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Giuseppe Guarino

La divinità di Gesù nella traduzione del Nuovo Mondo
 

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La Traduzione del Nuovo Mondo, che per solo per semplicità da qui in avanti abbrevierò “TNM”, è la traduzione ufficiale delle Sacre Scritture utilizzata dai Testimoni di Geova.

Rispetto alle altre - a tutte le altre - versioni della Bibbia questa è un po’ particolare. Una caratteristica che ci interessa qui, è la scomparsa della divinità di Gesù, dove è stato possibile motivarla in qualche modo, nella traduzione dei passi che l’attestano. Come dimostrerò nelle pagine a seguire, ciò è avvenuto in maniera arbitraria ed ingiustificata.

Il testo greco originale che utilizzerò come riferimento è The Greek New Testament According to the Majority Text edito da Zane C. Hodges e Arthur L. Farstad, pubblicato da Thomas Nelson Publishers, Nashville. Per i brani di questo capitolo esso è virtualmente identico alla prestigiosa 27ma edizione del Nestle-Aland ed anche al testo di Westcott e Hort, in verità piuttosto datato, visto che risale ormai al 1881, utilizzato dalla TNM.

Come traduzione italiana ho utilizzato la Nuova Riveduta, che nei passi che qui considero, rispecchia la consuetudine dei traduttori sia cattolici che protestanti.

 

Giovanni 1:1

Ø    Il testo originale legge: ᾿Εν ἀρχῇ ἦν ὁ Λόγος, καὶ ὁ Λόγος ἦν πρὸς τὸν Θεόν, καὶ Θεὸς ἦν ὁ Λόγος.

Ø    La Nuova Riveduta traduce: "Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio."

Ø    La Traduzione del Nuovo Mondo (1967): "In principio era la Parola, e la Parola era con il Dio e la Parola era dio".

Ø    La Traduzione del Nuovo Mondo (1987): "In principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era un dio".

 

"The Amplified Bible" è una versione in inglese della Bibbia che si propone non solo di tradurre, ma di trasmettere al lettore anche le sfumature che possono essere evidenti solo per chi può avere accesso ai testi originali.  Ecco come questa traduce Giovanni 1:1: "Nel principio (prima di ogni età) era la Parola (Cristo) e la Parola era con Dio, e la Parola era essa stessa Dio". Il crescendo del testo appare ancora più evidente. La Parola era, da prima che il tempo stesso fosse, nell’eternità, essa era. Era con Dio, col Padre, ed era essa stessa Dio, sebbene non fosse il Padre.

Non è di questo avviso la TNM.

Queste le motivazioni della traduzione ufficiale dei Testimoni di Geova riportate alla fine della edizione italiana del 1987:

"Alcune traduzioni usano qui espressioni come "un dio", "divina" o "simile a Dio" perché la parola greca  Θεὸς (theòs) è un predicato nominale singolare che compare davanti al verbo e non è preceduto dall’articolo determinativo. Il Dio con cui la Parola o Logos era in origine è qui designato con l’espressione greca ὁ Θεὸς, cioè theòs preceduto dall’articolo determinativo , ho.

La costruzione del nome con l’articolo indica un’identità, una personalità, mentre un predicato nominale singolare privo dell’articolo che precede il verbo indica una qualità di qualcuno. Perciò la dichiarazione di Giovanni che la Parola o Logos era "un dio" o "divina" o "simile a Dio" non significa che questi fosse il Dio con cui era. Semplicemente esprime una certa qualità circa la Parola, o Logos, ma non lo identifica come Dio stesso. Nel testo greco ci sono molti casi di predicato nominale singolare privo di articolo che precede il verbo, come in Mr. 6:49; 11:32; Gv. 4:19; 6:70; 8:44; 9:17; 10:1, 13, 33; 12:6. In questi luoghi i traduttori inseriscono di solito l’articolo indeterminativo "un" prima del predicato per indicare la qualità o caratteristica del soggetto. Dal momento che in tali versetti prima del predicato può essere inserito l’articolo indeterminativo, si è altrettanto giustificati ad inserire l’articolo indeterminativo "un" prima del Θεὸς privo di articolo nel predicato di Giovanni 1:1 perché legga "un dio": le Sacre Scritture confermano la correttezza di questa versione.

