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Giuseppe Guarino

La testimonianza dei Rotoli del Mar Morto all'autenticità del libro di Daniele

 

Il ritrovamento dei manoscritti della comunità di Qumran, sul Mar Morto, è senz’altro il più importante del XX secolo sulle prove relative al testo dell’Antico Testamento ebraico.

La comunità che custodiva questi testi fu abbandonata nell’anno 70 d.C. e non fu da allora più abitata, lasciando intatta la testimonianza dei testi da loro custoditi fino all’anno della fortuita scoperta, il 1947. Fra il 1947 ed il 1956 venne scoperto e riportato alla luce il contenuto di undici caverne che hanno restituito al mondo dei veri e propri tesori in forma di antichi libri, rotoli, contenenti le Scritture ebraiche e molti altri scritti.

Fu così che la testimonianza al testo dell’Antico Testamento si spostò di circa mille anni nel passato - vista la data dei manoscritti fino ad allora in nostro possesso. La cosa più sorprendente fu la conferma dell’attendibilità del testo Masoretico, che, durante i mille anni in cui era stato copiato e ricopiato, era rimasto fedele – è il caso di dirlo, miracolosamente – al testo che tramandava.

Anche il testo di Daniele come lo conosciamo è stato confermato dai ritrovamenti di  Qumran. Manoscritti che lo tramandano sono stati rinvenuti in tre caverne, la 1, 4 e 6. E’ stato confermato anche il bilinguismo ebraico-aramaico, caratteristico del libro.

Oltre ad essere confermato il testo nella sua versione ebraica, quindi senza l’aggiunta delle porzioni apocrife o deuterocanoniche che si vogliano chiamare (i capitoli 13 e 14 delle edizioni cattoliche) il libro viene citato in altri scritti della comunità, dove doveva essere tenuto in particolare considerazione.

Le varianti testuali sono molto importanti. La sostanziale conferma del testo Masoretico oggi in nostro possesso diviene ancora più significativa quando notiamo le divergenze del testo, davvero poco rilevanti, che ci lasciano supporre che la testimonianza giunga da una tradizione testuale non direttamente imparentata con quella masoretica.

Vediamo alcune varianti.

Nel manoscritto 1Q71 si omette la frase: “in aramaico” di Daniele 2:4, che introduce appunto l’inizio della porzione di libro scritta in quella lingua.

In Daniele 2:40 il manoscritto 4QDana ha un testo lungo che differisce dal Masoretico, ma concorda con la traduzione dei Settanta (LXX) ed il papiro greco di Daniele 967. Sempre nello stesso manoscritto Daniele 3:2 omette la parola “re” e l’ortografia del nome del sovrano babilonese diverge da quella tradizionale. Varianti testuali minori anche in Daniele 2:34 e 10:19.

 I manoscritti di Daniele rinvenuti a Qumran sono 8. 2 sono stati rinvenuti nella grotta 1, 5 nella 4 e 1, scritto su papiro, nella grotta 6. Il libro è quasi interamente ricostruibile tramite le porzioni dei manoscritti sopravvissuti. Tranne per il capitolo 12, ma ciò non significa che questo non fosse presente nelle copie complete. Proprio l’ultimo capitolo del libro ebraico (Daniele 12:10) viene infatti citato in altri scritti della comunità, con chiari riferimenti alla sua autorità canonica e ciò conferma il prestigio di cui l’opera gode fra coloro che hanno contribuito alla formazione della biblioteca di Qumran, già intuibile dal numero elevato di copie lì rinvenute.

Il manoscritto di Daniele più antico trovato a Qumran (4QDanc) risale al secondo secolo a.C. – una datazione proposta è quella del 125 a.C. E’ naturale che la presenza di una prova manoscritta, quindi di una prova oggettiva, così prossima al periodo di redazione finale del libro supposta dalla critica moderna, rafforzi le convinzioni di chi invece intrattiene una opinione tradizionale circa la composizione del libro. Tenga conto il lettore che, come altre volte l’esperienza ha insegnato, le prove esterne ed oggettive hanno di gran lunga un valore maggiore delle congetture e supposizioni legate a valutazioni interne al testo.

Walter E. Wegner, in un suo articolo presentato ad un seminario sui Rotoli del Mar Morto tenuto presso l’università del Wisconsin, scrive: “Alla luce di ciò che gli studiosi hanno evidenziato sul fatto che il libro di Daniele era apparentemente uno dei libri biblici più popolari nella biblioteca di Qumran – precisamente secondo al libro di Isaia, il Pentateuco e i Salmi – io credo che sia molto difficile dimostrare una tale popolarità se il libro di Daniele fosse all’epoca vecchio soltanto di alcuni decenni quando fioriva la comunità di Qumran. G. R. Driver ha riconosciuto che la presenza e popolarità dei manoscritti di Daniele a Qumran è in conflitto con la visione moderna che sostiene una datazione tarda per la composizione di Daniele; Driver comunque risolve la difficoltà da sé suggerendo che i rotoli di Qumran devono per tale ragione assegnarsi ad una età più tarda di quella generalmente accettata – in contrasto con la testimonianza combinata di archeologia, paleologia, e le evidenze interne dei rotoli stessi!”.

Sono sconvolto quanto Wegner dall’incredibile affermazione di Driver. Le supposizioni dei critici non possono avere più peso delle prove oggettive fornite da altre scienze, tutte concordi ed estranee al dibattito sulla datazione di Daniele.

Vi sono dei precedenti di questo genere. Le note teorie che, contro le idee tradizionali della Chiesa, vedevano nel vangelo di Giovanni un testo pseudonimo prodotto nel secondo secolo, erano basate su considerazioni interne al testo. Ma, per quanto eruditi potessero essere i sostenitori di questa tesi e per quanto si potessero produrre in dotte acrobazie linguistiche o storiche, la successiva scoperta del papiro P52 ha chiuso la questione. Questo papiro venne, infatti, datato intorno al 125 d.C., ma riferisce Kurt Aland, famoso studioso, che la tendenza è a considerarlo ancora più antico, risalente quindi al 90–95 d.C. I dati oggettivi hanno demolito dalle fondamenta un castello di pure congetture.   

Lo stesso Wegner nel medesimo articolo, davvero molto interessante, scritto con grande competenza e sobrietà, dice altrove: “Se, per esempio, fosse vero che parole greche e persiane che ricorrono in Daniele sono caratteristiche di un documento religioso scritto durante l’epoca dei Maccabei (166 – 163 a.C.) avremmo tutto il diritto di aspettarci di trovarle anche nei documenti del Mar Morto, in quanto sono documenti religiosi che si riferiscono in gran parte a quell’epoca. E’ significativo, ritengo, che ad oggi non vi è prova che la terminologia in lingua estera usata in certi brani di Daniele sia comune ad alcuno degli scritti del Mar Morto”. Infatti, come confermano altri studi, sia l’ebraico che l’aramaico dei documenti prodotti dalla comunità di Qumran non mostra le affinità che dovrebbero invece avere con il libro di Daniele, se questo fosse stato realmente un prodotto del secondo secolo.

 

Questo articolo è tratto dal mio commentario storico-esegetico al libro del profeta Daniele.

Il libro di Daniele - Commentario storico - profetico - Il libro di Daniele è un libro meraviglioso. Ho voluto scrivere un commentario che contiene molte informazioni storiche ed ovviamente profetiche. Lo studio di questa porzione della Scrittura non è facile, ma è importantissimo.