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 Introduction

 

 

 

 

Giuseppe Guarino

 

Qual è il secondo dei Dieci Comandamenti?

 

 

La Torah ebraica, per noi Pentateuco, cioè i primi cinque libri della Bibbia, contiene circa 613 comandamenti, di cui dieci hanno un significato davvero speciale, come ci tramanda lo stesso testo biblico.

"E Mosè rimase lì con il SIGNORE quaranta giorni e quaranta notti; non mangiò pane e non bevve acqua. E il SIGNORE scrisse sulle tavole le parole del patto, i dieci comandamenti." (Esodo 34:28)

Il fatto che le parole furono incise da Dio stesso sulla pietra ci fa comprendere quanto importante sia il Decalogo.

Qual è il secondo di questi dieci comandamenti? E' una domanda all'apparenza semplice, ma alla quale sono state date risposte diverse. Io proverò a dire la mia.

Sono cresciuto in una famiglia cattolica. Mio padre non era particolarmente osservante o interessato alla religione; mia madre al contrario era religiosa, ma come molti nella mia terra, oscillava fra la fede e la superstizione - se mia madre legge quest'articolo sono guai: ma è la verità! Io mi interrogavo sul senso della vita e quel pastore evangelico che fece entrare la Bibbia a casa mia quando ero appena tredicenne, arrivò in risposta a delle mie preghiere specifiche - ne sono convinto. Quando aprii la Bibbia e cominciai a leggerla, non desiderai capire o sapere altro se non quello che c'era scritto in quel libro, per il semplice fatto che era la Parola di Dio. Una delle cose che mi sconvolse più di tutte fu la lettura del Decalogo, perché vi ravvisai la differenza sostanziale esistente tra quello lì tramandato e quello che il catechismo cattolico mi aveva fatto mandare a memoria.

Vediamo di cosa si tratta in concreto. 

  format Chiesa Cattolica

testo biblico - tratto da Esodo 20

1 Io sono il Signore Iddio tuo: non avrai altro dio all'infuori di me 2 «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, da una casa di schiavitù. 3 Non avrai altri dèi davanti a me.
2 Non nominare il nome di Dio invano

 4 Non ti farai scultura e alcuna immagine né di quello che è su in cielo, né di quello che è quaggiù sulla terra, né di quello che è in acqua, sotto terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai, perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce la colpa dei padri sui figli, fino alla terza e quarta generazione, per quelli che mi odiano,  6 ma che fa grazia a migliaia per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

3 Ricordati di santificare le feste

 7 Non pronuncerai inutilmente il nome del Signore, tuo Dio, perché egli non lascia impunito chi pronuncia il suo nome inutilmente.

4 Onora il padre e la madre

 8 Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: 9 sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro, 10 ma il settimo giorno è sabato in onore del Signore, tuo Dio. Non farai alcun lavoro, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo servo e la tua serva, il tuo bestiame, il forestiero che sta dentro alle tue porte, 11 perché in sei giorni il Signore fece il cielo, la terra, il mare e tutto quello che è in essi, ma il settimo giorno si riposò: perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e l'ha santificato.

5 Non uccidere

 12 Onora tuo padre e tua madre, perché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che il Signore, tuo Dio, ti dà.

6 Non commettere atti impuri

 13 Non ucciderai.

7 Non rubare

 14 Non farai adulterio.

8 Non dire falsa testimonianza

 15 Non ruberai.

9 Non desiderare la donna d'altri

 16 Non deporrai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

10 Non desiderare la roba d'altri

 17 Non desidererai la casa del tuo prossimo; non desidererai la moglie del tuo prossimo, il suo servo, la sua serva, il suo bue, il suo asino, e tutto quello che è del tuo prossimo».

