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Giuseppe Guarino

Note a Giovanni 7:37-39

 

Questo studio è basato sulla lezione tenuta dal mio pastore, Andrew Provazek, mercoledì 28 Novembre 2012. La responsabilità per quanto scrivo è comunque mia.

Giovanni 7 è un capitolo stupendo della Parola di Dio.

"Nell'ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: "Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno". Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato." (Giovanni 7:37-39 - Nuova Riveduta)

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Nell'ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò

La festa alla quale si trovava Gesù in quella circostanza era quella delle Capanne, celebrata in Israele dai tempi di Mosè fino ad oggi.

Se - Non tutti avvertono il bisogno di Dio, il desiderio di trovare risposte, di capire il senso dell'esistenza. Il "se" di Gesù ha quindi un senso in questa prospettiva.

Sempre più persone scelgono di vivere assecondando il proprio bisogno di piacere soltanto, di danaro, di potere, ecc... Per questo Paolo disse che: " ... l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente." (1 Corinzi 2:14 - Nuova Riveduta). La vecchia Diodati che traduceva questo passo letteralmente leggeva "uomo animale", piuttosto che "uomo naturale". Il greco originale, infatti, ha "ψυχικὸς δὲ ἄνθρωπος", sottolineando lo stato dell'uomo in cui prevale l'istinto (come negli animali) piuttosto che lo spirito, che ci conferisce dignità e desiderio delle cose buone di Dio. E' quest'aspetto dell'essere umano che sempre più persone oggi coltivano, quando vivono sublimando il concetto del "faccio quello che voglio"; oppure quando si preferisce lasciarsi guidare dalle proprie passioni vivendo in virtù del "faccio quello che sento"; c'è persino chi "segue il suo istinto", facendo soccombere la propria ragione a favore di un comportamento irrazionale.

Se l'uomo però si ferma a riflettere e alimenta la piccola fiamma che è in lui che gli fa avvertire il bisogno della ricerca di un senso per la propria esistenza e che lo guida verso Dio, egli attinge proprio a quella parte di noi che è lo "spirito", dove risiede il nostro "vuoto a forma di Dio" come diceva tempo fa un caro servitore di Dio. Per questo ci dice la Scrittura: "Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta." (Ecclesiaste 3:11). E' in questa parte di noi che risiede e che può prevalere, quando lo alimentiamo, quel "Se" di cui parla Gesù nel suo vangelo, che porta alla riflessione sul senso dell'esistenza e alla ricerca di Dio, quel "Se" che mette in moto la grazia di Dio.
 

qualcuno - L'invito, come leggiamo in altri passi del Nuovo Testamento, è per ogni uomo. Chi non prova interesse per le cose di Dio è perché volontariamente mette a tacere il proprio spirito, lo addormenta, lo lascia da parte a languire senza sostentamento, riducendolo in fin di vita. Ma Dio è pronto ad accogliere ogni persona che lo cerca, ogni individuo di buona volontà. Non vi sono riguardi all'importanza della persona. Il ricco, il povero, il dottore, il mendicante, davanti a Dio siamo tutti uguali, sue creature. E come ogni padre che si rispetti, Dio è pronto ad accogliere ogni "figlio" che voglia tornare alla casa del "padre". 

ha sete - La sete è l'unico bisogno nell'uomo che supera persino la fame. Si può morire molto prima di sete che di fame. Già in un altro punto Gesù aveva fatto riferimento alla metafora dell'acqua, nel suo incontro con una donna samaritana. "Gesù le rispose: "Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna". (Giovanni 4:13-14 - Nuova Riveduta).

C'è un Salmo stupendo che dice: "Come la cerva desidera i corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio. L'anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente ... " (Salmo 42:1-2)

Oggi c'è sete di Dio? C'è davvero il volere di cercare il bene e compierlo?

Quanti oggi sono disposti ad accantonare la propria ricerca di piaceri per la ricerca di Dio?

Se Gesù disse quelle parole ad una donna di duemila anni fa che aveva cercato in ogni modo di quietare il suo senso di insoddisfazione nei piaceri di questo mondo, lo Spirito Santo ribadisce anche anche agli uomini del nostro tempo: "solo Gesù può darci l'acqua che non ci farà più avvertire la sete". Niente in questo mondo riesce a soddisfare, niente appaga veramente: quando abbiamo ottenuto quello per cui abbiamo lavorato e faticato tanto, appena ci fermiamo un attimo dalla nostra corsa, quel vuoto interiore si ripresenta più profondo di prima. E allora, per metterlo a tacere, cerchiamo nuovi piaceri, vogliamo nuove cose, facciamo tutto quello che può stordirci a sufficienza da non farci sentire quella sensazione di disagio interiore, quella ... sete di Dio!!!

Solo Gesù invece dona pace. "Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti." (Giovanni 14:27)

Paolo in Romani 14:17 scrive: "perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo."

