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Giuseppe Guarino

 

IL TETRAGRAMMA NEL NUOVO TESTAMENTO ?

ulteriori riflessioni sull'argomento

 

Ho già discusso sull'opportunità di ripristinare il Nome ebraico di Dio, il cosiddetto Tetragramma, nel Nuovo Testamento. L'ho fatto in alcuni articoli e l'ho fatto in un libro - che ho già pubblicato sul sito, ma al quale sto comunque ancora lavorando. Ma vi sono ulteriori riflessioni che affollano i miei pensieri e credo che vi siano sufficienti nuove idee per un ulteriore articolo: questo.

Innanzi tutto nel considerare un argomento di questo genere vi è un errore di fondo che rischia di compromettere il risultato di tutta la discussione ed è trattare il Nuovo Testamento come se fosse un unico libro. Non mi fraintenda il lettore, io sono realmente convinto che le Scritture neotestamentarie siano Parola di Dio e che in quanto tali siano opera dello Spirito Santo. Ma dal punto di vista linguistico i vari libri sono dei fenomeni distinti. Il greco di Marco è diverso da quello di Paolo o di Giovanni. L'Apocalisse è quasi un fenomeno a sé. Matteo è molto ebraico, così come Marco; mentre Luca è profondamente greco, sebbene fedele a fonti ebraiche.

Notiamo una peculiarità del vangelo di Giovanni, ad esempio: la parola "Messia" translitterata dall'ebraico e poi tradotta in greco. Compare qui due volte (Giovanni 1:41, 4:25):

"Egli per primo trovò suo fratello Simone e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia" (che, tradotto, vuol dire Cristo)." (Giovanni 1:41 - NR)

Paolo sceglie di non tradurre la parola ebraica Sabaoth citata da Isaia: "Come Isaia aveva detto prima: "Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato una discendenza, saremmo diventati come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra". (Romani 9:29 - NR)

Nell'originale greco di questo brano la parola "eserciti" è "Σαβαὼθ" che è l'esatta translitterazione della parola ebraica צבאות . I traduttori per renderla intellegibile la propongono seguendo la prassi utilizzata nel tradurre l'Antico Testamento: Signore degli eserciti.

Non sarà fuori luogo ricordare che proprio in Isaia, la versione greca dell'Antico Testamento mantiene anch'essa il vocabolo ebraico, translitterandolo. La familiarità che questo fatto deve aver diffuso con questo termine ha dato motivo all'apostolo Paolo per non tradurlo e basta.

Eppure questa stessa parola è stata ripresa dall'apostolo Giovanni nell'Apocalisse proponendola nella traduzione che la stessa versione greca da in altri libri dell'Antico Testamento (ad es. Amos, Nahum, Aggeo, Zaccaria, Geremia), e cioè αντοκράτωρ, onnipotente.

"Io sono l'alfa e l'omega", dice il Signore Dio, "colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente."

Entrando subito nel vivo della nostra discussione, mi pongo - e pongo al lettore - una domanda: Perché il Tetragramma dovrebbe essere scomparso da tutte le prove manoscritte, mentre la parola Σαβαὼθ è stata mantenuta invariata? La stessa domanda potremmo estenderla per tutte le parole ebraiche che il Nuovo Testamento semplicemente incorpora nel suo testo - e sono davvero molte. Parlare di congiura è un po' esagerato, quasi paranoico. Non vi sono prove oggettive e concrete che il Tetragramma sia stato deliberatamente e sistematicamente rimosso dai manoscritti del Nuovo Testamento come è stato suggerito da alcuni, e, in ogni metodo di indagine seria, le supposizioni, le congetture sono solo proposte in attesa di prove che le confermino. Ma qui c'è ancora meno che supposizioni e congetture, perché tutte le prove manoscritte sono contro una tale eventualità.

Poniamoci un'altra domanda: in linea puramente teorica, se veramente gli originali del Nuovo Testamento contenevano il Tetragramma, cosa implicherebbe questo?

