www.studibiblici.eu - www.ebiblicalstudies.com

αὐξανόμενοι εἰς τὴν ἐπίγνωσιν τοῦ Θεοῦ

 

home

libri

studi

apologetica

attualità

traduzioni

riflessioni

storia

biblioteca

links

 

 

 Introduction

 

 

 

 

 

 

 

 

     torna indietro

 

Giuseppe Guarino

Scritti cristiani antichi e vangeli apocrifi



Come sappiamo, i libri del Nuovo Testamento non sono stati gli unici scritti su Gesù e la dottrina cristiana nel periodo apostolico e post-apostolico.
Oggi è particolarmente importante parlarne in chiesa. E’ infatti necessario che il cristiano sia informato perché riconosca l’infondatezza delle affermazioni diffuse con ogni mezzo mediatico sull’esistenza di “altri” Vangeli, che riportano alla luce eventi che si accusa quasi la Chiesa ufficiale di avere tenuto nascosti per secoli.
Lo dico subito, ci troviamo davanti ad astute operazioni commerciali, che, però, non possono lasciarci in silenzio e vanno ad ogni costo smascherate per quello che sono. Per amore della scienza, per l’affermazione della realtà storica dei fatti della fede cristiana, per amore di Verità!
Dall’antichità ci sono arrivati un buon numero di scritti cristiani che, sebbene non siano riconosciuti come ispirati, sono stati tenuti in alta stima sia per il loro valore intrinseco, che come testimonianza agli scritti canonici ed alla Verità.
La cosiddetta prima epistola di Clemente, è una accorata e bella lettera scritta dalla chiesa di Roma a quella di Corinto sul finire del primo secolo, verso il 95-96 d.C. Quindi addirittura prima della morte dell’apostolo Giovanni e forse della composizione dell’Apocalisse. Contiene citazioni di brani del Nuovo Testamento.
Accanto a questo sono arrivati fino ai nostri giorni altri scritti ortodossi, l’epistola di Diogneto, davvero molto bella e le lettere di Ignazio di Antiochia scritte a delle chiese mentre veniva condotto al martirio. I Didachè che, come dice lo stesso titolo che in greco significa “insegnamenti”, contengono degli insegnamenti cristiani di base. L’epistola di Barnaba, scritta fra il 70 ed il 135 d.C. è davvero molto istruttiva. Significativa ed anche di rilevante valore storico è l’epistola di Policarpo, vescovo di Smirne.
Questi scritti, vista la loro antichità, vengono di solito raccolti con il nome di Padri Apostolici.
Ne trovo la lettura interessante ed anche, in un certo senso, importante per la sincera e semplice testimonianza che ci lasciano dei primi fra coloro che ci hanno preceduti nella fede in Cristo.
Nel II secolo la dottrina cristiana e i primi passi della Chiesa sono testimoniati dagli scritti di diversi apologeti, difensori della fede dagli attacchi ideologici dei pagani, degli eretici che erano molti e con molte sfaccettature, dalle false accuse rivolte ai cristiani.
Fra loro vi sono Giustino, Ireneo, Tertulliano, Atenagora, Ippolito, Teofilo. E ancora citiamo Cipriano, Novaziano, Clemente, Origene, Girolamo, Agostino e molti altri.
Questi scrittori vengono chiamati padri della Chiesa e la materia che li studia è la patristica. Nella chiesa cattolica sono oggetto di una venerazione a mio avviso eccessiva. Mentre d’altro canto, in ambiente protestante non sono tenuti in particolare considerazione.
Sono convinto che una sana via di mezzo sia quella più giusta da percorrere e leggo questi scritti dando loro l’importanza che oggettivamente meritano.
I testi che ho citato sono facilmente rintracciabili. Se si conosce la lingua inglese, si trovano su internet senza troppa difficoltà. In italiano si possono rintracciare in librerie specializzate.

