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Giuseppe Guarino

ABBA - Padre

 

"E, perché siete figli, Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, che grida: "Abbà, Padre". (Galati 4:6 - Nuova Riveduta)

Questo brano è a mio avviso forse uno dei più belli di tutto il Nuovo Testamento: in poche parole riassume il senso della fede cristiana. Vorrei analizzarlo qui di seguito, anche se brevemente, perché credo ne valga davvero la pena.

perché siete figli

Noi esseri umani non siamo figli di Dio per natura. Siamo Sue creature, ma ciò non implica che abbiamo per diritto di nascita i privilegi che può vantare un figlio nei confronti del padre.

"Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri." (Efesini 2:3 - NR)

Lo stato naturale dell'uomo è il peccato e la vita lontano da Dio. E' Dio che ci ama e ci chiama a sé, chiedendoci di rinunciare all'eredità di ribellione trasmessaci dai nostri progenitori, per riabbracciare lo stato di suoi figli.

"Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna." (Giovanni 3:16)

Per questo Paolo poté dire ai credenti: "perché siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù." (Galati 3:26)

E' tutto lì: diveniamo figli di Dio quando riponiamo la nostra fede in Gesù Cristo. Non è possibile, diranno alcuni. Ecco, in affermazioni ed atteggiamenti di questo genere è evidente la mancanza di quella fede che invece Dio ci richiede. Infatti se così leggiamo nella Parola di Dio, così dobbiamo credere che sia, no?

"perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato." (Romani 10:9 - NR)

Dio ha mandato lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori

Lo Spirito Santo è un dono di  Dio. E' per ogni credente, non per una cerchia ristretta di individui. Se il peccato uccide il nostro spirito, l'arrivo dello Spirito Santo, quando crediamo in Cristo, ci da vita, vita nuova, e ci rende figli di Dio.

"infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio." (Romani 8:14 - NR).

Quindi non una casta, un'elite: lo Spirito Santo è in ogni credente!

Continuando, seguendo il verso appena citato, l'apostolo ci spiega in che senso dobbiamo intendere la frase "Spirito del Figlio" che ritroviamo nella lettera scritta ai Galati, perché fa un'affermazione davvero molto simile, quasi identica al tema di questo studio, altrove, nella sua famosa epistola ai Romani.

"E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: "Abbà! Padre!" (Romani 8:14-15 - NR)

Quindi l'espressione "Spirito del Figlio" (Galati 4:6) deve intendersi, a mio parere, con la medesima valenza, almeno nella sostanza, di "Spirito di adozione" (Romani 8:15): l'intento è quello di sottolineare lo stato di "figli di Dio" che è attestato, comprovato, dalla presenza dello Spirito Santo in noi.

Ciò ci ricollega a quando abbiamo detto sulla nostra figliolanza nei confronti del Padre celeste, che non è uno stato naturale dell'uomo, ma al quale si può pervenire mediante la fede in Gesù Cristo. E' per questo che la Scrittura ci parla di adozione quando spiega, quasi tecnicamente, il modo in cui noi credenti acquisiamo lo stato di figli di Dio.

"... adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli ..." (Efesini 1:5 - NR)

che grida: "Abbà, Padre

Eccoci alla frase principale di questo verso. Se siamo figli di Dio, possiamo chiamare Dio Padre. Ma qui l'apostolo, come in Romani 8:15, premette alla parola "padre", l'espressione "Abbà". Cosa significa?

"Abbà" è una parola ebraica, tutt'ora di uso comune, che significa "padre". La parola si scrive così nella sua lingua originale: . Nel rispetto della prassi che caratterizza diversi punti dell'originale del Nuovo Testamento, il vocabolo ebraico è translitterato nell'alfabeto greco: . Rispettando l'intento dell'autore sacro, di solito i traduttori mantengono il termine ebraico "Abbà", translitterandolo nel nostro alfabeto, mentre traducono quello greco nella nostra lingua. La cosa più bella di questo termine è che esso viene utilizzato per rivolgersi ai genitori, con senso di rispetto, come è giusto che sia, ma anche con la confidenza propria e legittima che può avere un figlio o una figlia nei confronti del padre. Il vocabolo ebraico originale potrebbe quasi tradursi in italiano con il nostro "papà". La Bibbia ci dice qui, quindi, che, in quanto figli di Dio, abbiamo questa facoltà davvero molto speciale, di poterci rivolgere a Dio con tale familiarità.

Il fatto che Paolo abbia utilizzato questa parola ebraica sebbene scrivesse in greco a credenti fondamentalmente di lingua e cultura "greca", ci permette di supporre che questo vocabolo fosse di uso frequente nella chiesa primitiva, come lo sono oggi Amen o Alleluia. Quanto frequente non ci è dato di sapere. E' certo, però, che, alla luce di quanto abbiamo discusso, il credente del XXI secolo ha tanto diritto quanto quello del I secolo di chiamare Dio "Abbà". E, in questa prospettiva, mi sento di incoraggiare vivamente chi non lo ha mai fatto prima, ad utilizzare con gioia e consapevolezza questo vocabolo nel proprio culto a Dio, nell'adorazione e nella preghiera.  

La possibilità di potere essere adottati come figli all'interno della famiglia di Dio, essere chiamati a partecipare alla natura divina grazie allo Spirito Santo dimorante in noi ed il meraviglioso privilegio di poter chiamare "Abbà", "papà", il Signore dell'universo, sono davvero privilegi ai quali non vale la pena rinunciare.

 

Altri studi sullo stesso argomento:

Radici ebraiche della fede cristiana - Questo scritto ha riscosso il consenso di persone non direttamente interessate agli studi biblici. E' comunque la traduzione ed adattamento di uno studio che avevo originariamente scritto in lingua inglese.

I diritti dei primogeniti - uno studio sulla primogenitura di Gesù ed i privilegi della condizione di figli di Dio. Lo presento in due versioni, con e senza il riferimento al greco, per facilitare la lettura a chi non conosce la lingua originale del Nuovo Testamento.