Se vi fossero prove concrete che il Tetragramma fosse stato parte del Nuovo Testamento nella sua stesura originale, almeno nelle citazioni tratte dall'Antico Testamento, ciò potrebbe tornare a favore dell'antichità ed autentica ebraicità degli scritti apostolici, vista l'evidente assonanza che si potrebbe facilmente dimostrare con gli scritti di Qumran. Ma non vi sono prove sufficienti ed al contrario, solo concrete e massicce prove contro. Liquidare con un colpo di spugna tutte le evidenze contro, marchiandole come frutto di una fantomatica congiura, sembra davvero eccessivo, quasi irresponsabile e certamente semplicistico.

Comunque tornando al nostro discorso iniziale, mettendo da parte l'individualità degli scritti neotestamentari, solo per comodità e perché comunque discutere libro per libro di questo fenomeno sarebbe in questa sede almeno inappropriato, considereremo le Scritture apostoliche nel loro complesso.

George Howard, che ho già citato, espone così la sua posizione: "Visto che il Tetragramma era ancora nelle copie della Bibbia greca che erano anche le Scritture della chiesa primitiva, è ragionevole credere che gli autori del NT, quando citavano le Scritture, preservassero il Tetragramma nel testo biblico", Journal of Biblical Literature, (1977), pag. 77.

Qui Howard manda - involontariamente - fuori strada chi semplifica e da per certo ciò che invece per gli studiosi è puro campo di indagine e di dibattito. Non è un problema suo, ma la limitazione di chi cita, sa o vuole leggere solo in parte il serio lavoro di ricerca di uno studioso del suo calibro. Per non incorrere in fraintendimenti egli avrebbe dovuto scrivere - se non altro per non infervorare alcuni - "se" e non "visto" e la frase avrebbe assunto il tono che meglio le si addice: Se "il Tetragramma fosse stato ancora nelle copie della Bibbia greca ..."

A dimostrazione di quanto dico e della serietà di Howard, si legge alla fine dello stesso articolo (pag. 82): "I suddetti esempi sono, ovviamente, solo di natura esplorativa e sono proposti qui in maniera programmatica. Comunque, le prove sono forti a sufficienza per suggerire che la tesi di questo articolo è piuttosto possibile. Ci siamo astenuti dal trarre troppe conclusioni vista la natura rivoluzionaria della tesi. Anziché trarre conclusioni adesso in maniera positiva, sembra meglio proporre delle domande soltanto che suggeriscano il bisogno di ulteriori spiegazioni."

Che dire di chi procede in questo modo? Posso non condividere alcune idee, ma non posso non riconoscere il valore e persino l'importanza di un'indagine condotta in questo modo.

E' vero, alcuni manoscritti della LXX, della versione greca dell'Antico Testamento, hanno il Nome di Dio che in una qualche forma vuole preservarne la sacralità. Lo troviamo a volte in alfabeto aramaico ( ) mantenuto quindi in originale ebraico nella traduzione biblica per il resto tutta in greco. Più radicali nella ricerca della purezza del testo ebraico, quelle evidenze che lo contengono in alfabeto protoebraico. In altri manoscritti la parola viene traslitterata, sebbene in maniera non del tutto chiara: è un tentativo di riprodurre in alfabeto greco le lettere ebraiche o la loro pronuncia? Ad ogni modo, alcuni manoscritti propongono al posto del Nome divino tre lettere: ΙΑΩ. Si potrebbe inoltre supporre che il manoscritto ebraico di Shem-Tob edito dallo stesso Howard conservi la maniera più pura di ritenere il Tetragramma nel NT. In questo libro esso è sostituito da  che è l'iniziale della parola ebraica hashem, cioè il Nome.

