www.studibiblici.eu - www.ebiblicalstudies.com

αὐξανόμενοι εἰς τὴν ἐπίγνωσιν τοῦ Θεοῦ

 

home

libri

studi

apologetica

attualità

traduzioni

riflessioni

storia

biblioteca

links

 

 

 Introduction

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Guarino

Daniele capitolo 2:
I Tempi dei Gentili

 


Il commentario è sul testo della Nuova Diodati. Il testo della Bibbia è in grassetto.


 

2:1 Nel secondo anno del regno di Nebukadnetsar,

 

       Quanto narrato in questo capitolo, essendo riferito al secondo anno di Nabucodonosor deve essere quindi accaduto dopo il mese di Nisan dell’anno 604 a.C., quando cominciava il suo secondo anno di regno. Ciò dando per scontato, come è naturale, che Daniele abbia utilizzato la maniera babilonese per contare gli anni di regno del suo re.

 

2:1 Nel secondo anno del regno di Nebukadnetsar, Nebukadnetsar, ebbe dei sogni; il suo spirito rimase turbato e il  sonno lo lasciò. 2:2 Il re allora diede ordini di chiamare i maghi, gli astrologi, gli stregoni e i Caldei, perché raccontassero al re i suoi sogni. Questi vennero e si presentarono al re. 2:3 Il re disse loro: «Ho fatto un sogno e il mio spirito è turbato, finché riuscirò a conoscere il sogno».

 

       Abbiamo detto nel capitolo precedente che il re babilonese conscio del gravoso compito che era l’organizzazione di uno stato delle dimensioni quale era ormai diventato l’impero babilonese, stava agendo con saggezza, preparando nella sua corte degli uomini per una buona amministrazione.

       Fu certamente la sua preoccupazione per il futuro del suo regno ad indurre i sogni che turbarono così tanto il suo animo, tanto da togliergli il sonno. Come era normale che accadesse, il re chiamò i saggi della sua corte per cercare con loro l’interpretazione del sogno.

 

2:4 Allora i Caldei risposero al re in aramaico: «O re, possa tu vivere per sempre. Racconta il sogno ai tuoi servi e noi ne daremo l'interpretazione».

 

       Ecco che, introdotta da una frase specifica, comincia la porzione del libro scritta in aramaico. Da qui fino a tutto il capitolo sette è questa la lingua dell’originale del libro di Daniele.

       I saggi di Nabucodonosor erano pronti ad interpretare il sogno e si aspettavano, come magari era successo altre volte, che il re li informasse prima sul contenuto del sogno stesso. Ma li aspettavano delle brutte sorprese.

 

2:5 Il re rispose e disse ai Caldei: «La mia decisione è presa: se non mi fate conoscere il sogno e la sua interpretazione, sarete tagliati a pezzi e le vostre case saranno ridotte in letamai. 2:6 Se invece mi indicherete il sogno e la sua interpretazione, riceverete da me doni, ricompense e grandi onori; indicatemi dunque il sogno e la sua interpretazione».

2:7 Essi risposero una seconda volta e dissero: «Racconti il re il sogno ai suoi servi e noi ne daremo l'interpretazione».  2:8 Il re allora rispose e disse: «Mi rendo chiaramente conto che voi intendete guadagnare tempo, perché vedete che la mia decisione è presa; 2:9 se non mi fate conoscere il sogno, c'è un'unica sentenza per voi; vi siete messi d'accordo per dire davanti a me parole bugiarde e perverse, nella speranza che i tempi mutino. Perciò raccontatemi il sogno e io saprò che siete in grado di darmene anche l'interpretazione». 2:10 I Caldei risposero davanti al re e dissero: «Non c'è alcun uomo sulla terra che possa far sapere ciò che il re domanda. Infatti nessun re, signore o sovrano ha mai chiesto una cosa simile ad alcun mago, astrologo o Caldeo. 2:11 La cosa che il re domanda è troppo difficile e non c'è nessuno che la possa far sapere al re, se non gli dèi, la cui dimora non è fra i mortali».

