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Giuseppe Guarino

Il Canone della Sacra Scrittura
 


Sebbene non sia evidente dalla terminologia, discutere del "Canone" della Sacra Scrittura, significa discutere di quali libri hanno il diritto di essere inclusi all’interno delle nostre Bibbie ed essere considerati Parola di Dio ispirata.
Tratterò la questione in maniera semplice, forse anche troppo per il lettore animato da spirito scientifico. Eppure credo che, da un’ottica squisitamente cristiana, la questione sia veramente semplice.
Per quanto riguarda l’Antico Testamento, Gesù stesso sigillò con le sue parole il canone ebraico, citando da esso continuamente ed adempiendo le profezie scritte in quei libri. Egli ne riconobbe anche la classica divisione ebraica in Legge, Profeti e Salmi, che includevano gli stessi libri che oggi noi leggiamo nel nostro Antico Testamento. Luca 24:44: “Poi disse loro: Queste son le cose che io vi dicevo quand'ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne' profeti e nei Salmi, fossero adempiute.”
L'Antico Testamento è spessissimo citato nel Nuovo. La sua autorità era alla base della dimostrabilità che Gesù fosse il Messia promesso. Gesù stesso menziona apertamente Mosè, Daniele, Davide citando continuamente le Scritture. Durante la tentazione nel deserto, ad esempio. O nella sinagoga, leggendo il profeta Isaia, conferma che in lui si avverava quanto lì scritto secoli prima.
Il canone ebraico venne incorporato ed accolto in quello cristiano.

Diversa è la problematica, per certi versi più complessa, per altri più semplice, quando parliamo del Nuovo Testamento.
Agli albori del cristianesimo il rigido pensiero giudaico, infatti, ebbe a doversi in un certo senso quasi scontrare con il pensiero greco che dominava dal punto di vista culturale il mondo di allora. Era un problema sorto anche quando il giudaismo ortodosso di Israele si trovava a confrontarsi con quello della diaspora ebraica.
Il compito della chiesa dei primi secoli non fu certo facile. Già era stato difficile il distinguere ed accogliere l’autentica testimonianza apostolica a discapito di quella di alcuni “falsi apostoli”. Leggiamo nell’Apocalisse 2:1-2: “All'angelo della chiesa d'Efeso scrivi: Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra, e che cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro: Io conosco le tue opere e la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli e non lo sono, e li hai trovati mendaci.”

