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Giuseppe Guarino

La concorrenza migliora il mercato

 

E' da un po' che con mia moglie abbiamo imparato a cambiare, all'occorrenza, gestore telefonico. Le varie compagnie che operano in Italia si stanno facendo una concorrenza davvero spietata e propongono offerte sempre più convenienti. Chi ci guadagna? Di sicuro noi consumatori.

Ho ricevuto un'e-mail di un fratello evangelico che si sofferma sulla preoccupazione ormai nota della Chiesa Cattolica per la perdita di fedeli in America latina a favore delle chiese evangeliche. Non parliamo di piccoli numeri se sembra che gli evangelici - soprattutto pentecostali - siano adesso nell'America del Sud circa 107 milioni.

Già papa Ratzinger si era recato in Brasile proprio per provare ad arginare l'avanzata delle "sette" evangeliche, in particolari pentecostali. Che il nuovo papa, Francesco, cercherà di fare altrettanto sembra inevitabile, se teniamo conto che anche lui proviene proprio da quella parte del mondo. Del resto è chiaro a tutti che l'elezione di un "papa" tanto al di fuori degli schemi è sintomo che anche all'interno della Chiesa Cattolica si avverte il bisogno indifferibile di far qualcosa per ridare una credibilità alla Chiesa di Roma che, inutile nascondersi dietro un dito, grazie ai recenti scandali, su diversi fronti, ha perso proprio fra i suoi stessi fedeli.

E' quasi superfluo dire che mi infastidisce essere etichettato come membro di una "setta". Come ebbi a scrivere alla RAI quando questo termine venne utilizzato per marchiare il dissenso delle chiese evangeliche sudamericane, trovo offensivo liquidare così dei movimenti religiosi soltanto perché non allineati con la Chiesa di Roma. Il presidente degli Stati Uniti attuale e quelli passati  - escluso J. F. Kennedy - sono stati evangelici o, più in generale, protestanti. Lincoln era un credente cristiano evangelico! Martin Luther King era un pastore evangelico. Milioni e milioni di persone nel mondo sono oggi evangelici. Ho trovato un sito su internet che stima i soli Pentecostali in numero di 630 milioni di persone in tutto il mondo.

La fede evangelica è molto semplice. Noi crediamo che la Bibbia è la Parola di Dio. Crediamo quindi in Gesù Cristo, Salvatore del mondo, e ci sforziamo di vivere la nostra esistenza secondo i principi biblici, in particolare quelli descritti nel Nuovo Testamento. Il nostro credo così snello contrappone l'importanza di una spiritualità che riguarda tutti i veri credenti, che, per definirsi veramente tali, devono sentirsi tutti impegnati concretamente a vivere secondo l'evangelo.

Per quanto riguarda l'epiteto di "setta" che ci viene riferito, mi permetto di opporre quanto ha da dire la Bibbia in proposito. L'apostolo Paolo stesso infatti venne accusato, proprio per il fatto di essere un cristiano, di far parte di una "setta".

"Abbiamo dunque trovato che quest'uomo è una peste, che fomenta rivolte fra tutti i Giudei del mondo, ed è capo della setta dei Nazareni". (Atti degli Apostoli 24:5)

Immagino che ogni buon evangelico a questa accusa - mossa a noi come a Paolo - voglia rispondere oggi come fece allora l'apostolo:

"Ma ti confesso questo, che adoro il Dio dei miei padri, secondo la Via che essi chiamano setta, credendo in tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti; avendo in Dio la speranza, condivisa anche da costoro, che ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti. Per questo anch'io mi esercito ad avere sempre una coscienza pura davanti a Dio e davanti agli uomini". (Atti degli Apostoli 24:14-16)

Non è emblematico che le accuse a Paolo fossero mosse dal clero ebraico, sinceramente preoccupato dall'avanzata del movimento dei cristiani?

Mettendo da parte la polemica e le accuse, sono davvero contento di poter tirare le somme dei miei oltre trent'anni di fede evangelica (quest'anno compio 45 anni) e guardandomi intorno vedo un duplice significato dei nostri sforzi per la diffusione della Parola di Dio. Il primo, il  più ovvio, sono i molti che sono venuti alla conoscenza della Verità della salvezza in Gesù Cristo e che lo hanno accettato come personale salvatore, abbandonando l'incredulità per la fede o il  vuoto osservare dei ritualismi per una fede vera e viva in Gesù vivente e presente. Il secondo richiama il titolo che ho dato a questa riflessione. Perché è oggettivamente vero che è la nostra presenza nelle piazze, le nostre piccole ma ferventi chiese, l'eloquenza dei nostri pastori guidati dall'amore e dallo Spirito Santo, la nostra semplice diffusione di copie della Bibbia in ogni modo e in ogni dove, la nostra concorrenza che ha spodestato il monopolio cattolico - parlo per l'esperienza italiana - ha costretto a cambiare, migliorando oggettivamente, il rapporto esistente fra la Chiesa Cattolica ed il cattolico medio.

Sono lontani ormai anni luce i tempi quando i cattolici non sapevano nemmeno cosa fosse la Bibbia. E' vero che anche oggi non ne viene stimolata la lettura sistematica, preferendo sempre lo studio del catechismo a quello della Parola di Dio; ma non viene comunque nemmeno scoraggiato l'approccio diretto del credente alla Parola. In tempi passati i preti celebravano la "messa" in latino ed i credenti erano più spettatori che parte in causa; oggi invece il tutto si svolge in italiano e diverse parrocchie hanno degli incontri (in stile protestante) dove si legge la Bibbia e si prega con spontaneità. Se la Chiesa Cattolica è "costretta" (scusate se lo dico, ma purtroppo lo penso) ad eleggere un "papa" al di fuori dei canoni, tanto da essere un gesuita e farsi chiamare Francesco, oltre che per i motivi legati agli equilibri interni alla chiesa romana, è anche perché è troppo evidente la pressante necessità di offrire ai fedeli qualcosa di più vero ed incisivo, di più credibile, di più stimolante dal punto di vista spirituale, per operare almeno in parte un cambiamento richiesto dagli oggettivi cambiamenti della società che ci circonda. In parte sono convinto che la pressione delle chiese evangeliche, che oggettivamente soddisfano una spiritualità vera del credente e non si limitano ad assopirla con vuoti ritualismi, siano fra le forze  esterne che spingono verso i cambiamenti della Chiesa Cattolica. Che ciò sia positivo è oggettivo. Che ciò sarà un bene per tutta la cristianità, a 360 gradi, credo sia quasi certo. Riflettevo su questa cosa giorni fa, mentre ascoltavo un prete cattolico che parlava proprio come un pastore evangelico, invitando a ricevere Gesù come personale salvatore. E' una gran vittoria scuotere le coscienze e spronare la "concorrenza" ad offrire un servizio più rispondente alle necessità vere ed al bene di chi ne usufruisce.

E' vero quello che mi disse il mio pastore tempo fa: l'importante è diffondere la Parola. Ed è vero. Non ci dobbiamo stancare di parlare delle cose di Dio e della Parola di Dio, con amore e con sincerità: al momento giusto, se cade nel terreno giusto, il seme germoglierà.

E se è vero che la concorrenza migliora il mercato, non stanchiamoci mai di cercare di fare meglio!