Poco più avanti, dopo il suo battesimo, arriva la conferma dalla voce che viene dal cielo che conferma che Gesù è il Figlio di Dio, con una citazione del Salmo che anche nell'interpretazione ebraica faceva attendere nel Messia il Figlio di Dio.

Sempre nello stesso titolo, al nome di Gesù è subito associato il titolo di "Cristo". La parola greca translitterata nell'italiano "Cristo", appunto Kristos, significa in realtà "unto". A sua volta questo vocabolo vuole rendere in greco la traduzione del termine ebraico "Messia". All'inizio del suo Vangelo, Marco informa subito il lettore che il suo è il resoconto della buona notizia ("evangelo" in greco) di Gesù, che è il Messia, il Figlio di Dio.

Una piccola, doverosa nota. In alcune Bibbie viene messa in dubbio l'autenticità dell'affermazione "Figlio di Dio" sulla scorta dell'omissione operata da alcuni manoscritti. L'omissione si ha nel manoscritto Sinaitico e in qualche altro testimone. Si trova nel resto delle prove manoscritte, incluso il codice Vaticano. Quale attestazione più valida ci attendiamo per ritenere autentico un brano della Scrittura? Molto probabilmente l'omissione in alcuni manoscritti antichi è dovuta ad un errore dei copisti e sull'autenticità del testo come lo conosciamo noi non ci sono dubbi!

Dal primo verso / titolo in avanti l'autore - lo chiamerò così perché in realtà da nessuna parte si dice che Marco abbia scritto questo libro - dimostra questa sua prima lapidaria affermazione

Va evidenziata una peculiarità della lingua originale di questo vangelo. Nell'utilizzo della copula greca kai, lett. "e" fatta con così tanta regolarità, vediamo un chiaro influsso della lingua e cultura ebraica. Ho cercato di attenuare questo uso nella traduzione perché poco gradevole nella costruzione delle frasi in italiano. Ho introdotto al loro posto dei termini più in armonia con l'uso della nostra lingua.

Un'altra caratteristica linguistica di questo capitolo, ma anche di tutto Marco è rappresentata dal vocabolo: "subito", "immediatamente", in greco εὐθέως. Il software biblico e-sword mi dice che questo vocabolo ricorre 9 volte nel primo capitolo di Marco soltanto. Mentre in tutto il vangelo di Matteo lo troviamo 15 volte. 7 volte in Luca. 4 in Giovanni. Davanti a dati di questo genere dobbiamo ragionevolmente concludere che tale vocabolo faceva parte dell'intento narrativo di base dell'intero secondo Vangelo. Secondo Geabelein abbiamo buoni elementi per ritenere che Marco si volesse soffermare nell'aspetto di servo del Figlio di Dio.

Non avevo mai nutrito particolare interesse per la lettura del vangelo di Marco per il fatto che, nella traduzione, mi sembrava una riduzione, un riassunto quasi di Matteo. Purtroppo uno dei problemi connessi alla impossibilità ad accedere all'originale dei testi sacri è la perdita dell'apprezzabilità dello stile dell'autore. Marco non ha lo stile di Matteo e viceversa. Luca scrive in maniera diversa. Nelle traduzioni è ovvio che ciò scompare, coperto dallo stile del traduttore che rende sostanzialmente omogeneo il fenomeno linguistico della Bibbia.

In parole povere, quando ho iniziato a leggere Marco in originale, io vi ho trovato... Marco!

Sono profondamente convinto dell'ispirazione plenaria e verbale delle Sacre Scritture. Ma a rendere ancora più grande l'opera di Dio è il modo in cui egli utilizza ogni individuo secondo le proprie caratteristiche personali e capacità. Una medesima musica cambia, anche se eseguita dallo stesso musicista, qualora questi utilizza strumenti diversi. Non è un limite della Parola di Dio, bensì la grandezza del nostro Dio che non fa di noi delle marionette, ma che ci chiama a partecipare attivamente alla sua opera rispettando la nostra individualità.

Quindi, nell'avvicinarmi a Marco in greco vi ho percepito finalmente tutte quelle piccole differenze con Matteo e gli altri sinottici che ne fanno Parola di Dio legittimamente nelle nostre Bibbie, ma anche un'opera letteraria di straordinaria bellezza.