Ora è lecito chiedersi: se è vero che gli autori del NT hanno avuto copie in loro possesso del testo greco della LXX per l'Antico Testamento che contenevano il Tetragramma o che, comunque, hanno voluto ossequiare la prassi di riprendere dal testo originale il nome di Dio e proporlo nei loro scritti in un qualche modo, mi di chiedo per cosa abbiano optato: (1) per l'alfabeto aramaico, (2) quello protoebraico ovvero (3) una possibile translitterazione in greco? Mi chiedo ancora: hanno avuto davanti a loro manoscritti della LXX che ritenevano il Tetragramma: ma in quale maniera? Hanno a loro volta tutti utilizzato lo stesso metodo per conservarlo? Credo siano domande lecite e che le risposte non siano facili, è ovvio. Comunque si tratta di quesiti essenziali, perché solo capire in quale modo sarebbe stato introdotto il Tetragramma del Nuovo Testamento può dirci in quale modo va ripristinato.

Ci chiediamo - e chiediamo - ancora: Se il Tetragramma è stato utilizzato nel Nuovo Testamento, come andava letto?

Se è vero che i primi credenti furono ebrei, è anche vero che presto la Chiesa divenne in buona parte Gentile, costituita da non giudei. Quest'ultima tendenza finì per prevalere in maniera tanto definitiva molto presto, già prima della fine del I secolo d.C. Se il Nome si trovava in ebraico nel NT come avrebbero dovuto leggerlo dei credenti di lingua greca? Un ebreo avrebbe subito pronunciato Adonai, senza esitare; ma uno dei tanti lettori di lingua greca delle Scritture non avrebbe certo saputo come comportarsi. Si sarebbe potuto insegnare ai credenti come pronunciare correttamente il Nome. Ciò avrebbe significato trasmettere alla Chiesa Gentile l'importanza del Nome personale di Dio come era sentita nel giudaismo. Ma che ciò non avvenne è una realtà storica. Se veramente il Tetragramma era tanto importante da renderne necessaria l'incorporazione nel testo del NT, sarebbe stato altrettanto importante istruire la Chiesa nascente in tal senso. Ma ciò non avvenne. Come dimostra ampiamente il fatto che col cristianesimo scompare ogni traccia del Tetragramma da tutte le evidenze manoscritte del Nuovo Testamento, venne totalmente ignorato dai padri della Chiesa e dagli eretici insieme, senza che nessuno, neppure un piccolo gruppo, mostrasse segni di risentimento o di ribellione.

Si potrebbe obiettare allora che il Nome fosse stato preservato nella sua forma greca translitterata ΙΑΩ. Nulla di più improbabile. Se il Tetragramma fosse stato preservato nel testo del Nuovo Testamento in questo modo, che scandalo avrebbe costituito? Perché avrebbe dovuto essere rimosso, mentre invece i tanti altri termini ebraici originali translitterati in alfabeto greco sono stati lasciati indisturbati nel resto del Nuovo Testamento? Questa translitterazione del Nome divino è attestata anche al di fuori del Nuovo Testamento. Il papiro Mich III 155 del II secolo d.C. lo riporta. Si tratta di un testo magico pagano. Un altro testo magico del 300-350 lo incorpora, così come il grande papiro magico di Parigi del IV secolo d.C.

Contro l'inclusione di ΙΑΩ nel testo del Nuovo Testamento è la pratica giudaica di pronunciare Adonai (Signore) le occorrenze del Tetragramma, evitando l'uso del Nome ineffabile di Dio. Che gli autori neotestamentari utilizzino la medesima cura nell'evitare la pronuncia del Nome divino come i loro contemporanei l'ho ampiamente discusso e credo dimostrato nel mio libro sull'argomento, dove ho analizzato il comportamento di ciascuno degli autori del NT, esaminando la casistica nel dettaglio. Mi riesce quindi difficile - dati alla mano -  immaginare che il NT abbia promosso la pronuncia del Tetragramma e tantomeno che l'abbia fatto incorporando la lettura ΙΑΩ, visto che questa non è che ogni probabilità la pronuncia corretta del Tetragramma.