Visto il grande numero di vangeli e scritti apocrifi e i molti falsi attribuiti a questo o quell’apostolo, il compito di raccogliere e stabilire quali fossero gli autentici scritti ispirati del Nuovo Testamento non deve essere stata cosa da poco.
Luca stesso, nell’introduzione al suo vangelo, scrive: “Poiché molti hanno intrapreso ad ordinare una narrazione de' fatti che si son compiuti tra noi, secondo che ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato d'ogni cosa dall'origine, di scrivertene per ordine, o eccellentissimo Teofilo, affinché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.”
La preoccupazione di Luca di narrare con fedeltà storica gli eventi attingendo a fonti attendibili ed autorevoli è la garanzia di attendibilità per il suo lavoro.
Paolo stava molto attento e si curava di dare conferme uniche che garantissero l'autenticità dei suoi scritti.
2 Tessalonicesi 3:17. "Il saluto è di mia propria mano, di me, Paolo; questo serve di segno in ogni mia lettera; è così che scrivo."
1 Corinzi 16:21: "Il saluto è di mia propria mano: di me, Paolo."
Colossesi 4:18: " Il saluto è di mia propria mano, di me, Paolo."
Le lettere dell'apostolo erano scambiate fra le chiese, come lo stesso Paolo chiedeva che venisse fatto:
1Tessalonicesi 5:27: “Io vi scongiuro per il Signore che si legga questa lettera a tutti i fratelli.”
Nella sua seconda epistola l'apostolo Pietro scrive degli scritti di Paolo: "...e considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture.", 2 Pietro 3:15-16.
Nelle parole dell’apostolo Pietro percepiamo tutta la tensione della Chiesa del primo secolo chiamata a distinguere fra veri e falsi testimoni degli eventi della nuova fede e la coscienza dell'importanza del ruolo degli apostoli. Che il Signore non sarebbe tornato in quel periodo, venne rivelato a Pietro da Gesù stesso. Ciò rese primaria la necessità di far si che, una volta scomparsi i testimoni oculari, si sarebbe tramandata in modo certo ed affidabile la testimonianza della resurrezione di Gesù. Scrive ancora: “Perciò avrò cura di ricordarvi continuamente queste cose, benché le conosciate e siate saldi nella verità che è presso di voi. E ritengo che sia giusto, finché sono in questa tenda, di tenervi desti con le mie esortazioni. So che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come il Signore nostro Gesù Cristo mi ha fatto sapere. Ma mi impegnerò affinché dopo la mia partenza abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose. Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà.”, 2 Pietro 1:12-16.
Nella chiesa primitiva, quindi, vi era un gran fermento. Da una parte la consapevolezza dell'autorità di quanto tramandato dagli apostoli e da loro sanzionato. Dall'altra la coscienza di dovere conservare questo patrimonio contro un'opera di disturbo praticata in ogni modo: storcendo il significato degli scritti apostolici o con la produzione di falsi (false epistole di Paolo e falsi vangeli di sicuro) o, comunque, di narrazioni parallele non aventi autorità apostolica (Luca 1).
Concludiamo che l’interesse e la cura della chiesa dei primi secoli, posti i fondamenti e le direttive apostoliche, devono essere confluiti in una singola direzione: la raccolta di genuine prove della fede.
Per quanto doloroso possa essere per la mentalità scientifica del nostro tempo, bisogna ammetterlo: solo la Chiesa primitiva, apostolica e post-apostolica, aveva a disposizione i mezzi per potere portare a termine con successo questo compito! E l'unica soluzione è affidarsi alle conclusioni che questa ha raggiunto.
Decidere il Canone delle Scritture è un compito che non è stato affidato alla chiesa di oggi. Sebbene eminenti studiosi producano brillanti ed interessanti teorie, io sostengo che oggi non si hanno a disposizione elementi sufficienti per produrre conclusioni davvero convincenti sia dal punto di vista storico che critico. Il comparire e scomparire di teorie e sottoteorie credo mi dia ragione.
E' di recente scoperta il vangelo di Giuda. Una scoperta che ha fatto particolare clamore. Dell'esistenza di questo scritto si era conservata memoria negli scritti di Ireneo, vescovo di Lione nel II secolo. La Chiesa di allora conosceva questo "vangelo" e l'aveva scartato. La sua attendibilità come documento storico è inesistente e l’interesse che suscita è strettamente legato all'antichità del testo. Per i suoi contemporanei aveva lo stesso valore e significato che avrebbe per l'uomo del ventunesimo secolo se questo fosse stato composto oggi: nessuno. Nessun valore religioso, letterario o storico. Ci troviamo soltanto davanti ad un inutile tentativo di perversione di eventi cari alla fede cristiana.

Volendo concludere questo paragrafo sul canone del Nuovo Testamento, direi che, ad un certo punto, non essendo più stati in vita i testimoni oculari di Gesù, i vangeli canonici, gli atti degli apostoli, le epistole e infine l’Apocalisse, vennero ad essere la fonte ufficiale degli insegnamenti e prassi della nuova fede.
Antico e Nuovo Testamento, completano la Rivelazione, consegnando all'uomo dell'era post-apostolica le Sacre Scritture “perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni buona opera”. 2 Timoteo 3:16.

 