Nel suo articolo "Predicati nominali qualitativi privi di articolo: Marco 15:39 e Giovanni 1:1", pubblicati nel Journal of Biblical Literature, vol.92, Filadelfia, 1973, Philip B. Harner afferma, a p. 85, che proposizioni come quella di Gv. 1:1, "con un predicato privo di articolo che precede il verbo, hanno primariamente significato qualitativo. Indicano che il logos ha la natura di theos. Non c’è alcuna base per considerare determinato il termine theos". A p. 87 del suo articolo Harner conclude:"In Giovanni 1:1 penso che la forza qualitativa del predicato sia così notevole che il nome non può essere considerato determinato".

Fin qui la Torre di Guardia.

Apro subito una piccola parentesi: l’edizione del 1967 della stessa TNM sembra non sapere nulla delle motivazioni alla base dell’edizione del 1987 e traduce “e la Parola era dio”, attribuendo il titolo di “dio”, scritto, però, in minuscolo, alla Parola. Ciò non può non lasciare almeno perplessi.  

Ma passiamo ad esaminare in dettaglio le argomentazioni a sostegno della TNM del 1987.

Chiariamo subito che quando i Testimoni di Geova dicono che “alcune traduzioni usano qui espressioni come “un dio”, “divina” o “simile a Dio”,  questo significa “sette traduzioni”, tante quante ne citano - perché se ve ne fossero state di più, le avrebbero di sicuro chiamate in causa.

Per giusta conseguenza, possiamo subito obiettare che: tutte le altre traduzioni leggono "la Parola era Dio" o "Dio era la Parola", riconoscendo la divinità del Logos, della Parola, che è “Dio”, non “dio” e tantomeno “un dio”.

E’, comunque, la stessa Torre di Guardia a specificare nella difesa a sostegno della sua “eccentrica” traduzione che “si può inserire l’articolo indeterminativo” e non che si “deve” farlo.

L’articolo citato di Philip B. Harner analizza due casi, Giovanni 1:1 e Marco 15:39, di “predicati nominali qualitativi privi di articolo”. E’ perciò doveroso andare a controllare la Traduzione del Nuovo Mondo in Marco 15:39, che è la seguente:

“Or quando l’ufficiale dell’esercito, che stava lì accanto, di fronte a lui, ebbe visto che era spirato in queste circostanze, disse: “Certamente quest’uomo era il Figlio di Dio”. Non solo la traduzione non è “un figlio di Dio”, ma viene addirittura aggiunto l’articolo determinativo “il”.

Ma c’è dell’altro.

La Torre di Guardia cita Harner. Per farlo deve ritenerlo all’altezza della situazione; per beneficiare delle sue affermazioni su Giovanni 1:1, i Testimoni di Geova devono ritenere che questi abbia compreso l’autentico significato della divinità attribuita alla Parola.

Leggiamo le conclusioni di Harner nell’articolo citato dalla Watch Tower ancora una volta solo in parte! Ci attendono delle sorprese.

“Forse la frase potrebbe tradursi: “la Parola aveva la medesima natura come Dio”. Questa sarebbe una maniera di presentare il pensiero di Giovanni, che è, come io lo comprendo, che ho logos (la Parola), non meno di ho theos (Dio Padre), possedeva la natura di theos (Dio)”.

Per Harner - e concordo in pieno - la seconda volta che theos si presenta, non essendo preceduto dall’articolo determinativo, è qualitativo; qualitativo, ma per nulla riduttivo, come invece lo vorrebbe la Torre di Guardia; perché la qualità di essere Dio del Logos, la sua natura di Dio, non è descritta come inferiore a quella del Padre, pur essendo una persona da lui distinta.

Se Giovanni avesse voluto esprimere una qualità di divinità inferiore per la Parola, avrebbe utilizzato un altro termine[1] e non theos che, senza articolo determinativo, impiega riferendolo alla Deità in altri punti del suo vangelo: nei primi 18 versi, altre 5 volte, oltre a quella del verso 1: 6, 12, 13, 14, 18. In nessuno di questi casi ci sogneremmo di aggiungere l’articolo indeterminativo nella traduzione!