Detto quanto sopra, ci rendiamo conto di come i primi passi del cristianesimo furono accompagnati da un grande fermento culturale ed intellettuale.
Nel leggere l’epistola ai Colossesi non ci può sfuggire il tono polemico di Paolo verso quelle correnti di pensiero che se gnostiche proprio non erano, certamente preludevano ad esse. Nell’epistola ai Galati i toni sono forti contro chi predicava addirittura “un altro Evangelo”. Dice poi apertamente di alcuni: “Quei tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si travestono da apostoli di Cristo.” 2 Corinzi 11:13.
Giovanni, nella sua prima epistola, chiarisce l’autentica fede contro chi sosteneva l’eradicazionismo, insegnamento secondo il quale nel cristiano il peccato era eradicato, quindi estirpato nel senso che chi si era convertito a Cristo non avrebbe più peccato. L’apostolo scrive apertamente anche contro i docetisti, cioè coloro che non riconoscevano che il Signore si era realmente incarnato, divenendo veramente uomo, sostenendo che quella di Gesù fosse soltanto un’apparenza di corporeità.
Sarebbe assurdo non pensare che i “falsi apostoli”, di cui anche l’Apocalisse parla, questi eretici, non abbiamo lasciato come gli autori “ortodossi” i loro scritti. Lo stesso Paolo si curava di firmare personalmente le proprie epistole e fa chiaro riferimento a tentativi di plagio.
Marcione, Valentino, Basilide sono solo alcuni dei nomi di questi antichi eretici giunti fino a noi e lo gnosticismo era il modo in cui veniva chiamata la loro eresia, assurda per dottrine e prassi, ma allora in grado di minacciare seriamente la Chiesa nascente.
Visto il contesto culturale davvero infuocato in cui muoveva i primi passi il cristianesimo, perché ci stupiamo se vengono scoperti oggi altri scritti, non canonici, ma soprattutto eretici, composti in quel periodo?
Già se ne conoscono moltissimi. Molti che la Chiesa primitiva conosceva, composti sotto falso nome, spacciati per opere apostoliche, allora, come lo sarebbero oggi, riconosciuti come dei miseri falsi, condannati al silenzio ed all’oblio per la totale assenza di alcun vero significato storico e religioso e composti con l’unico scopo di sostenere l’eresia di questa o quella setta.
L’eccessiva attenzione riservata ad esempio al cosiddetto Vangelo di Giuda, riportato alla luce recentemente è del tutto ingiustificata. Mi è addirittura parso che, da parte di alcuni si sostenesse la riscoperta della verità dell’Evangelo, dimenticata o, peggio, tenuta nascosta da chissà quale congiura per circa duemila anni. L’ho detto e lo confermo: siamo davanti ad operazioni commerciali e nulla più.
Lo stesso dicasi del Codice Da Vinci di Dan Brown. E’ un buon libro, una bella storia ed un film interessante. Tutto il resto, che sembra quasi inneggiare ad una riscoperta verità storica su Gesù, è costruito sul nulla, è solo servito a vendere un libro ed a promuoverne il film.
Per gli studiosi dell’antichità cristiana, però, il significato della riscoperta di antichi documenti assume connotati meno sensazionalistici, ma, paradossalmente, più rilevanti per i loro studi, in quanto permette di gettare ulteriore luce sul pensiero gnostico dei primi secoli.
Oltre agli scritti ortodossi che abbiamo citato ed ovviamente al Nuovo Testamento, ritrovamenti archeologici, anche relativamente recenti, hanno portato alla luce altri scritti. Il vangelo di Giuda, infatti, che tanto clamore ha suscitato, è solo l’ultimo dei Vangeli o Scritti Apocrifi per secoli considerati ormai irrimediabilmente perduti e poi ritrovati.
Questo testo godeva del consenso della setta gnostica dei caininiti, che, attraverso complicati ragionamenti, rivedevano il ruolo di Caino ed altri empi del passato, con infine Giuda che, da traditore, veniva elevato al rango di unico depositario di dottrine ed insegnamenti segreti del Cristo. Le dottrine gnostiche erano irrimediabilmente lontane dalla Verità dell’Evangelo. Sono tanto complesse quanto assurde e non possono in nessun modo rintracciarsi negli scritti ufficiali della Chiesa. Da qui il bisogno di opere spacciate per apostoliche. Ireneo, vescovo di Lione nel II secolo, scrisse un trattato sistematico contro l’eresia gnostica. Egli conosceva il Vangelo di Giuda. Quindi quest’ultimo deve essere stato composto prima del 170 a.C. Nel paragrafo trentunesimo del libro primo della sua monumentale opera, Ireneo scrive: “Essi affermano che Giuda il traditore era perfettamente al corrente di queste cose, e che solo lui, conoscendo la Verità come nessun altro, portò a compimento il mistero del Tradimento; per mezzo di lui tutte le cose, terrene e celesti, furono gettate nella confusione. Essi hanno prodotto una storia inventata di questo tipo, che essi chiamano il Vangelo di Giuda”.