A parte i già citati casi della congiunzione "e" e della parola "subito" predominanti nell'originale, vi sono delle affermazioni davvero belle e degne di essere evidenziate.

Al v.12, la parola utilizzata nel greco per informarci che Gesù viene "trasportato" nel deserto dallo Spirito è molto forte. "Trascinato" non sarebbe una traduzione corretta, sarebbe eccessivo. "Condotto" invece arrotonderebbe per difetto. Nel termine originale c'è l'opera essenzialmente dello Spirito Santo di far trovare Gesù nel deserto, sebbene ciò non deve necessariamente escludere la sua volontà di assecondare la guida dello Spirito Santo - al contrario.

Dal v. 14 in avanti, esauritosi il compito del Battista, quale avverarsi della profezia messianica e, quindi, quale segno dell'identità messianica di Gesù, quest'ultimo comincia il suo ministero.

L'annuncio di Gesù è l'invito a ravvedersi e prepararsi all'arrivo del regno di Dio, perché il tempo è arrivato, si è compiuto.

Il ministero di Gesù è marcatamente legato alla fede ebraica. Egli parla nella sinagoga, quindi all'interno della religione giudaica che quindi riconosce, sebbene con i suoi errori, fondamentalmente come l'erede della fede di Abraamo. Quando guarisce il lebbroso poi, si cura di intimargli quasi di eseguire tutti i riti previsti per la purificazione dalla Legge mosaica. Sostanzialmente quindi Gesù compare come un ebreo che parla agli ebrei in un linguaggio e con concetti a loro familiari. La sua rivoluzione non stava nel sovvertire il giudaismo, bensì introdurlo nella sua prossima fase: l'età del Messia.  

Il brano che riguarda la chiamata dei discepoli è di una bellezza unica. I dettagli che vengono considerati sono così accurati ed interessanti.

Stupenda la precisazione del v.32, sul "sole che è tramontato, essendosi fatta sera" così come quella del v.41 che parla dell'amore di Gesù "commosso", "impietosito" dalla condizione del lebbroso che va da lui cercando guarigione.

 

  Marco. Capitolo 2                                                            

 

Qualche giorno dopo entrarono nuovamente a Capernaum e si venne a sapere che Gesù si trovava in una casa. Subito si radunarono tante persone, al punto che non si riusciva nemmeno a stare vicino alla porta.

E Gesù predicava loro la parola.

In quella circostanza, vennero da lui, portando un paralitico che era sostenuto da quattro individui. Ma questi non riuscivano ad avvicinarsi a Gesù per via della folla. Quindi aprirono il tetto dove si trovava lui e calarono il lettino sul quale stava il paralitico. Vedendo Gesù la loro fede disse al paralitico: "figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati". Ora vi erano lì alcuni degli scribi seduti e questi rimuginavano la cosa nei loro cuori: "che bestemmie dice costui? Chi può rimettere i peccati se non uno soltanto, cioè Dio?". Gesù seppe nel suo spirito che costoro fra di loro rimuginavano queste cose e quindi gli disse: "Perché ragionate in questo modo nel vostro cuore?". Cosa dite voi che è più facile: dire a quest'uomo paralitico che gli sono stati rimessi i peccati oppure dirgli di alzarsi, camminare e portar via lui stesso il suo lettino? Così adesso sapete che il Figlio dell'uomo ha l'autorità di perdonare in terra i peccati! Quindi si rivolse al paralitico dicendogli: "Te lo dico: alzati, prendi il tuo lettino e vattene a casa tua". Quello subito si alzò, prese il lettino e uscì passando in mezzo alla folla. A causa di quello che ebbero visto, furono tutti stupiti e glorificavano Dio dicendo: "Non abbiamo mai visto niente di simile!"

Avvenne che Gesù ed i discepoli uscirono nuovamente ed andarono presso il mare. Tutta la folla lo seguiva e lui insegnava loro. Ad un certo momento, passando, vide Levi, figlio di Alfeo, seduto al suo banco di esattore delle tasse e gli disse: "Seguimi".