 

       Forse il re aveva davvero dimenticato il sogno. Forse voleva soltanto la certezza dell’interpretazione. E’ chiaro dalla sua determinazione che la cosa era davvero molto importante per Nabucodonosor. Accusa i suoi magi di cercare di guadagnare tempo. Quindi loro lo dicono apertamente: nessun uomo potrebbe mai soddisfare una tale richiesta. Le scuse addotte dai Caldei, dobbiamo ammetterlo, sono molto plausibili. La richiesta del re è davvero impossibile da soddisfare. Ma nell’affermazione dei Caldei si cela la stessa chiave per risolvere il problema: solo gli “dei” avrebbero potuto fare una cosa come quella che il re chiedeva.

 

2:12 A questo il re si adirò, montò in collera e ordinò di sterminare tutti i savi di Babilonia. 2:13 Così fu promulgato il decreto in base al quale i savi dovevano essere uccisi, e cercavano Daniele e i suoi compagni per uccidere anche loro. 2:14 Allora Daniele si rivolse con parole prudenti e sagge ad Ariok, capitano delle guardie del re, il quale era uscito per uccidere i savi di Babilonia. 2:15 Prese la parola e disse ad Ariok, capitano del re: «Perché mai un decreto così duro da parte del re?». Allora Ariok fece sapere la cosa a Daniele. 2:16 Così Daniele entrò dal re e gli chiese di dargli tempo, perché potesse far conoscere al re l'interpretazione del sogno. 2:17 Allora Daniele andò a casa sua e fece sapere la cosa ai suoi compagni Hananiah, Mishael e Azaria, 2:18 perché implorassero misericordia dal Dio del cielo riguardo a questo segreto, perché Daniele e i suoi compagni non fossero messi a morte col resto dei savi di Babilonia. 2:19 Allora il segreto fu rivelato a Daniele in una visione notturna. Così Daniele benedisse il Dio del  cielo. 2:20 Daniele prese a dire: «Sia benedetto il nome di Dio per sempre, eternamente, perché a lui appartengono la sapienza e la forza. 2:21 Egli muta i tempi e le stagioni, depone i re e li innalza, dà la sapienza ai savi e la conoscenza a quelli che hanno intendimento. 2:22 Egli rivela le cose profonde e segrete, conosce ciò che è nelle tenebre e la luce dimora con lui. 2:23 O Dio dei miei padri, ti ringrazio e ti lodo, perché mi hai dato sapienza e forza e mi hai fatto conoscere ciò che ti abbiamo chiesto, facendoci conoscere la cosa richiesta dal re». 2:24 Perciò Daniele entrò da Ariok, a cui il re aveva affidato l'incarico di far perire i savi di Babilonia; andò e gli disse così: «Non far perire i savi di Babilonia! Conducimi davanti al re e darò al re l'interpretazione». 2:25 Allora Ariok condusse in fretta Daniele davanti al re e gli parlò così: «Ho trovato un uomo fra i Giudei in cattività, che farà conoscere al re l'interpretazione».

 

       Solo Dio avrebbe potuto rivelare un mistero tanto impossibile da conoscere. Daniele, ancora una volta, si dimostra forte nella propria fede nel Dio dei suoi padri e viene premiato. Egli chiede ai suoi compagni di pregare con lui perché sa benissimo che non è una sua particolare abilità o merito, bensì un dono di Dio: a Lui dà ogni lode ed attribuisce ogni merito quando in una visione notturna Dio gli rivela sia il sogno di Nabucodonosor che la sua interpretazione.

 

2:26 Il re prese a dire a Daniele, che si chiamava Beltshatsar: «Sei capace di farmi conoscere il sogno che ho fatto e la sua interpretazione?». 2:27 Daniele rispose in presenza del re e disse: «Il segreto di cui il re ha chiesto l'interpretazione, non può essere spiegato al re né da saggi, né da astrologi, né da maghi, né da indovini. 2:28 Ma c'è un Dio nel cielo che rivela i segreti, ed egli ha fatto conoscere al re Nebukadnetsar ciò che avverrà negli ultimi giorni. Questo è stato il tuo sogno e le visioni della tua mente sul tuo letto. 2:29 O re, i pensieri che ti sono venuti sul tuo letto riguardano ciò che deve avvenire d'ora in poi; e colui che rivela i segreti ti ha fatto conoscere ciò che avverrà. 2:30 Ma quanto a me, questo segreto mi è stato rivelato non perché io abbia maggiore sapienza di tutti gli altri viventi, ma perché l'interpretazione sia fatta conoscere al re, e tu possa conoscere i pensieri del tuo cuore.