Frequentavo le medie quando il mio insegnante di religione, un prete, mi chiese perché ero diventato evangelico ed io addussi, fra le altre motivazioni, le differenze fra il decalogo biblico e quello insegnatomi dalla Chiesa Cattolica. Lui mi disse che il catechismo semplificava e non alterava i Dieci Comandamenti. Ma allora come ora mi era chiaro che ciò non rispondeva a verità. Il lettore attento lo avrà già riscontrato da sé nello schema che ho proposto qui sopra, ma esaminiamo i punti di nostro interesse più da vicino.

Dall'esame dei due testi che ho affiancato emerge che:

- Il secondo comandamento manca totalmente nella riduzione cattolica.

- Per compensare alla mancanza del secondo, la stessa riduzione cattolica, scinde in due l'ultimo comandamento.

Il nono ed il decimo comandamento della semplificazione del catechismo corrispondono nel testo biblico, in realtà, ad un solo precetto divino. Infatti la Sacra Scrittura dice: "Non desidererai la casa del tuo prossimo; non desidererai la moglie del tuo prossimo, il suo servo, la sua serva, il suo bue, il suo asino, e tutto quello che è del tuo prossimo." Fare di questo unico testo, due distinte affermazioni ha il solo scopo di colmare l'omissione nella menzione del secondo comandamento.

Ho voluto verificare quale fosse la divisione dei comandamenti presso gli ebrei ed essa, a conferma di quanto dico, è la stessa che ho proposto in questo breve studio - che tra l'altro è la più naturale e logica.

Se leggiamo attentamente il secondo comandamento biblico comprendiamo perché purtroppo esso non ha potuto trovare una sistemazione all'interno della riduzione concepita per la memorizzazione da parte del credente cattolico.

"Non ti farai scultura e alcuna immagine né di quello che è su in cielo, né di quello che è quaggiù sulla terra, né di quello che è in acqua, sotto terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai, perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce la colpa dei padri sui figli, fino alla terza e quarta generazione, per quelli che mi odiano, ma che fa grazia a migliaia per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti."

Ora mi scusino i miei molti amici di fede cattolica, ma l'amore della verità mi preme più dell'eventualità di ferirli; quindi dirò le cose come stanno.

Il giudaismo post-esiliaco (dal V sec a.C. in avanti) non era contaminato da alcuna forma di idolatria. In ossequio  alle parole di Dio riportate nell'Esodo, gli ebrei non raffiguravano Dio in alcun modo, né possedevano altre "statue" o qualsiasi immagine che adoravano o servivano in alcun modo.

Leggiamo qualche riferimento biblico per renderci conto di quanto il Signore stesso aborrisse le pratiche idolatriche. C'è un brano bellissimo in proposito in Geremia capitolo 10:

" 2 Così dice l'Eterno: "Non imparate a seguire la via delle nazioni e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni che ne hanno paura. 3 Poiché i costumi dei popoli sono vanità: infatti uno taglia un albero dal bosco, il lavoro delle mani di un operaio con l'ascia. 4 Lo adornano d'argento e d'oro, lo fissano con chiodi e martelli perché non si muova. 5 Stanno diritti come una palma e non possono parlare; bisogna portarli, perché non possono camminare. Non abbiate paura di loro, perché non possono fare alcun male, né è in loro potere fare il bene". 6 Nessuno è simile a te, o Eterno, tu sei grande e il tuo nome è grande in potenza.7 Chi non ti temerebbe, o re delle nazioni? Sì questo ti è dovuto, perché fra tutti i savi delle nazioni, in tutti i loro regni non c'è nessuno simile a te. 8 Sono tutti insieme stupidi e insensati; il loro idolo di legno è una dottrina di nessun valore. 9 Argento battuto in lamine portato da Tarshish, e oro da Ufaz, lavoro di artigiano e di mano di orefice; il loro vestito è di porpora e di scarlatto, sono tutti lavoro di uomini esperti. 10 Ma l'Eterno è il vero DIO egli è il DIO vivente e il re eterno.

Nella chiesa primitiva, seguendo l'uso ebraico, non vi erano statue o immagini di alcun genere per alcuna forma di culto. Leggiamo della reazione di Paolo durante il suo viaggio in Atene.