L’ottima grammatica "A Manual Grammar of the New Testament" di H.E. Dana e Julius R. Mantey, spiega così l’omissione dell’articolo in Giovanni 1:1:

πρὸς τὸν Θεόν (con Dio) tende a sottolineare la comunione di Cristo con la persona del Padre; Θεὸς ἦν ὁ Λόγος (Dio è la Parola) enfatizza la partecipazione nella essenza della natura divina. La prima frase si intende riferita alla personalità, mentre la seconda al carattere.”, pag.140.

Giovanni non poteva affermare che la Parola è Dio Padre. Se avesse scritto ὁ Θεὸς ἦν ὁ Λόγος, allora avremmo constatato che il Padre stesso è la Parola. L’eresia che vedeva le tre persone della Trinità solo come tre manifestazioni del Padre era chiamata Modalismo. Questa sarebbe giustificata qualora nella frase originale theos riferito alla Parola avesse avuto l’articolo determinativo, perché il Logos, la Parola, verrebbe così identificato con la persona del Padre.

Ma non è così.

L’omissione dell’articolo rende l’affermazione trinitaria perché enfatizza appunto la qualità della Parola di essere Dio. Essa non è il Padre, è una persona distinta dal Padre, eppure è Dio.

Comunque, molto spesso nel Nuovo Testamento, la parola greca theos ricorre senza l’articolo ed è tranquillamente tradotta “Dio”.

C’è un brano che, nella mia lettura dell’originale mi ha colpito in modo particolare. L’accostamento della parola “Dio” con e senza l’articolo, però, è visibile solo in greco e certamente sfugge al lettore medio della Sacra Scrittura. Questo brano è Ebrei 11:16: “διὸ οὐκ ἐπαισχύνεται αὐτοὺς ὁ Θεὸς Θεὸς ἐπικαλεῖσθαι αὐτῶν”. Traduce la TNM: “Quindi Dio non si vergogna di loro, di essere chiamato loro Dio”. Con e senza articolo la parola “Dio” viene tradotta “Dio” e non si può fare altrimenti; qui come in Giovanni 1:1.

Ancora più interessante per la questione grammaticale che stiamo affrontando è un altro esempio, 1 Giovanni 1:5. La TNM traduce così questo verso: “E questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e vi annunciamo, che Dio è luce…”.

L’originale greco della traduzione “Dio è luce” è: “ὁ θεὸς φῶς ἐστίν”.

La costruzione è la medesima di Giovanni 1:1 ed è ancora più significativo che entrambe le frasi sono dello stesso autore sacro. Perché la TNM non traduce: “Dio è una luce”? Dovrebbe farlo se vuole essere coerente con quanto afferma per Giovanni 1:1. Il fatto che la parola “luce” (in greco φῶς) non sia preceduta dall’articolo determinativo, significa che Giovanni intende esprimere la qualità di Dio di essere luce. Se la parola fosse stata preceduta dall’articolo determinativo, l’apostolo avrebbe inteso indicare identità e non qualità. Come ad esempio accade in Giovanni 1:4: “ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων”, che possiamo tradurre: “in lei (la Parola) vi era vita e la vita era la luce degli uomini”. La prima volta che la parola “vita” è utilizzata non ha l’articolo determinativo, ma è presente quando l’apostolo dice che “la vita” – identità – era “la luce” – identità, non qualità – degli uomini.

Un ultimo esempio che cito è la stupenda affermazione che rinveniamo in 1 Giovanni 4:8: “ὁ Θεὸς ἀγάπη ἐστίν”, che la TNM traduce – e nessuno potrebbe tradurre altrimenti – “Dio è amore”.    

La TNM in Giovanni 1:1 è errata e le motivazioni addotte a suo sostegno sono infondate. “la Parola è Dio”, la Bibbia lo attesta inequivocabilmente.

 

Giovanni 8:58

Ø    Il testo originale: Eἶπεν αὐτοῖς ὁ ᾿Ιησοῦς· Aμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, πρὶν ᾿Αβραὰμ γενέσθαι ἐγώ εἰμι.

Ø    La Nuova Riveduta: "Gesù disse loro: "In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse nato, io sono".

Ø    La Traduzione del Nuovo Mondo: "Gesù disse loro: Verissimamente io vi dico: Prima che Abraamo venisse all’esistenza, io ero"

 

La TNM toglie di mezzo l’"io sono" di Gesù, in forte contrasto con "venisse all’esistenza" riferito per Abraamo, di solito considerato un’affermazione dell’eternità di Cristo, sostituendolo con un meno imbarazzante "io ero".