Quando Gesù si trovò in casa di Levi, seduto alla sua tavola, vi erano con loro diverse persone di dubbia fama, esattori delle tasse per conto dei romani e gente ritenuta dedita al peccato, lì insieme a Gesù ed ai suoi discepoli, seduti alla stessa tavola. Talché gli scribi ed i farisei, vedendo che Gesù mangiava insieme a questo tipo di persone, dissero ai suoi discepoli: "Perché mangia e beve con gli esattori e i peccatori?". Gesù li sentì e rispose loro: "Non hanno bisogno del medico coloro che stanno bene, bensì i malati. Io non sono venuto a chiamare a ravvedimento i giusti, bensì i peccatori."

I discepoli di Giovanni Battista ed i farisei stavano digiunando ed alcuni andarono da Gesù e gli chiesero: "Come mai i discepoli di Giovanni e i farisei digiunano ma i tuoi discepoli non digiunano?". Gesù rispose loro: "coloro che appartengono alla compagnia dello sposo, mentre lo sposo è ancora con loro, possono digiunare? Mentre lo sposo è con loro - quindi mentre stanno festeggiando con lui -  non ha senso che digiunino. Verranno in seguito i giorni quando lo sposo sarà lontano da loro. In quei giorni allora digiuneranno".

Gesù disse ancora: "Nessuno mette una toppa nuova su un vestito vecchio, perché andrebbe a finire che lo strappo diverrebbe pure peggiore, visto che la toppa nuova non si può ben cucire su una stoffa vecchia. Allo stesso modo, nessuno mette vino nuovo in otri vecchie. Perché andrebbe a finire che il vino nuovo farebbe scoppiare le otri e si perderebbero l'uno e l'altro. Il vino nuovo si mette in otri nuove."

Era sabato, il giorno del riposo previsto dalla Legge di Mosè e mentre Gesù passava per dei terreni coltivati, i suoi discepoli presero a svellere delle spighe. I farisei colsero l'occasione per dirgli: "Guarda i tuoi discepoli fanno ciò che non è lecito fare in giorno di sabato". Ma Gesù rispose loro: "Non avete letto nelle Scritture quello che fece il re Davide, quando si trovava nel bisogno, quando mangiò lui e quelli insieme a lui? Non avete letto di come entrò nella casa di Dio, nel tempio, nel periodo quando era sommo sacerdote Abiatar, e mangiò dei pani della presentazione - che non è lecito mangiare a nessuno se non ai sacerdoti - e ne diede anche a quelli che stavano con  lui?". Disse ancora: "Il sabato, il giorno del riposo, è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato. Questo affinché sappiate che il Figlio dell'uomo è Signore anche del sabato".  

Fine del Capitolo Due di Marco

 

Osservazioni

Compare qui un altro titolo messianico riferito a Gesù: Figlio dell'uomo. Sarebbe ingenuo pensare che anche questo attributo non fosse comunemente riferito al Messia e che Gesù utilizzandolo non stesse dichiarando la propria identità e missione. Troviamo questo titolo messianico in Daniele al capitolo 7.

E' stupenda la lapidaria semplice affermazione che fa l'evangelista e che, secondo me, spicca in tutta la narrazione di questo evento: "E Gesù predicava loro la parola". Emerge in queste prime pagine il ruolo di Rabbi di Gesù, di insegnante delle Scritture alla gente. Solo che adesso, mentre inizialmente egli entrava in sinagoga per farlo, era la gente a seguirlo dove egli si trovava e lì egli insegnava. Il suo contrasto con il clero giudaico è subito così evidente! Questi già lo studiavano, erano seduti fra coloro che con cuore sincero lo cercavano perché cercavano Dio e la Sua Parola. Ma mentre il popolo, la gente comune, nella sua semplicità, glorificava Dio per quello che vedeva, i religiosi erano lì in silenzio e rimuginavano, non avendo nemmeno il coraggio di parlare apertamente. Gesù gli spiega quello che sta accadendo e lo fa attingendo alla loro stessa cultura e conoscenza. E' come se gli dicesse apertamente: "Io sono quel Messia che voi sapete che sarà anche chiamato "Figlio dell'uomo". Ebbene adesso sapete anche che al Figlio dell'uomo è conferita l'autorità di perdonare i peccati degli uomini in terra."