"Mentre Paolo li aspettava ad Atene, lo spirito gli s'inacerbiva dentro nel vedere la città piena di idoli." (Atti 17:16)

Lentamente, finite nel quarto secolo le persecuzioni, le semplici chiese cristiane, dirette eredi della sinagoga ebraica, finirono per assimilare lo sfarzo e gli usi dei templi pagani, così come l'uso di statue ed immagini nel culto alla divinità.

In Levitico 26:1 leggiamo: “Non vi farete idoli, non vi eleverete immagini scolpite né statue, e non collocherete nel vostro paese alcuna pietra ornata di figure per prostrarvi dinanzi ad esse; poiché io sono l'Eterno, l’Iddio vostro.

Con l'editto di Costantino il cristianesimo divenne religione di stato. Fu così che molti divennero “cristiani” non per una profonda convinzione personale, come accadeva durante le persecuzioni, ma  per avanzare nelle cariche statali e godere di privilegi. Il cristianesimo, semplice e immediato, eppure profondamente spirituale, andò a scontrarsi con lo sfarzo del paganesimo e con la sua complicata struttura religiosa. La prassi ed il culto dei cristiani finirono per subire l'influenza negativa degli usi e costumi pagani.

La Storia del Mondo Medievale, Garzanti, Vol. I, pag.142, afferma: “La chiesa cattolica romana, trovò il modo di conciliare molte festività care al popolo, con il dominante sentimento cristiano. Se era peccato festeggiare Bacco e Cerere, non c'era nulla di male nel celebrare pubblicamente la vendemmia ed il raccolto. E persino i “Lupercalia” furono trasformati da Papa Gelasio in una festa cristiana. Molti numi tutelari divennero santi patroni, e il popolo conservò le sue processioni rustiche, le sue feste...”

Non fu una vittoria del cristianesimo, bensì una sconfitta. Le chiese cristiane cominciarono ad assomigliare più ai tempi pagani che alle semplici sinagoghe ebraiche alle quali si erano originariamente ispirate. Statue ed immagini rappresentavano non divinità, ma santi, ma ciò non ne giustificava la presenza o il culto loro reso. Le processioni, le feste dedicate ai santi "patroni", usanze più antiche della fede cristiana, furono anch'esse frutto di una discutibile assimilazione di pratiche e riti pagani all'interno del culto cristiano che cozzano sia con l'insegnamento biblico che con la prassi della chiesa primitiva.

Atenagora è un credente del secondo secolo. Sono arrivate sino a noi due sue “apologie” del cristianesimo del suo tempo. Vale la pena citare qui la maniera in cui attacca l’idolatria pagana. “Perché il volgo, incapace come è di distinguere tra la materia e Dio e di comprendere l’enorme differenza che passa tra le due cose, si avvicina agli idoli che sono fatti di materia, anche noi per assecondarlo, dovremmo avvicinarci alle statue per adorarle, mentre sappiamo distinguere e separare l’increato dal creato, l'essere dal non essere, l’intelligibile dal sensibile e ad ogni cosa attribuiamo un nome che si conviene?”, Supplica XV.

Parole attualissime di un cristiano che non accetta compromessi nella sua fedeltà a Dio, molto lontane dalla retorica e dalle scuse della Chiesa Cattolica dei secoli a venire. Atenagora esprime il cristianesimo del suo tempo, certamente non scevro da colpe, ma senz’altro ancora fedele alla chiamata di Dio ed all’insegnamento apostolico. Continua così nel suo scritto contro le obiezioni dei pagani del tempo.

“...alcuni sostengono che queste sono soltanto delle immagini e che sono dei quelli cui esse sono dedicate, che le processioni e i sacrifici fatti in loro onore si riferiscono agli dei e per essi per dimostrare che la cosa sia così, presentano come prova le meravigliose operazioni di alcuni idoli...”