Secondo Richard A. Young l’idea che l’originale "io sono" trasmette al lettore "...è più dell’esistenza di Cristo prima di Abraamo; significa che Egli esiste eternamente", Intermediate New Testament Greek, a linguistic and exegetical approach, pag. 166.

L’introduzione della frase di Gesù con il tipico "in verità, in verità" lascia intendere che qualcosa di più che il fatto che Gesù fosse solo più vecchio di Abraamo fosse da intendersi in quell’ “io sono”.

Altri punti del vangelo di Giovanni ci propongo dei forti "io sono", seguito da "la Luce", "la Via", "la Verità", ecc… Nello stesso capitolo 8, ai vv. 24 e 28. Questa caratteristica dell’evangelista è chiaramente a favore di una ulteriore ripetizione al v.58.

Scrivendo in greco ἐγώ εἰμι, “ego eimì”, in italiano “io sono”, Giovanni non poteva non essere cosciente che per la Chiesa, uscita ormai dai confini della Palestina, della lingua e cultura ebraica, il raffronto fra la frase di Gesù e la traduzione greca dell’Antico Testamento di Esodo 3:14 sarebbe stato inevitabile.   

In ultimo, la reazione dei giudei sembra eccessiva se la frase di Gesù non fosse stata per loro oltraggiosa al punto da spingerli a volerlo lapidare immediatamente, senza un ulteriore esame di quello che stesse affermando.

 

Romani 9:5

Ø    Il testo originale: ὧν οἱ πατέρες, καὶ ἐξ ὧν ὁ Χριστὸς τὸ κατὰ σάρκα, ὁ ὢν ἐπὶ πάντων Θεὸς εὐλογητὸς εἰς τοὺς αἰῶνας· ‘Aμήν.

Ø    La Nuova Riveduta: "… ai quali appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen! "

Ø    La Traduzione del Nuovo Mondo: "...ai quali appartengono gli antenati e dai quali (sorse) il Cristo secondo la carne: Dio, che è sopra tutti, (sia) benedetto per sempre. Amen".

 

La frase che attesta la divinità di Gesù sembra essere la più logica, la naturale conclusione di un inno strettamente cristologico.

Entrambe le letture sopra riportate sono, ad ogni modo, grammaticalmente possibili, ed è a ragioni di contesto, e, quindi, in un certo senso, a motivazioni soggettive, che bisogna riferire la scelta operata. In questo senso le citazioni dei padri che conoscevano la lingua originale e l’uso del periodo in cui vissero, risulta particolarmente utile.

Ippolito in “Contro Noeto”, al capitolo 6, scrive: "Colui che è sopra tutti è Dio; perciò egli dice apertamente, "tutte le cose mi sono state date dal Padre mio", Matteo 11:27. Colui che è sopra tutti, Dio benedetto, è nato; ed essendo stato fatto uomo, egli è ancora Dio in eterno."

Tertulliano in "Contro Prassea", capitolo 15, commenta: "...egli chiama Cristo apertamente Dio, dicendo: "dai quali sono i padri, e dai quali proviene per quanto riguarda la carne Cristo, che sopra tutti, Dio benedetto per sempre."

Questo brano della Scrittura è compreso alla stessa maniera anche da Novaziano nel III secolo nel suo trattato sulla Trinità e da Ireneo in “Contro le eresie”, Libro III, Capitolo 16.

 

Colossesi 2:9

 

Ø    Il testo originale: ὅτι ἐν αὐτῷ κατοικεῖ πᾶν τὸ Πλήρωμα τῆς θεότητος σωματικῶς.

Ø    La Nuova Riveduta: "perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità"

Ø    La Traduzione del Nuovo Mondo: "perché in lui dimora corporalmente tutta la pienezza della qualità divina"

 

Il termine utilizzato in Colossesi 2:9 e tradotto di solito con il corrispondente italiano Deità, è in greco, θεότητος. Scrive Joseph B. Lightfoot: "Nelle versione latine, a causa della povertà della lingua, sia θεότης che θειότης sono tradotti con lo stesso termine divinitas; ma questo si avvertì come inadeguato, e venne coniata la parola deità...".