Chi cerca la propria gioia e pace nelle cose di questo mondo, le cerca nel posto sbagliato.

Della pace che Dio ci dona, dice invece la Scrittura: "la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù." (Filippesi 4:7).

L'apostolo Paolo in carcere possedeva più pace e gioia dei suoi carcerieri che lo custodivano e della maggior parte degli uomini liberi del nostro tempo. Perché la pace di Dio è spirituale: Non dipende da dove siamo o cosa facciamo, ma dalla presenza di Dio nella nostra vita e dalla speranza della vita eterna che lui ci ha promesso. E' questa l'acqua che disseta veramente l'uomo e solo Dio può darcela.
 
venga - Il tragitto fra l'uomo e Dio è breve. Dio ha fatto già la sua parte di percorso verso l'uomo, ora rimane da percorrere soltanto la parte che riguarda l'uomo. E' un passo. Un passo molto piccolo. Dio ha già fatto il passo della Grazia. All'uomo rimane soltanto il percorso del "ravvedimento" che passa per la "fede" e conduce all'accettazione della grazia. In breve, la distanza che l'uomo deve coprire fra lui e Dio è lunga quanto una preghiera, ma c'è ed è una parte del percorso che l'uomo deve voler coprire. E' vero che il regalo ci viene porto, ma dobbiamo stendere le mani ed accettarlo, prenderlo dalle mani del donatore. Molti trascurano quel dono e pretendono di voler riuscire a conquistarlo con le proprie forze. E' come se un bambino dicesse al suo papà che gli porge con amore un dono: "No. Non voglio il tuo regalo, voglio lavorare da me e comprarlo io".  Oltre alla follia si aggiunge quasi la crudeltà per il rifiuto di un gesto d'amore. Così è quando l'uomo pretende di voler operare lui per potere giungere alla salvezza, per potersela conquistare, per guadagnarsi il paradiso con le proprie forze. Forse quel bimbo del nostro esempio potrà un giorno lavorare ed acquistare quello che il padre con amore voleva donargli; ma l'uomo non riuscirà mai con le proprie forze a guadagnarsi la salvezza!

"Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo." (Efesini 2:8-10)

Anche ai tempi di Gesù, come in ogni tempo, la gente immaginava che dovesse conquistarsi il proprio posto in "paradiso" facendo delle opere buone. I giudei del tempo di Gesù più di tutti trascuravano il senso profondo e spirituale della Legge di Mosè a favore della vuota osservanza di riti e cerimonie. Fu proprio in virtù di questa logica che essi chiesero a Gesù: "Essi dunque gli dissero: "Che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?" Gesù rispose loro: "Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato". (Giovanni 6:28-29). La risposta di Gesù deve averli "spiazzati". Proprio a loro che avevano tanti riti, una nutrita lista di cose da fare e un'altrettanto lunga lista di cose da non fare per avere la vita eterna, egli dice semplicemente di "credere". Pensate che quelle parole suonassero meno "folli" a loro di quanto non appaiano alla generazione di oggi? Eppure è questo che ci invitano a fare ancora oggi Gesù e lo Spirito Santo: "credere", accettare il dono (la grazia) di Dio.

"(Gesù) È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio." (Giovanni 1:11-13)

" ... perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati." (Romani 10:9-10)
 

venga a me e beva - Lo so che in quest'era di sincretismo parlare di un'unica via che conduce a Dio è anacronistico. Ma se è la Parola di Dio che dice questo e se l'esperienza umana ci ha dimostrato quanto vani siano gli sforzi dell'uomo di giungere da sé a Dio e quanto poco siano servite le religioni fatte a misura d'uomo... "forse", come dice la Parola di Dio, la soluzione è nel Dio fatto uomo, in Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio. Leggiamo nello stesso vangelo di Giovanni. "Gesù gli disse: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". (Giovanni 14:6 - Nuova Riveduta) Quanti lo hanno sperimentato sono pronti a testimoniare che è così!

Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno". Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.

Sono brani della Scrittura come questi che ti fanno sentire la tua inadeguatezza a commentare la Parola di Dio - almeno a me succede così. Sebbene la frase di Gesù sia concisa, i significati che implica sono così profondi che qualsiasi commento breve deve limitarsi all'esame di uno soltanto degli aspetti che considera.

Non solo Gesù invita chi ha sete ad avvicinarsi a lui e bere, ma dice anche che a sua volta, anche da chi crede in Lui sgorgheranno fiumi d'acqua viva! La possibilità di fare ciò è legata però all'opera dello Spirito Santo che, come qui ricorda l'apostolo che compare qua e là nella sua narrazione per fare delle precisazioni, non era ancora stato inviato. Ciò accadde alla Pentecoste (Atti 1 e seguenti) quando i discepoli furono ripieni di Spirito e poterono annunciare la Parola di Dio con potenza. Abbiamo, infatti, bisogno dello Spirito Santo per essere testimoni efficaci di Cristo! (Atti 1:8 "Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra".)