A giudicare dalle sue parole, sebbene vissuto quasi due millenni addietro, Atenagora si sarà sentito rivolgere obiezioni molto simili a quelle che ci sentiamo muovere oggi noi evangelici.

Gesù ci insegna nel vangelo di Giovanni come Dio vuole essere adorato e servito: come per molte cose, c'è un modo giusto per farlo, ed esso ci viene insegnato nella Sacra Scrittura.

Ma l'ora viene, anzi è già venuta che i veri adoratori adoreranno il Padre in ispirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede.” (Giovanni 4:23-24)

Sono convinto che dobbiamo obbedire a Dio ed alla sua Parola a discapito di qualunque tradizione o abitudine religiosa che ci sia stata tramandata. E' importante inoltre rendersi conto che l’amore di Dio per noi e la sua Divina Maestà richiedono un culto esclusivo: non possiamo piegare il ginocchio o pregare davanti ad immagini o statue, nemmeno se queste rappresentano il Cristo, uomini pii, cristiani, "santi".

Gesù stesso ci ricorda che nella Bibbia "sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto." (Matteo 4:10)

Il nostro culto, la nostra adorazione, devono essere riservati a Dio e Dio soltanto. Abbiamo letto nei dieci comandamenti : "io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso".

Vi è un incidente significativo nel libro biblico dell'Apocalisse, dove un angelo rifiuta persino il minimo cenno di culto, riconoscendo che esso è dovuto a Dio soltanto.

"Io, Giovanni (l'apostolo), sono quello che ha udito e visto queste cose. E, dopo averle viste e udite, mi prostrai ai piedi dell'angelo che me le aveva mostrate, per adorarlo. Ma egli mi disse: "Guàrdati dal farlo; io sono un servo come te e come i tuoi fratelli, i profeti, e come quelli che custodiscono le parole di questo libro. Adora Dio!" (Apocalisse 22:8-9)

I nostri amici cattolici ci chiedono perché noi evangelici preghiamo solo Dio, adoriamo solo Dio, rendiamo ogni culto e servizio solo a Dio: Ebbene le motivazioni sono quelle che ho appena esposto. Sono semplici e fondate su una serena valutazione del dato biblico.

Concludendo, la riduzione cattolica non è fedele allo spirito del decalogo originale, almeno perché tralascia un intero comandamento. Si tratta di un comandamento importante e non di un dettaglio secondario da trascurare in un riassunto, semplificazione o riduzione. Il clero cattolico, che sostiene di essere depositario dell'interpretazione corretta della Parola di Dio, agisce esattamente come quello ebraico il quale, davanti alle parole di Gesù che mettevano a nudo la triste realtà religiosa del suo tempo, non riuscì ad ammettere gli errori del passato e "purificare il tempio". Per vari motivi pratici e di convenienza - scusate se dico troppa verità adesso, me ne rendo conto - la Chiesa Cattolica non riesce e non vuole liberarsi oggi da questi strascichi di culto pagano che inquinano il cuore e la religiosità dei suoi fedeli.  

Personalmente sento la responsabilità di dire le cose come le comprendo dalla Parola di Dio, senza falsità, invenzioni personali o spirito di partito religioso. Ora la responsabilità personale del lettore, di chi si deve confrontare con dati di questo genere, è quella di agire con consapevolezza della purezza del culto che rende a Dio.

Chiudo la mia discussione citando per esteso un passo tratto dal libro del Deuteronomio.