C'è già chi ha sostenuto e dimostrato, molto meglio di quanto io potrei mai fare, che la lettura originale della LXX non includesse il Tetragramma. Studiando alcuni brillanti articoli ho appreso che, con ogni probabilità, i manoscritti che includono il Nome sono soltanto prova del desiderio di purismo di alcune fazioni ebraiche che hanno rimaneggiato il testo greco dell'Antico Testamento. Infatti questi manoscritti mostrano anche ampie, evidenti armonizzazioni col testo ebraico, contro le peculiarità di quello greco. L'inclusione del Nome addirittura in alfabeto protoebraico è ampia prova di tale ricerca di purezza di alcuni scribi. Si parlerebbe quindi di copie dell'Antico Testamento in greco ma concepite in ambiente ebraico. La LXX originale, però, poi diffusasi nel mondo di lingua greca, aveva tradotto il Tetragramma Kyrios, Signore, che altro non è che la traduzione della parola ebraica Adonai  che gli ebrei pronunciavano ogni qual volta, leggendo la Tanakh, si imbattevano nel Nome (per loro) ineffabile di Dio.

Ma i manoscritti con il Tetragramma non sono più antichi di quelli con Kyrios, Signore? E' vero. Ma ciò non implica che il loro testo sia il migliore. Chi è un tecnico dell'affascinante materia che è la critica del testo sa che l'età di un manoscritto in sé e per sé non è necessariamente indice di purezza. Vi sono molti esempi famosi che si possono addurre. Il primo che mi viene in mente è quello di P66 il più antico testimone del Vangelo di Giovanni che da solo contro tutte le altre prove manoscritte propone una lettura tutta sua di Giovanni 7:52: è l'unico a fare precedere la parola "profeta" dall'articolo determinativo. Ma nessuno lo prende sul serio. Senza spostarci molto dall'esperienza dei protagonisti della nostra discussione, dirò che lo stesso Howard, nel medesimo articolo che ho già citato, sostiene (pag.68, 69) che una lettura (lezione) attestata da un manoscritto del XII secolo sia superiore a quella che si rinviene in una copia dello stesso testo risalente al 100 - 75 a.C., cioè circa 1300 anni prima.

Chiudo con un'altra supposizione.

Dobbiamo proprio credere che vi sia stata una congiura con la quale Kyrios, Signore, abbia preso il posto del Nome ebraico di Dio in tutte le citazioni dell'Antico Testamento rinvenute nel Nuovo? Benissimo: cosa ci impedisce di ritenere che tale congiura si spinga indietro nel tempo fino alla stessa composizione degli autografi del Nuovo Testamento? L'unanimità dei manoscritti favorisce questa ipotesi. Se fossero stati gli stessi autori delle Scritture cristiane ad adottare per primi Kyrios, nella coscienza che la nuova fede stava muovendo i suoi passi al di fuori dei confini di Israele? Vedi Matteo 28:19-20 e Atti 1:8 per citare due soli esempi. La stessa scelta di scrivere in lingua greca non denota il desiderio di rendere la nuova fede accessibile ad ogni uomo del mondo in cui il NT veniva composto? Cosa c'era di più logico che esprimere in maniera intelligibile un Nome altrimenti oscuro ed incomprensibile. Scegliere Kyrios, Signore, era naturale, visto che già gli ebrei leggevano Adonai, Signore, le occorrenze del Tetragramma.

Allo stato attuale delle prove in nostro possesso, non abbiamo alcuni diritto di rimuovere la parola "Kyrios", "Signore" che rinveniamo nel testo greco del NT che ci è stato tramandato nelle evidenze manoscritte dal II secolo al XVI secolo, a motivo della supposta e non dimostrata presenza del Tetragramma negli autografi. Nulla ci autorizza a supporre che il testo del NT greco in nostro possesso sia tanto drasticamente corrotto rispetto agli autografi. Al contrario, abbiamo ogni ragione per essere convinti che esso rappresenti l'opera della fedele trasmissione della Parola di Dio da parte della Chiesa, dalle origini ad oggi.

          

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