L'incidente della chiamata di Levi mi fa riflettere. Levi, poi chiamato Matteo, comunemente ritenuto l'autore dell'omonimo Vangelo, era, come gli altri discepoli chiamati da Gesù, intento agli affari della propria professione. Gesù non chiama ad essere suoi discepoli dei disperati, gente che non ha di meglio da fare, ma persone impegnate, attive, che, però, scelgono di seguire Gesù, riconoscendo a Lui l'importanza che merita. Spesso la gente oggi, con un impensabile senso di auto giustificazione, dichiara di non aver tempo per Dio. La scusa è anche che i tempi sono cambiati - ma è da millenni che i tempi cambiano e che tutto rimane uguale. In realtà non è di scansafatiche che Dio ha bisogno, ma di persone serie capaci di impegnarsi nel campo di Dio almeno con la stessa serietà con la quale si dedicano alle loro attività ed impegni lavorativi. Questo dettaglio mi ha fatto molto riflettere. Come fa riflettere l'assenza di esitazione nel futuro apostolo di Gesù: le cose di Dio meritano zelo ed entusiasmo come le più coinvolgenti della nostra vita. La mia avventura con Dio iniziata ormai oltre trent'anni fa è stata ed è stupenda, sempre nuova, gratificante, complessa, difficile, una sfida quotidiana, un impegno serio, una passione, una fede, una sofferenza quotidiana, una gioia quotidiana; un amore vero che nasce dentro e che va verso l'esterno, che porta benedizione e vita. Io sono convinto che chi non è cristiano non sa cosa si perde della vita.

La discussione sul digiuno tirata in ballo da qualcuno la cui identità non è specificata porta Gesù a fare delle affermazioni sconvolgenti. La frase: "il vino nuovo va nelle otri nuove" è lapidaria, fortissima, al di là della comprensione per i contemporanei di Gesù; chiara solo adesso per noi Gentili - otri nuove - che contengono il vino nuovo - l'Evangelo della Grazia.

Un'altra lezione proprio sul "vino nuovo", sulla ventata di novità che portava l'insegnamento di Gesù non tarda ad arrivare. "Il Figlio dell'uomo è Signore anche del Sabato" è la maestosa conclusione di Gesù alla discussione fatta dai soliti farisei a caccia del "pelo nell'uovo", come diciamo noi italiani. Per noi l'incidente sul sabato violato può sembrare quasi ridicolo, ma di sicuro non lo è per la mentalità ebraica. L'estremismo con il quale gli ebrei erano arrivati ad osservare lo Sabbath previsto dalla Legge di Mosè li aveva spinti fino ad estremi che non erano previsti nelle Scritture e Gesù con la sua potente semplicità ricorda l'essenza stessa dell'istituzione del Sabato che fondamentalmente è il giorno del riposo: "Il sabato è stato concepito per l'uomo, non viceversa!". Marco non parla di alcuna risposta dei farisei, come per il caso precedente ed altri casi ancora. Ma da quanto accadrà è chiaro che la rabbia doveva crescere in loro, come in tutto il clero ufficiale ebraico, di pari passo con la paura, fino alle estreme conseguenze che ben conosciamo.

 

  Marco. Capitolo 3                                                            

Di nuovo Gesù entrò nella sinagoga. Lì vi era un uomo che aveva una mano secca. Vi era anche chi era lì per osservarlo e vedere se Gesù avrebbe guarito quel uomo di sabato, così da poter avere un qualche pretesto per accusarlo. Gesù quindi disse all'uomo che aveva la mano secca: "Alzati qui in mezzo". Poi disse loro: "E' lecito far bene o far male di sabato? Salvare una vita oppure uccidere?"  Ma quelli rimasero in silenzio. Gesù li guardò tutti intorno a lui con ira, ma anche dispiaciuto per la durezza dei loro cuori; quindi disse all'uomo: "Stendi la tua mano". Lui la stese ed essa divenne sana come l'altra. Subito i farisei uscirono complottando con il partito degli erodiani, per vedere come potersi liberare di lui.

Gesù si ritirò con i suoi discepoli in prossimità del mare. Lo seguiva tanta gente che veniva dalla Galilea, dalla Giudea, da Gerusalemme, dall'Idumea, dall'altra parte del Giordano, da Tiro e da Sidone, tantissime persone che avevano sentito parlare di quello che aveva fatto Gesù e che andavano da lui. Gesù disse ai suoi discepoli di mettergli a disposizione una barca, così che se fosse stato necessario, si sarebbe potuto allontanare dalla pressione della folla.