 

       Daniele ci tiene a dare gloria al suo Dio davanti al re babilonese. Mentre Arioc si era affrettato a dire: “ho trovato un uomo…”. Daniele dice apertamente che è Dio ad avere inviato quel sogno al re e che è Lui soltanto che poteva quindi rivelarlo. Non si mette in prima persona, ma riconoscere la grandezza di Dio. In tutto il libro troviamo in Daniele un modello comportamentale con pochi paralleli persino nella Sacra Scrittura. Il personaggio che più istintivamente possiamo accostargli, come ho già detto al capitolo precedente, è Giuseppe, venduto dai fratelli ed esule in Egitto, premiato da Dio per la sua condotta irreprensibile, verso Dio e gli uomini.

 

2:31 Tu stavi guardando, o re, ed ecco una grande immagine; questa enorme  immagine, di straordinario splendore, si ergeva davanti a te con un aspetto terribile. 2:32 La testa di questa immagine era d'oro fino, il suo petto e le sue braccia erano d'argento, il suo ventre e le sue cosce di bronzo, 2:33 le sue gambe di ferro, i suoi piedi in parte di ferro e in parte d'argilla. 2:34 Mentre stavi guardando, una pietra si staccò, ma non per mano d'uomo, e colpì l'immagine sui suoi piedi di ferro e d'argilla e li frantumò. 2:35 Allora il ferro, l'argilla, il bronzo, l'argento e l'oro furono frantumati insieme e diventarono come la pula sulle aie d'estate; ilvento li portò via e di essi non si trovò più alcuna traccia. Ma la pietra che aveva colpito l'immagine diventò un grande monte, che riempì tutta la terra.

 

       Immaginate la sorpresa del re pagano mentre Daniele gli racconta il suo stesso sogno. Se lo aveva dimenticato, deve essergli tornato tutto in mente mentre il profeta lo narra nei suoi tremendi dettagli. Non minore sorpresa doveva averlo colto se il suo era stato soltanto uno stratagemma per mettere alla prova i suoi uomini di corte.

 

2:36 Questo è il sogno; ora ne daremo l'interpretazione davanti al re.

 

       Dopo avere raccontato il sogno di certo il re non avrebbe avuto dubbi sull’autorità dell’interpretazione.

 

Primo regno: Babilonia

 

       E' chiaro che il simbolismo della statua, nelle diverse parti che la compongono, descrive il succedersi di quattro regni – per noi del passato – la cui storia ha interessato il destino di Israele, durante quel periodo che Gesù stesso chiama "Tempi dei Gentili". Luca 21:24: “...Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili finché i tempi dei Gentili siano compiuti.”

 

2:37 Tu, o re, sei il re dei re, perché il Dio del cielo ti ha dato il regno, la potenza, la forza e la gloria. 2:38 Dovunque dimorano i figli degli uomini, le bestie della campagna e gli uccelli del cielo, egli li ha dati nelle tue mani e ti ha fatto dominare sopra tutti loro. Tu sei quella testa d'oro.

 

       Il capo della statua è Nabucodonosor, il re più rappresentativo del nuovo impero babilonese, visto che conobbe proprio con lui il periodo di massimo splendore.

       E’ significativo che il suo regno venga rappresentato dall’oro. Fin dall’antichità questo metallo aveva assunto un ruolo predominante rispetto agli altri metalli. Era divenuto prestissimo nella storia dell’umanità strumento e simbolo di ricchezza. Il suo valore era determinato dalla rarità, ma anche dalle proprietà che lo rendevano di grande valore e da un naturale fascino. La scelta del metallo non è casuale, ma sottolinea la grandezza della regalità del sovrano babilonese, emblema, con i suoi 43 anni di regno, della rinascita babilonese. Nessuno dei suoi successori sarà nemmeno lontanamente alla sua altezza.

Le parole del profeta rivolte al re babilonese sono molto simili a quelle che troviamo nel libro di Geremia ed evidenziano, come quelle, la signoria di Dio sulla creazione, da cui proviene ogni potere e forza umana.