Il termine utilizzato qui da Paolo, che ancora nella sua ricercatezza e pertinenza linguistica scarta le possibili alternative offerte dalla lingua greca, si sofferma sull’essenza e trova un corrispondente nell’italiano "Deità". L’alternativa θειότης che troviamo utilizzato altrove dallo stesso Paolo, pone enfasi sulla qualità, ed è tradotto in italiano con "divinità".

La TNM traducendo "qualità divina" vorrebbe sminuire la forza della frase. Come se avesse senso l’affiancare termini come in lui abita corporalmente tutta la pienezza di un dio?

In Romani 1:20, Paolo utilizza la parola θειότης, che indica la qualità divina. Eppure neanche in quel caso la frase può intendersi in alcun senso riduttiva. "Poiché le sue invisibili (qualità), perfino la sua sempiterna potenza e Divinità, si vedono chiaramente...", Romani 1:20, TNM. Vale la pena notare che la parola è tradotta dalla Torre di Guardia con l’iniziale in maiuscolo.

In realtà anche se dovessimo intendere che in Cristo “abiti corporalmente tutta la pienezza della qualità divina”, la forza dei termini del contesto, lasciano intendere tutt’altro che una inferiorità della qualità divina posseduta dal Figlio.         La Traduzione del Nuovo Mondo è errata, almeno imprecisa; ma il contesto è troppo efficace per non comprendere comunque che il passo conferma che Cristo è Dio. La differenza nella traduzione sposta solo l’attenzione dall’essenza, sottolineata nella traduzione corretta, alla qualità, nel termine proposto dalla Torre di Guardia.                 

Ma c’è di più sulla terminologia utilizzata da Paolo. Scrive ancora Lightfoot nel suo commentario ai Colossesi:

"E’ evidente, ritengo, dai passi in San Paolo che la parola τὸ πλήρωμα, "pienezza" deve aver avuto un più o meno definito valore teologico quando egli scrisse. Questa supposizione, che è suggerita dalla frequenza della parola, sembra quasi inevitabile quando consideriamo la forma dell’espressione del primo passo citato, Colossesi 1:19. L’uso assoluto della parola, πᾶν τὸ πλήρωμα, "tutta la pienezza", sarebbe altrimenti incomprensibile, perché non si spiega in se stessa."

"Il senso in cui Paolo utilizza questo termine era senza dubbio quello che aveva già trovato riferito ad esso. Egli intende, come afferma esplicitamente nel secondo passo cristologico dell’epistola ai Colossesi (2:9), il pleroma, la pienezza della Deità. Nel primo passo, (1:9), sebbene la parola sia senza l’aggiunta della frase "τῆς θεότητος", il significato richiesto dal contesto è il medesimo. L’autentica dottrina dell’unico Cristo, che è il mediatore assoluto nella creazione e governo del mondo, è opposta alla falsa dottrina della pluralità di mediatori, "troni, domini, principati, potenze". Una posizione assoluta ed unica è reclamata per lui, in quanto in lui risiede "tutto il pleroma", cioè il pieno completamento, la somma degli attributi divini, virtù ed energie."

 

Filippesi 2:5-7

Ø    Il testo originale: 5 Tοῦτο γὰρ φρονείσθω ἐν ὑμῖν ὃ καὶ ἐν Χριστῷ ᾿Ιησοῦ, 6 ὃς ἐν μορφῇ Θεοῦ ὑπάρχων, οὐχ ἁρπαγμὸν ἡγήσατο τὸ εἶναι ἴσα Θεῷ, 7 ἀλλ᾿ ἑαυτὸν ἐκένωσε μορφὴν δούλου λαβών, ἐν ὁμοιώματι ἀνθρώπων γενόμενος.

Ø    La Nuova Riveduta: "Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini;"

Ø    La Traduzione del Nuovo Mondo: "Mantenete in voi questa attitudine mentale che fu anche in Cristo Gesù, il quale benché esistesse nella forma di Dio, non prese in considerazione una rapina, cioè che dovesse essere uguale a Dio. No, ma vuotò se stesso e prese la forma di uno schiavo, divenendo simile agli uomini."

 

Origene nei "Principi" Libro I, 2, 8 dimostra di comprendere questo brano come una attestazione della divinità del Figlio: "...per mostrare che il Figlio di Dio, il quale era nella forma di Dio, spogliandosi della Sua gloria, è suo scopo, proprio per mezzo di questa azione, dimostrarci la pienezza della Sua deità...