Gesù ne guarì tanti, talché la gente che era afflitta da vari mali lo accerchiava per poterlo toccare. E quando lo vedevano gli spiriti immondi gli cadevano davanti e gridavano dicendo: "Tu sei il Figlio di Dio". Ma lui con forza li metteva in guardia dicendogli di non rivelare chi egli era.

Gesù quindi salì su un monte e chiamò a se quelli che lui voleva, i quali andarono con lui. Ne scelse dodici che dovevano stare con lui. A costoro egli diede il mandato di predicare, di guarire gli ammalati ed espellere i demoni. Egli diede a Simone il nome di Pietro. Vi erano anche Giacomo, figlio di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo. Questi egli li chiamò "boanerghes", cioè "figli del tuono". C'erano anche Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il canaanita e Giuda Iscariota, il quale lo tradì.

Gesù ed i suoi discepoli entrarono in una casa e si raccolse una folla per la quale non vi era pane a sufficienza per poterla sfamare. Avendo avuto notizia della cosa i suoi parenti vennero per prenderlo, dicendo: "E' fuori di se". Anche gli scribi vennero da Gerusalemme, dicendo: "Ha Belzebù. E' per mezzo del principe dei demoni che egli espelle i demoni". Gesù li invitò ad avvicinarsi e parlò loro utilizzando delle parabole. Disse: "Come può Satana espellere Satana? Se un regno è diviso come potrà durare? Se una famiglia è divisa, quella famiglia non potrà durare. Se Satana si leva contro se stesso, è diviso, non può durare, è arrivata la sua fine. Nessuno può entrare nella casa dell'uomo forte ed appropriarsi delle sue cose se non prima lo abbia legato. Prima fa questo e poi svaligia la sua casa. Fate attenzione a quello che vi dico: tutti i peccati degli uomini potranno essere perdonati, persino le loro bestemmie. Ma chi bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà mai perdonato, anzi la sua condanna è definitiva". Gesù disse questo perché loro avevano detto che lui era posseduto da uno spirito immondo.

Arrivarono quindi i suoi parenti, i suoi fratelli e sua madre, i quali, stando fuori, mandarono qualcuno da lui per chiamarlo. Attorno a lui vi era la folla seduta. Quando gli dissero: "Guarda che c'è tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle fuori che ti cercano". Gesù rispose: "Chi è mia madre? E chi sono i miei fratelli?" Si guardò quindi tutt'intorno, e rivolgendosi alla gente che gli stava seduta intorno a lui disse: "Ecco mia madre ed i miei fratelli: perché chiunque fa la volontà di Dio è mio fratello, mia sorella e mia madre".

Fine del Capitolo Tre di Marco

 

Osservazioni

Stiamo già entrando nel vivo del ministero di Gesù che si rivela sempre più apertamente ad Israele con la potenza del suo insegnamento, autorevole e di chiara impronta messianica. Ma mentre il Signore era impegnato a guarire ed annunciare l'evangelo, i religiosi del suo tempo erano troppo impelagati nelle loro questioni senza senso (lo sono sempre no?) e aspettano soltanto di poterlo cogliere in fallo nell'osservanza del sabato ebraico e delle tante regole che la tradizione vi aveva aggiunto.

Gesù mostra qui quale sia il vero senso della Legge di Dio: non si può per ossequiare delle vuote usanze astenersi dal fare del bene e guarire un uomo che vive nel dolore. E' stupendo il commento del vangelo di Marco che ci parla di Gesù sia irato che dispiaciuto per la durezza dei cuori dei farisei. Tanto era l'odio che albergava nei cuori di costoro che senza esitazione andarono a complottare con fazioni che in altri momenti avrebbero disprezzato come gli erodiani.

La popolarità di Gesù adesso si era sparsa dappertutto e da ogni dove la gente si raccoglieva attorno a lui per ascoltarlo o per essere guarita. In questo frangente Gesù decide di allontanarsi dalle folle, su di un monte, dove chiama i suoi dodici apostoli.