       Geremia 27:5-7: “Io ho fatto la terra, gli uomini e gli animali che sono sulla faccia della terra, con la mia gran potenza e con il mio braccio steso; io do la terra a chi voglio.  (6)  Ora io do tutti questi paesi in mano a Nabucodonosor, re di Babilonia, mio servitore; gli do pure gli animali della campagna perché gli siano sottomessi.  (7)  Tutte le nazioni saranno sottomesse a lui, a suo figlio e al figlio di suo figlio, finché giunga il tempo anche per il suo paese; allora molte nazioni e grandi re lo ridurranno in schiavitù.”

       Era stato il padre di Nebucadnesar, Nabopolassar (625-605 a.C.) ad allearsi con i Medi ed insieme a loro, a sconfiggere la potenza assira, che prima dell’ascesa babilonese dominava la scena internazionale.

       Nel 614 a.C. cadde la città di Assur, che aveva dato lo stesso nome all’Assiria. Due anni più tardi venne distrutta Ninive, la maestosa capitale. E’ la fine dell’impero assiro e la rinascita di quello di Babilonia. Come vediamo nella cartina, tratta dal sito www.silab.it l’equilibrio internazionale dopo la caduta degli assiri vedeva il controllo dei babilonesi sulle rotte commerciali tradizionali che si affacciavano sul Mediterraneo e l’Egitto costretto all’interno dei propri confini tradizionali. 

 

Secondo regno: Medo-Persia

 

2:39 Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo;

 

Come aveva profetizzato Geremia, l’impero babilonese sarebbe crollato relativamente presto. Il petto e le braccia della statua simboleggiano infatti il regno che seguì a quello babilonese nel dominio della scena mondiale. Il secondo regno è quello medo - persiano che si sarebbe imposto sulla scena mondiale anche a causa del declino babilonese iniziato dopo la morte di Nebucadnesar e giunto al suo culmine nel regno di Nabonedo e del reggente suo figlio Beltsasar. Di questo seppur molto ampio regno il profeta preannuncia che sarà inferiore a quello babilonese. Il metallo scelto per simboleggiarlo non è quindi casualmente l’argento che è in sé pregiato, ma certamente non quanto l’oro.

       Fino a circa il 670 a.C. i Medi sono divisi e sotto l’egemonia assira. Nell’Elam l’antica capitale Susa è distrutta. E’ così che, sulle rovine di questo popolo, gli elamiti, nascono i persiani. Sarà il sovrano medo Kashtaritu (lo storico Erodoto lo chiamerà Fraorte) ad unire il regno dei Medi, sottomettendo i persiani. La sua alleanza con i babilonesi causerà la caduta dell’impero assiro. Ad un certo punto, però, cominciò la travolgente ascesa dei persiani. Il re che più di tutti incarnerà gli ideali di questo popolo fu Ciro II il Grande. La sua politica espansionistica lo porterà nel 539 a.C. ad annettersi i territori dell’impero babilonese. I suoi successori allargarono ulteriormente i confini e la Medo-Persia divenne un impero di dimensioni fino ad allora senza precedenti.

       Se attraverso il regno dei babilonesi Dio aveva punito il suo popolo, attraverso i persiani lo riconfermò. La politica distruttiva degli assiri era ormai lontana. L’impero persiano era fondato sul pluralismo e sulla tolleranza. Ciro liberò il popolo di Dio dalla sua prigionia in terra straniera, permettendo il suo ritorno nella terra di Giuda e la ricostruzione del tempio di Gerusalemme.

       Si avveravano così le parole date da Dio ai suoi profeti e tramite questi allo stesso popolo.

       2 Cronache 36:20-23: “36:20 Inoltre Nebukadnetsar, deportò a Babilonia quelli che erano scampati alla spada; essi divennero servitori suoi e dei suoi figli, fino all'avvento del regno di Persia, 36:21 affinché si adempisse la parola dell'Eterno pronunciata per bocca di Geremia, finché il paese avesse osservato i suoi sabati. Infatti esso osservò il sabato per tutto il tempo della sua desolazione finché furono compiuti i settant'anni. 36:22 Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola dell'Eterno pronunciata per la bocca di Geremia, l'Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, perché facesse un editto per tutto il suo regno e lo mettesse per scritto, dicendo: 36:23 «Così dice Ciro, re di Persia: L'Eterno, il DIO dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di costruirgli una casa in Gerusalemme, che è in Giuda. Chi di voi appartiene al suo popolo? L'Eterno, il suo DIO, sia con lui e parta!».