… il Figlio di Dio, spogliandosi della sua eguaglianza col Padre, e mostrandoci la via per la Sua conoscenza, è reso la perfetta immagine di Lui".

E con Origene, tutti i padri prima del Concilio di Nicea che ho controllato citano questo passo in sostegno della divinità di Gesù.

La Traduzione del Nuovo Mondo ha delle pecche persino troppo ovvie.

E’ evidente la forzatura del senso dove un processo culmina in un essere e non in un diventare. La TNM avrebbe avuto più senso se fosse stata: “non prese in considerazione una rapina, cioè voler diventare uguale a Dio”. Invece, il modo in cui traduce serve soltanto ad impedire al lettore di percepire l’autentico significato di questo brano della Scrittura, la stupenda contrapposizione fra l’essere Dio di Gesù prima dell’incarnazione e il suo diventare servo facendosi uomo.

Un altro dettaglio negativo della versione della TNM è l’aggiunta di termini determinanti per il significato che vuole dare al passo ma inesistenti nell’originale. Il “No” che precede “ma vuotò se stesso” non esiste nel testo greco.

Ad ogni modo, sebbene in "forma di Dio" e il contesto tolgano ogni dubbio sul fatto che l’apostolo affermi la divinità di Gesù, la traduzione di questo brano non è facile.

Lo dimostrano le differenze fra le varie traduzioni.

Lightfoot traduce: "Sebbene egli preesistesse nella forma di Dio, egli non considerò l’uguaglianza con Dio un qualcosa che non dovesse sfuggire dalla sua stretta, ma svuotò se stesso, si spogliò, prendendo forma di servo." L’idea è la stessa di 2 Corinzi 8:9.

Lightfoot sottolinea ancora come certe incertezze nella traduzione di questo brano siano dovute all’influenza dell’uso della chiesa latina e alla sua insufficiente comprensione delle sfumature della lingua greca.

Il consenso degli scrittori cristiani di lingua greca in proposito, è significativo.

La lettura che soddisfa il contesto e l’intento della lingua originale è quella della Nuova Riveduta e, in generale, delle traduzioni più recenti della Bibbia.

Richard Young, nella sua grammatica di greco biblico, traduce Filippesi 2:6, come segue: "...(sebbene esistesse nella stessa natura di Dio, egli non considerò l’uguaglianza con Dio qualcosa cui aggrapparsi). Questo potrebbe anche rendersi: "egli ha sempre avuto la natura di Dio, comunque non considerò l’uguaglianza con Dio qualcosa cui aggrapparsi (cfr. TEB, NEB, JB).", Intermediate New Testament Greek, pag.156.

La confusione che crea la TNM non può distogliere la nostra attenzione dal fatto che la divinità di Gesù è pienamente ribadita dalla sola frase "essendo in forma di Dio", come non ho mancato già di evidenziare al capitolo otto.

 

Tito 2:13 

Ø    Il testo originale: προσδεχόμενοι τὴν μακαρίαν ἐλπίδα καὶ ἐπιφάνειαν τῆς δόξης τοῦ μεγάλου Θεοῦ καὶ σωτῆρος ἡμῶν ᾿Ιησοῦ Χριστοῦ.

Ø    La Nuova Riveduta: "… aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù."

Ø    La Traduzione del Nuovo Mondo: "...mentre aspettiamo la felice speranza e la gloriosa manifestazione del grande Dio e del Salvatore nostro Cristo Gesù."

 

L’introduzione da parte della TNM di un secondo "del", che non si trova nel testo originale, cambia totalmente il significato alla frase, togliendo a Gesù il titolo di Dio.

Sostanzialmente la motivazione della Torre di Guardia è sempre la stessa. Nel caso in esame, come s’è fatto in altri, si può aggiungere il "del" sebbene non specificato nel testo. E da "si può" si passa a "si deve", perché, secondo i Testimoni di Geova, Paolo non avrebbe mai inteso dire che Gesù fosse Dio.

"A Manual Grammar of the Greek New Testament" di H.E. Dana e Julius R. Mantey, spiega: "quando la copula καὶ collega due nomi dello stesso caso, se l’articolo o qualsiasi dei suoi casi precede il primo dei suddetti nomi o participi, e non è ripetuto prima del secondo nome o participio, l’ultimo è sempre riferito alla stessa persona che è espressa o descritta dal primo nome o participio; cioè denota una ulteriore descrizione della già menzionata persona.