Dopo questo incidente accade qualcosa che fin dalle mie prime letture della Bibbia mi ha colpito, ma che traducendo questo capitolo di Marco, con i suoi tanti dettagli, mi è apparso ancora più sconvolgente. Dopo essere entrato in una casa e mentre la folla si accalcava, la famiglia stessa di Gesù, mossa dalla convinzione che egli fosse fuori di senno, uscì per andarlo a prendere. Evidentemente la famiglia di Gesù era composta da credenti ebrei osservanti e l'atteggiamento del clero ufficiale li influenzava al punto da convincerli a muoversi per dissuaderlo dal proseguire in quella che ai loro occhi appariva evidentemente come una follia. Dopo la parentesi della discussione del Signore con i farisei, che tratterò dopo, questi giungono all'esterno della casa dove Gesù si trovava. Lo mandano a chiamare, ma egli li ignora. Qui Marco è così attento ai dettagli. Il vangelo ci dice che la folla era seduta tutta attorno a Gesù e che egli nel rispondere a chi gli porta l'ambasciata si guarda a 360 gradi tutt'attorno alla sua persona e quindi da una strabiliante risposta. Oggi per noi, distaccati da quel contesto, è facile leggere le parole di Gesù. Ma come pensate che l'abbia presa sua madre? O come pensate che abbiano reagito i suoi fratelli? E' da altri vangeli che apprendiamo che essi non credevano in lui. Nel tempo deduciamo che le cose siano cambiate. Troviamo la madre di Gesù a pregare con gli apostoli nel libro degli Atti. E sembra che il primo vescovo della città di Gerusalemme, Giacomo, fosse proprio fratello del Signore. La diatriba con la Chiesa Cattolica sul fatto che Gesù avesse o meno fratelli nel senso stretto del termine sembra infinita. Ma la posizione più intelligente che io ho riscontrato nella mia lunga carriera evangelica è stata quella del mio pastore di qualche anno fa che si rifiutava di mancare di rispetto alla madre di Gesù con discorsi su dettagli tanto irrispettosi ed assurdi. Noi evangelici riconosciamo la meravigliosa figura di Maria che ci descrive il Nuovo Testamento e siamo felici che per mezzo della sua obbedienza sia nato il Messia. Ciò però non ci autorizza a ritenere vero tutto ciò che secoli di favole ed invenzioni che non si trovano nella Bibbia e che tutta la Chiesa dei primi secoli ignorava - come ci attestano i molti libri giunti dall'antichità - che fanno di Maria una semi divinità venerata ed esaltata in ogni modo.

Non posso tralasciare di considerare il profondo significato di questo incidente. Se leggiamo l'introduzione del vangelo di Giovanni, troviamo con parole più dirette un concetto implicito nella narrazione di Marco.

"Egli è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto", (Giovanni 1:11 Nuova Diodati)

Gesù non è stato accolto da Israele come il Messia promesso. Ciò nella prescienza di Dio avrebbe significato la salvezza di milioni che altrimenti sarebbero rimasti estranei dal piano di Dio. Quindi disconosciuti i vincoli "di sangue", adesso l'evangelo è rivolto ad ogni creatura di Dio. Continua infatti così l'apostolo Giovanni.

"...ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio". (Giovanni 1:12-13 Nuova Diodati)

La problematica relativa ai rapporti fra Dio e la nazione di Israele è stata ampiamente trattata da Paolo nella sua epistola ai Romani. Ne parlerò anche più avanti quando incontreremo altri brani di Marco simili nel contenuto a quello che abbiamo adesso discusso.

La diatriba con i farisei prima dell'arrivo della famiglia di Gesù alla porta della casa è particolarmente significativa.  Le parole di Gesù, che nessun profeta ha mai pronunciato nell'Antico Testamento, aprono la questione su una - non nuova - ma più dettagliata rivelazione della persona di Dio. La dignità alla quale Gesù eleva lo Spirito Santo in questa circostanza, vista nell'interezza della Rivelazione neotestamentaria, dove Dio è chiamato Padre ed è rivelato il Figlio di Dio, ci autorizza a concludere che Egli è Dio. 

    

  Marco. Capitolo 4                                                            

Di nuovo Gesù cominciò ad insegnare presso il mare, mentre molta gente si era radunata vicino a lui, tanto che dovette sedersi sulla barca mentre la folla stava a terra, sulla riva. Prese così ad ammaestrarli e lo faceva con molte parabole. Diceva così nel suo insegnamento: "Ascoltate. Ecco uscì il seminatore a seminare. Mentre faceva ciò, alcuni semi caddero sulla via e vennero degli uccelli che li mangiarono. Altri caddero dove vi erano delle pietre, dove non vi era molta terra. Per questo i semi germogliarono subito, proprio perché il terreno non era profondo. Ma non potendo in quel terreno sviluppare delle radici, sorto il sole li bruciò ed essi inaridirono. Altri semi caddero fra le spine e queste crebbero, li soffocarono e quindi non portarono frutto. Alcuni caddero nella terra buona. Qui germogliarono e crebbero, dando frutto; alcuni trenta, altri sessanta, altri cento".