Un significato in particolare di quest'ultimo verso ha avuto ed ha per me un significato molto speciale. Il cristianesimo non è una religione del ricevere; bensì del ricevere veramente per poter dare veramente. L'immobilismo, la passività, l'ascetismo, l'isolamento, l'egoismo, l'edonismo ... godere delle benedizioni che Dio ci ha dato non condividendole con altri non può riguardare il cristiano. Una volta un uomo di Dio, parlando proprio di questo brano, citò ad esempio il Mar Morto, che è chiamato così proprio per l'assenza di vita che lo caratterizza. Ebbene il Mar Morto non è tale perché non riceve acqua, ma perché non la da, perché la trattiene senza a sua volta trasmetterla. Sono convinto che la cosa possa accadere al cristiano: se non lasciamo che l'acqua di Dio che riceviamo e ci disseta continui a scorrere da noi per dissetare anche altri, quest'acqua potrà solo diventare, come ogni acqua stagnante, putrida e malsana, e alla fine buona a niente.

Come ci ricorda Giovanni, è lo Spirito Santo che mantiene viva in noi l'acqua spirituale che riceviamo da Dio e che ci permette di farla sgorgare da noi per dissetare anche altri!

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Daniel Fuchs ha scritto un libro intitolato "Israel's Holy Days - In Type and Prophecy" edito dai Loizeaux Brothers, Neptune, New Jersey. E' un testo molto istruttivo che tratta proprio del significato tipologico e profetico delle festività ebraiche. Capire il senso di quest'ultime ci aiuterà a comprendere la cornice di molti degli eventi descritti negli evangeli e persino di comprendere i riferimenti impliciti nelle frasi di Gesù quando parlava al popolo di Israele.

Se prendiamo il libro del Levitico come riferimento, troviamo l'istituzione della festa delle Capanne (Sukot in ebraico), circostanza durante la quale Gesù fece le affermazioni che abbiamo appena commentato.

"Il SIGNORE disse ancora a Mosè: "Parla ai figli d'Israele, e di' loro: "Il quindicesimo giorno di questo settimo mese sarà la festa delle Capanne, durerà sette giorni, in onore del SIGNORE." (Levitico 23:33-34 - Nuova Riveduta)
"Abiterete in capanne per sette giorni; tutti quelli che saranno nativi d'Israele abiteranno in capanne, affinché i vostri discendenti sappiano che io feci abitare in capanne i figli d'Israele, quando li feci uscire dal paese d'Egitto. Io sono il SIGNORE, il vostro Dio"". (Levitico 23:42-43 - Nuova Riveduta)

Una delle cerimonie che riguardavano questa festività era l'offerta dell'acqua che veniva fatta ogni mattina. L'acqua veniva attinta e portata in processione al Signore, quindi versata nel recipiente posto in prossimità dell'altare del tempio. Era un momento di gioia particolare e per questo il popolo cantava e danzava, al suono di una musica festosa.

E' proprio nel momento di maggiore solennità di questa festa, nel suo ultimo giorno, in questo contesto, che Gesù fa la sua stupefacente affermazione: "Se qualcuno ha sete, venga a me e beva."

Gesù proclamò così di essere lui il Messia promesso: era alla sua venuta che faceva riferimento la roccia percossa nel deserto che permise ad Israele di dissetarsi! Era in lui che si avveravano le parole di Isaia: "Voi attingerete con gioia l'acqua dalle fonti della salvezza ... " (Isaia 12:3 - Nuova Riveduta leggi Isaia 12)

Un ulteriore chiaro riferimento alla festa delle Capanne, che ricordava della transitorietà della dimora di Israele nel deserto, ma anche della condizione umana, lo troviamo nell'Apocalisse:

"Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: "Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate". E colui che siede sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose". Poi mi disse: "Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere", e aggiunse: "Ogni cosa è compiuta. Io sono l'alfa e l'omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell'acqua della vita." (Apocalisse 21:1-6)

Il senso delle festività ebraiche era celebrare le opere e le promesse del nostro Dio. Tutte queste si sono compiute ed hanno trovato un senso nel Messia, in Gesù. Ed il motivo della comparsa del Figlio di Dio come uomo è la salvezza che egli ha acquistato e che elargisce gratuitamente a chiunque voglia accettare il suo dono. Quando egli tornerà - e tale evento è oggi più vicino di ieri - egli farà finalmente giudizio di questo mondo malvagio e darà la vita eterna a quanti hanno sperato in lui e lo aspettano con pazienza.

"Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza."
(Ebrei 9:27-28 - Nuova Riveduta).

Il Signore benedica la Sua Parola nei nostri cuori.