       Il Cilindro di Ciro risale al VI secolo a.C. Esso celebra il pacifico ingresso del grande re persiano in Babilonia, avvenuto il 7 ottobre del 539 a.C. Su di esso è scritto: “il mio grande esercito marciò pacificamente in Babilonia”. L’iscrizione sul cilindro è in lingua accadica e in caratteri cuneiformi. E’ stato ritrovato nel 1878 durante gli scavi del tempio di Marduk. Oggi è esposto al British Museum di Londra. I suoi contenuti confermano le informazioni bibliche: i persiani, con la loro politica certamente più tollerante di quella dei loro predecessori, assiri e babilonesi, permisero il rientro alle popolazioni deportate in babilonia, fra le quali ovviamente i giudei.

       Ma anche questa potenza, per quanto grande riuscì a divenire, con i confini raggiunti dai successori di Ciro, dovette capitolare davanti ad un nuovo emergente protagonista della scena mondiale.

 

 

Terzo regno: Greco – Macedone

 

“poi un terzo regno di bronzo, che dominerà su tutta la terra.”

 

       Il terzo regno della visione di Daniele, del quale dice: “dominerà su tutta la terra”, è quello greco - macedone di Alessandro Magno. Il commento del profeta non è fuori luogo: Alessandro in pochi anni riuscì a conquistare tutto il mondo allora conosciuto.

       Ciononostante, notiamo un ulteriore impoverimento del metallo utilizzato per rappresentare questo terzo regno. Invito il lettore a notare da subito il chiaro intento a dimostrare il cammino involutivo dei regni descritti nella profezia, in maniera persino troppo evidente sottolineato dall’impoverimento dei metalli utilizzati per descriverli.

       Le polis greche erano delle città stato indipendenti. L’unità culturale che fondamentalmente le accomunava e le varie alleanze nate durante i conflitti interni ed anche quelli contro la potenza persiana, non avevano mai visto l’istaurarsi un potere centralizzato che unificasse la Grecia alla stessa stregua delle potenze orientali. E’ noto l’antagonismo fra le due arcinemiche Sparta ed Atene. La conflittualità aperta fra queste città, culminata rovinosamente nella guerra del Peloponneso (431- 404 a.C.) non portò ad altro che ad un ulteriore indebolimento generale. Di questa situazione ne approfittò il sovrano macedone Filippo II.

       I macedoni erano parenti stretti dei greci, linguisticamente e culturalmente. E la posizione che li poneva sotto continue minacce esterne, li rendeva militarmente più forti. Appena giunto al potere, Filippo, con grande capacità strategica, riuscì ad espandere la sua influenza in Grecia. Ed era solo il primo passo, visto che il vero obiettivo era muovere l’intero popolo greco contro l’odiata potenza persiana. La morte improvvisa di Filippo II nel 336 a.C. arrestò la sua ascesa, ma non quella della Macedonia che passò nelle mani del suo figlio ancora ventenne, Alessandro.

       Nessuno avrebbe potuto mai nemmeno sognare quello che riuscì a fare questo giovanissimo e temerario condottiero, capace di guidare in prima fila il suo esercito combattendo con tale coraggio da farlo chiamare dalla storia “il Grande” o “Magno”. Nel proseguire i disegni di suo padre, la sua avanzata fu inarrestabile. Nella cartina, tratta da www.mappery.com si vede l’immensità della conquista macedone.

Sebbene, come già accennato, fosse ancora giovanissimo, dimostrò grande determinazione ed una temerarietà senza pari. Nel 334 a.C. Alessandro iniziò a muovere contro la Persia. La sua avanzata fu inarrestabile. Entrò in Anatolia, sconfisse i persiani, espugnò Tiro. Nel 331 fondò in Egitto la città di Alessandria. Quindi sconfisse definitivamente l’esercito persiano incorporandone l’impero al suo regno. Non pago, tentò di spingersi ancora più ad est, arrivando fino in India.

       Nel 323 a.C. la sua inarrestabile avanzata e le sue ambizioni, furono, però, bruscamente stroncate dalla sua prematura morte, a 33 anni, in Babilonia, sembra a causa di una febbre.

       Alessandro morì senza che il suo unico erede al trono – troppo giovane – potesse assumere il potere; né vi riuscì in seguito, nonostante i tentativi della madre e della nonna. Il suo impero venne spartito fra i suoi generali.