Gesù allora disse: "Chi ha orecchio da udire, oda".

Quando poi fu solo, quelli che erano con lui e i dodici lo interrogarono circa la parabola. Egli disse loro: "A voi è dato conoscere le verità profonde del regno di Dio. Ma per quanto riguarda gli altri, a loro tutto viene esposto in parabole, affinché vedano ma non sappiano, odano ma non intendano, non si convertano e vengano loro perdonati i peccati". Disse ancora a loro: "Se non comprendete questa parabola, come comprenderete le altre? Il seminatore semina la parola. Vi sono quelli che si trovano per strada, dove viene seminata la parola. Costoro quando la odono subito arriva Satana il quale toglie la parola che era stata seminata nei loro cuori. Vi sono poi coloro che ricevono il seme come accade nel terreno roccioso: costoro, non appena odono la parola, subito la ricevono con gioia; ma non hanno radici in loro e quindi il tutto è di breve durata. Infatti quando arriva il momento della prova o della persecuzione a motivo della parola, subito si scandalizzano. Poi vi sono quelli (parlo del seme caduto fra le spine) che ascoltano la parola, ma le ansietà di questa vita, la seduzione delle ricchezze ed i desideri di altre cose prevalgono, soffocando la parola, rendendoli incapaci di portare frutto. Infine vi sono coloro (i semi caduti nella terra buona) i quali odono la parola, l'accolgono e portano frutto - chi trenta, chi sessanta, chi cento".

Disse ancora loro: "Si prende forse una lampada per nasconderla sotto un recipiente o metterla sotto il letto, o piuttosto la si metterà dove potrà dar luce? Perché non vi è nulla di nascosto che non sarà manifestato e nulla di segreto che non verrà alla luce. Chi ha orecchio da udire oda."

Continuò Gesù: "Fate attenzione a quanto sto per dirvi". E disse:"Come misurerete vi sarà misurato - e questo è ancora più vero per voi che mi state ascoltando. A chiunque ha sarà dato e a chi non ha, gli sarà tolto anche quello che ha".

Diceva ancora: "così è il regno di Dio: come quando un uomo getta un seme in terra. Egli dorme di notte, si alza di giorno, senza sapere come accade che il seme germogli e cresca, perché è la terra da sé che porta frutto: prima compare l'erba, poi la spiga ed, infine, nella spiga, il grano. Quando il frutto è maturo, l'uomo prende la falce, perché è giunto il momento della mietitura".

Disse Gesù: "A cosa paragoneremo il regno di Dio? Ovvero mediante quale parabola lo illustreremo? Esso è come un granello di senape, che quando è seminato è il più piccolo di tutti i semi che vi sono in terra. Quando è seminato cresce fino a diventare il più grande di tutti, producendo grandi rami, talché gli uccelli del cielo possono trovare rifugio alla sua ombra".

Gesù annunciava la parola alla gente con molte parabole di questo genere, cosi che la potessero udire. Non parlava loro se non con parabole. Però in privato, spiegava tutto ai suoi discepoli.

In quel giorno, fattosi buio, disse loro: "Passiamo all'altra riva". Lasciata quindi la folla, lo presero così com'era e lo portarono sulla barca. E vi erano altre piccole barche con lui. Avvenne, durante la traversata, che vi fu una forte tempesta di vento e le onde sopraffacevano la barca, talché questa imbarcava già acqua. Gesù si trovava a poppa della nave e dormiva su un guanciale. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non ti importa che periamo?" Egli alzatosi sgridò il vento e disse al mare: "sii calmo, quietati." E il vento si calmò e vi fu una grande calma. Quindi disse loro: "Perché avete paura? Non avete fede?" Ed essi furono presi da grande paura e si interrogavano l'un l'altro dicendo: "Ma insomma, chi è costui, che anche il vento ed il mare gli obbediscono?"

Fine del Capitolo Quattro di Marco