Altri scritti gnostici riportati alla luce nel secolo scorso sono il cosiddetto Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo, il Vangelo dei Nazareni, il Vangelo agli Ebrei, il Vangelo di Pietro e diversi altri.
Nonostante l’entusiasmo di qualche commentatore dei testi apocrifi, che, ovviamente, non può non tirare l’acqua al proprio mulino, l’interesse storico e religioso di questi scritti è legato esclusivamente alla loro antichità. Se non fossero così antichi, il loro valore intrinseco – sono quasi tutti dei clamorosi falsi - non li avrebbe resi più degni di attenzione di un opuscoletto lasciato nella nostra posta che ci dice che gli alieni che ci hanno creato hanno anche costruito le piramidi.
Nonostante la loro antichità, questi documenti non possono intaccare, se non agli occhi dei poco informati, l’attendibilità delle narrazioni dei testi canonici su Gesù e sulla dottrina apostolica: sono solo voci dal passato, isolate e contrastanti tra loro.
Facciamo un esempio concreto che spieghi la forte ostilità della chiesa primitiva verso le eresie e i testi che le sostenevano e anche il disagio, il visibile fastidio della Chiesa odierna quando vengono gratuitamente – anzi, al contrario, proprio e soprattutto per guadagno - attaccate le nostre Verità più care.
Immaginiamo che fra 2000 anni degli archeologi rinvengano i libri e le testimonianze sull’olocausto e lo ritengano un evento storico sufficientemente attestato. Ma poi, per caso, un archeologo rinviene un altro documento che nega la realtà dell’olocausto e, sostiene in base a quel singolo documento, che l’olocausto non sia mai avvenuto.
Sulla scorta di poco attendibili documenti – sebbene antichi - o delle fantasiose teorie di alcuni, non si può negare l’essenza della fede trasmessa dai testimoni oculari di Gesù nel Nuovo Testamento!
Ovviamente ho letto anche i Vangeli Apocrifi. Li trovo interessanti: attestano le varie eresie dei primi secoli. In particolare quella gnostica, che fioriva in Egitto. E, visto che il clima egiziano, secco e caldo, facilita la conservazione dei manoscritti antichi, alcuni documenti che ne confermano l’esistenza sono tornati alla luce.
Visto che alcuni sostengono che Gesù fosse sposato alla Maddalena perché lo attesta un “vangelo” scritto da un anonimo che si spaccia per l’apostolo Filippo (è quindi già un clamoroso falso) non possiamo non dare uno sguardo anche alle incredibili assurdità che troviamo in altri punti di questo stesso racconto – chiamarlo vangelo a me sembra davvero troppo. Nel paragrafo 17 di questo scritto leggiamo: “Taluni hanno detto che Maria concepì dallo Spirito Santo. Essi sono in errore. Essi non sanno quello che dicono. Quando mai una donna ha concepito da una donna”, dal Vangelo di Filippo nell’edizione contenuta nella raccolta “I Vangeli Apocrifi”, Einaudi Tascabili, 1990, pag.513.
Secondo alcune assurde credenze gnostiche lo Spirito Santo era donna e questo spiega l’affermazione!
Nella stessa edizione, a pag. 521, paragrafo 55, leggiamo un fatto che tanto scalpore ha suscitato: “La Sofia, che è chiamata sterile, è la madre degli angeli. La consorte di (Cristo è Maria) Maddalena. (Il Signore amava Maria) più di tutti i discepoli e la baciava spesso sulla (bocca).”
Un’assurdità dietro l’altra. Che peso possiamo dare ad un’affermazione inserita in un contesto del genere? Anche il bacio in bocca, nell’incredibile ricerca di complessità filosofica, non è inteso in questo contesto come invece potremmo intenderlo noi oggi. Infatti lo stesso scritto, in un altro passo ci spiega cosa sia veramente questo bacio.
“(Colui che si nutre) dalla bocca, se di lì è uscito il Logos, dovrà essere nutrito dalla bocca, e diventare “perfetto”. Perché il perfetto diventa fecondo per mezzo di un bacio, e genera. Per questo motivo anche noi ci baciamo l’un l’altro, e concepiamo l’uno dall’altro, per opera della grazia che è in noi.”
La dottrina gnostica è complicatissima. Questi due paragrafi, insieme a quanto detto sul vangelo di Giuda, credo ne abbiano dato, seppure in breve, un’idea.
I tentativi di discreditare la fede che così meravigliosamente ci è stata tramandata nelle pagine del Nuovo Testamento non hanno alcun concreto fondamento storico o religioso e la Chiesa deve ribadirlo forte e chiaro. Ma forse, mi permetto di dire, alla fine certe argomentazioni convincono soltanto chi va a caccia di scuse per non credere o per volere credere a modo proprio.