All’espansione greca dobbiamo la grande diffusione nel bacino del Mediterraneo della lingua e cultura ellenica. Sarà questo a gettare i presupposti perché il cristianesimo esca dai confini di Gerusalemme.          Se la lingua in cui è stato composto il Nuovo Testamento fu il greco e non l'ebraico, ciò è accaduto perché il greco era allora una lingua universale, parlata un po’ dovunque nell'impero romano, e soprattutto da commercianti, viaggiatori, ecc... Anche molti concetti del Nuovo Testamento sono proposti per essere facilmente compresi da chi aveva conosciuto il mondo ellenico.

 

 

Quarto regno: l’impero romano

 

2:40 Il quarto regno sarà forte come il ferro, perché il ferro fa a pezzi e stritola ogni cosa; come il ferro che frantuma, quel regno farà a pezzi e frantumerà tutti questi regni.

 

Il quarto regno, sui dettagli del quale Daniele si sofferma più degli altri è Roma, l’impero romano. La simbologia è chiara. Esso è rappresentato dal ferro perché “come il ferro spezza ed abbatte ogni cosa, così, pari al ferro che tutto frantuma, esso spezzerà ogni cosa”. Se caratteristica del terzo regno era la sua veloce espansione su tutto il mondo allora conosciuto, quella del quarto è la sua forza. Nessun impero fu altrettanto potente quanto quello romano. Anche la sua durata (come le gambe sono la parte più lunga del corpo) fu notevole, specie se paragonata a quella delle potenze che l’avevano preceduto sulla scena mondiale.

 

2:41 Come tu hai visto che i piedi e le dita erano in parte d'argilla di vasaio e in parte di ferro, così quel regno sarà diviso; tuttavia in esso ci sarà la durezza del ferro, perché tu hai visto il ferro mescolato con argilla molle. 2:42 E come le dita dei piedi erano in parte di ferro e in parte d'argilla, così quel regno sarà in parte forte e in parte fragile. 2:43 Come hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, essi si mescoleranno per seme umano, ma non si uniranno l'uno all'altro, esattamente come il ferro non si amalgama con l'argilla.

 

       La visione di Daniele è molto dettagliata e si sofferma in particolare sulla parte finale delle vicende di questo impero. I piedi e le dita della statua vengono considerati descrittivi di questa quarta potenza, ma con delle caratteristiche diverse rispetto al lungo periodo simboleggiato dalle gambe.

       La simbologia di questa che definirò “ultima fase” del quarto regno, ci mostra il ferro della fase precedente – quindi la sua forza – mescolato con l’argilla, elemento che simboleggia la massima debolezza. Due elementi che innaturalmente ma intenzionalmente si proverà a fare coesistere.

       I due elementi, ferro ed argilla, erano piuttosto comuni in medio-oriente. Era stato proprio in Mesopotamia che gli uomini avevano usato per la prima volta l’argilla per costruire i mattoni, dando uno slancio ai metodi di costruzione  che condusse ad una vera e propria svolta nella storia dell’umanità. Anche il ferro cominciò ad essere lavorato nei luoghi dove portavano ricchezza il Tigri e l’Eufrate ed il suo utilizzo bellico lo rese immediatamente associato all’idea della forza. Sia chimicamente che per la naturale associazione di idee alle quali rimandano, il ferro e l’argilla sono due elementi inconciliabili.   Se l’argilla rimanda al genio del costruttore dell’uomo dell’antica Mesopotamia, il ferro invece ricorda la sua capacità distruttiva.  

       Diversi interpreti biblici vogliono forzare il testo e razionalizzarlo -visto che è più facile parlare di eventi già accaduti piuttosto che di futuri- e riferiscono questa simbologia all'impero romano già caduto. E’ opinione di diversi commentatori che questa “seconda fase” della storia del quarto regno non si sia ancora avverata.

       Storicamente l’impero romano non ha conosciuto qualcosa che possa essere ciò che il profeta descrive. In verità, nei primi secoli i cristiani aspettavano che prima della comparsa dell'Anticristo, l’impero romano dovesse dividersi in 10 parti – le dieci dita dei piedi, espressamente menzionate nel testo. D’altronde dopo quest'ultimo regno doveva comparire il regno messianico; ma sebbene l'impero romano sia caduto nel V secolo d.C. ciò non si è realizzato.