τοῦ Κυρίου (ἡμῶν) καὶ σωτῆρος ᾿Ιησοῦ Χριστοῦ

del Signore nostro e Salvatore Gesù Cristo. 2 Pietro 2:20.

L’articolo qui indica che Gesù è sia Signore che Salvatore. Così in 2 Pietro 1:1 τοῦ Θεοῦ ἡμῶν καὶ σωτῆρος ᾿Ιησοῦ Χριστοῦ significa che Gesù è il nostro Dio e Salvatore. Nella stessa maniera Tito 2:13, τοῦ μεγάλου Θεοῦ καὶ σωτῆρος ἡμῶν ᾿Ιησοῦ Χριστοῦ, afferma che Gesù è il grande Dio e Salvatore.”, pag.147.

Per quanto riguarda la Traduzione del Nuovo Mondo in 2 Pietro 2:20 questa è corretta: "del Signore e Salvatore Gesù Cristo", sebbene sia lo stesso identico caso, la medesima costruzione, di Tito 2:13.

In 2 Pietro 1:1, però, visto che è attestata la divinità di Gesù, la TMN preferisce tradurre: “...del nostro Dio e del Salvatore Gesù Cristo”, sebbene “del” non sia di nuovo parte dell’originale e, abbiamo visto, non v’è alcun motivo per inserirlo, se non il mutilare volontariamente le Scritture del loro autentico significato.

 

Ebrei 1:6

E’ in questo brano che la Parola di Dio ci dice: “Di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: "Tutti gli angeli di Dio lo adorino!” (Ebrei 1:6). L’edizione della Traduzione del Nuovo Mondo del 1987 traduce invece: “Ma quando introduce di nuovo il suo Primogenito nella terra abitata, dice: “E tutti gli angeli di Dio gli rendano omaggio”. (il grassetto è mio). Ciò perché la Watch Tower non riconosce la divinità del Figlio di Dio e non accetta la sua adorazione. Eppure, forse stupirà il lettore sapere che la stessa Traduzione del Nuovo Mondo nell’edizione del 1967 leggeva invece: “Ma quando egli introduce di nuovo il suo Primogenito sulla terra abitata, dice: E tutti gli angeli di Dio lo adorino”. (il grassetto è mio)

Nessuna traduzione può pretendere di essere perfetta. Ma davanti a circostanze di questo genere non si riesce a capire dove finisca l’incompetenza e cominci la manipolazione. Comunque della versione dei Testimoni di Geova ne parlo più approfonditamente in un’appendice, alla fine di questo libro.

 

Ebrei 1:8-9

Ø    Il testo originale: πρὸς δὲ τὸν υἱόν, “ὁ θρόνος σου, ὁ Θεός, εἰς τὸν αἰῶνα τοῦ  αἰῶνος· “Pάβδος εὐθύτητος ἡ ῥάβδος τῆς βασιλείας σου. Hγάπησας δικαιοσύνην καὶ ἐμίσησας ἀνομίαν· διὰ τοῦτο ἔχρισέ σε ὁ Θεός, ὁ Θεός σου, ἔλαιον ἀγαλλιάσεως παρὰ τοὺς μετόχους σου·

Ø    La Nuova Riveduta: "parlando del Figlio dice: "Il tuo trono, o Dio, dura di secolo in secolo, e lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia. Tu hai amato la giustizia e hai odiato l' iniquità; perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni"

Ø    La Traduzione del Nuovo Mondo: "Ma riguardo al Figlio: "Dio è il tuo trono per i secoli dei secoli, e (lo) scettro del tuo regno è lo scettro di rettitudine. Hai amato la giustizia ed hai odiato l’illegalità. Perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di esultanza più dei tuoi compagni".

 

Citando questo passo, scrive Origene: "...Ma fai attenzione a quanto segue, dove egli è chiamato Dio: "perché il tuo trono, o Dio, è nei secoli dei secoli: uno scettro di giustizia è lo scettro del tuo regno. Tu hai amato la giustizia ed hai odiato l’iniquità: perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia sopra i tuoi compagni." E osserva che il profeta , parlando con familiarità di Dio, il "cui trono è nei secoli dei secoli," e "uno scettro di giustizia è lo scettro del suo regno", dice che questo Dio è stato unto da un Dio che era il suo Dio, ed unto perché più dei suoi compagni aveva amato la giustizia ed odiato l’iniquità", “Contro Celso” Libro, I, 56.