Approfondimento sul Canone del Nuovo Testamento

L’individuazione dei libri ispirati che sarebbero stati, affiancando l’Antico Testamento, le Sacre Scritture della fede cristiana, e oggi raccolte in quello che chiamiamo il Nuovo Testamento, è avvenuta molto presto.
Ho già detto che, in certi ambienti, viene troppo poco stimato il senso critico e l’organizzazione della Chiesa primitiva. Ma non c’è motivo per ritenere che i libri d’origine apostolica del Nuovo Testamento non abbiano goduto subito di un riconoscimento universale fra le chiese cristiane. Abbiamo letto in 2 Corinzi 18 come Luca fosse già conosciuto nelle chiese a causa del suo Vangelo. Se è vera l’identificazione dei frammenti in greco rinvenuti nella grotta numero sette di Qumran con altrettante porzioni di libri del Nuovo Testamento, avremmo un’ulteriore supporto alla datazione “tradizionale” di quegli scritti.
E’ stato grazie alla collaborazione ed armonia fra le comunità locali dei primi secoli, che dobbiamo l’unanimità conservata fino ad oggi nella scelta degli scritti neotestamentari. A mio avviso quest’ultimo fattore è il sigillo definitivo dello Spirito Santo sull’autenticità e conseguente autorità di questi libri.
Visto anche il numero di testi rivali che abbiamo appena considerato, alcuni davvero molto antichi, il lavoro della Chiesa non è stato certamente semplice.
La maggior parte dei libri del Nuovo Testamento furono indirizzati a comunità specifiche. Le epistole sono il caso più evidente. Per l’Apocalisse dovremmo immaginare, dal contenuto, che almeno sette copie vennero inviate alle sette chiese destinatarie delle lettere citate nella parte iniziale del libro.
Come, però, intuiamo dalle parole di Paolo nelle chiuse delle epistole ai Tessalonicesi, che sono le sue lettere più antiche, le chiese copiavano e si scambiavano i manoscritti che custodivano: erano, infatti, a mio avviso, perfettamente coscienti del valore di quegli scritti. Lo dimostra il fatto che girassero dei falsi - tanto che Paolo fu costretto a firmare le proprie lettere o mandarle con messi di sua fiducia nominati nelle stesse epistole. Lo dimostra ancora che venissero da subito utilizzate da chi attaccava la vera fede interpretandone i contenuti in maniera errata. Lo leggiamo nella seconda epistola di Pietro: “…come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture.” 2 Pietro 3:15-16.
Gli apostoli avevano piena coscienza, per loro stesso detto, che la loro testimonianza alla vera fede non poteva concludersi con la loro morte ma che si sarebbe tramandata nei loro scritti e negli scritti dei loro “discepoli”.
Originariamente, in armonia con l’uso diffuso del periodo, i libri del Nuovo Testamento sono stati scritti in forma di “rotolo” di papiro. Il rotolo veniva scritto solamente nel suo interno. Se anche non concordiamo con chi dice che il codice sia un’invenzione cristiana, certamente la sua adozione deve essere avvenuta molto presto.
Il codice è simile al nostro libro. Permette la raccolta di più testi rispetto al rotolo ed è, in un certo senso più maneggevole.
Il codice Vaticano del IV secolo, chiamato anche B, è arrivato quasi integro ai giorni nostri ed originariamente aveva tutta la Bibbia o quasi. Il codice Sinaitico, di poco più antico, è sopravvissuto pressoché intatto fino ai giorni nostri. Quest’ultimo manoscritto è stato di recente reso disponibile su internet.
Certo i materiali utilizzati non erano la carta, ma prevalentemente papiro o pergamena. E menomale, perché la carta non sarebbe mai riuscita ad arrivare ai giorni nostri, essendo un materiale di relativamente breve durata.
Un ostacolo non indifferente all’opera delle chiese fedeli al vangelo, era l’attività degli eretici che, per sostenere le loro dottrine, si prodigavano a diffondere falsi vangeli o a corrompere quelli esistenti. L’abbiamo già visto nel paragrafo precedente.
In questo fermento culturale, la Chiesa ha dimostrato grande capacità organizzativa.
E’ difficile dirlo all’uomo del ventesimo e ventunesimo secolo e alla sua naturale tendenza ad avvicinarsi alle problematiche con spirito scientifico, d’indagine, e con lo spiccato senso critico dell’uomo moderno, ma è così: il compito di individuare gli scritti apostolici ed autentici non è nostro. Riguardava la chiesa primitiva e non noi: semplicemente oggi non abbiamo sufficienti elementi in mano per potere giudicare.