       Ippolito è un cristiano di origine vissuto a Roma fra il 170 ed il 236 d.C. Ci ha lasciato diversi scritti. Alcuni in particolare riguardano le profezie di Daniele. Lo citerò per esteso in seguito, al capitolo 11 del mio libro, “il quarto regno: diverse vedute a confronto”. Basterà dire qui che era sua convinzione che, in base alle profezie di Daniele, un giorno l’impero romano nel quale viveva si sarebbe diviso in dieci parti – le dieci dita della statua – poco prima del ritorno di Gesù in gloria.   

       Del resto l’unica conclusione che possiamo trarre dall’osservazione attenta della storia dell’impero romano e delle parole del profeta è che la descrizione del ferro mescolato ad argilla è ancora da riferirsi ad eventi non avveratisi.

       Prima di passare al quinto ed ultimo regno della visione, ci sono due dettagli importanti che vanno evidenziati.

       Il simbolismo della statua, contrariamente a quella che è la convinzione comune dell’uomo moderno, ci dice che l'andamento della storia umana è rappresentato dalla visione come involutivo. I materiali della statua, infatti, vanno progressivamente impoverendosi: dall’oro del capo si passa al ferro - forte ma di poco valore - fino all'assurdo dell'argilla mescolata al ferro. E’ in questo senso che il profeta dice a Nabucodonosor “Dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo”. Alcuni commentatori vedono nell'involuzione dei materiali anche un'indicazione della forza centralizzante dei regni: dalla monarchia assoluta babilonese si arriverebbe alla forma di governo “democratica” vista nell’argilla mischiata al ferro del quarto regno. Una interpretazione non esclude l'altra, anzi credo che si affianchino bene completandosi.

Rimane il significativo dettaglio finale: i piedi di argilla! I piedi devono essere forti per potere reggere il peso di tutto il corpo. Invece nella statua sono la parte più debole: la statua è, quindi, destinata a cadere! Gli sforzi dell'uomo senza Dio, contrariamente a quanto il sempre più diffuso ottimismo dei nostri giorni ci vorrebbe indurre a credere, non condurranno ad altro cha alla inevitabile rovina.

 

 

L’avvento del regno di Dio

 

2:44 Al tempo di questi re,il Dio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto; questo regno non sarà lasciato a un altro popolo, ma frantumerà e annienterà tutti quei regni, e sussisterà in eterno, 2:45 esattamente come hai visto la pietra staccarsi dal monte, non per mano d'uomo, e frantumare il ferro, il bronzo, l'argilla, l'argento e l'oro. Il grande Dio ha fatto conoscere al re ciò che deve avvenire d'ora in poi. Il sogno è veritiero e la sua interpretazione è sicura».

 

       Qualcosa accade ad un certo punto: Dio stesso interviene nelle vicende umane. La pietra infatti si stacca dal monte “senza intervento umano”, quindi in maniera soprannaturale. Un giorno la coppa della pazienza di Dio sarà colma e verrà il giudizio di Dio sulle potenze di questo mondo. La pietra abbatte la statua! Dio allora costituirà un regno che non passerà: al contrario degli sforzi umani che non sono riusciti a creare nulla di veramente duraturo, il regno di Dio durerà per sempre. Il suo avvento sarà “violento”, drastico e non graduale come vorrebbero certi commentatori; è evidente dalla simbologia della pietra che abbatte la statua.

       Ciò accadrà, ci dice il profeta, “al tempo di questi re”, cioè quando compariranno i dieci re dell'ultima fase del quarto regno, simboleggiati dalle dieci dita della statua. Ciò, possiamo anticiparlo e lo dimostreremo con i passi biblici che vedremo più avanti, avverrà al ritorno di Gesù Cristo.

       Mio è lo stesso imbarazzo che fu 2000 anni fa di Giuseppe Flavio, lo storico giudeo che scrivendo ai romani ebbe paura a riferire l'interpretazione della pietra che distruggeva la statua. Egli scrisse politicamente: “Daniele inoltre dichiarò il significato della pietra al re; ma io non ritengo appropriato riferirlo, in quanto io ho intrapreso a descrivere le cose passate o presenti soltanto, ma non quelle che sono future”, Antichità, libro X, 4. Come dire a questa generazione che i suoi sforzi lontano da Dio sono vani, che dove non c'è Dio non vi può essere giustizia e pace? Ma preferisco parlare con la verità della Scrittura ed è questo che ci rivela.