La Traduzione del Nuovo Mondo è errata e non ha senso, se non quello di corrompere l’autentico significato delle Scritture.

Scrive Bosio nel suo commento alla traduzione del passo in questione: "la versione greca non dà luogo a difficoltà. Così come l’ebraico Elohim come il greco ὁ Θεός al principio della citazione sono da considerarsi come vocativi (o Dio), poiché il tradurre il tuo trono (è) Dio urta contro alle regole del parallelismo ebraico e non dà senso intelligibile".

 

Ebrei 1:10-12

La Traduzione del Nuovo Mondo inserisce il nome “Geova” anche nel Nuovo Testamento, volendo recuperare così il Tetragramma ebraico (יהוה) il nome divino rivelato a Mosè in Esodo capitolo 3. Lo fa sostituendolo al termine greco “Kyrios”, cioè “Signore”, volendo invertire quel processo che aveva portato già chi aveva tradotto l’Antico Testamento dall’ebraico al greco a sostituire il nome divino ebraico con “Kyrios”, “Signore” in greco. E’ ragionevolmente da ritenere che questa prassi si sia estesa anche al Nuovo Testamento scritto in greco, visto che è Kyrios e non il Tetragramma che viene letto nelle citazioni che questo propone dall’Antico Patto.

Certo se l’attaccamento al nome di Dio era così importante come sostiene la Watch Tower non ha incorporato il Tetragramma anche se il Nuovo Testamento era scritto originariamente in greco? Molte sono le parole ebraiche che vengono semplicemente traslitterate nel greco del Nuovo Testamento: Alleluia, Amen, Osanna, Maranatha, ecc …

Comunque sia, per rispettare la sua teoria, la Torre di Guardia dovrebbe tradurre Ebrei 1:10 nel seguente modo: “E: “Tu nel principio, Geova, ponesti le fondamenta della terra e i cieli sono [le] opere delle tue mani”. Non lo fa invece e traduce: “E: “Tu in principio, Signore, ponesti le fondamenta della terra  e i cieli sono [le] opere delle tue mani.”

Andiamo infatti a leggere cosa dice nella stessa Traduzione del Nuovo Mondo (Ed. 1987) il testo ebraico che cita l’epistola agli Ebrei.

“Affinché il nome di Geova sia dichiarato in Sion

E la Lode in Gerusalemme

Quando si radunano tutti insieme i popoli

E i regni per servire Geova

Per la via egli afflisse la mia potenza

Accorciò i miei giorni

Dicevo: ‘O mio Dio,

Non togliermi via alla metà dei miei giorni

I tuoi anni sono per tutte le generazioni

Molto tempo fa ponesti le fondamenta della stessa terra

E i cieli sono l’opera delle tue mani.

Essi stessi periranno, ma tu stesso continuerai a stare

E proprio come una veste tutti si consumeranno.

Proprio come un abito tu li sostituirai, e finiranno il loro turno.

Ma tu sei lo stesso, e i tuoi propri anni non si completeranno.”

(Salmo 102:21-27)

 

In Ebrei l’autore aggiunge “Signore” perché cita in parte il Salmo e potrebbe sfuggire al lettore il soggetto. Egli scrive “Signore” che è il termine che utilizza la LXX (Settanta), la traduzione greca dell’Antico Testamento al posto del Tetragramma, tradotto Geova dalla Watch Tower. E’ quindi “Geova” che, per coerenza con se stessi, avrebbero dovuto scrivere in questo caso i Testimoni e non “Signore”. Ma visto che ciò avrebbe cozzato con la negazione della divinità di Gesù, non è così che avviene.

Non dobbiamo comunque perdere di vista l’ovvio: l’autore ispirato del Nuovo Testamento cita un brano che parla di Dio e lo riferisce a Gesù, sottolineando (anche in altri punti dell’epistola) la sua immutabilità, qualità propria di Dio che viene ricordata nel Salmo.


 

[1] Fa così Filone alessandrino quando parla del logos!