E quando leggiamo di teorie, opinioni, di più o meno accreditati studiosi sull’autenticità di questo o quello scritto, siamo davanti a semplici teorie, speculazioni quasi filosofiche, cui non si può dare reale credito in assenza di prove oggettive che di sicuro i primi divulgatori degli scritti apostolici avevano e che noi sconosciamo o conosciamo solo in parte.
Per noi cristiani il sigillo dello Spirito Santo su questi scritti è visibilissimo, nella loro armonia, nel loro essere, sebbene opera di diversi scrittori, un solo libro.
La testimonianza che ci arriva dall’antichità sul canone del Nuovo Testamento è indiretta, quando troviamo negli scritti cristiani che ho menzionato nel capitolo precedente, che il Nuovo Testamento viene ampiamente citato come Sacra Scrittura e viene fatto con un testo che conferma quello in nostro possesso. E gli scrittori cristiani dei primi secoli, nonostante di luoghi ed epoche diverse, danno un’ottima testimonianza al Nuovo Testamento.
Vi sono poi delle testimonianza dirette, come il cosiddetto canone Muratori (circa 170 d.C.) o - e io preferisco quest’ultima - con la testimonianza resa da Eusebio, vescovo di Cesarea nella prima metà del quarto secolo. Eusebio compose una storia ecclesiastica, opera monumentale e molto importante. Nel venticinquesimo capitolo di questo lavoro, egli si sofferma proprio sulla questione del canone e, con grande lucidità, mette al primo posto i quattro vangeli, poi gli atti degli apostoli; quindi le epistole di Paolo, poi la prima di Giovanni e la prima di Pietro, chiudendo con l’Apocalisse.
Con grande precisione storica riporta poi che, fino ai suoi giorni il dibattito era ancora aperto per la canonicità dell’epistola di Giacomo e quella di Giuda, per la seconda epistola di Pietro e la seconda e terza di Giovanni. Per amore di esattezza precisa anche che alcuni mettono in dubbio la genuinità del libro dell’Apocalisse.
Cita poi altri scritti, come ad esempio un vangelo agli Ebrei (andato perduto) che, precisa, era tenuto in alta considerazione negli ambienti dei credenti venuti dall’ebraismo. Altri libri li indica semplicemente come non autentici.Poi, invece, con tono brusco, parla di certi scritti, aggiungendo di suo che, silenzio della Chiesa a parte, “il loro stile è molto diverso da quello degli apostoli, e i sentimenti e lo scopo delle cose che vengono riportate in essi, deviando il più possibile dalla sana ortodossia, dimostrano che essi sono l’opera immaginaria di uomini eretici.”
E’ da capire il sentimento di Eusebio, che riflette quello della Chiesa, non solo del suo tempo, di fronte a delle frodi, degli psuedo-vangeli falsamente attribuiti a Giuda, a Filippo, a Tommaso, Giovanni, Pietro, ecc., che altro non rappresentano se non un meschino attacco alle Verità più care della nostra Fede.
Per amore di completezza sulla questione, devo dire che i tentativi di aggiungere alla pura Parola di Dio non sono stati un fenomeno con il quale si è dovuta confrontare soltanto della Chiesa primitiva.
Il libro di Mormon è anch’esso un testo che senza alcun diritto viene affiancato al Nuovo Testamento ed utilizzato come fosse Parola di Dio. Esso fu dato al profeta Joseph Smith perché egli era confuso dalle tante divisioni che esistevano all’interno delle chiese cristiane. Ma credo che i cosiddetti Santi degli Ultimi Giorni o Mormoni anziché unità hanno portato solo un’ulteriore eresia al mondo. E mentre nelle nostre chiese evangeliche riconosciamo pari dignità alle varie denominazioni che esistono fra noi, la stessa cosa non possiamo dire dei Mormoni o dei Testimoni di Geova che praticamente, con l’imposizione dello studio e dell’accettazione completa dell’insegnamento delle loro pubblicazioni, le elevano al rango di appendice della Parola di Dio.
Quanto dobbiamo sapere per la nostra salvezza e quanto occorre per la dottrina della Chiesa, la chiesa apostolica si è curata di farlo arrivare sino a noi dandoci il Nuovo Testamento.
Di certo è da estendere a tutta la Parola di Dio, alla collezione dei 66 libri che la compongono, il monito che troviamo, non credo per caso, nelle sue ultime pagine:
“Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro.” (Apocalisse 22:18-19)