       La pietra è stata da sempre un chiaro segno messianico. Lo stesso Gesù si rifarà chiaramente alle profezie dell’Antico Testamento parlando di sé stesso come della pietra.

       Dice Gesù: "Non avete mai letto nelle Scritture: la pietra che gli edificatori hanno riprovata è quella che è divenuta pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri?...E chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà.", (Matteo 21:42-44).

Gesù cita il Salmo 118:22, con un chiaro riferimento alle profezie di Isaia: "L'Eterno degli Eserciti, quello, santificate! Sia lui quello che temete e paventate! Ed egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’intoppo, un sasso d’inciampo per le due case di Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Gerusalemme. Molti tra loro inciamperanno, cadranno, saranno infranti, rimarranno nel laccio e saranno presi.", (Isaia 8:13-14). E ancora: "Perciò così parla il Signore, l'Eterno: Ecco io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido.", (Isaia 28:16).  

Questi brani  sono tutti citati nel Nuovo Testamento con chiara lettura messianica ed aperti riferimenti alla persona e l’opera di Gesù.

       E’difficile anche non avanzare l’ipotesi che nelle parole del Signore, "ella -la pietra- stritolerà colui sul quale cadrà" Gesù non intenda richiamare alla mente la visione di Daniele della pietra che distrugge la statua.

       La pietra è il Signore Gesù Cristo che torna nella sua gloria per giudicare il mondo. Il regno che stabilirà sarà quello promesso da tutti i profeti.

 

2:46 Allora il re Nebukadnetsar cadde sulla sua faccia e si prostrò davanti a Daniele; quindi ordinò che gli presentassero un'offerta e dell'incenso. 2:47 Il re parlò a Daniele e disse: «In verità il vostro Dio è il Dio degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei segreti, poiché tu hai potuto rivelare questo segreto». 2:48 Allora il re rese Daniele grande, gli diede molti e grandi doni, lo fece governatore di tutta la provincia di Babilonia e capo supremo di tutti i savi di Babilonia. 2:49 Inoltre, dietro richiesta di Daniele, il re prepose Shadrak, Meshak e Abednego all'amministrazione degli affari della provincia di Babilonia. Daniele invece rimase alla corte del re.

 

       Sigilla Daniele: “Il gran Dio ha fatto conoscere al re quello che deve avvenire d'ora in poi. Il sogno è vero e sicura è la sua interpretazione”. Nabucodonosor non poteva avere di certo dubbi, non dopo le prove che aveva avuto! Ed è, quindi, comprensibile la sua reazione: riconosce l’autorità suprema del Dio di Daniele.

       Non ci possono sfuggire i punti in comune fra la figura di Daniele e Giuseppe il patriarca figlio di Giacobbe e le sue vicende in Egitto.

       La precisione dei dettagli storici del libro è stupefacente. Il regno babilonese, vista la sua estensione era suddiviso in province. A capo dell’amministrazione della più importante, quella di Babilonia stessa, Daniele chiese che il re mettesse i suoi tre amici. La posizione di Daniele, alla quale il re lo elevò fu, ovviamente, di maggiore prestigio: egli fu a capo di tutti i saggi ed alla corte di Nabucodonosor stesso.

       Quando leggiamo il libro di Matteo ed apprendiamo dei “magi” che vengono d’oriente per rendere onore al Messia, non possiamo non ricollegare quell’evento alla presenza di Daniele in Babilonia prima e Persia poi. Ovviamente i saggi di quei luoghi dovevano sapere della venuta del Re grazie a Daniele, il quale, come vedremo più avanti, fu depositario di una profezia che si riferiva proprio al tempo dell’arrivo del Messia promesso dalle Scritture ebraiche.

 

__________________

 

Questo studio è tratto dal mio commentario al libro di Daniele

 

 

Il libro del profeta Daniele è un libro meraviglioso. Ho voluto scrivere un commentario che contesse molte informazioni storiche ed ovviamente profetiche. Lo studio di questa porzione della Scrittura non è facile, ma è importantissimo. Clicca qui per scaricare gratuitamente il libro in formato pdf Il libro del profeta Daniele. Clicca sul link per acquistare il libro in cartaceo su Amazon.it