"Ricòrdati del giorno che comparisti davanti al SIGNORE, al tuo Dio, in Oreb, quando il SIGNORE mi disse: "Radunami il popolo e io farò loro udire le mie parole, perché essi imparino a temermi tutto il tempo che vivranno sulla terra e le insegnino ai loro figli". Voi vi avvicinaste e vi fermaste ai piedi del monte; e il monte era tutto in fiamme, che si innalzavano fino al cielo; vi erano tenebre, nuvole e oscurità. E dal fuoco il SIGNORE vi parlò; voi udiste il suono delle parole, ma non vedeste nessuna figura; non udiste che una voce. Egli vi annunziò il suo patto, che vi comandò di osservare, cioè i dieci comandamenti, e li scrisse su due tavole di pietra. A me, in quel tempo, il SIGNORE ordinò d'insegnarvi leggi e prescrizioni, perché voi le mettiate in pratica nel paese dove ora entrerete per prenderne possesso. Siccome non vedeste nessuna figura il giorno che il SIGNORE vi parlò in Oreb dal fuoco, badate bene a voi stessi, affinché non vi corrompiate e non vi facciate qualche scultura, la rappresentazione di qualche idolo, la figura di un uomo o di una donna, la figura di uno degli animali della terra, la figura di un uccello che vola nei cieli, la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra; e anche affinché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l'esercito celeste, tu non ti senta attratto a prostrarti davanti a quelle cose e a offrire loro un culto, perché quelle sono le cose che il SIGNORE, il tuo Dio, ha lasciato per tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli. Quanto a voi il SIGNORE vi ha presi, vi ha fatti uscire dalla fornace di ferro, dall'Egitto, per farvi diventare il popolo che gli appartiene, come oggi difatti siete. Or il SIGNORE si adirò contro di me a causa vostra, e giurò che io non avrei oltrepassato il Giordano e non sarei entrato nel buon paese che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà in eredità. Infatti io dovrò morire in questo paese, senza passare il Giordano, ma voi lo passerete e possederete quel buon paese. Guardatevi dal dimenticare il patto che il SIGNORE, il vostro Dio, ha stabilito con voi e dal farvi una scultura che sia immagine di qualsiasi cosa che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha proibita. Poiché il SIGNORE, il tuo Dio, è un fuoco che divora, un Dio geloso. Quando avrai dei figli e dei figli dei tuoi figli e sarete stati a lungo nel paese, se vi corrompete, se vi fate una scultura che sia immagine di una cosa qualsiasi, se fate ciò che è male agli occhi del SIGNORE, il vostro Dio, e lo irritate, io chiamo oggi come testimoni contro di voi il cielo e la terra, che voi ben presto perirete, scomparirete dal paese di cui andate a prendere possesso di là del Giordano. Voi non ci vivrete a lungo, ma sarete interamente distrutti. Il SIGNORE vi disperderà fra i popoli e solo un piccolo numero di voi sopravviverà in mezzo alle nazioni dove il SIGNORE vi condurrà. Là servirete dèi fatti da mano d'uomo, dèi di legno e di pietra, i quali non vedono, non odono, non mangiano, non annusano. Ma di là cercherai il SIGNORE, il tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua. Nella tua angoscia, quando tutte queste cose ti saranno accadute, negli ultimi tempi, tornerai al SIGNORE, al tuo Dio, e darai ascolto alla sua voce; poiché il SIGNORE, il tuo Dio, è un Dio misericordioso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri."
(Deuteronomio 4:10-31)

Agisca ogni uomo secondo la propria coscienza.

 

Letture correlate:

LIBRO:

Verità o Tradizione? - Da ex cattolico quale sono, è stato per me naturale riepilogare il senso del mio dissenso con gli insegnamenti della chiesa romana che mi hanno spinto ad abbandonarla per seguire la semplicità ed autenticità dell'insegnamento delle chiese evangeliche.

OPUSCOLO:

Verità o Tradizione? - quest'opuscolo nasce dal bisogno che avvertivo di rispondere a chi mi chiedeva quali fossero le differenze fra la mia fede evangelica e quella cattolica. Da questo opuscolo, dopo un ulteriore approfondimento, è venuto fuori il libro omonimo di cui sopra. Ritengo, però, tuttora importante l'immediatezza di questo breve scritto per presentare i motivi essenziali del dissenso delle nostre chiese verso la Tradizione della Chiesa Romana.